Venezia Santa Lucia

Serie: L'Esperimento Venezia


Sara si sveglia all’interno dello scompartimento di un treno, sola. Una volta uscita dalla stazione trova ad attenderla una Venezia completamente deserta: né persone né animali animano le calli, tutto è silenzio. Spaventata, si avvia in direzione di Piazza San Marco sperando di trovare risposte.

«C’è nessuno?»

Sara non riuscì a riconoscere quel sussurro come suo: le parve di ascoltare la voce di un’estranea. Si era svegliata all’interno della carrozza di un treno, vuota, ed aveva gridato chiedendo aiuto: in lei si erano mescolate rabbia, sorpresa, paura. Dopo alcune ore, il suo tono si era ammantato di disperazione.

Era uscita dalla Stazione di Santa Lucia e aveva cercato una qualsiasi traccia umana. Vedere Venezia completamente deserta le aveva messo i brividi, ma ancora aveva sperato in un incubo. Si era schiaffeggiata con forza e, per precauzione, non aveva lesinato colpi. Aveva cessato di infierire su se stessa solo quando la guancia aveva iniziato a dolerle.

Appurato che non era un sogno, si era incamminata alla ricerca di altri. La notte prima si era addormentata nel suo letto per ritrovarsi vestita di tutto punto: jeans neri, felpa lunga e anfibi. Frequentava l’ultimo anno di Liceo in una vicina località e conosceva Venezia quanto bastava per orientarsi. Decise di andare verso Piazza San Marco, nella speranza che altri avessero avuto la stessa idea. Quel luogo iconico era conosciuto in tutto il mondo, era certa che lì avrebbe trovato delle risposte. O così sperava.

Non si attardò a guardare all’interno dei locali che accompagnavano ambo i lati lo stretto viale che l’avrebbe portata al Ponte delle Guglie; di lì avrebbe proseguito verso il Ponte di Rialto. Riservò loro una sbirciata, trovandoli apparentemente in ordine: le vetrine offrivano al turista le consuete mercanzie, gadget di poco costo made in China. Nessuno esponeva alimenti o bibite. Si fermò ad una delle fontanelle che costellavano il percorso, bevendo la prima sorsata con cautela. Con un sorriso, la raccolse nelle mani unite a coppa bevendone a sazietà: era potabile e il suo gusto le alleviò la secchezza alla gola.

Approfittò per lavare il volto con l’acqua fredda sentendo immediatamente beneficio: placò il dolore alla guancia ed ebbe il potere di rinvigorirla.

Di nuovo in strada, si fece più attenta. Le persone non erano le uniche ad essere sparite: gli animali domestici e i piccioni avevano avuto stessa sorte. Odiava quei maledetti volatili, più di una volta le avevano “cacato” in testa o rovinato qualche capo di abbigliamento.

Arrivata nei pressi del Ponte di Rialto la sua attenzione fu attratta dal pontile a cui erano assicurate le gondole. Si avvicinò con cautela all’approdo, osservando una rosa posata sul parapetto di legno. La sfiorò leggermente, quasi spaventata. Il bocciolo di rosa rossa era lì da qualche tempo; uno dei petali era rovinato e la corolla si era staccata dagli stami.

«Secondo me è lì almeno da una settimana.»

Sara sobbalzò, girandosi di scatto verso sinistra. Un ragazzo la stava osservando con altrettanta curiosità. Il giovane non attese risposta, comprendendo perfettamente il suo stato d’animo.

«Giba. In realtà il mio nome è Gian Battista, ma preferisco farmi chiamare così.»

Sara lo raggiunse, sentendo le labbra piegarsi in un sorriso di sollievo. Non era sola!

«Come sei arrivato fin qui?»

Giba si strinse nelle spalle. «In treno. Almeno, credo. Mi sono svegliato non appena sorta l’alba ed ho iniziato a girovagare: non sono riuscito a trovare nemmeno una maledettissima piantina e mi sono perso un centinaio di volte.»

Sara sentì nascere una risata isterica, che riuscì a trattenere. La situazione le parve paradossale, come l’aver incontrato un ragazzo che dimostrava più o meno la sua età. Come lei Giba vestiva di nero, anche se in modo originale. Era carino. Gli occhi scuri, limpidi, le comunicarono sicurezza non appena incontrò il suo sguardo: pulito, sincero. Poco importava che le palpebre inferiori fossero evidenziate dalla matita nera e portasse un paio di orecchini ornati di piume: capelli lunghi e il fisico slanciato lo facevano somigliare a un musicista indie.

Giba sorrise del suo esame, allungando la mano. «Piacere di conoscerti.»

Sara arrossì, affrettandosi a stringerla. «Ti chiedo scusa… Mi chiamo Sara. Vivo a Treviso, una città non molto lontana.»

«Napoli.» Il sorriso del ragazzo si allargò, bianchissimo.

