L’assaggio

La mosca si spostava agile e leggera da un pesce all’altro. Partita da una triglia, aveva indugiato su un calamaro per poi planare su una conocchia. Pareva una ballerina sul palcoscenico, un puntino nero in un mare rosso. Il signor Bruno, operaio in pensione, osservava preoccupato la scena. Il suo piatto preferito, il “Brodetto alla Senigalliese”, era in pericolo. E dire che lui aveva sfidato il brutto tempo pur di comprarlo nel ristorante di nonna Rosa. L’anziana proprietaria appena lo aveva visto, gli aveva raccontato la solita storia dei pescatori dell’Adriatico che avevano inventato questo piatto sulle loro barche utilizzando il pescato di bassa qualità, che prima si usava il vino e poi l’aceto, che il brodetto non andava mai girato ma scosso, che erano molti anni che lo cucinava e infine che il prezzo di una porzione era aumentato.

«Due ore di cottura a fuoco lento e c’è la crisi» si era giustificata, aggrottando la fronte rugosa.

Ma lui non aveva protestato, troppa la voglia di assaggiare il gusto del mare, di assaporarne il tono dolciastro, di fare la scarpetta con le fette di pane abbrustolito comprese nel prezzo. Quando tutto però era pronto e il capolavoro in tavola era arrivata lei.

Il campanello squilla e Bruno va ad aprire.

«Dolcetto o scherzetto?»

Davanti a lui c’è Enrico, il figlio del dottor Tani, vestito da calendario sotto una debole pioggia.

«Ma come ti sei conciato?»

«Sono il 2020!» sorriso da ebete, Enrico non pare proprio avvertire il peso dei suoi quarant’anni suonati.

«Il 2020?» Bruno lo squadra da capo a piedi, pensa a un cartellone umano in evidente sovrappeso.

«Ti viene in mente un travestimento peggiore di questo?» Enrico lo dice compiaciuto, si aspetta quasi un elogio.

«Che diavolo vuoi?»

«Dolcetto o scherzetto?»

«Sparisci.»

«Ma oggi è Halloween…»

L’ex operaio lo guarda in tralice, gli chiude la porta in faccia e ritorna in cucina. Il campanello suona di nuovo, ma lui resta seduto a osservare la mosca che danza su una vongola.

Halloween… oltretutto c’erano pure le restrizioni…

Afferrata la forchetta è deciso a cenare. Una convivenza con la mosca forse è possibile, visto che è presa dalla vongola. La prima cozza gli solletica il palato, il filetto di coda di rospo è poesia, la salsa di pomodoro intrisa di aglio e cipolla è un inno al sapore, ma il telefono in sala si mette a frignare. Alzata la cornetta la linea cade.

Rimessosi seduto, si avventa su una seppia farcita di prezzemolo. Della mosca nessun segno, forse serviva un pizzico di sale in meno. Una goccia di salsa sul maglione, un trancio di palombo e la prima scarpetta, mentre la mosca gli ritorna nel piatto. In equilibrio precario su un pezzetto di cipolla. Bruno però non si scoraggia, sbriciola la scarpetta intorno alla cipolla per offrirle una via d’uscita. Altra goccia di salsa sulle scarpe, mentre la mosca atterra sul lavello. Presa un’altra fetta di pane sente un rumore che lo fa sobbalzare. Una vecchia stampa di Parigi è caduta in camera. Raccolti i vetri, Bruno si accorge che il brodetto si è intiepidito. Sistemato con cura in padella, a poco a poco la cucina viene invasa dai suoi aromi succulenti, prodotti da ben tredici varietà di pesci diversi. Bruno sorride, ma d’un tratto si sentono dei colpi metallici e le grida scomposte di un uomo. Chiuso il fornello cerca di spegnere tutte le luci ma ormai è troppo tardi. Il campanello squilla inesorabile.

«Che vuoi Arminio?» la porta socchiusa, Bruno si tocca la pelata e sta sulla difensiva.

«Arminio ha fame.»

«Non c’ho niente.»

«Dai qualcosa ad Arminio.»

«Fila via.»

«Arminio ha la pancia vuota.»

Attimi di silenzio in cui l’ex operaio riflette. Ha smesso di piovere, una nebbia leggera viene pizzicata dalle luci delle finestre e dei lampioni, un cane abbaia.

«I tuoi arnesi li lasci fuori.»

Grugnito di assenso di Arminio.

«Siediti in cucina e non toccare niente.»

Arminio è il matto del paese, che ogni tanto a suon di mestolo e di pentola scrocca un pranzo o una cena da qualcuno. Da mesi non bussava alla sua porta, oggi gli tocca.

Fattolo accomodare, Bruno va in bagno. Sulla via del ritorno verso l’agognato pasto gli squilla il cellulare. Cenno ad Arminio di pazientare, si sposta in sala e risponde alla sorella.

«Ciao Ale, che c’è?»

«Ah, manco come stai…»

«Come stai?» Bruno si volta per controllare l’ospite che si è messo davanti al frigo.

«C’ho la colite, mi tortura da ieri.»

«Mi dispiace» Arminio è sparito, di sicuro ha raggiunto i fornelli.

«Tutto qui?»

«E la stitichezza?» rumori sinistri di tegami in sottofondo.

«No, quella l’ho risolta.»

«Ambè.»

«Ambè che?»

«L’analista ti ha da…» tonfo secco, telefonata interrotta.

Bruno si fionda in cucina, la tragedia è davanti ai suoi occhi verdi. Il brodetto sparso sul pavimento, schiacciato dagli stivali consunti di Arminio. Bruno sbianca, si appoggia a una sedia e vede una gallinella di mare sotto il tavolo.

«Che diavolo hai combinato?!»

«È stata lei, Arminio non c’entra» il pazzo indica un puntino nero sul muro. «La mosca ha detto ad Arminio che era troppo sciapo.»

«Sciapo!?»

«Arminio vuole il tofu.»

Nell’istante in cui lo colpisce, Bruno ripensa alle parole di un famoso chef a proposito del suo amato brodetto: “È la sintesi perfetta della cucina regionale marchigiana, fatta di gusti rotondi, rassicuranti. Non andrà mai in crisi”.

Verità sacrosanta, lui non ha dubbi, peccato averne avuto solo un assaggio.     

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Discussioni

  1. Bella prova. Si sorride con gusto: questo nessuno lo potrà negare.
    L’ironia ben dosata, una scrittura davvero bella, perfino elegante. Di chi sa scrivere, certamente.
    Finale azzeccatissimo, oserei dire da botto.
    Storie ‘leggere’ che riescono a far riflettere su come le piccole cose siano importanti.
    Complimenti.

  2. Ho apprezzato questo racconto di genere “slice of life”, che narra in medias res un episodio di vita di tutti i giorni. Ho anche apprezzato il sapiente occhio della telecamera, specie all’inizio. La leggera vis comica che traspira mi ha ricordato la lettura di un gekiga stile “Metamorfosi”. Arigato.