Le lacrime dei fiocchi di neve

Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Fabio sembra avere per la prima volta un'occasione irripetibile con Eva, ne approfitterà?

A quel punto aiutai Eva ad alzarsi, la presi per i fianchi e poggiai le labbra sul suo esile collo con veemenza. Lei restò sorpresa in un primo momento, poi si lasciò andare, poggiò le mani attorno al mio busto e gemette sotto i miei baci e le mie carezze. Aveva un profumo tanto dolce, e non avrei mai immaginato che potesse sembrare tanto fanciulla e inesperta quando gemeva.

La toccai un po’, ma fortunatamente mi ripresi subito e mi scostai. Notai che Eva con un mezzo sorriso chinò lo sguardo sul mio membro eccitato, così io, cercando di coprirmi impacciatamente, andai via e mi chiusi in camera. Diedi la colpa al mal di testa, e cercai di non pensare a ciò che era appena accaduto.

La serata trascorse tranquilla, Eva stette assieme alla sua amica in camera, ed io potei riposare serenamente. Fortunatamente nei giorni a seguire lei non accennò nulla riguardo quella volta, ed io ringrazio il fato che mi aveva permesso di tornare in me.

Perché non volevo cederle? Innanzitutto perché era la figlia di un mio caro amico, perché aveva la metà dei miei anni, e se Andrea avesse scoperto cosa volevo fare alla figlia mi avrebbe gettato in un fiume dopo avermi ucciso a mani nude. Quella storia, che diventasse seria o restasse solo un’avventura, non avrebbe portato a nulla di buono.

Purtroppo però era difficile resistere ad una ninfetta tentatrice come quella. Fortunatamente cominciò la scuola, e questo mi salvò per qualche mese. La mattina ero a lavoro, oppure mancavo con altre scuse, così come il pomeriggio, mentre la sera molto spesso suo padre era presente, e non poteva far nulla.

Lei però, mostrando il suo lato infantile non la prese bene, diceva che le mancavo e che le sarebbe piaciuto trascorrere del tempo con me. Non potevo ignorarla, anche suo padre mi confessò questa cosa: la vedeva triste, diceva che si era affezionata a me come se fossi un suo “secondo padre”, fortunatamente Andrea la pensava in quel modo, e mi chiese il favore di stare un po’ con lei e di portarla da qualche parte.

Così una sera fui costretto -ma un lato di me era felice di ciò- a trascorrere la serata assieme ad Eva in una di quelle festicciole di paese che odiavo, piena di gente felice e spensierata.  Era la settimana prima di Natale, in giro c’era quell’atmosfera nostalgica e “magica” che tanto odiavo, era la prima volta dopo anni che uscivo fuori casa in questo periodo con qualcuno.

Eva si divertì parecchio quella sera, mangiò dolci di ogni tipo, mi costrinse anche a scambiarci dei regali sciocchi di Natale, comprammo l’uno per l’altro uno schiaccianoci, era una piccola statuetta in legno, un po’ bruttina, non so perché le piacessero tanto, il suo era rosso, mentre il mio verde. Dinanzi a lei non mi entusiasmai più del dovuto, ma sapevo che una volta tornati a casa l’avrei conservato come se fosse un piccolo gioiello.

 In realtà restammo poi per la maggior parte della serata in un negozio di animali siccome le piacevano parecchio. Devo dire che tutto sommato anche io, non me l’aspettavo, trascorsi una serata piacevole. Forse ciò che mi fece scaldare il cuore era il fatto di averla resa felice.

Tutto sembrava andar bene finché non mi resi conto di una cosa: Eva attirava molti sguardi su di sé, ragazzi e uomini, ma anche di donne invidiose. Ovviamente perché era molto bella, sicura di sé e non aveva paura di mostrarsi, lei però sembrava non rendersene conto di tutti quegli sguardi… O forse le facevano piacere? Questo mi fece imbestialire, ed in un attimo il mio umore divenne grigio. Lei non era mia, ma divenni geloso come se lo fosse. Sapevo che non c’era una valida ragione per esserlo, cos’eravamo noi due d’altronde? 

Inaspettatamente cominciò a piovere, e fummo costretti a ritirarci prima del previsto, doveva essere quasi mezzanotte. Siccome né io né lei avevamo l’ombrello tolsi il mio cappotto e glielo misi sul capo, proteggendola finché non raggiungemmo la macchina. Lei restò parecchio colpita da questo mio semplice gesto, la feci perfino arrossire. Sapevo che, in altre circostanze, quella sua reazione mi avrebbe fatto battere il cuore.

“Grazie Fabio! Magari i ragazzi fossero come te!” mi disse lei, stringendosi nel mio cappotto e senza mollarlo.

In cuor mio quella frase mi fece tanto dolore, immaginai Eva con qualcun altro, magari più giovane e bello. Strinsi le mani attorno al volante, e mormorai intanto che accendevo la macchina “Sono certo che il tuo ragazzo ti tratta benissimo”.

