Le Mercerie

Serie: L'Esperimento Venezia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Arrivati in Piazza San Marco Sara e Giba scoprono che molti giovani si sono radunati in quel luogo, altrettanto spaventati per essere stati rapiti nel sonno. Incontrano due nuovi compagni, Denis e Inès, con cui decidono di fare squadra e andare a fare "shopping".

Anche se il countdown era visibile in ogni parte della città, Sara preferì portare il gruppo in una zona commerciale non troppo distante da Piazza San Marco: le Mercerie. Le viuzze, Marzarie in veneziano, non differivano molto dalle originali se non per la tipologia di negozi che ospitavano: griffe note si mischiavano a modeste botteghe creando un’atmosfera bizzarra. A differenza delle bancherelle di souvenir offrivano una vasta scelta di articoli. Non c’erano porte né vetrine, tutto era esposto in modo da essere visibile al primo colpo d’occhio. Se non fosse regnato il silenzio più assoluto, l’effetto naif di quello strano bazar avrebbe fatto sorridere di meraviglia qualsiasi visitatore. Senza odori, rumori di fondo né chiacchiericci, quello scenario preconfezionato trasmise a Sara un crescente disagio.

Giba fu il primo a rompere il silenzio opprimente. «Armiamoci di borsone e diamo un’occhiata in giro. Propongo di dividerci, pigliate tutto quello che potrebbe rivelarsi utile senza caricarvi di troppo peso: non dimenticate di prendere un paio di scarpe di riserva. Anche in questa Venezia si va solo a piedi.»

Denis si lasciò sfuggire un sospiro. «Niente segway…»

Giba ammiccò. «Guagliò, se trovi qualsiasi cosa fornita di rotelle chiama!»

Seppur breve, quel siparietto riuscì a far tornare il sorriso fra le labbra di Sara. Decise di assumere un atteggiamento positivo, forte della consapevolezza di aver trovato dei compagni d’avventura.

Aveva notato che la bambina aveva posato lo sguardo su alcuni pupazzi, così l’incoraggiò ad avvicinarsi al banco che li esponeva. Quello stesso negozio offriva una vasta scelta di articoli, fra i quali capi di abbigliamento di fattura semplice; Sara ne approfittò per prendere un paio di cambi per lei e la bambina, scegliendo abiti comodi che non richiedevano cure particolari. Pur portando uno zainetto sulle spalle, preferì infilarli in una borsa da mare, coloratissima, presa da un espositore del negozio vicino. Dovendo pensare alle esigenze di entrambe le serviva spazio.

Giba si era avvicinato ad un banco ricolmo di bigiotteria artigianale. Inés lo aveva seguito, incuriosita, ed i due avevano iniziato a criticare bonariamente i rispettivi gusti estetici. Il ragazzo aveva infilato nel suo bagaglio un buon numero di orecchini, ignorando collane, bracciali ed anelli.

«Si può prendere anche qualcosa di inutile?» Denis cercò con lo sguardo i compagni. Teneva fra le mani un giubbetto vintage di pelle nero ed i suoi occhi brillavano come quelli di un bambino il giorno di Natale.

«Claro che sì!» La risata di Inés suonò come una manciata di monetine versate in un barattolo.

Non senza un certo nervosismo, il ragazzo fece sparire il giubbotto all’interno di uno zaino da trekking.

Lasciato il banco di bigiotteria, Inés si precipitò a svaligiare una gioielleria Cartier e alcuni negozi d’alta moda, uscendone con un malloppo degno di Arsenio Lupin. Dopo aver infilato tutto in un trolley, indossò un paio di stivali Balenciaga tacco dodici. Le costose calzature non limitarono il suo passo; in più di un’occasione, non appena individuata una bottega di suo interesse, la ragazza sorprese il resto del gruppo con rapidi scatti da velocista. Abbigliata ancora della sua divisa da cameriera risultava buffa, ma il suo modo di fare non poté che sollevare ulteriormente l’umore dei compagni.

«Algo raro, aqui!»

Al pari del resto del gruppo, Sara sollevò lo sguardo dalla merce che stava esaminando per cercare la spagnola. Inés era ferma in fondo alla Marzaria e si sbracciava a più non posso nell’intento di attirare la loro attenzione.

«Strano! Qualcosa di Strano!»

Sara prese per mano la piccola, unendosi al resto del gruppo che si era mosso per raggiungere il luogo indicato. Inés era ferma davanti ad un negozio completamente chiuso, privo di porta. L’insegna indicava chiaramente che si trattava di una farmacia. Sollevarono lo sguardo per esaminare il secondo piano, scoprendo che non era possibile accedere neppure da lì.

Giba passò la mano sulla vetrina, alla ricerca di una qualche scanalatura. «Vetro antisfondamento. A quanto pare in questo posto non conviene ammalarsi.» Scrollò la testa, pensieroso. «Avete notato altre stranezze?»

