L’appuntamento

“Oddio… ed ora cosa metto?” pensò, guardando l’orologio. La giornata era trascorsa velocemente, tra le mille faccende da fare, il pranzo da preparare, la casa da rassettare, che non c’era stato tempo per pensare all’appuntamento di quel pomeriggio. Non che la cosa la entusiasmasse particolarmente… non sapeva nemmeno lei perché avesse accettato quella proposta ed ora se ne ritrovava quasi pentita.

Non era ancora pronta per quelle cose. La sua mente rifiutava anche solo l’idea di frequentare un’altra persona ma d’altronde, che fare? Ormai erano mesi che restava chiusa in casa, senza vedere nessuno, senza parlare con nessuno se non con sé stessa. Aveva trovato un certo equilibrio in questa situazione ma si rendeva benissimo conto che aveva la necessità di uscire, prendere aria e scambiarsi quattro chiacchiere con un’altra persona, quindi, perché no? Perché non provare a vedere come si sarebbe sentita ad uscire con un altro uomo?

Ma adesso non c’era tempo per perdersi in pensieri inutili, se non si fosse data una mossa sarebbe arrivata sicuramente in ritardo e lei odiava essere in ritardo…

Dopo una bollente doccia lampo, aprì l’armadio e passò in rassegna tutti gli indumenti contenuti al suo interno ma niente di ciò che possedeva le sembrava appropriato per una semplice, innocua e disimpegnata passeggiata pomeridiana. Tutto troppo elegante o troppo sportivo o troppo provocatorio. Alla fine optò per “la prima cosa che trovo mi metto!”. Prese una maglietta grigia, una giacca color pesca e un semplice paio di jeans e li indossò. Si guardò allo specchio. Certo, la giacchetta non era poi un’ottima scelta ma preferì non soffermarsi troppo o non sarebbe uscita più. Un filo sottile di eyeliner e via. I lunghi capelli ricci neri li lasciò sciolti ad incorniciarle il viso, al solito per nasconderlo un po’. Prima di uscire di casa si sistemò goffamente la sua sciarpetta blu e si diresse verso il luogo dell’appuntamento. Aveva preferito incontrarsi direttamente sul posto così avrebbe avuto qualche minuto di tempo per distendere i nervi.

Era un gradevole pomeriggio di metà aprile, il sole era leggermente coperto dalle nuvole eppure la temperatura era piacevole, nonostante la leggera brezza che si era alzata.

Giunta sul luogo dell’appuntamento, nonostante avesse dieci minuti di ritardo, si meravigliò nel non trovarlo lì.

Indecisa se scrivergli un messaggio o meno, si sorprese a passeggiare nervosamente su e giù per il ponte, così si fermò e si mise ad ammirare il paesaggio.

L’acqua aveva sempre avuto un potere ipnotizzante su di lei, e sotto quel ponte ce n’erano interi chilometri da guardare. “Ma cosa mi è passato per la testa……! Forse faccio ancora in tempo ad andare via.. ma no dai, che figura poi…”

Mentre era presa, come al solito, in uno dei suoi monologhi, fu interrotta dallo squillo del suo cellulare. “Oddio, sta arrivando, non posso più scappare…” pensò, esattamente un minuto prima di rispondere.

<<Ti prego, perdonami, ma credo che dobbiamo rinviare il nostro appuntamento, purtroppo ho un’emergenza…>>

<<Ah… beh sì, certo, capisco…>> rispose, guardando l’orologio un po’ nervosa dato che si era appena accorta di essere stata lì ad aspettare per mezz’ora. <<Non ti devi preoccupare, capisco perfettamente>> aggiunse, sorridendo, come se lui potesse vederla. <<Vai, corri, sarà per un’altra volta.>> Si salutarono e chiuse la conversazione.

Si girò, ancora una volta, a guardare quell’enorme distesa di acqua: “Lo sapevo io… ma chi me l’ha fatto fare…” si ritrovò automaticamente a pensare.

Adesso aveva la certezza che accettare un invito da parte del suo superiore non era stata una buona idea.

Si erano conosciuti in ospedale, lei era solo una tirocinante e lui il suo capo. Avevano avuto modo di confrontarsi piuttosto vivacemente durante la discussione di un caso molto particolare e difficile, ma fin dal primo giorno in cui l’aveva visto aveva percepito una certa attrazione nei suoi confronti e spesso le era parso di intuire che il suo interesse fosse ricambiato. Spesso, durante le pause pranzo, si erano sorpresi a parlare di argomenti che non avevano nulla a che fare col lavoro e, in quelle circostanze, giorno dopo giorno, aveva scoperto che era sposato, che era intrappolato in un matrimonio infelice; le chiese in quale branca della medicina volesse specializzarsi, la mise in guardia su quali colleghi fidarsi, da chi avrebbe potuto imparare molto di più e poi, così inaspettatamente, le aveva chiesto di vedersi fuori dal contesto lavorativo. Sapeva che era sbagliato assecondare quella richiesta, eppure, non senza un visibile imbarazzo, aveva accettato, ed ora eccola lì, sola su quel ponte, a pensare che sicuramente non era un’emergenza quella che aveva avuto, ma solo l’ennesimo incontro ravvicinato con una delle sue colleghe tirocinanti, perché sapeva perfettamente che il suo fascino non era indifferente agli occhi delle altre ragazze e che lui si compiaceva di tutto ciò.

<<Domani, a pranzo, ci organizziamo>> le aveva detto prima di salutarla.

“Certo, domani…”

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Discussioni

  1. Una storia di “ordinaria” realtà, calata con esattezza millimetrica: sono molte le situazioni simili a quella che descrivi. L’hai fatto con delicatezza e non mi dispiacerebbe un approfondimento. Mi ha colpita il senso di vuoto avvertito dalla protagonista. Un addio? Un lutto? Questo velo di mistero non mi dispiace, anche se sarei curiosa di saperne di più. Detto questo, il racconto funziona ed mi ha saputo trasmettere empatia.

  2. Occorrono arte e maestria anche nel parlare di niente (in apparenza), come hai fatto tu. Brava. Unica cosa: forse io, il pezzo su come si erano conosciuti, lo avrei inserito prima. Carino il finale, dove si avverte tutta la sua delusione per avere osato aprirsi nuovamente alla vita. A presto 🙂

  3. Il racconto “L’appuntamento” di Anna Bosco è all’apparenza una storia semplice, invece, in poco spazio, disegna con cura i due personaggi, cattura il lettore, gli promette scenari intriganti, lo seduce e lo abbandona, perché la novella è breve e si chiude puntualmente. Vogliamo altri episodi!

  4. Sembrava un normale appuntamento e invece lui è il suo capo (questo, tra l’altro, spiegherebbe come mai sempre più uomini ambiscono al ruolo di capo). Mi è piaciuto come questo aspetto sia emerso gradualmente e come la giornata della protagonista abbia seguito una vera e propria parabola: inizio incerto e titubante, apice in cui trova coraggio e si rimette ingioco, venendo allo scoperto, e delusione cocente. Davvero niente male, complimemti.