Lasciare andare

Serie: Lascia che passi la notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Per sfuggire da un matrimonio infelice, Annalisa ha accettato di partire per il Giappone e rimanere sei mesi lontano dalla famiglia. Il problema è che il marito non lo sa ancora...

Dicembre 2021

Tutta la sicurezza con cui Annalisa aveva accettato la proposta di partire per il Giappone sembrò scomparire di colpo davanti alla porta di casa. Tese l’orecchio e girò il più lentamente possibile la chiave nella toppa, illudendosi di poter posticipare all’indomani il confronto con il marito. La accolse un vociare indistinto, il bagliore lampeggiante della tv mescolato alla luce rossa e danzante dell’albero di Natale. Si accorse di trattenere il respiro mentre si liberava dei tacchi e cercava inutilmente le parole giuste. Se le era già immaginate alla festa dopo aver condiviso la notizia con Giuliana e durante il tragitto in auto. Non la preoccupava il rifiuto del marito, lui non le diceva mai di no, ma sapeva cosa sarebbe apparso nei suoi occhi- paura e delusione- e quanto questo l’avrebbe destabilizzata. Sebastiano era capace di resistere a qualsiasi tempesta, alla freddezza della moglie e ai suoi silenzi, poteva affrontare ogni ostacolo, ma aveva bisogno di lei, della sua presenza.

Lo trovò sul divano, un plaid a scacchi e la testa reclinata all’indietro, mentre sullo schermo scorrevano le immagini finali di un film natalizio. Annalisa avvertì una stretta all’altezza del cuore, senso di colpa misto a tenerezza. Perché non poteva amarlo come la amava lui? Perché non poteva sentirsi al posto giusto standogli accanto? Aveva lasciato che la salvasse, si era aggrappata a lui, era stato l’unico modo per non farsi inghiottire dal dolore. E ora, per sopravvivere, doveva fare l’esatto opposto, rimanere da sola.

Sebastiano sembrò percepire la sua presenza e aprì gli occhi. Appena la vide, un sorriso si fece strada sulle sue labbra. “Amore, è molto che sei qui?”

Lei si sforzò di sorridere ignorando il tonfo dentro di sé. C’era sempre qualcosa di stonato nel farsi chiamare così, interpretava una parte per cui non era preparata. “Sono appena rientrata, mi dispiace se ho fatto tardi.”

Lui si alzò e la baciò con delicatezza. “Credo di essere crollato poco dopo Vale. Come è andata, qualche aneddoto divertente?”

Annalisa gli fu grata per quella domanda, qualche istante in più per parlare d’altro. “A parte il vomito sulle scarpe di uno del reparto marketing a un vicedirettore e una scenata di gelosia degna di “Beautiful” ci sono state solo le stupide frecciate dell’Arcuri. Io ho vinto la coppa della mamma più snaturata e tu il premio del papà e marito d’oro.”

Sebastiano rispose con un sguardo stupito e una risata. “Sembra così strano che un uomo rimanga a casa una sera con il figlio e la moglie vada a una cena di lavoro da sola? Non siamo più negli anni cinquanta.”

“A quanto sembra.” Annalisa si tolse gli orecchini e fece la domanda di rito. “Vale come sta?”

“Prima di addormentarsi gli ho misurato la febbre e ne aveva solo due linee. Sembra in via di ripresa.”

“Seba, devo dirti una cosa.”

Lui la guardò con attenzione, l’espressione di colpo seria. Era successo qualcosa. “Certo, dimmi.”

“Salemi mi ha fatto una proposta, non me l’aspettavo e ti garantisco che è la migliore occasione possibile per me.” Annalisa aveva buttato fuori le parole di fretta, per poi distogliere lo sguardo e iniziare a spogliarsi.

Una ruga di preoccupazione comparve sulla fronte del marito. “Di cosa si tratta?”

“Di andare in Giappone per sei mesi.”

