Piazza San Marco 

Serie: L'Esperimento Venezia


Sara distolse lo sguardo dal cielo per portarlo a terra. La bimba le aveva afferrato un lembo dei jeans neri, strattonandola per richiamare la sua attenzione. Ancor prima che la ragazza riuscisse a prenderla fra le braccia, Giba mollò lo zaino e si chinò per accoglierla nelle sue. La piccola nascose il viso sulla sua spalla, allacciandogli le braccia al collo come aveva fatto con Sara.

«È il mio turno.»

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lungo il cammino Sara incontra Giba e una bimba asiatica. Giba invita la ragazza ad alzare gli occhi al cielo e Sara scopre un fascio di luce rossa che sembra partire da Piazza San Marco. Vi si dirigono con rinnovata speranza, scoprendo che è gremita di giovani di tutte le età.

Giba ammiccò e Sara non poté che essergli grata: aveva esaurito ogni goccia di adrenalina in corpo.

«Sono minuti.» Giba riuscì a riconquistare la sua attenzione. Aveva analizzato la periodicità con cui il conto alla rovescia scattava di una posizione. «Dodici ore, trenta e trecentosessanta giorni.»

Avere qualcosa a cui pensare la fece sentire meglio. «Mezza giornata, un mese, un anno.»

«Esatto.» Il giovane le parve sicuro. «I numeri sono divisi e, dovendo fare delle ipotesi, penso non siano strettamente legati fra loro. Non è un unico countdown, ma tre. Allo scadere delle dodici ore capirò se la mia sensazione è corretta.»

Sarà avvertì un nuovo brivido sulla schiena. «Cosa accadrà scadute le dodici ore?»

Giba si strinse nelle spalle, comunicandole con quel gesto l’impossibilità di rispondere a quella domanda.

Tacquero per qualche istante, ognuno perso nei suoi pensieri. Erano molti i misteri da risolvere, quello in cielo era solo l’ultimo.

Sara spaziò con lo sguardo attorno a loro, intercettando quello di altri ragazzi. Erano altrettanto spaventati: molti avevano ceduto alla disperazione, altri sondavano il terreno alla ricerca di possibili alleati. Sara decise di far parte di questi ultimi ed iniziò ad osservare meglio chi le stava accanto.

Giba aveva seguito lo stesso ragionamento.

«Tutti sono vestiti come se dovessero affrontare una consueta giornata feriale. Ho contato almeno un paio di divise del Wallmart, un McDonald, parecchie tute, grembiuli e magliette con logo.»

Indicò a Sara il Campanile. Vi sostava una ragazza minuta, intirizzita: indossava un minuscolo tanga di paillettes e nulla d’altro. Aveva incrociato le braccia al seno e non era solo il freddo a farla tremare.

«Sarei curioso di conoscere la sua professione, non è per nulla spiacevole da guardare. Peccato non avere spicci in tasca.»

Il tono burlone di Giba le fece comprendere che non avrebbe mai agito in tal senso, ma Sara gli rivolse ugualmente un’occhiata caustica.

«Sei un idiota.»

Notarono del movimento e poco dopo un ragazzo di colore si avvicinò alla sconosciuta cedendole la giacca. Lei l’accettò con un sorriso di gratitudine, ricambiato dall’improvvisato salvatore.

«Quello è da mettere nella lista dei buoni. Non ha la bava alla bocca, il suo è stato un gesto di cortesia.»

«Hai una lista per tutto?» Sara ammise di essere affascinata dal modo di ragionare del compagno di sventura.

«Oh, sì.» Giba distolse l’attenzione dalla coppia per indicarle con un cenno del capo uno dei ragazzi che sostavano vicino a Palazzo Ducale. «Lui non mi piace.»

Sara cercò di comprendere quale fosse il giovane ad essere finito sotto esame: uno di loro, vestito di tutto punto, se ne stava discosto con fare spocchioso. Indossava degli occhiali da sole ed era praticamente impossibile comprendere la direzione del suo sguardo.

«Il Gentleman?»

«Si crede Dio.»

