L’amore non basta mai

Serie: Lascia che passi la notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Annalisa e Andrew hanno lasciato Osaka per una meta misteriosa. Lungo il viaggio in auto, lui le racconta di come è iniziata e finita la storia d'amore tra i suoi genitori.

Le chiome degli alberi sfumavano oltre i bordi dell’autostrada.

Annalisa strusciò i piedi sul tappetino. “Cosa è successo poi?”

“Ero cresciuto, mia madre si sentì libera di passare periodi sempre più lunghi in Inghilterra, finché decise di non tornare più.” Andrew le lanciò un’occhiata, forse aspettandosi una deduzione che non arrivò. “Aveva trovato un uomo alla sua altezza, un Sir con immobili, terreni e un conto in banca degno della figlia di un ambasciatore.”

Annalisa si sentì in colpa senza una ragione, forse solo per essere anche lei una donna e una madre. “Mi dispiace.”

Lui la ignorò e mise in bocca una caramella. “Mi chiese di trasferirmi in Inghilterra, ma io le risi in faccia e non perché le mie amicizie, la scuola e tutto il resto fossero qui. Di colpo, avevo capito mio padre.”

“Che cosa intendi?” In sottofondo partirono i Queen, ma non riconobbe la canzone.

“Ho sempre visto mio padre come un passivo, uno che non sapeva gestire i conflitti e si chiudeva nel silenzio. Mi faceva rabbia. Ma quando mia madre ci ha lasciato, ho capito che era sempre stato lui il più forte della coppia, quello coraggioso capace di rimanere fermo in mezzo alla tempesta.” Gli sfuggì un sorriso triste. “Per la prima volta ho desiderato assomigliargli, di non essere quello che brucerebbe il mondo per amore, ma non sa rimanere quando serve.”

“Quella volta ne sei stato capace, non te ne sei andato.”

Oltre il finestrino iniziò a comparire il profilo delle colline e la vegetazione si fece più fitta. Un cartello giallo con ideogrammi rossi e il disegno di una curva segnalava qualche pericolo. Il sole si era abbassato e le nuvole avevano assunto sfumature più calde.

Annalisa fece roteare con il pollice la fede. “Alla fine l’amore non basta mai.”

Andrew si girò per un attimo a guardarla, un lampo di curiosità negli occhi. “A cosa ti riferisci?”

Te la sei cercata, Anna. “Ai tuoi genitori, ad esempio. Hanno sfidato le convenzioni e si sono sposati, erano innamorati, ma non è stato sufficiente.” Inspirò, cercando di mantenere un tono neutro. “Nessuna storia è per sempre, puoi amare con tutte le tue forze, impegnarti, ma c’è sempre qualcosa o qualcuno che si mette in mezzo.”

“Ora non stai parlando dei miei genitori.” La voce di Andrew era priva di ironia.

Annalisa non piangeva quasi mai, ma qualcosa le pizzicò il naso e gli occhi. “Quando Sebastiano mi ha chiesto di sposarlo, pensavo che il suo amore sarebbe bastato per entrambi. Avrei imparato e smesso di guardarmi indietro, sarei guarita del tutto.” In gola le sembrò di avere della sabbia, provò a deglutire. “Non è successo e io ora non ho modo di rimediare, di non fargli del male.” Tornò a guardare Andrew e sperò di essere smentita. Invece, soltanto Freddy Mercury replicò alle sue parole. Era davvero messa male se sperava di trovare una soluzione ai suoi dubbi in un tizio che conosceva da pochi mesi e che si divertiva a provocarla. “Lascia stare” le uscì con tono aspro “è un discorso senza senso.”

Lui sembrò non averla sentita. “Hai ragione sull’amore, non basta da solo, ma fa la differenza. Non può essere solo il senso di colpa o la gratitudine a tenere insieme due persone. A tenerti insieme a lui.”

La voce di Andrew le scivolava addosso come una carezza, ma la gola e lo stomaco si chiusero. Avrebbe voluto che andasse avanti, ma anche tapparsi le orecchie e dire che non era pronta a sapere, a mandare in pezzi chi l’aveva salvata.

Oltre il bordo dell’autostrada comparve un paese di case basse e scure, ma la vista venne inghiottita quasi subito da un tunnel. Le prime parole di Human dei The killers sostituirono i Queen. Aveva diciotto anni quando aveva sentito per la prima volta quella canzone alla radio, con Alex al suo fianco che guidava e le teneva una mano sulla gamba. Sarebbero dovuti andare a un compleanno.

Fanculo ai ricordi e alle belle canzoni, stava già abbastanza male di suo. Perché non si poteva almeno abbassare il volume dei pensieri?

All’uscita del tunnel comparve il casello. Andrew superò la sbarra in silenzio.

Percorsero una breve discesa e si ritrovarono sotto un cavalcavia, su una strada poco trafficata. Un tipo in scooter e giubbotto arancione sfilò davanti a loro accompagnato da uno scoppiettio poco rassicurante.

Annalisa si sporse per decifrare le scritte azzurre su alcuni cartelli. Andrew svoltò a destra.

“Andiamo a Ine, che posto è?”

“Un villaggio come tanti altri, oppure un posto speciale, dipende dagli occhi con cui lo guarderai.” L’espressione di lui era indecifrabile. “Tutto può cambiare a seconda del modo in cui osservi.”

“Vuol dire tutto e niente questa frase” borbottò lei. E quello che vedeva al momento non era granché. Una striscia d’asfalto che costeggiava costruzioni dall’aria anonima, insegne incomprensibili e un prato dall’altro lato della strada. Spuntò pure il cartello rosso di un McDonald’s. Almeno qualcosa di familiare.

Andrew riprese a parlare. “Mia madre se ne era andata da poco quando picchiai un ragazzo fuori dalla scuola per una battuta stupida. Mio padre non commentò, né mi chiese il motivo. Mi propose un viaggio fino in Hokkaido, all’estremo nord del paese, con un catorcio di macchina.” Le labbra si piegarono in un sorriso. “Passai buona parte del tempo in silenzio oppure a lamentarmi per la distanza e lui mi rispose con una frase, una citazione che, dopo, capì contenesse il senso della nostra partenza.”

Annalisa si accorse di volerla conoscere. “Che cosa ti ha detto?”

“Il viaggio da Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sulla capitale?” (1)

Lei esitò. “ È poetica, ma non credo di averla capita.”

Andrew le lanciò uno sguardo divertito. “Non hai capito cosa ha a che fare con te?”

“Probabilmente niente” replicò lei spazientita.

Erano usciti dal centro abitato e sulla destra era comparso un torrente.

“In tutti i viaggi serve pazienza, Ann. E non bisogna arrendersi. Ma sta a te decidere quale sia la tua luna sulla capitale, per cosa valga la pena arrivare fino alla fine.”

(1)Lettera a Niiike 

Continua...

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