L’annesso

“Non è più ammissibile questa situazione ingegnere. Deve intervenire!” tuonò il dottor Rambalzi.

L’ingegner Piollini era il proprietario dell’annesso confinante con la villa del dottor Rambalzi. Tale annesso, per anni, era stato usato come deposito degli attrezzi per la villa dell’ingegner Piollini. Poi, grazie a qualche intercessione favorevole nell’ufficio tecnico comunale, Piollini era riuscito ad ottenerne l’abitabilità. Da quel giorno lo concedeva in locazione. Ovviamente, trattandosi di un tugurio raffazzonato, quell’annesso era appannaggio esclusivamente di derelitti e sfigati come Luminella e Gostino. Tuttavia tale ignominia architettonica era incastonata in una zona residenziale. I residenti mal tolleravano la disoccupata Luminella ed il semi analfabeta Gostino, ma, soprattutto, mal tolleravano le cruente scene di violenza domestica che quotidianamente si verificavano.

Il dottor Rambalzi, in particolare quel giorno, tornando da lavoro, mentre scendeva dal suo lussuoso suv, si era visto arrivare incontro, a corsa, Luminella, la quale con i capelli arruffati, gli occhi sgranati e con la camicia da notte sporca di sangue, sgorgatole dal naso e della bocca a causa delle legnate ricevute, si era gettata addosso a lui, abbrancandolo per il ventre ed urlando “Aiuto! Mi ammazza!”.

Subito dopo era arrivato Gostino, il quale, afferrando Luminella per i capelli, l’aveva ricondotta, trascinandola sul selciato e nonostante ella scalciasse per divincolarsi come un puledro imbizzarrito urlando parole incomprensibili in lingue morte, nella propria abitazione. Dopo alcuni minuti erano arrivati sul luogo volanti della polizia ed ambulanze, evidentemente chiamate da qualche residente infastidito per il disturbo della quiete.

Ciò che veramente aveva disturbato Rambalzi, oltre all’indecoroso spettacolo, era stato il  fatto che Luminella, nel suo disdicevole tentativo di impantanarlo nel melmoso gorgo della sua disperazione, gli aveva sporcato la camicia e la giacca di sangue.

Come osava quella donna essere così arrogante da pretendere l’aiuto di soggetti più facoltosi di lei?

La visita di Rambalzi a Piollini era motivata dall’ esigenza di ottenere il rimborso delle lavanderia e dopo lo sfratto per giusta causa dei due disagiati.

Piollini era tuttavia sereno e sorridente. Estrasse  dalla tasca a una banconota da cinquanta euro e, mentre la porgeva a Rambalzi, esclamò gongolante: “Problema risolto! Poco fa Gostino ha ucciso a coltellate Luminella! La polizia lo sta portando in galera!”. 

Il volto di Rambalzi si illuminò. “Che bella notizia!” urlò, alzando le braccia al cielo in segno di vittoria.

Si voltarono verso l’annesso.

Videro gli agenti condurre via Gostino in manette. Subito dopo videro uscire la barella col cadavere di Luminella, oscurato da una coperta sporca di chiazze di sangue fresco. 

Infine sulla porta, videro la figlia dei due storditi, tenuta per mano da uno degli agenti. Era spaventata e spaesata. Cercava un contatto visivo con qualche volto conosciuto. Guardarono quegli enormi occhi sgranati per la paura e capirono in un attimo cosa fare, ovvero rientrare rapidamente in casa per evitare di essere agganciati dalla neo orfana 

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