L’attimo prima (parte 1)
Serie: L'incoscienza di Eva
- Episodio 1: Regina
- Episodio 2: L’attimo prima (parte 1)
STAGIONE 1
“Bocca di rosa, né l’uno né l’altro”
(F. de André)
«…puttana.»
Risuona in testa quando sono sola. Mentre riordino, mi vesto, taglio le verdure. La ripeto ad alta voce fino a farle perdere ogni minaccia, come si addomestica una bestia selvatica. La rendo innocua.
Conservo il regalo di Juliana in fondo a un cassetto. L’ho sistemato tra la mia biancheria bianca, castigata. Da suora. La Madre non sa nulla e nulla deve sapere. Un body color rosa antico con le coppe rinforzate e il pizzo sui fianchi. Da qualche sera faccio le prove. Cerco il coraggio, lo poso davanti al busto all’altezza del seno. Le spalline cadono ai lati, i ferretti premono contro le costole. Un caldo simile al bisogno di orinare sale tra l’ombelico e i capezzoli.
Il timore viene subito dopo, ma non è quello che aspetto.
Di questa indecenza, come di tutto il resto, dovrò rispondere.
Ho conosciuto Juliana subito dopo l’alluvione del settembre scorso. Dieci giorni di pioggia che hanno ridotto la città a una pozza informe di cocci, alberi marci e fango. Il centro era sommerso, per salvarci io la Madre e le altre sorelle siamo salite sui tetti. Ogni cosa è andata persa, distrutta.
Juliana vive dall’altra parte della città, lontano dal fiume, la zona meno colpita. Quando il peggio è passato ed è stato tempo di ricostruire, si è presentata da noi insieme agli altri volontari. Portava un paio di stivali alti, da cowboy, e jeans cortissimi che scoprivano gambe tornite, da uomo, ma la pelle ambrate delle bambole. La Madre le ha indicato i secchi e le scope, come a tutti gli altri, e lei si è rimboccata le maniche, ha lavorato sodo.
Abbiamo lavorato assieme per giorni. Svuotato dai cocci, preparato la vernice, montato i nuovi scaffali. Ad un certo punto la mia veste strisciava sul terreno ancora umido, sporco. Juliana in un gesto solo si è sciolta i capelli. Lunghi, lucidissimi e neri.
«Sorella.» Si è chinata ai miei piedi. «Così vi sporcate.»
Senza nessun pudore mi ha sollevato la veste. Un gesto naturale, spontaneo, che non aspettavo. Aiutandosi con l’elastico che aveva nei capelli ha fissato la stoffa in una specie di nodo. i miei polpacci e le calze sono rimasti spogli. «Così» mi ha strizzato l’occhio. «Dovrebbe funzionare.»
L’ho ringraziata, arrossendo. Mi sono voltata, premurata se attorno nessuno guardava. Non tanto per l’ardire del gesto, ma la consapevolezza, piuttosto, della mia pelle crespa, le mie calze dozzinali e nient’altro di meglio da offrire.
Quando i lavori di ristrutturazione sono terminati, Juliana si è inserita nel gruppo dei volontari.
Al centro viene la mattina, ogni lunedì. «Il mio giorno di riposo» scherza. «Come le parrucchiere.»
Porta caffè americano, dolcetti a base di Pavesini e dulce de leche confezionati da lei. È generosa, gentile. Sa come farsi voler bene. Insieme a me si occupa del cibo raccolto, da donare ai bisognosi. Selezioniamo le date di scadenza, dividiamo i generi. Poi la raccolta degli abiti usati, la stampa dei volantini, gli scatoloni. Si era anche proposta per il servizio di mensa e la consegna dei pasti a domicilio, ma la Madre ha dissentito. «Non è opportuno far consegnare i pasti a—» l’ha indicata col mento, senza terminare la frase, ma era chiaro.
Non è opportuno far consegnare i pasti a una puttana.
Mi ha fatto vibrare lo stomaco, quella parola. Dentro i nervi ho percepito un’ ostile irritazione.
Juliana di questo non si cura. L’atteggiamento della Madre non le sortisce alcun effetto.
Lei non è come le altre, le donne per cui lottiamo e che spesso riusciamo a togliere dalla strada. Non c’entra nulla con il loro dolore, la loro disperazione. Juliana si è scelta il proprio mestiere. Non si pone ai giudizi, non accusa la colpa, il peccato che viene dopo aver colto la mela: si muove, vive nell’ attimo prima.
