Le illusioni del cuore

Nelle sere stellate, quelle col cielo ricco di puntini, immensi come i sogni, Giulio amava passeggiare per le strade della città. La trovava stupenda di notte, coi suoi lampioni ad illuminarla, le strade, i marciapiedi che costeggiavano queste ultime, i prati dipinti, come i quadri, di vari colori grazie ai fiori che crescevano su di esso e al manto erboso. Creavano in lui bellissime sensazioni. Ma nel suo cuore vi era comunque un sentimento di tristezza infinita. Si sedette su di una panchina, di fronte al fiume, osservando, in silenzio, le acque che delicatamente scorrevano e creavano un movimento sinuoso e quasi ipnotico.

<< Ti dona tranquillità questa dolce visione?>>

<<Lo sai. Ormai non so fare altro che pensare a lei. L’ho vista quel giorno, quasi per caso, e una scintilla è scattata in me, nella mia mente>> gli rispose Giulio. <<Nel mio cuore.>>

Con le sue parole faceva riferimento ad Aleandra, la donna che tanto amava e che tanti supplizi gli stava dando. L’aveva conosciuta una sera, e subito si era innamorato del suo sorriso, del suo viso, dei suoi capelli lunghi e castani, della sua voce dolce e soave. Il suo sguardo gli squarciava l’anima e creava un subbuglio, dentro di lui, indescrivibile.

<<Devi superare questa delusione. Devi comprendere che lei non ti ama e che non ricambia i tuoi stessi sentimenti.>>

<<Ti sembra facile, non è vero? Credi veramente che se fossi stato capace di fare ciò, avrei ancora quest’aria contrita, triste, e malinconica?>> chiese.

<< Non è facile, ma devi farlo.>>

<< Ormai non conta più nulla. Mi pento solo di essermi innamorato nuovamente, purtroppo.>>

<< L’amore è un sentimento puro, proviene direttamente dall’anima, arricchisce il cuore, ti inebria la mente e te la obnubila. Non puoi pentirti di un impulso così estasiante.>>

<< E invece me ne pento. Mi pento di essermi innamorato e di essere così stupido da provare affetto per qualcuna. Non ha il minimo senso quello che sto provando adesso, ma questa sensazione la sento con dolore dentro di me, come un pugnale.>>

<<È normale. Devi essere felice di provare ciò, poiché significa che il tuo sentimento era vero e proveniva dal cuore.>>

<<E quale senso può avere un sentimento bello come questo, ma distruttivo allo stesso tempo? Non vi è convenienza nel provare una tale rabbia e una tale tristezza solo per poter amare qualcuno.>>

<< Non ti rendi conto che stai sminuendo un qualcosa di eccezionale. L’amore è questo, Giulio, e non può essere altra cosa. Parli così perchè sei deluso, distrutto psicologicamente, è normale anche questo.>>

<< Sai cosa non è normale? La guerra che ha scatenato dentro di me questa illusione. Mi pento anche di queste mie parole, lo ammetto, ma non posso negare di pensarle. Non so se è sbagliato farlo, ma attualmente non mi importa.>>

Il silenzio della notte era maestoso, unico. Non vi potevano essere parole utili a descriverlo. Non si poteva neanche tentare.

<<Quei suoi sguardi mi hanno ammaliato fin dal momento in cui li ho incrociati distrattamente coi miei. Ancora ora la amo, ancora ora penso a lei come quella volta, nonostante questo suo negarmi l’amore tanto agognato.>>

<< Non credi, forse, di poter trovare qualche altra donna da amare?>>

<< Dopo le tante delusioni avute, questa è la più dolorosa. Mi fa capire che non c’è alcuna possibilità per me.>>

Abbassò lo sguardo appoggiando le braccia stancamente sulle ginocchia, fissando il vuoto.

<< E poi, ho capito che non conto per nessuno. Sono inutile, inconcludente, un incapace. Non sono apprezzato da nessuno. Almeno nell’amore avrei potuto avere una piccola nota positiva nella mia vita, ma non è così. Anche in quello valgo meno di zero. Così è, e così sarà…>>

Detto ciò, si sbottonò lentamente la giacca e la aprì. Infilò le mani in una tasca interna e con un movimento deciso, tirò fuori una pistola. La teneva in mano, la osservava attentamente, la soppesava. La toccava come se fosse un gioiello. La sfiorava come avrebbe sfiorato la pelle della sua amata.

<< A quest’ora, in questo luogo, avrei potuto sfiorare dolcemente te, invece di quest’arma>> disse malinconicamente e con un sorriso amaro sul volto, riferendosi ad Aleandra.

