
Le novelle della Luna: il lamento del mare
Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare
- Episodio 1: Le novelle della Luna: il lamento del mare
- Episodio 2: L’Eros si risveglia
- Episodio 3: Pornoromanzo
- Episodio 4: Le lacrime dei fiocchi di neve
- Episodio 5: La decisione
- Episodio 6: La Dea Eva
- Episodio 7: La vita dopo il disastro
STAGIONE 1
Sbuffai sonoramente per l’ennesima volta, guardando l’orologio al polso: erano le undici, il treno sarebbe dovuto arrivare almeno un’ora fa. Non era piacevole aspettare in stazione di quei tempi, era luglio, faceva un caldo insopportabile, avevo già le ascelle pezzate, e i capelli mi si erano appiccicati sulla fronte per il sudore. Non ero affatto un tipo paziente, ma non è che avevo poi tanta scelta!
Mi lamentai sottovoce, e cominciai a guardarmi in giro. C’erano dei vecchi con delle valigie, che nonostante l’età avevano una perfetta postura eretta e l’eleganza che solo uomini di un tempo avevano, notai infatti che sul petto avevano le medaglie al valore. Beati loro che hanno avuto una vita piena, e possono mostrare con orgoglio il proprio passato. Saranno rispettati da tutti, e ancor più gratificante, ammirati. I loro nipoti avranno già parlato a tutti i loro amichetti di quanto fossero forti i loro nonni…
Feci un sospiro amareggiato, e cambiai direzione con lo sguardo prima di gettarmi dinanzi al prossimo treno. Notai una mamma seduta sulla panchina opposta alla mia. Era giovane, nonostante avesse un viso stanco e occhi assonnati, guardava con tenerezza suo figlio che dormiva beatamente fra le sue braccia. Forse un’espressione più bella e sincera di quella non c’era al mondo, suo figlio crescerà pieno d’amore e le darà tante soddisfazioni… Ed io invece? Avevo un bel passato e qualcuno da rendere orgoglioso? Come no, avevo una vita invidiabile…
Guardai avanti, c’era una porta specchiata che faceva da riflesso. Io ero semplicemente un obbrobrio. I capelli ricci spettinati, le basette, le grosse sopracciglia che facevano indurire il mio sguardo, il fisico ormai di un qualunque quarant’enne. Un uomo della mia età, per nulla soddisfatto del proprio lavoro del cavolo, odiato dalla propria famiglia, tradito dalle persone che credeva amiche, e soprattutto illuso che potesse avere qualcuno al suo fianco in grado di amarlo sinceramente. Che diavolo stavo a fare al mondo? Non ne avevo idea, intanto continuavo la mia vita, cercando di riempirla con le mie passioni, ed attendevo di morire.
Feci un altro sospiro e mi sedetti più adagiato sulla panchina, incrociai le braccia e tenni lo sguardo basso. Stavo aspettando un mio amico, Andrea Basile, lo conosco da quand’era bambino, siamo cresciuti assieme, solitamente ci presentavamo a tutti come cugini anche se non lo siamo. Purtroppo nella vita si fanno scelte difficili, dettate dall’esperienza e dal proprio essere, e così sono diventato professore, lui invece è stato sbattuto in cella. Venni a sapere di una madre, con tre suoi figli, stava passeggiando sul lungo mare, quando all’improvviso Andrea e altri suoi compagni l’hanno accerchiati, uno di loro era armato, e in preda all’ira ha finito per spararle, togliendo così la madre a tre anime innocenti.
Andrea a quanto pare era lì presente, ma non aveva fatto granché, per questo gli avevano dato il minimo da scontare in galera. Io non ho il compito di giudicare, non sono un giudice né tanto meno Dio, per cui quello che penso dell’accaduto non gliel’ho mai detto. Credo però in una giustizia divina che detterà le sue regole prima o poi.
Da quando Andrea se n’è andato al fresco non l’ho più visto, ogni tanto ci scambiavamo delle lettere, finché nell’ultima che mi è arrivata, pochi mesi prima, Andrea mi chiese disperatamente di ospitarlo a casa mia per un annetto o poco più. Era stato sfrattato con sua figlia e non aveva dove andare, come aveva scritto lui “ti rompo i coglioni finché non trovo una nuova casa”.
Mi ricordai in effetti che aveva avuto una bimba assieme ad una tipa all’età di vent’anni, ma la madre, subito dopo che partorì, scappò via assieme ad un altro. Certe volte penso di non avere una buona ragione di maledire la mia esistenza, c’è chi ha avuto più disgrazie, come per esempio Andrea. Eppure credo che perfino un tipo come lui abbia una ragione per viverla, io non l’ho ancora trovata. O forse dovrei dire che l’ho persa tanti anni prima.