Credo sia questo ad indispettire la Madre. Le propone costantemente alternative, porta opuscoli, nomina il centro per l’impiego. Non si rassegna.
«Ne salviamo tante, come te.»
Juliana la disarma: «Salvare da cosa?»
Non c’è malizia, in questo suo essere, nessuna provocazione. Soltanto candore.
«Per il Signore…»
La Madre si ritira scuotendo il capo e segnando la croce. La prende come una sconfitta, non concepisce. Non vede le sfumature.
A me Juliana piace. Il modo in cui non teme, si muove consapevole di ciò che è per il mondo.
Nelle pause o dopo pranzo ci prendiamo un caffè sedute al bar del centro, ridiamo insieme, mi saluta baciandomi la guancia come si fa con le amiche. Ha un neo sulla guancia sinistra, ogni volta punge un pò, ma non da fastidio. Anzi. Lo cerco. È diventata per me la sua particolarità, il modo in cui imparo a ricordarla.
A Juliana non piace cucinare. Quando ci incrociamo al supermercato, il suo carrello è pieno di cibi precotti, surgelati. Esclusi i dolcetti al dulce de leche non sa fare altro. Io invece passo tutto il mio tempo libero tra i fornelli.
Ho preso l’abitudine di cucinare anche per lei. È un gesto che mi fa stare bene. Le preparo pasta al forno, polpette vegetariane, arrosto di carne, li sistemo in piccoli contenitori che le porto al centro.
L’altra sera avevo un appuntamento dall’altra parte della città, proprio nei pressi del suo appartamento. Ho pensato di farle una sorpresa, portarle un assaggio della mia famosa pasta ai ceci. È stata felice di vedermi. Mi ha salutata baciandomi, ho sentito il profumo, il neo sulla guancia mi ha punto un pò.
«Entri?» Era appena uscita dalla doccia. Un turbante azzurro le avvolgeva i capelli, le spalle erano lucide di crema. «Ti va di fermarti per cena?»
Ho sbirciato oltre la porta, la stanza piena, colorata.
Mi sono venuti i gesti, le espressioni di diniego della madre, quei suoi continui non si fa, non è opportuno.
Le ho risposto: «Certo.»
Di questa impudenza, come di quello che è venuto dopo, dovrò rispondere.
Serie: L'incoscienza di Eva
- Episodio 1: Regina
- Episodio 2: L’attimo prima (parte 1)
Ciao Irene, ciò che rende speciale questo episodio è il modo in cui racconti la scoperta del desiderio non come ribellione esplicita, ma come un lento riappropriarsi del corpo attraverso lo sguardo di un’altra. Sei sempre attenta ai dettagli che contano (il neo che punge, le calze dozzinali, i ferretti del body che premono sulle costole), ha costruito un ritratto intimo e potente. Mi piace tanto il tuo stile. Non vedo l’ora di leggere il seguito.
Quanto è piacevole il senso di confusione, quando ti gira un po’ la testa perché pensavi che la giostra si muovesse in una direzione e invece era da tutt’altra parte che stava andando, e allora devi ricalibrare i sensi, ritrovare punti di riferimento. Ma senza incaponircisi troppo, lasciarsi trasportare, tanto lo sai che poi la direzione cambierà di nuovo. Grazie.
È un erotismo sfacciato, ma leggero. Avvolgente, eccitante e quasi proibito. Mi hai fatto venire in mente le volte che spiavo la TV nella camera dei miei genitori passata la mezzanotte, io dormivo su un divano letto e dalla porta lasciata leggermente aperta si intravedeva lo schermo. Mio padre la teneva accesa anche dopo l’una e quasi sempre beccava uno di quei film anni settanta di commedia ammiccante all’italiana… le attrici erano sempre le stesse: Gloria Guidi, Edwige Fenech e poche altre. Potevo adocchiare quasi sempre le natiche e soprattutto i seni, ma di tanto in tanto capitava un’inquadratura più ardita. Ecco, leggendoti ho provato la stessa sensazione e ho passato la mattinata a sorridere. Dirti brava è anche superfluo, tra nei pungenti e turbanti celesti io mi perdo e non vedo l’ora di leggere la seconda parte. ❤️🤗❤️
È un racconto bellissimo, coraggioso. Quella parola che apre e torna, addomesticata a forza di ripeterla, è un meccanismo potente e originale. Il neo sulla guancia che punge un po’ è il dettaglio che dice tutto senza dire niente, è scrittura vera, di chi sa dove posare lo sguardo. E quel “dovrò rispondere” finale non è paura, è una porta che si apre. C’è una delicatezza rara qui dentro, e un coraggio ancora più raro.