Denis annuì. «Ho cercato degli attrezzi, tipo cacciaviti o chiavi inglesi. Possono essere sempre utili. Non ce ne sono. Anzi, non c’è niente di appuntito: nessun chiodo, filo metallico, coltello, forchetta.» Le sue labbra si piegarono in un lieve sorriso. «Almeno non siamo finiti in una specie di Hunger Games. Se si dovrà far valere qualche ragione si va a cazzotti e basta.»

Inés scosse il capo con decisione. «Algo c’è» sollevò un piede mettendo in mostra la calzatura «Dritto in un ojo fa male.»

Giba annuì. «Ho controllato anch’io, non c’è nulla che nell’immediato si possa prestare come arma. Nessun attrezzo sportivo, penna, oggetto contundente. Questo esclude un’azione dettata dall’impulso, aggressione o suicidio. Tuttavia, come fatto notare da Inés, con quel tacco si può ammazzare qualcuno: basta infilarglielo in un occhio. Si possono disfare le grucce di metallo, fabbricare del filo spinato usando i ganci degli orecchini e tanto altro: nella necessità ci si industria.»

«Li hai presi per questo?» Sara sentì il cuore perdere un battito.

Giba si affrettò a rassicurarla. «Ho pensato all’Hunger in senso stretto.»

«Uh, ho capito!» Lo sguardo Denis si illuminò. «Vuoi fabbricare degli ami!»

«Non ho idea se sia possibile pescare qualcosa, oltre tutto mancano le esche, ma tentar non nuoce. Quello del cibo è il problema più urgente, spero che coloro che ci hanno portato qui abbiano pensato ad una soluzione. In caso contrario temo dovremmo ingegnarci per mangiare a non essere mangiati.»

Le ultime parole di Giba fecero nuovamente crollare il morale di Sara a terra. Volle comunque abbracciare lo spirito del bicchiere mezzo pieno. «Se fosse così, non vedo il motivo per cui investire tanto in uno scenario come questo. Potevano scaricarci in un’area deserta, circoscritta da un recinto elettrificato, e aspettare gli eventi.»

«Esatto!» Giba annuì vigorosamente. «Teniamo alto il morale! Com’è andata la battuta di caccia? Io ho recuperato una decina di confezioni di nastro adesivo da pacchi, può essere utile in diverse circostanze: in mancanza d’altro viene utilizzato dai chirurghi da campo per evitare il dissanguamento.»

La mano di Inés fu tanto rapida da risultare invisibile: l’unica testimonianza dello scappellotto sulla nuca assestato a Giba fu il piegarsi della testa del ragazzo in avanti.

«Andale, tio! Basta far cacare adosso la gente!»

Sara provò una sana invidia per il piglio della compagna. Sebbene al loro incontro avesse dimostrato una certa timidezza, la spagnola si stava rivelando una forza della natura.

Giba doveva essere della sua stessa opinione: reagì al colpo con una sonora risata. «A Terminator siamo a posto!»

Inés sbuffò, quindi si chinò per frugare nella tasca esterna del trolley. Ne estrasse una confezione di slip da donna commestibili. «C’è da mangiare, c’è da cercare! Gusto vanilia! Buono per pesci.»

Riuscì a far ammutolire tutti, sventolando davanti ai loro occhi il bottino con espressione tronfia. «Ne ho siete!»

Il silenzio calato d’improvviso si rivelò opportuno. Dei passi in avvicinamento misero il gruppo in allerta; Inés fu rapida ad infilare la confezione nel trolley, facendola scomparire come per magia.

La Marzaria dove sostavano si stava animando, molti dei giovani radunati in Piazza San Marco si stavano dirigendo verso le botteghe affacciate alla calle. Uno di questi, non appena li vide, li raggiunse assieme ad una ragazza.

Sara lo riconobbe immediatamente, sentendosi sollevata: Giba lo aveva messo nella lista dei buoni.

«Ciao.» Il nuovo venuto sorrise loro con calore. «Mi chiamo Aliou. Lei è Ginger.»

Sara notò che era la stessa ragazza che Aliou aveva soccorso in Piazza. Al posto della giacca, indossava una felpa maschile oversize che recava la stampa di una gondola ad ambo lati. Calzava ciabatte infradito di una misura minuscola, perfette per i suoi piedi minuti. L’aspetto di Ginger poteva trarre in inganno da lontano, ma a quella distanza dimostrava una ventina d’anni. Sara scoprì di provare sollievo. La prima volta che l’aveva vista aveva pensato fosse molto più giovane; vederla nuda ed indifesa le aveva provocato una stretta allo stomaco ed un senso di disagio che non aveva nulla a che fare con il pudore.