Anche se, in uno strano modo, era divertente dare un giudizio a degli sconosciuti basandosi sulla prima impressione, Sara non amava quel gioco. Giba sembrò comprenderlo, giustificando la sua sentenza.

«Ho visto parecchi avvicinarsi al tuo Gentleman con l’intenzione di fare conoscenza. Non si è mai preso la briga di aprire la bocca, evitando di guardarli in faccia. Sarà lui a decidere con chi allearsi, i deboli non sono di suo interesse.»

Sara osservò con più attenzione lo sconosciuto, notando che aveva creato attorno a sé il vuoto.

«Altri “cattivi”?»

«Lei.» Giba spostò lo sguardo in direzione della Colonna di San Todaro.

Alla base si era riunito un capannello di ragazzi, intenti ad ascoltare una giovane orientale vestita con un’uniforme da cadetto. Pendevano letteralmente dalle sue labbra.

«Sta ammassando un gregge. Tecnica contraria del Gentleman, raggruppa i più fragili sapendo di poterli manipolare.»

Sara si lasciò scappare un fischio. «Sei un buon osservatore.»

Giba sorrise, portando finalmente gli occhi sui suoi. «Studio fotografia. Il mio sogno è quello di fare il freelance per qualche rivista importante, viaggiare per il mondo e cogliere attimi perfetti. Sono affascinato dalla natura; fosse per me, vivrei con lo zaino in spalla.»

«Bello!»

Il giovane si strinse nelle spalle, divertito. «Temo che in questa situazione la mia “competenza” sia utile quanto una zecca fra le chiappe, ma tant’è. Ognuno sfrutta ciò che ha.»

«Ciao.»

A quel saluto Sara e Giba sussultarono: persi nel loro ragionare, non si erano accorti di essere osservati a loro volta da un’altra coppia. Il ragazzo che aveva pronunciato il timido saluto indossava una tuta da meccanico. Sentendo di non aver nulla da temere, Giba allentò la stretta con cui aveva avvolto inconsciamente la bimba fra le sue braccia.

«Mi chiamo Denis.» Il nuovo arrivato arrossì, imbarazzato. «Ho sentito parlare italiano e mi sono avvicinato sperando di poterci capire qualcosa. Io… non me la cavo bene con le lingue straniere.»

Appena arrivati in Piazza San Marco, Sara aveva notato che la maggior parte dei ragazzi aveva iniziato a parlare inglese nel tentativo di superare le barriere linguistiche.

«Lei è Inés.»

Denis afferrò la compagna per un gomito, seppur con gentilezza, spingendola in avanti.

«Hola… Ciao.»

Sara e Giba si scambiarono uno sguardo, decidendo all’unisono di potersi fidare.

«Sono Sara.» La ragazza stese la mano, apprezzando la stretta asciutta di entrambi. «Lui è Giba. Non conosciamo il nome della piccola.»

«Nemmeno noi abbiamo capito cosa sta succedendo.» Giba non volle dare loro false speranze.

Per un attimo, il volto di Denis si tinse di delusione. Una volta ricomposto il sorriso tornò a piegargli le labbra. “Io e Inés ci siamo incontrati fuori dalla stazione. Non parla bene italiano, ma lo capisce; lavora in un hotel di Madrid.”

La ragazza alzò il bavero del grembiule che indossava. «Soy mesera… cameriera.»

Fatte le presentazioni, confrontarono le loro esperienze dopo il risveglio trovandole simili. Anche Denis e Inés aveva seguito il Bat Segnale fino a Piazza San Marco.

«Ho ascoltato quanto stavi dicendo.» Denis si rivolse a Giba. «Questo posto fa paura e la gente non è da meno. Ho cercato di attaccare bottone, ma nessuno ha badato a noi. Vi dispiace se ci uniamo a voi?»

Inés si era portata alle spalle di Giba e d’improvviso si udì una timida risata: la piccola aveva sollevato il volto, interessata alla canzoncina che la ragazza aveva intonato.

A Sara parve di sentire il rumore delle rotelle in movimento nella testa di Giba e seppe che a farlo decidere era stato quel gesto. Posò la bimba a terra, lasciando che Inés la prendesse per mano.