Adoro l’imprudenza della protagonista, il provare il bustino, l’immagine dei seni, lei che vuole lei. Brava! Vado a leggere la parte 2 🙂
Grazie Eva, mi fa molto piacere che tu sia passata di qui. Per la parte 2, ancora un pochino di attesa. C’è stato un disguido nel caricamento, ma arriverà presto…
Sì, ci sono. Ho visto tutto.
Superbi i dettagli, quel neo ha punto anche me.
Attendo…
Grazie Simone! Mi piaceva l’idea di creare un legame con un particolare che in altre circostanze avrebbe, magari, soltanto infastidito.
Non c’è niente che non funzioni in questo episodio, il modo vivido in cui descrivi le due protagoniste, i dialoghi, le allusioni, due donne all’opposto, almeno nei ruoli, ma che sembrano proprie fatte per trovarsi. Una splendida lettura, non vedo l’ora di leggere il seguito. Complimenti Irene!
Hai visto giusto, due mondi opposti che riescono a trovarsi su di un terreno comune…grazie per la lettura!
Se non avessi visto io stessa queste scene, potrei non crederci: chissà perché, a volte, proprio chi dovrebbe aiutare per un impegno preso, poi si tira indietro nel modo più freddo e offensivo. È forse per questo che la giovane suora resta affascinata da Juliana… o non solo. Brava, Irene.
Ciao Concetta, esatto. Non solo per questo, ma anche l’ostilità della Madre è un “movente” per la giovane. Grazie per la lettura!
Stile inconfondibile.
I tuoi personaggi sono semplici, comuni, mortali ma comunque sempre interessanti.
Riesci a dare un’anima originale a tutti.
Aspetto di leggere il seguito anche se la mia fantasia già galoppa 😉
Un saluto
P.
Grazie Pasquale! Non so se sarò all’altezza della tua fantasia, spero di non deluderti 😊
Molto bene, molto bello!
Grazie Kenji!
Anche a me piace questa Juliana! Corro a leggere la seconda parte❤️
Che succede? Ho cliccato sulla seconda parte di questo episodio, ma non sono riuscita ad aprirla.
Mi è partito per sbaglio Arianna, perdonatemi! Per oggi era previsto pubblicassi solo il primo, in quanto le regole di Open non prevedono di pubblicare piu di un episodio al giorno…pazientate ancora un po, arriverà anche il secondo 😊
Ah ok🙂❤️
Grazie Arianna, un poco di pazienza e arriverà il finale ❤️
Due poli o due aspetti di uno stesso essere bicipite: la sposa di Gesù -una forma estrema di monogamia- e la “pubblica moglie”, per citare ancora De André.
Ma ad accomunarle c’è anche qualcos’altro: vale a dire, il fatto che entrambe seguono una vocazione (è chiaro che l’attività di Juliana non nasce da uno stato di necessità, ma da una determinazione consapevole: se mi sbaglio fammelo notare, per favore).
«Sorella.» Si è chinata ai miei piedi. «Così vi sporcate.» : in questa frase è racchiusa una sensualità ironica che, a giudicare dal capo di vestiario citato all’inizio, avrà, immagino, un seguito.
E appunto per questo mi fermo qui.
Ho apprezzato molto il ritmo e la scelta lessicale, come sempre assai accurata nei tuoi scritti.
Quella di articolare un racconto in più parti all’interno di una serie è un’ottima idea.
Francesca, non ti sbagli affatto, anzi. La tua sensibilità e il tuo intuito hanno colto un particolare che mergerà nella seconda parte. Perdona il piccolo spoiler, ma hai colto esattamente il punto. Queste due donne hanno lo stesso punto di partenza, la stessa “vocazione”, verso due direzioni differenti. Per quanto riguarda l’articolare in due parti un racconto che già è inserito in una serie: mi solleva che le trovi una buona idea. Purtroppo la trama esigeva uno spazio più ampio, e questa è la soluzione più consona che ho trovato. Ti ringrazio per la lettura.