L’amore mio

“E non ci sarà più Dio

perchè ci sono io.”

Vasco Rossi

«Sai una cosa?»

Glielo scrivo una domenica mattina, quando è già ripartito, e lontano.

«Non importa dove sei, con chi sei, cosa fai. Io ti guardo e penso che sei l’amore mio.»

Risponde maiuscolo, dopo mezz’ora, dalla piazzola di sosta di qualche autogrill. 

«IRENE.» Scrive soltanto il mio nome. «Altro da dire non c’è» aggiunge. «Il mio mondo è tutto qui.»

Mi giro sul fianco, provo di nuovo a dormire, ma il suo pensiero dentro le cosce preme. Allungo la mano verso la sua maglia azzurra, quella con la scritta Mars e il numero dieci stampato, quella che non ci vive senza, che neppure la notte si leva mai. La mia seconda pelle, la chiama, eppure ogni volta si finge di scordarla proprio di fianco a me, a coprire il suo posto rimasto vuoto nel letto. La prendo, me la infilo, levo tutto il resto. Sotto, non lascio niente. 

E sono di nuovo sue le mie mani a carezzare la pelle, è di nuovo suo il mio sapore. Sono suoi i miei respiri, sono la stoffa i suoi baci. 

L’amore mio come i marinai, gli innamorati alla luna. 

Conosce a memoria tutte le strade, attraversa l’Italia intera, torna soltanto per me. 

Vive in una città che ha lo stesso colore del cielo, ai piedi di un vulcano a picco sul mare. «Vedi?» Me li mostra. «Siamo io e te. Il nostro amore che brucia, si azzuffa, e un attimo dopo rinfresca, lenisce.» 

E quassù, nella mia città fatta di nebbie e guglie dritte impigliate è l’amore mio il sole, ogni volta che viene.

«Quanto mi sei mancato.»

Gli salto al collo come fanno i bambini.

«Pure tu.»

Mi solleva sul palmo, mi tiene al petto come le cose preziose. Lo stringo forte, non lo lascio più andare.

L’amore mio come i giganti, gli innamorati alla luna.

Porta una chitarra giallo oro appesa al collo e una più grande dentro una custodia nera. Ogni sera la suona soltanto per me. Piego la testa sopra la sua spalla, gioco con la catenella, bacio la barba, che non gli piace – gli pizzica, dice – ma la lascia crescere perché sa che piace a me.

«Le vuoi?»

Verso il cielo fa il gesto di acchiapparmi le stelle, ma io scuoto il capo.

«Voglio te.»

Poggia la chitarra in un angolo, si leva la maglia e con la voce scura che sa di melodia dice basta, cantare. «Ora ti faccio l’amore.»

E io mi sento arrossire, mi scappa un poco da ridere, che certe parole mi imbarazzano, mi sanno di caffè con troppo zucchero, romanzetti rosa, film scemi, ma a lui piace tanto, e allora, vedete, Amore che mi fa fare? Lascio le Ballate senza lietofine, dimentico le Dive, niente Requiem, per oggi, ne Disillusioni, e anche se un poco mi sdrucciola, e non sono nemmeno sicura di saperlo fare, io oggi ci provo, io oggi scrivo d’amore. Perché all’amore mio piace e a me piace tanto lui. 

Quando dai fianchi mi prende con le sue mani grandi, mi mette sopra le ginocchia, mi adora come si fa con le Vergini, le meraviglie del mondo, le terre promesse, i sogni quando si avverano.

«Che ho fatto per meritarti.»

Quando si ferma, un attimo prima. Il ventre contratto, la punta delle labbra a sfiorare il mio naso. La voce che trema.

«Ti amo.»

«Ma proprio adesso?» Lo prendo un pò in giro. 

«Non vado avanti, se non mi rispondi.»

«Quanto sei scemo.» Ma poi: «Ti amo anch’io.»

Si addormenta al mio fianco, a pancia sotto sfinito, addosso la maglia azzurra con la scritta Mars e il numero dieci stampato.

L’amore mio de oro.

L’amore mio campione del mondo.

«Prometti che torni.» Sopra le punte, prima che parta, gli do l’ultimo bacio lungo. «Che non ti scordi di me.»

«Prometto.»

La sua promessa è la mia carne che continua a tremare. 

Così mi dico scienziati, filosofi, spiriti santi, letterati e dottori, forse vi state sbagliando. Voi che l’origine del mondo, il senso primo della vita, voi che la verità in terra, dentro le particelle, la verità in cielo, nel nulla, nel verbo, nell’Eden, negli astri, la fede nella ragione…voi forse avete sempre cercato dentro i posti sbagliati. Forse dovreste cercare addosso all’ amore mio.