«Tengo una hermanita… sorella piccola.»

«Benvenuti nel Club» Giba stese la mano, prima occupata a reggere la bambina, per stringere quella di Denis.

Denis e Inès si scambiarono uno sguardo furtivo, facendo intuire a Sara che lei e Giba erano stati parimenti oggetto d’esame. Denis li invitò ad avvicinarsi in modo da coprire Inés da occhi indiscreti.

«Encontramos algo …Trovato cosa.»

Prima di estrarre dalla tasca del grembiule un oggetto, Inés attese un nuovo segnale da parte di Denis.

Non appena posato gli occhi sul suo tesoro, Giba le fece cenno di rimetterlo in tasca. «Allontaniamoci.»

Giba raccolse lo zaino posato a terra, quindi guidò il gruppo in direzione di una Calle secondaria allontanandosi dalla piazza.

Lui e Denis saggiarono le porte d’entrata delle case addossate ad ambo lati della via, fino a trovarne una aperta. Una volta entrati si ritrovarono in una stanza polverosa, priva di mobilio. I balconi accostati assicuravano un filo di luce, sufficiente per guardarsi in volto.

Inés lasciò la mano della bambina ed estrasse il cellulare dalla tasca.

«L’abbiamo trovato vicino ad una fontanella.» La voce di Denis era ridotta ad un filo. «Non c’è linea, nessuna icona. Solo un filmato.»

Una volta riuniti in circolo, Inés avviò l’esecuzione del video. Apparve, chiara, l’immagine di un galeotto seduto su una branda; l’uomo nascondeva il volto fra le mani, chiaramente disperato.

«Cosa significa?» Denis sollevò su Giba uno sguardo preoccupato. «Questa è una prigione?»

L’altro giovane scosse il capo, deciso. «Non conosco voi, ma non vedo cosa potrebbe aver fatto la piccola per meritarsela.»

L’attenzione di tutti si focalizzò sulla bambina seduta sul pavimento: aveva appoggiato la testa sullo stipite della porta e si era addormentata.

«Hai ragione.» Denis e Inès parvero tranquillizzarsi.

«Meglio non farlo vedere ad altri, per ora teniamo questa cosa fra noi.»

Giba aveva già pensato alla mossa successiva, la comunicò ai compagni certo che in quel momento fosse necessario trovare uno scopo comune sul quale concentrarsi.

«Si va a fare shopping.»

«La cuenta…»

Giba sorrise ad Inès, rassicurante. «Mancano almeno otto ore allo scadere del primo countdown. Abbiamo tutto il tempo.»

Serie: L'Esperimento Venezia


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

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Discussioni

  1. Davvero ingegnosa l’idea di inserire il video del lab all’interno dello stesso librick! Chi sarà mai l’uomo in pena dietro le sbarre? E perché il conto alla rovescia? Sono elementi che si intrecciano? Questa serie si sta rivelando davvero interessante. Oltre alla curiosità di come proseguirà la storia, si aggiunge anche quella di come riuscirai a incastrare il tema del prossimo lab! 🙂

    1. Ciao Giuseppe, dici bene! Il prossimo lab mi ha messa in crisi. Non ho proprio idea di come ne verrò fuori: ho praticamente tutta la trama della serie in testa e l’uomo in nero c’entra come i “cavoli a merenda”. Mah, staremo a vedere 😀 Va a finire che mi rifugerò in un flash back

    1. Ciao Kenji, in effetti mi sono “inguaiata” per bene! Con il lab di marzo non so che pesci pigliare…

  2. Nuovi personaggi e vecchi interrogativi in questo secondo episodio.
    Si aggiungono anche elementi al puzzle (ora sappiamo che c’è gente da tutto il mondo, anche se non sappiamo come sia finita lì) ed apprezziamo le doti di Giba di riconoscere saper riconsocere le persone “pericolose”. Il che, in altre parole, significa: brava, Micol! Che lo spirito di osservazione di Giba altro non è che la tua capacità di conoscere e “mettere in scena” nei tuoi racconti i diversi caratteri delle persone.
    Infine, devo dire che anche se per ora in realtà è successo relativamente poco, la serie mi sta davvero prendendo: la mia curiosità è fortemente solleticata dalla situazione!

