L’amore è cieco e perde il filo.

Serie: Dolci equivoci


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Max e Mi si amano.... loro si che si capiscono...

Camilla, biondina frizzante e Max venditore con la testa tra le nuvole si conoscevano già da un po’, quando lei, improvvisamente, in una giornata di sole, gli disse ammiccante: “Ho un piano”.

Max sapeva che “Mi” , questo il  nomignolo di lei, si era diplomata in pianoforte, e per questo non poteva certo immaginare che quello a cui si stava riferendo non fosse, per una volta, il suo adorato strumento.

Lei stava pensando, invece, ad un altro tipo di “piano”: un vero e proprio progetto di vita con la sua dolce metà.

“Sgombro, vieni da me!” Continuò Camilla tutta trillante e decisa.

Max, sempre affamato, in quel momento aveva recepito solo un invito per uno spuntino di pesce in dolce compagnia.

 Appena compresa l’intenzione di Mi di “fargli spazio” non stava più nella pelle dalla gioia e fu realmente impressionato nello scoprire che lei aveva davvero un piano intero di un edificio e che il suo appartamento era davvero spazioso.

Mi non la smetteva di parlare e Max pendeva dalle sue labbra. Anzi, adorava il modo in cui, di tanto in tanto, lei se le mordicchiava.

Mi gli disse ancora:” Tu sei la mia roccia, non posso non confessarti una cosa …ho un complesso. 

Non da molto tempo, in realtà, ma se viviamo insieme dobbiamo condividere tutto”.

Max con fare amorevole le accarezzó il viso e pensando alla ben nota fissazione di Camilla di essere troppo bassa aveva cercato di elogiare i suoi pregi e sminuire questa sua insicurezza fisica.

Mi quasi imbarazzata e divertita da tutte quelle lusinghe sorrise e lo lasció proseguire per un po’.

Aveva poi cercato di chiarire: “Un complesso Max, suono in un gruppo musicale,  una sera alla settimana e ne sono davvero soddisfatta.”

Lui nuovamente sbigottito si disse disponibile ed entusiasta per andare a sentire prove e futuri concerti.

Stavano bene insieme, giorno dopo giorno, si perdevano ancora occhi negli occhi. 

Lui, per la verità, ogni tanto perdeva ancora il filo del discorso.

Di lì a poco furono inghiottiti in un vortice di impegni, appuntamenti e decisioni importanti per il loro nuovo nido d’amore: aprirono un conto cointestato, le utenze e qualche varco nei muri per ristrutturare casa. 

Poi vennero piastrelle, luci e mobili quindi Max impegnato sul lavoro, inizió a delegare qualche scelta a Camilla che relazionava puntuale gli acquisti.

Per questo il cellulare non smetteva di squillare, e se Max non poteva rispondere perché impegnato in riunione, Mi gli inviava subito un messaggino.

Dalla A di asciugamani alla Z di zerbino… senza dimenticare nulla…

Alla T di tenda Max ebbe un sussulto, fu sorpreso.

Era in pausa pranzo, seduto al solito bar  e stava giusto controllando il suo smartphone, quando una notifica attirò la sua attenzione. 

Il messaggio recitava “Trovata tenda ora manca soltanto anello”

La  grande sorpresa gli tolse il fiato, era sconvolto, emozionato, felice, tanto da portarsi una mano al viso, per mascherare l’espressione di stupore. 

Lei, pragmatica e miope, si riferiva alla tenda per il salotto e all’anello indispensabile per montarla. 

A ben vedere, avrebbe dovuto scrivere “gli anelli” ma la mancanza delle lenti a contatto e l’emozione per avere trovato la stessa nuance di colori del divano lo avevano impedito.

Inutile dire che lui invece, inguaribile romantico, stava sognando una canadese matrimoniale per le vacanze estive ed aspettava un cenno di Camilla per procedere con proposta ed  anello come tradizione impone.

Pensandoci bene, non immaginava  Mi così esplicita nel dargli via libera, ma non c’era tempo da perdere, doveva correre in gioielleria.

Serie: Dolci equivoci


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Discussioni

  1. Volevo leggere il Lab così sono andata a vedere prima l’episodio precedente , molto divertente! Gli equivoci sono ben gestiti e lo stile scorrevole, vado al secondo!

  2. “Max sapeva che “Mi” , questo il  nomignolo di lei, si era diplomata in pianoforte, e per questo non poteva certo immaginare che quello a cui si stava riferendo non fosse, per una volta, il suo adorato strument”
    Questo passaggio mi è piaciuto