Sciolsero la stretta, guardandosi attorno sconsolati.

«Hai idea di cosa sia accaduto?»

«No.» Giba scosse il capo lentamente. «Sto seguendo il Bat Segnale.»

Sara lo osservò sconcertata e il giovane sembrò altrettanto sorpreso.

«Pensavo tu stessi facendo lo stesso.»

«Io sto andando a Piazza San Marco.»

«Ha una sua logica.»

Giba alzò una mano indicando il cielo e Sara sollevò lo sguardo. Poco più ad est un fascio di luce rossa si rifrangeva su una nuvola passeggera: le parve un segnale partito da un faro fissato a terra. La ragazza sentì le labbra socchiudersi per la meraviglia.

«La direzione è quella giusta. Piazza San Marco.»

«Andiamo.» Giba si allontanò per raccogliere uno zaino e metterlo sulle spalle.

Sara lo adocchiò con curiosità ed il giovane si affrettò a spiegare.

«Ho fatto “acquisti”. Come avrai notato non esistono derrate alimentari né bevande. Ho recuperato un paio di borracce, una corda, un paio di coperte e degli accendini. Non ho mai rubato in vita mia, ma credo che quella in cui ci troviamo sia una situazione eccezionale.»

Sara non era riuscita a ragionare con tanto pragmatismo: la paura l’aveva guidata fin lì spegnendo tutto il resto.

Giba la rassicurò con lo sguardo. «Ognuno ha le sue doti, io sono un rompiscatole previdente. Qual è la tua?»

La ragazza arrossì, imbarazzata. Era una nerd, di norma usciva di casa raramente e la sua unica vera passione erano le consolle. «Sono una gamer.»

Giba non batté ciglio. «Credo sarai più utile di quello che pensi. Un gamer pensa in fretta ed è “preparato” ad affrontare situazioni al limite.»

Sara sentì il volto avvampare. «Con un controller in mano.»

«Ti sottovaluti.» Giba l’invitò a riprendere il cammino con un gesto del capo, affiancandola. «Scommetto che, pur spaventata, sei arrivata a delle conclusioni.»

«Non è un sogno» Sara attese un cenno di incoraggiamento. «e questa non è Venezia. È un falso: non saprei come altro spiegarlo.»

Giba annuì. «I souvenir sono tutti uguali. Palle di vetro identiche, maschere identiche, dipinti identici. Sembra quasi che qualcuno abbia montato un gigantesco set cinematografico.»

“O un videogioco.” Sara tenne per sé quella riflessione, pensierosa.

Iniziarono a salire le scale del Ponte di Rialto per raggiungere l’altra sponda del canale, continuando a scambiarsi le loro considerazioni fino a quando non udirono il  pianto di un bambino. Si fermarono di botto, studiando le botteghe a ogni lato. Identificarono il suono in fretta, dirigendosi all’interno di uno dei negozietti di souvenir fasulli. Lo trovarono raggomitolato accanto al bancone; quando si avvicinarono sollevò su di loro un paio d’occhi terrorizzati.

Scoprirono che in realtà era una bimba di pochi anni, forse cinque, dai lineamenti asiatici. Seppur titubante, la piccola sciolse le braccia che teneva strette al petto: li sommerse di parole, pigolando come un uccellino in una lingua del tutto estranea ad entrambi.

Sara si inginocchiò per abbracciarla e cercò di darle un po’ di conforto: un gesto al di là delle barriere linguistiche che per un attimo parve quietarla. Nel frattempo, Giba si allontanò per esplorare i dintorni: di ritorno, non portò buone notizie.

«È sola. Nessun adulto nei paraggi, temo sia arrivata anche lei in “treno”.»

«Ha fatto parecchia strada.» Sara tornò ad alzarsi e la prese in braccio. Non vedeva altra soluzione che quella di portarla con loro. Forse, giunti alla meta avrebbero incontrato qualcuno in grado di prendersene cura. «Manca poco, mettiamoci in cammino.»

Giba diede uno sguardo alla bimba, sorridendole rassicurante. «Quando sei stanca passala a me.»

«Hai già lo zaino.»

S’incamminarono per scendere dalla parte opposta del ponte.

«È uno scricciolo, non mi darà fastidio.»

Sara lo ringraziò con lo sguardo, lasciando le che la piccola le circondasse il collo con le braccia. Sentirla stretta a sé le diede una strana sensazione: il piccolo cuore batteva tanto forte da rimbombarle in petto e d’improvviso Sara si sentì in dovere di essere coraggiosa. Doveva esserlo per entrambe.

Guidò Giba per il tratto di strada che mancava e quando la piazza si aprì loro davanti, quasi d’improvviso, si fermarono ammutoliti.

