L’Abisso

Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia

(Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)

Nell’eterno presente, l’eterno adesso, l’uomo nero osserva colui che gli sta di fronte, immerso in pensieri più scuri della sua stessa pelle.

«Ci facciamo un altro giro, amico?» Sorride: denti d’un inverosimile candore.

«Dove cazzo è finito quello stronzo di uno zappaterra?»

«Calmati, amico!» La voce dell’uomo nero è pacata, gentile. «Qui siamo tutti zappaterra.»

«Forse ho bevuto troppo.»

«Tre bicchieri non mi sembrano troppo» replica l’uomo nero.

«Hai ragione. Tre bicchieri se li bevono pure le fighette!»

L’uomo nero continua a sorridere. «Forza, allora! Beviamoci su.»

Il liquore nel quarto bicchiere ondeggia invitante, John lo osserva diviso tra attrazione e repulsione; quella roba è una schifezza come poche, eppure…

…eppure adesso il bicchiere è vuoto. John Ellen barcolla pericolosamente sul suo sgabello, ritrovando l’equilibrio solo un attimo prima di finire sul pavimento. Se fosse caduto avrebbero riso tutti, il donnone all’ingresso in primis. L’immagine di un grosso scarafaggio gli attraversa la mente ormai annebbiata.

Tutti ridono, John. Dovresti vedere come lo fa quella puttana di tua moglie, qui all’inferno.

Il quinto bicchiere non è altro che il déjà vu del quarto. Il mal di testa, il mal di stomaco, il mal di vivere, tutto viene soffocato dalla mano caritatevole dell’alcol.

«Forza, amico» gli sussurra il negro. «Vuoi che ridano di te?» Indica gli avventori del bar, ma John non li vede quasi più. Sente le loro risate, però. Le sente molto bene.

Qualcuno comincia a suonare un pianoforte. C’è sempre stato un pianoforte? John Ellen non ricorda. Alcol, alcol e ancora alcol, non ha mai cercato altro.

«Ti piace Herbie Hancock?» La voce del negro è sempre più distante. «Ha talento, non credi? Proprio un bravo ragazzo.»

La bottiglia di bourbon, prima quasi piena, si avvicina sempre di più all’essere vuota. Anch’essa ondeggia: un serpente e il suo veleno.

Il sesto bicchiere.
«Paghi tu, giusto?» “Una volta pagato vedrò di cancellarti quel sorrisetto a calci in faccia.” La seconda parte, John la pronuncia solo nella sua testa.

L’uomo nero ora ride sguaiatamente. Un filo di bava cade tra il cespuglio che è la sua barba. «Non preoccuparti, John. Pagare non sarà un problema.»

Il negro ha ragione, pagare non è mai stato un problema, al massimo lo avrebbero cacciato fuori a calci, spaccandogli un paio di denti. Non sarebbe stata né la prima né l’ultima volta.

Il bourbon del sesto bicchiere scende e i conati di vomito, improvvisi e feroci, assalgono lo stomaco di John. Dai forza, vomita. Fallo e sentirai come cazzo rideranno questi bifolchi!

«Basta scherzare.» L’uomo nero ha smesso di ridere. «Il settimo è il bicchiere dell’oblio. Dimentica tutto. La vita è una merda e noi ci beviamo su.»

La mano sinistra dell’uomo nero solleva la bottiglia per un’ultima volta, versando ciò che resta nel bicchiere di John Ellen.

Ondeggia il bourbon, simile ad un oscuro oceano silenzioso. Danza sulle note malinconiche di Maiden Voyage.

«Bevi amico, e non sarai più costretto a vedere il suo sorriso.»

John Ellen afferra il bicchiere, la mano salda. Alla faccia di tutte quelle puttane maledette!

Un istante prima che l’oceano lo inghiotta nel nulla delle sue profondità, nota che il bicchiere del negro (o forse è il bicchiere di un vecchio bifolco) è ancora mezzo pieno. Poi le onde lo sommergono.

