L’aperitivo

Serie: 12 STORIE


I miei RayBan sono sopra il tavolo del bar, ho una tovaglia terribilmente giallo arancione, il mio bicchiere di vino e sono le undici, sono stanco stufo annoiato guardo la mia sigaretta bruciare lenta e penso a come organizzare la giornata. Oggi veramente non so  cosa fare, guardo  il computer solo mail di lavoro un po’ di pubblicità, qualche offerta,  il resto è solo spazzatura del ventesimo secolo, mi fermo in testa il vuoto non c’è niente non ho niente sono completamente vuoto un vuoto a perdere suona il telefono: “Pronto salve siamo dell’azienda X Conosce il nostro prodotto ?” Il vuoto all’interno della mia testa rimbomba non rispondo nemmeno mi limito ad ascoltare e poi sbatto la cornetta del telefono direttamente a terra, si frantuma in mille pezzi, basta poco per destabilizzare, due boccate di fumo mi riempono i polmoni ok ci sono, acqua gelata in faccia cerco di svegliarmi, mi guardo nello specchio ho un viso completamente sconvolto una maschera che copre un vuoto il mio vuoto. Chiudo la camera, come vestirsi cosa mettermi questa è il mio pensiero principale, iniziare con un buon completo, vediamo completo nero camicia azzurra button down e cravatta nera, torno in sala raccolgono gli occhiali. Cerco di non spettinarmi scendo in strada, quanta mediocrità che puzza terribile quanta gente inutile che mi cammina affianco, sento ribollire il sangue fin dentro al cervello, pompo sangue e rabbia  direttamente dal cervello al cuore. Ok mi fermo un momento devo rallentare, rallentare il mio battito la giornata non promette niente di buono, sento il sudore inzupparmi completamente la camicia questo mi provoca  un maledettissimo senso d’inadeguatezza, odio non essere presentabile io devo essere perfetto. Butto un occhio all’ orologio sono le 11:45 in punto, cammino allungo il passo sono un predatore in cerca della sua preda, siamo tutti predatori in cerca di prede, sono in cima alla catena alimentare. Un cartello attira la mia attenzione, un insegna al neon colorata lampeggia rosso giallo open, open bar entro, entro e sorrido carina la barista.Ordino un bicchiere di vino bianco ghiacciato, la ragazza si piega, percepisco il rumore della bottiglia che sta stappando da dietro il  bancone. Sto sudando, sto sudando e sono visibilmente agitato, mi mordo le labbra con fare nervoso, prendo in mano il calice mi trema la mano, eccolo arrivare, sento il nero che sta salendo, mi copre mi avvolge e mi indica la direzione, cerco di calmarmi frugo nella  tasca interna della giacca estraggo le mie sigarette e nervoso ne porto una alla bocca prendo il mio accendino Cartier e accendo, si forma una strana nuvola di fumo azzurrognolo davanti agli occhi ho la vista annebbiata, la barista mi guarda sconvolta non capisce le mie espressioni probabilmente non capisce nulla, anzi probabilmente non sa nemmeno di essere al mondo, sorride annuisco faccio finta di nulla gli do una possibilità di scappare di andarsene di allontanarsi e lei cosa fa ?  Si avvicina sempre di più a pochi centimetri da me a pochi centimetri dal mio viso mi guarda preoccupata “Tutto bene signore? Ha una voce ridicola da fumetto da cartone animato ho sempre odiato le voci stridule, annuisco faccio finta di non vederla gli sto dando un’altra opportunità, lei la maledetta insiste, ancora più vicino “Si sente bene signore” Alzo gli occhi la guardo dritto in faccia sorrido “Sì tutto bene”  per un attimo si allontana forse ha capito. 

Mi sto trattenendo tamburello con le dita sul bancone in maniera sempre più nervosa sempre più veloce sempre più ritmata deve allontanarsi, devo allontanarmi, la vedo andarsene, pericolo scampato. Mi appoggio distrattamente al bancone cerco di allontanare quell’ombra nera che mi avvolge le spalle, un altro sorso ed eccola arrivare, stupida perché sei tornata? Torna alla carica non si rende conto del pericolo che sta correndo non si rende conto che potrebbe morire da un momento all’altro in maniera atroce.Mi guarda distrattamente prepara un caffè  serve un cliente, mi guarda con la coda dell’occhio e cerco d’ignorarla. Fisso il tavolo, fisso per terra fisso le sedie cerco di trattenermi, eccola che si avvicina per la seconda volta è come una stupida mosca che non riesce a vedere  la ragnatela, eccola arrivare a tutta velocità. Per la seconda volta “Si sente bene signore vuole che chiami qualcuno” “No non voglio che chiami nessuno” ringhio mi guarda un po’ spaventata ormai è tardi mi sussurra “non capisco”  si avvicina “scusi non ho capito puoi ripetere” la guardo fisso negli occhi “Ormai è troppo tardi non capisci ? “Ho capito vuoi far finta di non capire” 

