
Attesa
Serie: IL SETTIMO BICCHIERE - I sussurri del diavolo
- Episodio 1: Ade
- Episodio 2: Regalo di quasi compleanno
- Episodio 3: Attesa
- Episodio 4: Nebbia e Maiden Voyage
STAGIONE 1
Sandra Sestini è abituata ad attendere. Suo padre, che l’ Eterno lo abbia in gloria, le aveva insegnato l’arte dello starsene in disparte. Paziente. Lavorare a maglia, leggere un libro, guardare uno di quei programmi per decerebrati proposti dalla TV di Stato… Ci sono un’infinità di modi per ingannare il tempo. Attendere è qualcosa che può sopportare, lo ha sempre fatto. Da moglie devota ha atteso il ritorno del marito fino a sera tarda, non una, innumerevoli volte. Ma che l’attesa debba essere in compagnia della donna più pettegola del quartiere, forse dell’intera Città Alta, non può accettarlo.
«Signore Santissimo!» esclama la pettegola, dondolandosi sulla vecchia sedia a dondolo che Sandra aveva ricevuto in eredità dalla nonna. «Se continuerà con questo caldo, penso che mi verrà un infarto».
Sandra non ascolta la voce, ma il cigolio del legno.
«Cara, mi stai ascoltando?»
Annuisce. «Mmm, Luisa? Scusa era sovrappensiero».
Luisa è una donna esile, vicina ai settanta. Quando si alza dalla sedia, Sandra non fatica a intravedere le gambette sottili nascoste sotto l’abito scuro lungo fino ai piedi .
«Scusa tu per il disturbo» borbotta raccogliendo la borsetta appoggiata sul tavolino. «Si vede che oggi non è giornata».
Sandra vorrebbe ribattere che sono anni che il “non è giornata” fa parte della propria vita, ma vedere l’odiata donna che si avvia verso la porta è una soddisfazione della quale accontentarsi.
«Siediti ancora un attimo!» Finge di rovistare in un’anta sopra il lavello. «Bevi volentieri un tè?»
Luisa, la mano destra sul pomolo della porta, scuote il capo. «Si è fatto tardi, Adelmo sarà qui a momenti e non voglio disturbare».
Sandra pensa che le ultime parole siano di un’ipocrisia incommensurabile, ma è cosciente del fatto che non scorre buon sangue tra lei e Adelmo; qualche anno fa erano arrivati quasi alle mani.
«Fermati almeno per un saluto».
Luisa ride, ma l’espressione del suo viso è seria. «Certo! Un saluto e un abbraccio tra vecchi amici».
Sandra non può fare altro che sollevare le spalle; è stanca, pensa che si metterà a letto senza mangiare. Frena l’istinto di spingere l’ospite indesiderata per agevolarla verso l’esterno, ma questa ha qualcosa da aggiungere.
«Poi cara, tra me e te,» la sua voce è il sussurrare di chi sta raccontando un segreto o un pettegolezzo. «se tuo marito è a quella festa in maschera che hanno organizzato alla Vecchia Balera, sarà difficile che torni a breve. Meno male che il mio Carlo ha ben altro per la testa.» Dà un’occhiata al grosso orologio, sicuramente di qualche marca costosissima, che, sul suo braccio ossuto, appare come una stonatura. «Signore Santissimo, sono già le venti e questo caldo non accenna a diminuire. Corro a casa, non voglio far preoccupare Carolina. I figli sono una benedizione del Signore, non lo pensi anche tu?»
L’afa della sera secca ogni sospiro sulle labbra di Sandra. Se ne sta immobile per troppi secondi, fissando la porta che Luisa ha lasciato spalancata senza nemmeno attendere una risposta. Riflette sulla crudeltà delle persone, di come gioiscano delle loro piccole e grandi meschinità. Chiude a chiave. Si avvia verso le scale che l’avrebbero portata nella camera da letto. Viene sfiorata dalla consapevolezza che Adelmo non avrebbe trovato la cena, una volta rincasato. Non ha la forza per preoccuparsene; sarebbero arrivati gli schiaffi e, forse, i pugni nello stomaco. Nulla di grave; qualcosa da aggiungere all’attesa. Si ferma a metà scala, afferrando la ringhiera per non precipitare negli abissi oscuri della propria tristezza. Sfoga il pianto. L’ Eterno le ha negato la Sua benedizione. Deve accettarlo. Forse merita di essere maledetta.
***
Adelmo fissa Geremia; il sorriso d’avorio del nero lo mette a disagio. Il palmo sollevato verso l’alto attende.
«Sette penny, amico.» La mano è immobile, lontana dall’attacco di tremolii. «Senza quelli non andiamo da nessuna parte».
«Tra un po’ ti ci cagherà un uccello su quella manaccia!» Negli occhi scuri di lady Mary c’è la punta di uno spillo di luce. «Sembra che il nostro amico non abbia alcuna voglia di dimenticare».
La confusione annebbia i pensieri di Adelmo. La sua memoria corre agli avvenimenti nella stanza al piano di sopra. Uno sprazzo di consapevolezza si accende per spegnersi e tramutarsi in fumo. Per quanto provi a concentrarsi, non riesce a focalizzare quello che dovrebbe regalare all’oblio.