Quando basta che mi guardi e le guance si fanno rosse come il caldo d’estate, là sotto sento l’amore bruciare.

Quando la sera è lontano centinaia di chilometri, e di fronte al suo vulcano sul mare, «canto alla luna» mi scrive. «Canto soltanto per te. Lo senti?» 

E sotto la pelle sento la musica vibrare, come fosse vicino, come fosse già in me, alla faccia dello spazio e dei chilometri noi a miliardi di anni luce di distanza facciamo l’amore. Lo facciamo davvero.

Quando mi chiama, sto arrivando, e stringe il volante come fossero già le mie spalle, preme più forte il pedale, ed io lo sento già qui, sul petto a esplodermi il cuore, quando dal viso ai miei fianchi col dito traccia il sentiero, come si percorre una strada, come si tocca il cielo.

Quando mi guarda, un attimo prima. La fronte sudata, le labbra sul viso, gli occhi grandi nocciola. La voce che trema. «Veniamo insieme.»

E non c’è altro da aggiungere. 

Avete messo Mi Piace17 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Quando ti lasci andare la tua scrittura mi entra addosso! Tocca corde che difficilmente gli altri raggiungono! Hai questo potere Irene. Il potere di trasportarmi lì dove spesso non vorrei andare! E per questo ti odio e ti adoro! Brava!

    1. Credo che le tue siano in assoluto tra le parole più sincere e belle che mi siano mai state dette. Grazie Piero 😘
      A volte è davvero difficile. Commenti così sono energia pura.

  2. Ciao Dea. Arrivo tardi a commentare questo tuo bel racconto. Praticamente è stato detto di tutto, dal tuo modo di scrivere, dal tuo modo di raccontare certe emozioni come solo tu sai fare. Mi ha colpito il fatto dell’intenso amore che si legge fra le righe (questo per la verità non solo in questo racconto), amore non solo per un lui, ma proprio l’amore per la scrittura, mi riferisco a te Dea che sai dare tanto con le parole al posto giusto. Esce, come lo sgorgare di una fonte, tutto l’amore nel fare di te stessa il racconto stesso.
    Cosa dire del racconto?
    Un Amore immerso nella speranza, calato verso la perdizione dei sensi, un amore illuso però. La distanza tra i due viene colmata dalla speranza che cola da una Milano fredda che va a finire a Napoli, una speranza resa vana dalla lava del vulcano che imperterrito brucia ogni cosa. Come se lei fosse andata a prendere quel suo amore proprio in mezzo alla lava del Vesuvio, bruciandosi.
    Aggiungo solo una sensazione arrivatomi, di getto, appena finito di leggere “Amore mio”.
    Mi sono arrivate queste parole, e ti ringrazio per averle fatte nascere:

    La sua pelle freme
    sotto l’azzurro vesuviano
    le mani sfiorano promesse
    carezzano sorrisi
    la sua bocca bacia
    il suo niño d’amor.
    Abbraccia la maglia
    10 volte ti amo
    10 volte voliamo
    10 volte aiutami a restare con te.
    Il 10 tra la sua natura
    sognava le notti
    di lunghe passioni
    di amore con spruzzi di sesso.
    Vorticose
    le dita irrequiete
    profumano di lui.
    Dove sei?
    Vieni
    Uniamo i nostri corpi
    Prendimi
    altre 10 volte
    Amore mio.
    La notte muore però.
    Amore mio
    sono qua
    ancora in cerca di te.

    Spero queste parole abbiano colto il senso del tuo racconto.
    Ciao

    1. Grazie di cuore, Nino, per queste tue parole. Hai colto l’essenza di questo amore, che brucia e lenisce. Sono onorata di averti ispirato questa bellissima poesia. Il bello della scrittura e della condivisione è anche questo. Grazie di cuore.

  3. Due cose mi hanno colpita, oltre la bellezza generale del racconto (o film romantico che dir si voglia).
    La prima sono le citazioni ad altre tue opere che sono incorporate alla perfezione nella struttura.
    La seconda è come tu sia riuscita a descrivere alla perfezione il calore dei Napoletani, quel calore vulcanico che li contraddistingue.
    La scena piccante? Divina eleganza!
    Bellissimo racconto, cara Dea, proprio uscito dalla tua penna! 💖

    1. Grazie Mary! E come sempre ti sono debitrice per come sai sempre andare al di là e notare i dettagli…la scelta di incorporare i miei racconti io l’ho vista come passaggio essenziale, sono felice che tu l’abbia notato e che abbia fatto il suo effetto!
      E il calore dei Napoletani, che dire…non me ne vogliano gli altri, ma per quanto mi riguarda hanno una marcia in più 😉
      Un abbraccione!