    1. Ciao Sergio, come dicevo sotto questa sarà una serie relativamente tranquilla. Nelle mie intenzioni voglio giocare con la mente dei ragazzi, senza indulgere in vicende cruente che possono mettere alla prova fisicamente i nostri eroi. Almeno, questo per ora è il progetto. Ricorda che è un “shi-fi” (rido…), ci saranno delle sorprese ;D

    1. Ciao Martina 😀 Eh sì, mi sono impicciata per bene! Con il lab di marzo sto piangendo lacrime amare 😀 😀 😀

  3. Ciao Micol! Ero curiosa di sapere come sarebbe proseguita l’avventura appena iniziata e sono lieta di vedere che il gruppo si allarga. Meglio così, perché stando alle supposizioni di Giba ci sono già dei ‘cattivi’ tra i ragazzi, senza contare il countdown, o il video dell’uomo in carcere o l’intera situazione in una Venezia surreale. Insomma meglio stare in campana e uniti! Ora sono ancora più curiosa e attendo con ansia il proseguo! Brava!
    P.s. Bella trovata quella del video

    1. Ciao Virginia, come ho già detto sotto mi sono fiondata in una storia “branchetto” style (molto meno drammatica del Branco, giuro). I “cattivi”, quelli che cercano per prima il loro tornaconto, purtroppo ci sono sempre e comunque: anche nella vita reale 🙁

    1. Ciao Raffaele, a una delle due non verrà mai data risposta. Lo sai che sono “cattiva” ;D

  4. “«Sarei curioso di conoscere la sua professione, non è per nulla spiacevole da guardare. Peccato non avere spicci in tasca.»”
    Molto bello come hai costruito la battuta “fuori luogo” di Giba.

  5. Intanto bellissima idea di come hai inserito il video, che rimane proprio il video stesso. Mi è piaciuto molto.
    Mi piacciono molto le atmosfere che hai creato, mi ricordano “the Stand”, come sempre i tuoi personaggi sono molto vividi e stanno subito simpatici, come Giba che già sembra avere la stoffa del leader.
    Ci vediamo tra 8 ore

    1. Ciao Alessandro. Sai che sulle 8 ore, di primo acchito, ho dovuto ragionare?
      Sono contenta che il “branchetto” (dopo aver risposto a Dario ho deciso di chiamarli così) ti piaccia. Quello che scade fra poco non è l’ultimo countdown, come ha accennato Giba le cifre i cui numeri che scorrono al contrario sono tre. Chissà cosa accadrà allo scadere di ognuno…

  6. Dunque sei rimasta a Venezia! Guida distopica per turisti in attesa di una scadenza… a parte gli scherzi, mi piace. Bellissime anche le due copertine, ci stanno proprio bene. Come Dario, mi preparo a un prosieguo. Ciao Micol, a presto.

    1. Ciao Cristina. Sì, nelle mie intenzioni tutta la serie si svilupperà a Venezia. Ho tirato fuori dai cassetti una mappa divisa in zone, mi toccherà studiare un pochetto per non scrivere cavolate quando inserisco i personaggi in una cornice ben precisa. Per Piazza San Marco ho tenuto sotto mano una piantina con la disposizione dei monumenti 😀

  7. Ciao Micol, quindi hai deciso di creare una serie basandosi sui lab.
    Anche se siamo solo all’ inizio della storia, già si vedono i tuoi capisaldi. Il gruppo che si fa forza, il concetto di famiglia che va oltre i legami di sangue. A questo punto attendiamo lo scadere del primo countdown.😊

    1. Ciao Dario, hai ragione. Voglia o non voglia, alla fine mi accorgo che emergono sempre.
      Ho deciso di utilizzare il lab seguendo l’esempio di altri, per propormi una sfida. Così, è nato Il teen Branco 😀 I countdown mischieranno parecchio le carte in tavola, credimi ;D