Lei mi guardò accigliata per un momento, probabilmente l’avevo offesa in qualche modo dicendo quella cosa, e mi rispose infastidita “Non ce l’ho un ragazzo, scemo!” allungò poi una mano sulla mia per impedirmi di partire.

Io fui sollevato per quella risposta, ma immediatamente mi comparve nella mente un’altra brutta immagine: Eva, con il suo gruppo di amici, mentre ridevano e prendevano in giro un vecchio che era impazzito per le labbra di una ninfetta.

 “Certo, come no!” sussurrai sarcastico, allontanandola prontamente appena lei si sporse per abbracciarmi. Lei ci rimase male, lo notai con la coda dell’occhio perché come un codardo non riuscivo a guardarla negli occhi.

“Perché sei diventato burbero all’improvviso?” sussurrò a quel punto con tono triste, stavolta però non fece nulla per toccarmi.

“Non sono diventato burbero, è il mio carattere piccola, fattene una ragione” le risposi in modo freddo, cercando di accendere la macchina, ma Eva me lo impedì nuovamente.

“Restiamo un altro po’, per favore! Domani non hai scuola, possiamo fare tardi. Godiamoci questa serata assieme!” insistette lei, stavolta si sollevò sui sedili e si sporse con il corpo verso di me.

Io persi la pazienza e la colpii sul viso, facendola indietreggiare “Smettila una buona volta, porca puttana! Mi hai scambiato per uno di quei maiali che ti scopi tu!?”. Alzai la voce spaventandola. Non disse una parola e mi guardò terrorizzata. Quando accesi la macchina per ripartire mormorò con fil di voce “scusa”, ma io non le risposi. Non doveva essere lei a scusarsi, ma io, ma ribadisco di essere un codardo, e non feci nulla per timore della sua reazione.

Nel tragitto di ritorno Eva restò con la testa poggiata al finestrino, ed una mano sul viso per nascondere le lacrime. Io guardai tutto il tempo nel riflesso, ma lei non guardò me neanche per un attimo. Era tanto felice poco prima, ed io facevo così pena che per un mio capriccio le avevo rovinato la serata! Imprecai sottovoce fra me e me, non me lo aspettavo, ma Eva era una ragazza sensibile, ed io l’avevo fatta piangere.

Tornammo a casa, lei andò in camera sua farfugliando un buonanotte, io feci lo stesso. Mi spogliai e mi misi a letto, passato però qualche minuto appena, e fregandomene di suo padre, della figura che potessi fare, mi recai in camera sua, e come aveva fatto lei con me mi distesi al suo fianco e le accarezzai il capo, dandole un bacio sulla fronte e chiedendole scusa. La sentii sorridere e accucciarsi nell’incavo del mio collo. Mi strinse forte, e non mi lasciò tutta la notte, così dovetti addormentarmi assieme a lei. Non dormivo così sereno da quand’ero bambino…

Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Erotico

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Discussioni

  1. Ancora adesso, da lettore, non riesco a capire se volerli vedere insieme o andarci solo vicino. Ma in fondo lo so già: è la negazione della loro unione a rendere avvincente questa storia.

  2. “cercando di coprirmi impacciatamente, andai via e mi chiusi in camera.”
    Cioè? Ha trovato la forza di fermarsi? A ri santo subito. Questo lieve cedimento, subito allontanato, amplifica a tensione narrativa

  3. Fabio si dimostra oltre che combattuto, anche fragile. La sua reazione eccessiva (in effetti come notato anche da Ale quello schiaffo sbuca un po’ dal nulla) è in realtà data prevalentemente dalla sua frustrazione, dalla sua incapacità di trovare un equilibro tra ragione e desiderio.

    1. Si, è una scena brutta quella dello schiaffo, ma alla fine è il “personaggio” e il “temperamento” di Fabio 😊

  4. ” fui costretto -ma un lato di me era felice di ciò-“
    mi piace come rendi in maniera efficace il “dilemma interiore” del protagonista. La lotta tra la sua parte razionale che vorrebbe evitare situazioni “di rischio” con Eva (per i motivi che hai scritto sopra) e la sua parte più istintiva che ormai la desidera.

  5. Ciao Luna, ho trovato la scena della schiaffo un po’ troppo forte per me, capisco la tensione erotica e la frustrazione, ma io avrei evitato.
    Continua aseguire la tua serie con interesse. Al prossimo episodio

    1. Ciao, grazie innanzitutto per il commento! Si, la scena è forte, Fabio nonostante l’apparenza un po’ distaccata in realtà si lascia prendere molto dalle proprie emozioni. Ma non preoccuparti, come personaggio evolverà in positivo 😉

  6. Questo episodio sembra affrontare il tema di Desiderio & Paralisi nei confronti di una persona che si desidera, ma che non si sa come approcciare. Spesso è l’assenza di parole il miglior strumento di comunicazione.

    1. Si, sono d’accordo con te nella prima parte nel commento, Fabio è “paralizzato” se così possiamo dire 😊. Per l’ultima parte non sono totalmente d’accordo, è mio esprimersi a voce delle volte perché interpretare i gesti è parecchio complicato 🤗