  4. Wow! Quanta audacia!!! Brava Dea nel descrivere questo amore, assoluto, solare. L’amore che dovrebbe essere di tutti. L’amore che rigenera. L’amore che certifica la vita. Grazie!🌹🌹🌹🌹

    1. Ciao Giuseppe, innanzitutto, come per Francesca, bellissimo averti incontrato, ieri sera!
      In questo pezzo non ho badato a spese, sono andata dritta come un treno, come veniva, che poi è quello che fa l’amore quando arriva. Felicissima ti sia piaciuto. Un abbraccio!

  5. Cara Dea – tra l’altro: che bello averti visto ieri sera – posso farti una domanda senza che appaia come una critica a questo racconto, che di critiche non me merita? Anzi, proprio perché è così coinvolgente ed emozionante, lascia intravvedere la possibilità di un perfezionamento. Cosa accadrebbe se questa musica che tu fai suonare a un’orchestra, venisse lievemente accennata sulle corde di una chitarra o di un mandolino? Per aspera ad astra: le difficoltà dello scrivere le stai spazzando via a una a una, ora puoi arrivare alle stelle.

    1. Cara Francesca, bellissimo anche per me vederci ieri sera!
      E spero davvero ci saranno più occasioni…
      Detto questo, credo che i commenti positivi ci diano la carica, e sono fondamentali, ma anche le critiche, se costruttive, e soprattutto i consigli, aiutano. E servono a migliorare. Quindi le tue parole mi sono preziose il doppio, in questo caso. Ho intuito ciò che intendi quando mi dici “fai suonare uno strumento” e già ho voglia di provare, sperimentare e (tieniti pronta che verro’ a chiederti consigli) approfondire … piu che perfezionare, lo chiamerei evolvere, o crescere..mi vengono termini cosi. Comunque sia, uno scambio di visioni che aiuta. Grazie di cuore❤️

    1. Come ti ho già detto ieri, cara Cristiana, il commento più bello me lo hai già fatto. (Wathsapp, IG, Open, grazie per esserci sempre e ovunque 😘)

      1. In ogni caso… 😅
        Tu hai questa fortuna e capacità di lasciarti andare e tirare fuori, come se non ti spaventasse più niente. Come se i muri fossero già tutti sfondati. Forse, qui, ancora di più o forse, semplicemente, ogni volta di più. L’animo si liquefa e la parola si scioglie, le frasi sono più legate fra loro, come se fosse un lungo flusso di coscienza e i dialoghi (perfettamente riusciti) fossero tutti nella testa della protagonista. Ma poi, in quella testa lì, cosa si nasconde ancora? Che gran fortuna hai, Irene. Davvero, davvero bravissima💜

        1. Hai una capacità di leggermi pari a nessun altro e per questo non ti ringraziero’ mai abbastanza…non so bene neppure io cosa si nasconda ancora in questa testolina. Ma so che la nostra fortuna è quella di saperla trasformare … scrittura, pittura, insomma…nel mio piccolo in quello che so fare ❤️

  6. Bellissimo! Quanta passione, quanto sentimento. Una dichiarazione senza riserve e un inno all’ amore che ha dato vita al mondo. Parole dolci e sensuali come dolci carezze sulla pelle.

  7. Allora… Se mi metti Maradona in copertina e Gabri come incipit di già per me hai vinto. In più c’è il racconto! Bello parlare d’amore in questa maniera, senza fronzoli, con passione quasi adolescenziale. D’altra parte, la canzone e Maradona mi fanno pensare a un periodo in cui non si aveva nemmeno vent’anni.
    Non c’è altro da aggiungere, hai ragione. Bello, bello, bello questo racconto.

    1. In effetti con Maradona e Vasco si vince facile🤭
      Volevo proprio afferrare quell’idea di amore li, di quando hai quindici anni anche se in realtà sono passati da un po…grazie Francesco!

  8. “Quando mi guarda, un attimo prima. La fronte sudata, le labbra sul viso, gli occhi grandi nocciola. La voce che trema. «Veniamo insieme.»”
    Esiste una cosa più bella dell’amore, quello che si cerca, quello che si aspetta, quello che si fruga e si trova? No. E finché dura, meglio viverlo e respirarlo come l’aria, perché come l’aria sfugge. Ed è già finito.