EPILOGO

Era stato John Ellen, nel tempo antecedente all’oblio. Ora cammina in un mondo che è l’ombra del mondo stesso. In una dimensione che è lo specchio distorto della realtà.
Cammina tra la moltitudine affogata nell’oscuro oceano: uno di molti, uno di nessuno.

La Bestia attende sull’orlo dell’Abisso. Gli arti mostruosi calano tra la folla, afferrano e si dirigono verso fauci irte di zanne acuminate.

Urlano, coloro che ora sono nulla. Erano stati uomini? Erano state donne? la Bestia non fa distinzioni.

«Tutto viene cancellato, ma non la paura.» Una voce che dovrebbe conoscere. «Non c’è niente da fare.»

La creatura si sposta lentamente. Afferra avida il cibo, calpesta, stritola, divora. Cascate purpuree si gettano dagli angoli delle immonde fauci.

«Quelli che finiscono nel suo stomaco sono i più fortunati.»

I meno fortunati vengono inghiottiti dall’Abisso, perdendosi nell’incubo perpetuo del cadere. Mai vivi, mai morti.

«Vedi quella donna?» Colui che un tempo era John non la vede, ma la voce che dovrebbe conoscere non smette di parlare: «Per lei un po’ mi dispiace, ma tu amico! Francamente te lo sei meritato.»

Orribili mani d’orco di fanciullesca memoria, afferrano esseri dal destino miserevole. Non John, non ancora.

Appartiene al nulla, quella moltitudine e come nulla né il Bene né il Male può vantar su di essa diritti.

Nessuno è vittima della Bestia. Nessuno cade nell’Abisso.

«Non temere, amico. Potresti anche essere scelto dalla Bestia. Pagando un piccolo prezzo, ovviamente.»

Cammina aiutandosi con una stampella, il proprietario della voce che dovrebbe conoscere: del suo corpo d’ebano è una gamba a mancare.

La Bestia osserva colui che una moglie sorridente chiamava John. Anche l’uomo nero sta sorridendo. Barche che ondeggiano nell’oscuro oceano.

Poi nulla: non succede niente a nessuno.

FINE

Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia
  • Episodio 1: L’uomo nero
  • Episodio 2: Il vecchio bifolco
  • Episodio 3: La donna sorridente
  • Episodio 4: L’Abisso
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    Commenti

    1. Giuseppe Gallato

      Scelta del titolo azzeccata: “L’abisso”. Perché di uno sprofondare negli abissi si parla, in quelli vuoti e colmi del nulla opprimente che tanto terrorizza. Gli stessi bicchieri di bourbon rappresentano una discesa (o salita) verso uno degli inferni più temuti: l’oblio. Ottima miniserie, Dario, piena zeppa di significati. Complimenti! 🙂

      1. Dario Pezzotti Post author

        Carissimo Giuseppe, l’oblio terrorizza; essere dimenticati, cancellati come se non fossimo mai esistiti. E lo dico da ateo.
        Ricevere i tuoi commenti è un vero piacere.😊

    2. Antonino Trovato

      Hai ben sfruttato lo stordimento che prova una persona ubriaca, potenziandola col seme della follia, dell’incubo e della tua fantasia, la bottiglia che si svuota è l’anticamera dell’oblio, e riempie John con le sue macabre ondate. Avevi ragione: l’oblio e l’Abisso, che nulla distinguono, sono peggiori dell’inferno, ma in fondo, John lo meritava, certamente più di sua moglie, che non ha fatto nulla, almeno ai miei occhi… piccola miniserie, ma contenuti di ottima fattura… nella botte piccola… alla prossima follia Dario😁!

    3. Micol Fusca

      Una volta hai detto che l’oblio e peggiore dell’Inferno (ricordo male?) e in questo racconto di chiusura ne dai la prova. L’ineluttabilità, l’angoscia, non del solo protagonista ma universale, esplode in una violenza al di là della violenza. Ecco, so di sicuro di non volere andare nel tuo inferno.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Per accedere al paradiso o all’inferno devi essere una persona! All’Abisso solo i vuoti involucri. Ciao Micol, e grazie.