San Marco era gremita da ragazzi di tutte le età: Sara giudicò che i più grandi avessero pressappoco vent’anni. Si mossero in quel mare, sommersi da colori e voci diverse: etnie, lingue differenti. L’espressione di ognuno comunicava identico turbamento. Alcuni piangevano, altri si erano ritirati in un angolo studiando i compagni di sventura; altri ancora avevano trovato il modo di formare dei crocicchi.

Fecero a tempo a raggiungere la colonna sopra cui il leone alato faceva bella mostra di sé, prima che un suono simile a quello di una sirena antiaerea soffocasse ogni gemito e sussurro. Sara posò la piccola, quindi portò le mani alle orecchie nel tentativo di proteggerle. Lo strepito durò qualche secondo, dopo di che cessò così com’era cominciato.

Sara notò che Giba aveva alzato gli occhi e quando cercò il Bat Segnale sentì un brivido sfiorarle la schiena. Sopra il cielo di Piazza San Marco era comparso un countdown.

720 – 43.200 – 518.400

Serie: L'Esperimento Venezia


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Discussioni

    1. Ciao Raffaele 😀
      Sì, Venezia è una città magica. Confesso che la visito di rado, anche se a pochi chilometri da casa mia. Ti ringrazio per i complimenti, sei sempre gentilissimo 😀

  1. Uuuu questa serie già mi appassiona! Mi sono immaginata una sorta di Hunger Games veneziano, scenario pazzesco per le suggestioni che evoca. Bello il personaggio di Giba, il terzetto già funziona. Brava Micol!

    1. Ciao Virginia, le atmosfere che vorrei ricreare sono effettivamente quelle che ho adorato in alcuni distopici come quello che hai nominato: Hunger Games e Maze Ranner. Ai ragazzi non saranno chieste prove fisiche, quella ad essere messo sotto pressione sarà il loro equilibrio mentale. Spero che il prosieguo continui a piacerti 😀

    1. Ciao Alessandro. Ti pareva che, vedendo una rosa, io non pensassi a una storia del tutto folle? Confesso che la mia idea iniziale era tutt’altra, poi mi è apparsa la visione di una Venezia deserta.

  2. Ciao Micol. Prima di tutto ti faccio i complimenti per la copertina, trovo che sia strepitosa! Poi ti dico che la trama è avvincente da matti! Attendiamo, quindi, nuovi risvolti. Alla prossima. Brava!

  3. Ci sono tutti gli elementi che mi piacciono di più in questo periodo: Venezia, il mistero, l’avventura e un colpo di scena finale che con me ha fatto strike.
    Attendo la prossima puntata.
    BRAVA BRAVA BRAVA

    1. Ciao Raffaele 😀
      Sono contenta che il primo episodio della serie ti sia piaciuto, ci saranno ancora molti e molti colpi di scena! Non ti farò attendere troppo per il prossimo episodio

  4. “Alcuni piangevano, altri si erano ritirati in un angolo studiando i compagni di sventura; altri ancora avevano trovato il modo di formare dei crocicchi. “
    Questo passaggio mi è piaciuto

  5. “San Marco era gremita da ragazzi di tutte le età: Sara giudicò che i più grandi avessero pressappoco vent’anni. Si mossero in quel mare, sommersi da colori e voci diverse: etnie, lingue differenti. L’espressione di ognuno comunicava identico turbame”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  6. “Sembra quasi che qualcuno abbia montato un gigantesco set cinematografico.»“O un videogioco.” Sara tenne per sé quella riflessione”
    Questa riflessione apre diversi scenari, tutti interessanti. Sono proprio curioso di scoprire cosa ci aspetta, mi faccio portare a spasso per Venezia (?) da te d dai tuoi personaggi!

    1. Nessuno dei due! Qualcosa indizio salterà fuori, ma la realtà inizierà a delinearsi poco a poco. Grazie per essere passato, continuerò a portarti a spasso in questa Venezia alternativa per un po’ di tempo 😀

  7. “Si era svegliata all’interno della carrozza di un treno, vuota, ed aveva gridato chiedendo aiuto: in lei si erano mescolate rabbia, sorpresa, paura. “
    L’intro promette benissimo! Sono già gasato 😃

  8. Ed ecco che il nerd in me si risveglia. Questa serie si prospetta decisamente “teen”; mi ha portato alla mente l’atmosfera di certi anime (un po’ anche Twiligh 😂). Vedremo dove ci porterai.
    Grande Micol, sei inarrestabile! A volte mi chiedo dove tu prenda tutta questa energia.

    1. Ciao Dario. Hai ragione, questa serie è “teen”, vediamo un po’ cosa ne esce ;D
      D’altra parte, con la mia testa per aria, confesso di amare quel genere se non eccede nel romanticismo che a me fa l’effetto dell’aglio per un vampiro (Twiligh l’ho letto per curiosità, ma non ho avuto la forza mentale di prendere in mano altre pubblicazioni più recenti).
      Idee ce ne sono molte, nel corso dell’Esperimento i nostri eroi dovranno saper reagire a diverse “variabili”.