Sentii un fischio e finalmente vidi il treno. Feci uno scatto in piedi, lamentando subito dopo il dolore alle anche. Facevo parecchio pena. Mi avviai poi frettolosamente al vagone, cercando tra la folla Andrea. Non lo vedevo da anni, in più il carcere l’avrà stravolto totalmente.
Notai però un tipo della mia età parecchio vistoso, vestito con camicia nera e pantaloni al ginocchio, si intravedevano numerosi tatuaggi mal fatti, in più alle orecchie aveva degli osceni orecchini che gli facevano penzolare il lobo. Doveva essere lui di sicuro.
“Andrea!” lo chiamai, alzando una mano per attirare la sua attenzione fra la folla. Lui si voltò e mi indicò sorridendo “Fabio!” e si avvicinò subito a me. Era diverso da come lo ricordavo, aveva gli occhi spenti, una cicatrice gli tagliava il labbro in due e aveva i capelli rasati. La pelle era chiara e piena di percosse, ed aveva anche una brutta andatura barcollante.
“Ma da quanto tempo non ci vediamo? Porca puttana! Guarda qua! Ti sei fatto crescere le basette! Sembri un vecchio!” disse, il suo modo di parlare non era cambiato nel tempo. Mi prese il viso in una mano e me lo cominciò a stritolare. Io lo guardai male e gli diedi una spallata per allontanarlo, cercando di aggiustarmi quel poco che mi rimaneva di presentabile “Sembro un vecchio? Sono un vecchio, e anche tu non scherzi!” borbottai.
Ci guardammo per qualche secondo, poi scoppiammo a ridere e ci stringemmo in un forte abbraccio. Era forse un uomo disonesto, che non meritava altro che la galera, ma non potevo dimenticare che in passato era stato un mio fratello.
“Cazzo se mi sei mancato!” mormorò Andrea con vergogna e gli occhi lucidi dalla commozione.
“Non facciamo i finocchi, su!” risposi, dandogli una pacca sulla spalla.
“A proposito, questa è Eva, l’ultima volta che l’hai vista aveva ancora il pannolino” si volse dietro e mi presentò sua figlia. Sapevo che aveva probabilmente l’età delle mie alunne più grandi, o al massimo una ventina d’anni. Non l’avevo immaginata come le mie alunne, stupide bambine brutte e viziate, piuttosto una tipaccia uguale a suo padre, una di quelle da cui stare alla larga. Comparve dinanzi a me invece una dea.
Non credo di avere mai visto una ragazza così bella: aveva la pelle bruna, i capelli mori e lucenti lunghi fino al sedere, occhi scuri da gatta con ciglia lunghe, le labbra sottili e rosate.
“Ciao, piacere signor?…” Chiese, facendo un sorriso dolcissimo e porgendomi la sua piccola mano con le dita sottili e le unghie curate.
“Fabio, piacere mio Eva!” dissi entusiasta, stringendole la mano un po’ troppo energicamente.
Indossava un vestito ampio, colorato di un giallo pastello, era anche bassina, in più vestita così sembrava una bimba adorabile. Forse era il caldo che mi faceva avere quei strani pensieri, e cercai di riprendermi subito, anche perché Andrea era al mio fianco e sicuramente era pronto a tagliarmi la testa per ogni cosa.
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- Episodio 5: La decisione
- Episodio 6: La Dea Eva
- Episodio 7: La vita dopo il disastro
Ciao Luna, inizio ora la tua terza “novella”. Il cambio di prospettiva, ora il protagonista è un uomo, è una sorpresa: sono curiosa di vedere come gestirai il pensiero maschile
Grazie mille! Spero di non deluderti ❤❤
Una giovincella turberà l’equilibrio (già precario) di un quarantenne. Sarà l’età, ma adoro queste storie. Al prossimo episodio!
Grazie! Anche io preferisco l’age gap nelle storie romantiche😄
Una nuova serie, la seguo molto volentieri. Al prosismo episodio
Grazie per tutti i commenti che hai lasciato dalla prima storia ❤
Ahi ahi… prevedo che la situazione si farà presto complicata…
Non voglio spoilerare, ma sì 🤣
“una madre, con tre suoi figli, stava passeggiando sul lungo mare”
ed anche qua metti un velato (ma neanche tanto) riferimento alla tua prima serie.. è bello che le tue serie siano tutte legate tra loro così 🙂
Grazie! Ammetto che mi diverto molto a fare questi collegamenti tra le storie 😁
Una bella lettura per iniziare la domenica!
Grazie 😊
Un racconto corale dove è possibile ritrovarsi in uno dei molti personaggi. Mi è piaciuto l’occhio della regia che parte da una osservazione generica della stazioni per poi inserirsi in dettagli umani. Avendo letto altri tuoi scritti posso anche notare un evoluzione tecnica, non ho mai interrotto la lettura per fare altro complimenti
Grazie mille per I complimenti ❤ questa volta è un protagonista maschile e spero di interpretarlo al meglio😊