Cerca di scappare ma è in trappola, una mosca in una fottutissima ragnatela penso, io sono il ragno. Una scusa qualunque e la porto fuori, non ricordo credo di avergli detto che volevo prendere solo un po’ d’aria, mi accompagna è gentile dolce sembra una infermiera o qualcosa del genere. Proprio di fianco al bar vicino all’insegna trovo il posto adatto per questa pratica,  con una scusa la trascino nell’unico angolo buio ed eccola la bestia, arriva e si impossessa del mio io più profondo,  “Strilla forza hai paura?” Tanto non  sentirà nessuno. Gli metto una mano sulla bocca, suda, suda e trema viso paonazzo la spingo contro la parete probabilmente ha paura di essere violentata non ho ancora capito povera stupida non mi interessi, sei l’aperitivo,  prendo la testa gliela schiaccio completamente contro i mattoni sento il sangue caldo colarmi sulle mani, socchiude gli occhi cerca di morsicarmi la spingo, una sgambetto e atterra come un sacchetto della spazzatura, non ho nessun attrezzo da lavoro, ho lasciato la mia valigetta in ufficio il mio fantastico ufficio ! Mi devo arrangiare, vedo una bottiglia, birra scadente da minimarket, la spacco contro il muro dei1000 pezzi mi rimane in mano il collo, comincio a colpire da sopra a sotto, un colpo due colpi tre colpi, il respiro si fa sempre più affannoso i movimenti sono sempre più lenti mi guarda da terra come una bambola di pezza colorata di rosso! Immerso nel buio del vicolo non è facile distinguere i suoi lineamenti, la colpisco, il primo calcio direttamente sul fianco, sento lo scricchiolio delle costole, tossisce, colpisco ancora più duro ma con i miei mocassini mi faccio male, per la prima volta sento dolore, mi arrabbio ancora di più sono completamente fuori controllo, con la coda dell’occhio vedo un mattone vicino al sacco dei rifiuti lo prendo e con tutta la forza che ho comincio e termino il mio lavoro ! “Ginocchia?”,  “Gambe? “ Colpisco talmente forte che intravedo nel taglio l’osso della gamba, la prendo la trascino vicino a un  sacco della spazzatura quello è il  suo posto penso. Mi alzo in piedi e la guardo, guardo la mia opera d’arte  li accasciata senza forma e  nella mia testa un vuoto assordante. Mi allontano di qualche passo, “Sono sporco ? Mi sono macchiato leggermente i polsini della camicia, maledizione è sangue, il sangue non va via dovrò comprarne una nuova niente di male, tolgo la mia giacca l’appoggio delicatamente a terra  e questo mi dispiace non voglio sporcarmi la giacca, slaccio piano i polsini arrotolo due volte le maniche e riprendo la giacca gli do una sbattuta la infilo controllo le scarpe che fortuna le scarpe sono pulite mi guardo intorno e non c’è nessuno, e anche  ci fosse qualcuno a chi interesserebbe la morte di una cameriera ? Trovo in tasca una banconota da cinquanta la prendo la guardo la schiaccio tra le mani e la getto addosso ecco la tua mancia penso, hai fatto un buon lavoro per oggi.Controllo per un attimo che non respiri, no non respira si è rotta è durata poco, poca soddisfazione rientro al bar finisco il mio vino mi dirigo in cassa, sorrido sono una persona normale tranquilla chiedo il conto “sono quindici” per la seconda volta dalla tasca tiro fuori una banconota, è un venti la metto sul bancone mi sfugge un “Tenga il resto tutto molto bello qui probabilmente ci tornerò”.Ritorno in strada cammino guardo l’ora, è quasi mezzogiorno comincio ad avere fame,  devo tornare a casa cambiarmi la camicia e questa giacca che puzza di spazzatura, il più è fatto, devo solo decidere dove andare a mangiare.

Serie: 12 STORIE


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Discussioni

  1. Ciao, che dire, hai dato l’idea che il personaggio sia un pazzo e da quel che capisco anche ricco o benestante che soffre di gravi disturbi. Quel personaggio in un contesto del genere, sommato a tutta la teoria che hai adottato per la punteggiatura danno un senso di terrore. Bravo

  2. Corre veloce e apprezzo i righi che a tratti si riavvolgono su se stessi per mezzo della punteggiatura (nel caso specifico l’uso della virgola) che a momenti non sta dove dovrebbe, ma questo non stride affatto e personalmente ritengo che se funzionale possa essere usata in modo “non sense” per calcare ad esempio uno stato psicologo del personaggio al limite. In questo caso tutto torna.