Il silenzio che seguì sembrò rimbombare nella stanza. Annalisa si girò verso Sebastiano chiedendosi se l’avesse sentita. Lui aprì la bocca e prese un lungo respiro, gli occhi inchiodati su di lei. “Sai che io e Vale non potremo venire.” Suonò quasi come una domanda, una speranza a cui aggrapparsi. Forse Anna non aveva riflettuto abbastanza, si era fatta prendere dall’entusiasmo dimenticandosi delle questioni pratiche. Ma gli bastò guardarla negli occhi per capire. Lei voleva andarsene. Davvero si era illuso che quel momento non sarebbe mai arrivato, che sarebbe bastato un anello e un figlio per non perderla? Quante volte aveva visto nei suoi occhi la realtà e aveva fatto finta di accettarla, di essere abbastanza forte per conviverci? Non lo era, la paura lo travolse come un’onda gelida, sentì un nodo unico stringergli cuore, stomaco e gola. Lei voleva andarsene.

Annalisa vacillò davanti all’espressione persa di Sebastiano, al dolore che gli aveva attraversato lo sguardo. Sapeva che aveva capito e si sentì un mostro, ma fu solo per un istante. Non aveva scelta, doveva andare via, scappare da un figlio per cui non era mai stata pronta e da un amore che non riusciva a ricambiare. Forse, c’era qualcosa di rotto in lei, era quasi rassicurante questo pensiero, un modo per sentirsi meno sbagliata. La colpa non era la sua se non riusciva ad amare abbastanza la sua famiglia, non ci sarebbe riuscita neanche con un altro uomo accanto, qualcosa doveva aver smesso di funzionare dopo Alex. “Stronzate Anna, lo sai benissimo.” Soffocò la voce dentro di sé e provò a sorridere a Sebastiano. “Lo so, so che ti sto chiedendo tanto, ma tu sei un papà meraviglioso.”

“Sei mesi dall’altra parte del mondo” mormorò lui. “Valentino ha bisogno di te.” Io ho bisogno di te.

“Tu ce la puoi fare a non fargli sentire la mia mancanza, ma questa è l’occasione che aspettavo da una vita.”

“Anna, ci sono delle priorità, abbiamo un figlio insieme, te ne rendi conto?”

Annalisa strinse le labbra e gli andò vicino. “Seba, non te lo chiederei se non fosse così importante.”

“La tua carriera è più importante di un bambino di due anni?” Qualcosa nel tono e nello sguardo di Sebastiano si era fatto più aspro, una nota a cui Annalisa non era abituata. Lui la capiva e sosteneva sempre.

“Ho bisogno di andare, ne ho davvero bisogno.” Lo stava implorando, un’inflessione simile alla disperazione nella voce.

Ancora silenzio in risposta. Ora era stato Sebastiano a vacillare. Poteva obbligarla a rimanere, farla sentire in colpa, ma a cosa sarebbe servito? Di certo non a essere felici. Annalisa aveva bisogno di scappare, avrebbe finito per odiarlo se l’avesse costretta a rimanere. Anche se moriva all’idea, doveva dirle di sì. Lasciarla andare era l’unico modo per non perderla, l’unico maniera per dimostrarle amore.

Serie: Lascia che passi la notte


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Melania! Sei stata brava a mettere Sebastiano con le spalle al muro. La richiesta di Annalisa è una specie di ricatto morale, anche se, in entrambi i casi, il risultato resta comunque lo stesso: o lui la lascia andare, e la perde, o non la lascia andare, e la perde. Il solo fatto di mettere Sebastiano di fronte a questa scelta è già segno della decisione netta di Annalisa. Il tradimento è inevitabile. L’unica possibilità che resta, per tenere salda la famiglia, è la speranza di una futura riappacificazione.

  2. “La tua carriera è più importante di un bambino di due anni?”
    La questione é delicata e complessa e mi fa pensare a quanti padri con figli piccoli decidono di andare lontano per non perdere il lavoro o per far carriera, senza creare drammi. La figura materna é insostituibile o non siamo arrivate ancora alla piena conquista nella parità dei diritti? Nel caso di Annalisa le motivazioni sono dovute soprattutto al suo bisogno di fuga; in generale credo che l’ indulgenza e la comprensione verso una mamma che lascia il suo bambino col padre venga ancora considerata meritevole della “coppa di madre snaturata”. Pregiudizi, maldicenza o, forse, torto e ragione possono stare insieme?
    Un racconto su cui si potrebbe riflettere e discutere a lungo; oppure continuare a leggere, soltanto per il gusto di immergersi in questa storia ben scritta.