Dai suoi occhi, al pensiero di quanto aveva appena detto pochi attimi prima, caddero delle lacrime che bagnarono le sue mani. Alzò la testa e vide scorrere le acque del fiume. Una leggera frescura si sentiva nell’aria grazie al vento che aveva iniziato a soffiare con maggiore insistenza. Osservò il cielo, con gli occhi pieni di lacrime e il cuore distrutto dal dolore. Un dolore psicologico, di natura puramente sentimentale.

<< Non sei obbligato a farlo Giulio, lo sai benissimo.>>

<< Se una vita non ha senso>> disse <<ha senso viverla?>> La domanda sferzò l’aria. <<È inutile cercare di convincermi. È inutile. >>

Sorrideva. Sorrideva con amarezza.

Caricò l’arma producendo un rumore riconoscibile a decine di metri. Osservò ancora davanti a sé le acque del fiume, pensando in quel momento a mille cose.

<< Pensa alle cose positive per un attimo, Giulio>> gli disse. <<Vale la pena compiere un simile gesto così estremo?>>

Giulio lo guardò, impugnando l’arma e pronto ad usarla.

<< Ti ringrazio per queste parole, ma l’unica cosa che puoi fare, ora, è andare via.>>

Il suo interlocutore lo guardò dritto negli occhi: erano spenti, bui, e avevano ancora una piccola scintilla, strana, ma abbastanza forte da spingere le persone a compiere una simile azione. Capì che era impossibile convincerlo a desistere. Voleva farlo e l’avrebbe fatto lo stesso, anche incatenandolo alla panchina. Voleva uccidersi, e l’avrebbe fatto. Giulio gli sorrise. Il suo interlocutore gli diede una pacca sulla gamba e si alzò dalla panchina osservandolo attentamente. Prima di andare via e lasciare Giulio da solo, si voltò verso di lui, un’ultima volta, e incrociò il suo sguardo: era sereno, calmo, quasi felice, e capì che lo ringraziava, col suo silenzio e il suo sorriso, di quanto aveva detto, ma anche per quello che stava facendo.

Giulio chiuse per un attimo gli occhi, li riaprì e davanti a sé non vi era più nessuno.

Quella conversazione con sé stesso, col suo io, coi suoi pensieri e con quella parte di mente ancora legata a qualcosa, gli aveva giovato e non poco.

<< Quasi quasi, sparo in aria invece che a me>> disse scherzando. Anche in quei momenti sapeva ancora ridere.

Puntò, allora, la pistola alla tempia. Udì il silenzio impetuoso, poi alzò gli occhi al cielo, per ammirare quel tetto di stelle un’ultima volta, e di nuovo davanti a sé. Sorrise e disse, con voce tremula e commossa:

<< Finalmente.>> Poi si sparò e il colpo risuonò nell’aria.

Questi furono gli ultimi attimi di Giulio Carvone, i suoi pensieri e i suoi sguardi. Questi furono gli ultimi attimi di un uomo distrutto dall’amore e dalla tristezza. Questo, fu, Giulio Carvone: un semplice uomo e nulla più.

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Discussioni

  1. Ciao Alfredo! Inizio ora a leggerti, e parto dal tuo primo racconto, qui, su EO. Ti faccio i complimenti per la delicatezza con cui è scritto, ma soprattutto per la tematica che tratti, un argomento scomodo e, in questo caso, senza speranza né lieto fine👏🏻

  2. Hai descritto benissimo la sensazione di vuoto, impotenza e abbandono in cui ci getta un amore finito male, la perdita di ogni speranza e fiducia che culminano nel gesto “estremo” del finale. Bellissima la trovata del dialogo di Giulio con se stesso, e la vena ironica sul finale. Un tentativo si salvarsi, di rimanere aggrappato alla vita, che alla fine lotta e cerca di sopravvivere sempre, a scapito di tutto. Complimenti!

  3. La fine di una storia d’amore è sempre un enorme e ineluttabile dolore, soprattutto per chi subisce.
    Con delicatezza, hai saputo mettere nero su bianco questa sofferenza, anche grazie al monologo e delle immagini suggestive.
    Mi è piaciuto!

    1. Buon pomeriggio Mary. Ti ringrazio di vero per il commento positivo. Ho cercato di dare ”un’anima” a questo personaggio e di trasformare i possibili pensieri di un uomo che vive questa situazione in qualcosa di leggibile. Dal tuo commento, credo di esserci riuscito. Grazie ancora!