L’amore mancante
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Bastardo
- Episodio 2: Morirò d’estate
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
La mattina dopo, mi svegliai con un senso di vuoto e di solitudine, avvolto dal silenzio della casa. Solo il ticchettio di una imprevedibile pioggia estiva contro la finestra rompeva il silenzio.
Mi alzai e andai in cucina a preparare il caffè, guardando fuori dalla finestra mentre aspettavo che fosse pronto.
Il cielo sembrava piangere con me, e il grigiore della giornata sembrava riflettere il mio umore.
Diego e Salvo dormivano ancora, io, invece, avevo troppi pensieri di cui liberarmi e troppe decisioni rimandate o mai prese.
Bevvi il caffè velocemente e mi preparai per andare al lavoro, distratto dal rumore ritmato della pioggia che mi faceva pensare alla gallina che becca.
D’istinto, tornai in cucina e rovistai nel cestino della spazzatura, recuperando la sveglia che il giorno prima avevo buttato. La presi con me, insieme al diario che avevo nascosto sotto il cuscino, e li riposi entrambi nel mio zaino.
Uscii per andare al lavoro, sperando di distrarmi e non pensare per un po’ ai miei problemi e ai miei fantasmi.
La giornata lavorativa passò lenta, ma quando finii, il cielo si era schiarito e il sole aveva asciugato le strade, lasciando solo piccole pozzanghere che sembravano sorridere al cielo azzurro, come se la città stesse festeggiando la fine della pioggia.
Decisi di fare una passeggiata, godendomi il calore del sole e il profumo fresco dell’aria.
Mi diressi verso la libreria e quando entrai, notai subito che la commessa era cambiata. Una ragazza piccola di statura, con capelli biondissimi e due grandi occhi azzurri.
Per un attimo mi sembrò di vedere Suor Lucia, più giovane e “in borghese”, e non potei fare a meno di sorridere.
«Ha qualche lettura interessante da consigliarmi?» chiesi, sperando di non aver mostrato troppo il mio divertimento.
«Non lavoro qui!» rispose la ragazza con aria indifferente e tornando a guardare i libri esposti.
La seguii, incuriosito, cercando di non farmi scoprire, ma evidentemente non avevo doti spiccate da detective, visto che la ragazza si fermò di scatto, si girò e mi guardò con aria indispettita.
«Mi devi dire altro?» disse seriosa.
«Scusa, lo so che non lavori qui, ma hai comunque un libro interessante da consigliarmi?» risposi, cercando di dissimulare la mia vergogna.
«Non ho niente da consigliart!i» replicò seccata e uscendo dal negozio.
Uscii dalla libreria con un senso di imbarazzo e ancora sorpreso di me stesso per aver fatto una figura così patetica con quella sconosciuta.
Mentre mi allontanavo, non riuscivo a togliermi dalla testa il suo viso, i suoi occhi azzurri e il suo sguardo indifferente.
Cosa aveva di speciale quella ragazza? Non la conoscevo nemmeno, ma mi aveva incatenato lo sguardo e incuriosito molto.
Proseguii con la mia passeggiata, sperando in cuor mio di incontrarla di nuovo.
Camminavo, specchiandomi di tanto in tanto nelle pozzanghere più grandi, e notando la mia estrema magrezza e i miei occhi affossati e stanchi.
Come avrebbe potuto, una ragazza così bella, non spaventarsi dinanzi ad un gigante lungo e secco? pensai, scuotendo la testa.
Decisi di tornare a casa, sicuro di non trovare Diego e Salvo, che erano di turno al lavoro.
Appena arrivato, notai sul tavolo della cucina un bigliettino firmato da Salvo: “Ha chiamato la dottoressa Mori, ha chiesto di anticipare alle 18:30”.
«Bene, adesso sanno pure che vado dalla psicologa», sbraitai tra me e me, e pensando che forse era arrivato il momento di comprarmi un telefonino, per evitare queste figuracce.
Guardai l’orologio, erano ancora le 14:40.
Presi un mandarino dal porta frutta, lo sbucciai e ne mangiai qualche spicchio, sentendo il sapore aspro e fresco sulla lingua. Ma il sollievo fu di breve durata, perché subito dopo andai in bagno e vomitai.
