La vita dopo i social

Allora, la cosa funziona così, le regole sono molto semplici, servono due persone e due mani, la mia e la tua. Si potrebbe fare anche a squadre, tipo torneo calcistico, cioè qualificazioni, poi ottavi, quarti, semifinale e finale. Le due persone si sfidano, quello che vince, va avanti, chi perde, sta fuori. È brutto dirlo, ma il gioco è una roba seria. Ci sono dei segni, che sono sempre gli stessi. La mano aperta si dice ‘carta’, perché con le dita aperte, uno ha l’impressione di una superficie piana, alla maniera di un foglio di carta; la mano chiusa, quindi il pugno, come quello che puoi dare in faccia a qualcuno, si chiama ‘sasso’, perché se pensi alle dita che si chiudono e alle nocche, è abbastanza facile immaginarsi un pezzo di roccia; dopodiché, l’ultimo, si fa con l’indice e il medio tirati su, e tutte le altre dita chiuse, come se volessi indicare il numero due con la mano, e si chiama ‘forbice’, perché l’indice e il medio, messi in quel modo, assomigliano alle lame della forbice stessa. I concorrenti che si sfidano, si mettono uno di fronte all’altro, e prima di buttare giù i segni che ci siamo detti, pronunciano una frasetta molto elementare, che però ha un minimo di ritmo e serve per pensare alla mossa che si vorrebbe fare e, soprattutto, ad anticipare quella che potrebbe avere in mente l’avversario. Questa canzoncina richiama tutti e tre i segni, così che non ci si possa sbagliare, e chi ascolta, o è lì presente, oltre alle orecchie, può vedere con gli occhi e imparare il gioco da solo, senza bisogno di troppe spiegazioni. È tutto studiato alla perfezione. Quindi a questo punto, i due sfidanti recitano la frasetta e buttano giù le mani. Le combinazioni sono le seguenti, semplicissime pure queste e facili da ricordare, perché riproducono fedelmente quella che si chiama una relazione asimmetrica. Il sasso vince sulla forbice, dato che con una pietra posso rompere una forbice, ma non viceversa; la forbice vince sulla carta, perché le lame tagliano il foglio, ma non viceversa; infine, la carta vince sul sasso perché lo può avvolgere dentro sé stessa e imprigionarlo, ma non viceversa. Altra cosa fondamentale, con una mano si fanno i segni, con l’altra, si tiene il punteggio, il primo che arriva a cinque, si porta a casa la partita. Per il tempo, occorrono i minuti che ci vogliono, così come per cucinare un piatto di pasta o cuocere una pizza, nè uno di più, nè uno di meno, sennò succede che la pasta si scuoce e la pizza si brucia sotto. Il tempo si rispetta. Lo spazio è dovunque. Si può giocare in piedi, seduti, sdraiati; con il sole, la pioggia, il vento o la neve. Per assurdo, pure dentro l’acqua, se uno vuole, oppure a testa in giù. Chi perde, o resta a guardare gli altri, per vedere chi vince, oppure si allontana, per sbollentare la rabbia di essere uscito. Ecco qua, tutto molto facile, io le regole del gioco ve le ho dette, adesso bisogna solo mettersi a giocare.

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Discussioni

      1. Ma lo sai che non avevo proprio notato l’errore? Ahahah, che figura. Avevo davanti la notifica della pubblicazione di un racconto di un altro utente Open di nome Nicola e a causa della mia mente contorta ho associato il nome a te🤣😂.
        Mi devi perdonare, ma questo tipo di gaffe, con me, sono normalissime ahahah

        1. Alfredo non ti preoccupare, è successo anche a me, qui su Open, tranquillo!!! Sei in ottima compagnia 🤣🤣🤣