    1. Non è un tema facile e io lo affronto senza essere mamma. Ogni personaggio di questa storia ha le sue ragioni, mi astengo dal giudicare anche io e cerco di dare voce a ognuno di loro. Grazie per i tuoi preziosi commenti!

  3. Le tue storie hanno il dono di rimanere. Sono dovuto stare un po’ distante ma non ho fatto la minima fatica a riprendere il filo nel punto in cui l’avevo lasciato. Poi con un titolo così, che è uno dei miei libri preferiti, per quanto mi riguarda hai fatto centro.

  4. Il bello della tua scrittura è che ci si immerge completamente nella storia. La maggior parte delle volte che leggo rimango piuttosto distaccato, ma in questo episodio mi viene proprio di essere lì con Sebastiano e dirgli che un bambino non ha bisogno di una madre e un padre, ma di gente che lo ami. Gli direi di mandarla su Marte, che il Giappone è troppo vicino.
    Dai Melania, dacci il resto della storia!

  5. “Forse, c’era qualcosa di rotto in lei,”
    Queste sono parole che aprono uno squarcio dentro. Perché ci dobbiamo sentire ‘rotte’ o ‘guaste’ se non siamo ‘conformi’? Perché ci dimentichiamo troppo spesso di essere persone, esseri umani e non stranezze speciali da mettere in una gabbia o in un circo? Cara Melania, questo episodio mi colpisce particolarmente e mi fa arrabbiare, mi smuove. I dialoghi sono davvero belli, completi. Il quadro che ci presenti, estremamente realistico. Ancora tanti complimenti per la tua bellissima serie.

    1. Ciao Cristiana, grazie di cuore per le tue parole bellissime. Quello che ti è arrivato è ciò che volevo trasmettere. Annalisa non rientra nel canone classico di madre, quello che secondo la società dovrebbe essere ed è lei la prima a condannarsi. Spesso, siamo noi i primi e più severi giudici di noi stessi e ci mettiamo in trappola da soli/e. Sono davvero felice se riesco ad arrivare al cuore delle persone con ciò che scrivo, a smuovere qualcosa dentro.
      Grazie come sempre per seguirmi e per regalarmi preziosi commenti.

  6. Riesci sempre a portare il lettore dove vuoi tu, coinvolgendolo ad un profondo livello emozionale con la tua incredibile bravura.
    La figura di Annalisa appare sempre più torbida, non c’è dubbio.
    La frase finale lascia l’amaro in bocca, perché è evidente che Sebastiano non abbia ancora capito di averla già persa.

  7. Uno dei motivi per cui rifuggo istintivamente (e non solo) da certe letture è che mi fanno un po’ male, per tanti motivi molti dei quali personali. Per di più, meglio sono scritte le storie, più fanno male, perché passano la barriera oculo-cardiaca ed entrano dritte nell’anima. Ecco perché non volevo leggerla, questa storia. Perché è davvero bella e mi ha graffiato un po’. Dritto nell’anima.

  8. Meravigliosa e struggente la parte finale. “Lasciarla andare era l’ultimo modo per non perderla” sembra un assurdità, eppure è davvero così. È questo che accade, l’ultimo disperato tentativo di tenere a sé qualcuno…brava Melania!
    Sai, ti leggo, e mi dico: ma come lo sa? Come riesce a capire cosa penso?
    Mi è successo, e succede, di provare e vivere le situazioni che descrivi, eppure dentro sento soltanto caos e zero parole. Tu invece le cogli alla perfezioni e ce le descrivi benissimo.

  9. Brava Melania! Me lo hai proprio fatto vivere quel dialogo tra Annalisa e Sebastiano. Ho percepito chiaramente la necessità di fuga di lei e il devastante dolore di lui… capire di non bastare è devastante ed altrettanto è pensare che la priorità di tua moglie non sia stare vicino al figlio. Molto bello, molto triste. 🌹