Aliou e Giba si confrontarono su quanto avevano scoperto fino a quel momento. In quel modo, vennero a conoscenza che le vie delle Mercerie erano le uniche in cui era possibile trovare merce diversa dai souvenir. Grazie al passa parola tutti si stavano radunando lì per recuperare quanto possibile.

«Non è un videogioco, ma ci assomiglia.» Aliou era arrivato alle loro stesse conclusioni: l’ambiente in cui si trovavano era artificiale.

«Ha senso…» Sara aveva sussurrato quelle parole senza rendersene conto. Lo sguardo di Giba l’incoraggiò a continuare ad alta voce. «Non è un RPG, ma molti ne conoscono le dinamiche. Di norma, quando ci si muove in un ambiente villaggio, le risorse sono sempre nello stesso luogo. Come il mercato e i negozi.»

«C’è da riflettere.» Detto questo, Aliou si congedò per andare a fare shopping con la compagna.

«Un videogioco…» Giba puntò lo sguardo al cielo, osservando il procedere del conto alla rovescia. «Immagino che lo scopriremo presto. Mancano un paio d’ore al termine del primo countdown, meglio fare ritorno.»

Le Marzarie

Serie: L'Esperimento Venezia


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Ciao Micol, nel commentare un mio episodio hai citato questo inizio di serie, che ovviamente ho cercato e letto d’un fiato. Credo sarebbe un’ottima cosa tu la riprendessi perché l’idea di partenza è quanto mai intrigante e le possibilità di sviluppo enormi. Non puoi lasciarci con tante domande in sospeso. La scorrevolezza del tuo scrivere è una gioia per la mente quindi mi immergerò in tutti i tuoi racconti. Ribadisco però l’appello: riprendi L’esperimento. Un abbraccio!

    1. Confermo quanto ho detto: mentre leggo la tua, il desiderio di riprendere a scrivere questa serie è fortissimo. Mi sono proposta di finirla prima o poi, perché sono del parere che “ogni promessa è un debito” e quando si inizia una storia si stipula un patto con il lettore. Terminati progetti ormai in dirittura di arrivo, mi ci dedicherò

  2. Più che ad hunger games (che non ho visto), la situazione mi farebbe pensare ad Alice in borderlands, se non fosse che là invece le armi c’erano eccome…
    Mi piace come stai narrando la vicenda, per quanto pura Sci-fi, I comportamenti umani sono molto verosimili

    1. Ciao Sergio, grazie per aver fatto una gita nella mia Venezia 😀
      I comportamenti umani sono simili in tutte le epoche e situazione, l’aggregazione è una buona strategia quando c’è in palio la sopravvivenza. I nostri eroi ancora non lo sanno, ma con lo scorrere dei countdown le cose si complicheranno

  3. E’ stata per me davvero immersiva questa tappa in un bazar veneziano, Venezia, una città che non avevo mai visto sotto questa luce e forse essa è tale perché viene inaspettata, come ritrovarsi in un posto nuovo durante una tappa di viaggio. La prima parte l’ho vissuta con lo stesso spirito dei viandanti e la trovo davvero ben scritta, la seconda parte mi sono perso perché poi gli avvenimenti prendono un ritmo più veloce, ma lo spirito di scoperta e voglia di andare (GO, come diceva Kerouak) rimane intatta e, forse sbaglio, mi è parso di vedere lo stesso tema in altri tuoi racconti recenti, ma messi in un’altra dimensione, più fantasy e medievale… ciao Micol

    1. Ciao David, in questo piccolo “esperimento” ho voluto introdurre uno scenario a me vicino creandone uno del tutto differente. Spesso le storie distopiche hanno per ambientazione città estere, ho voluto dare come casa a questo racconto sci-fi Venezia. Altro esperimento, ho voluto mettermi alla prova con un genere che di norma viene proposto ad un pubblico giovane, sebbene anche gli adulti lo amino. Cosa ne verrà fuori? Onestamente non lo so, anche se ho ben chiara la linea degli eventi: lo “scoprirò” strada facendo.

  4. Molto misterioso anche questo episodio che fa crescere la curiosita`. Il contesto veneziano e` sempre qualcosa che affascina, comunque, anche senza capire, esattamente, cosa sta succedendo.

    1. Presto si scoprirà qualcosa, anche se non molto. I nostri eroi dovranno fare di necessità virtù ed allearsi in questa situazione paradossale. Mi divertiva ambientare un simil distopico a Venezia, una città amata e conosciuta in tutto il mondo. Vorrei intitolare ogni episodio con il nome di una località o attrazione turistica, non so se ci riuscirò; sarebbe interessante far fare al lettore una passeggiata virtuale fra le calli, magari può spingere qualcuno a guardarla con altri occhi qualora abbia l’occasione di visitarla.