La lama del coltello che sfiora la carne tenera del collo della ragazzina.
Spingi più a fondo…
Sentirai come urlerò…
Buio.
Il suono di un ululato scuote Adelmo dal torpore. Degli artigli stanno graffiando la porta, oppure è la sua testa che sta perdendo contatto con la realtà?
«Ade, amico mio,» La mano dell’uomo nero è sempre più vicina: gli pizzica le narici come uno spicchio di aglio «dai un’occhiata nelle tasche delle tue belle brache da signore. Tu li hai sette penny, fidati. Sette penny per sette bicchieri. Sette bicchieri per dimenticare. Tu vuoi dimenticare, lo sappiamo entrambi».
Sette piccole monete scintillanti passano dalla tasca di Adelmo al palmo di Geremia. Sette lacrime d’argento. L’uomo nero chiude la mano e, quando la riapre, dei penny non c’è più alcuna traccia. Il bicchiere di Adelmo è pieno, il bourbon ondeggia.
Adelmo allunga la mano. Ha sete; crede di non avere mai avvertito un bisogno tanto impellente. Sfiora il vetro con le labbra. Grano. Segale. Cannella. Altri profumi che non riconosce. Inclina il bicchiere.
«Attento, Ade» lo avvisa Geremia con malcelato divertimento. «Il primo sorso è una botta d’inferno. Roba da far resuscitare i morti».
«Il solito esagerato! Chiudi quella boccaccia e lascialo bere, non vedi che brucia dalla sete?»
Le parole di lady Mary non rendono giustizia alle sensazioni che sta provando Adelmo. Nella propria gola è scoppiato un incendio e solo dell’alcol può estinguerlo. Un dolcissimo liquido ambrato. Una logica perfetta nella follia.
Adelmo Scotti beve.
Serie: IL SETTIMO BICCHIERE - I sussurri del diavolo
- Episodio 1: Ade
- Episodio 2: Regalo di quasi compleanno
- Episodio 3: Attesa
- Episodio 4: Nebbia e Maiden Voyage
Le immagini oniriche di questa storia ondeggiano come del buon bourbon in un calice. Devo dire che l’uso del tempo presente dona scorrevolezza alla lettura. Andiamo avanti a sorseggiare questa follia.
Ciao boss, ho scelto di utilizzare il tempo presente anche se la storia si svolge su archi temporali diversi. Alla fine i pezzi del puzzle andranno al loro posto. Cioè, al loro folle posto!😁
“guardare uno di quei programmi per decerebrati proposti dalla TV di Stato”
…e ce ne sono tanti!😂
Troppi, boss!😅
La prima metà dell’episodio sembra quasi appartenere ad un altro racconto: un contrasto di atmosfere, personaggi ed eventi che vengono, però, subito eclissati dalla seconda metà e dall’oscurità di Adelmo.
Naturalmente, questo contrasto non è casuale e sembra proprio che rappresenti la dualità dell’anima del protagonista, ma attendo il prosieguo della storia per capire se ho commesso un errore o meno.
Ovviamente, la storia continua a piacermi molto! 😊👌
Ciao Giuseppe, ogni personaggio ha i propri demoni. Sandra non fa eccezione. Grazie per la lettura e l’apprezzamento.
Un contrasto stridente fra la scena di modernissimo e comune strazio, durante una insopportabile visita di (s)cortesia fra signore attempate, con pugnalata di rito, e la scena quasi medievale, in cui il male più oscuro propone una cura al tormento di un uomo già perso, che accetta come fanno sempre questi personaggi deboli. Perché, naturalmente, qui il debole, quello vero, è lui. Quello che picchia, quello che uccide.
Analisi che condivido, Giancarlo!
Grazie mille per essere passato. 😊
Che bella la scena d’apertura del racconto. Ottimamente pensata come fosse un affresco e costruita sull’antagonismo di due figure femminili distinguibili solamente dall’ipocrisia di una, ma che in realtà tanto si somigliano nel loro comune grigiore. Adelmo nel frattempo non se ne cura, concentrato su se stesso e a un passo dalla follia. Mi racconti di calci e pugni ed ecco che allora, non mi dispiace più.
Ciao Cristiana, un po’ mi conosci: tutti i personaggi che animano le mie storie hanno i propri demoni interiori. 😊
“figli sono una benedizione del Signore, non lo pensi anche tu?»”
Stupefacente questa battuta. Ci mostri in un frase fin dove si può spingere la cattiveria, quando ci si mette.
Carissima Dea, volevo che il dolore di Sandra arrivasse al lettore (è molto importante per i fini della storia) senza abbondare nelle spiegazioni. Un personaggio esterno come Luisa mi è stato d’aiuto. 😊
Mi è piaciuta tantissimo la divisione in due del racconto. Netta. Come le persone di cui parli. Vivono insieme, eppure, sono due mondi differenti, due sofferenze, due solitudini che non si toccheranno mai. Almeno è la sensazione che ho avuto. Lei sicuramente vive un inferno, ma lui pure, è alle prese col suo.
Assolutamente sì, Dea, anche Ade vive il proprio inferno… 😅
Un caro saluto. 😊