Mi sdraiai sul letto, cercando di riposare un po’, ma la mia mente era un turbine di pensieri, un vortice che mi risucchiava.
Il mio stomaco era un vulcano in eruzione, pronto a esplodere da un momento all’altro.
Alle 18:20 ero già nello studio della dottoressa, seduto nella sala d’attesa, aspettando il mio turno con ansia.
«Avanti, prego» mi disse la dottoressa dopo qualche minuto, con un sorriso gentile.
Entrai con lo zaino in mano e, ancora prima di sedermi, estrassi il mio diario e glielo porsi.
«Posso leggerlo?» chiese con voce delicata. Io annuii, sentendo un misto di ansia e sollievo, e mi sedetti sulla poltrona.
La dottoressa cominciò a leggere, il suo viso era concentrato e attento.
Quando finì, chiuse il diario e mi guardò con un’espressione seria. «Quello che hai scritto è molto forte, Luca» disse.
«Ti ringrazio per avermi dato la fiducia di poterlo leggere. Ho percepito tutto il tuo dolore e la tua rabbia, ma anche tutta la tua forza» continuò fissandomi dritta negli occhi.
«Sei qui, Luca, e questo vuol dire che vuoi dare una svolta alla tua vita.»
«Certo che vorrei» dissi, strofinandomi le mani e guardando il pavimento. Era bianco con venature grigie, lucido e pulitissimo, e mi dava la sensazione di poter fissare il mio riflesso.
«Ma mi sento intrappolato in una vita che non ho scelto e soffocato da una paura incontrollabile» dissi, vergognandomi un po’.
«È vero, tu non hai scelto questa vita. Ma oggi sei un uomo, non sei più un bambino e puoi scegliere. Puoi trasformare questa esistenza che ti sta facendo soffrire. Sei forte, Luca. Nessuno può più farti del male. Nessuno!».
Io scossi la testa, sentendo le lacrime salire agli occhi. «Vorrei fosse vero!» dissi, abbandonandomi al pianto.
La dottoressa mi porse un fazzoletto e mi guardò con dolcezza.
«Hai scelto di essere qui, ancora una volta. Non sei scappato, e questo vuol dire che dentro di te c’è la forza necessaria per riuscire a stare meglio».
«Per oggi fermiamoci qui. Se ti va ci vediamo lunedì 14 alle 18:00. Va bene per te?»
«Ok!» risposi, alzandomi dalla poltrona e forzando un sorriso.
«Ricorda Luca: noi siamo la risposta all’amore che ci manca».
Uscii dallo studio con in testa le sue parole e la strana sensazione di essere svuotato dentro.
«Sono la risposta all’amore che mi manca. Sono la risposta all’amore che mi manca» mi ripetevo, come un mantra, mentre tornavo a casa.
Le parole mi risonavano nella testa, come un eco che non voleva tacere.
«Sono la risposta all’amore che mi manca».
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
“«Ricorda Luca: noi siamo la risposta all’amore che ci manca».”
Che bella frase. Spero che la dottoressa Mori, la prossima volta, voglia approfondire il concetto. Sarebbe interessante e utile per tanti lettori.❤️
“Solo il ticchettio di una imprevedibile pioggia estiva contro la finestra rompeva il silenzio.”
Che bella immagine.👏 👏 👏
La ragazza con i capelli biondissimi e gli occhi azzurri è un personaggio interessante! Spero di incontrarla ancora, nei prossimi episodi. E la dottoressa sta facendo terapia anche a me😅 alcune sue affermazioni mi hanno fatto riflettere.
”Il cielo si era schiarito e il sole aveva asciugato le strade, lasciando solo piccole pozzanghere che sembravano sorridere al cielo azzurro, come se la città stesse festeggiando la fine della pioggia. Molto bello questo passaggio. Il ticchettio della sveglia e quello della pioggia sembrano sottolineare la fatica che fa Luca per uscire da una situazione, secondo dopo secondo. Alla prossima, Corrado.
Grazie di cuore Concetta 🙏🏻☺️
Bello, mi è molto piaciuto!
Grazie 🙏🏻