Le scarpe rosa

Aveva passato tutto l’inverno a guardare la vetrina del negozio di scarpe. Ci passava ogni mattina per andare a lavoro. 

Si fermava a guardare il negozio, il via vai di clienti, le buste con i loro acquisti e immaginare a seconda della persona che tipo di scarpe aveva comprato.  Qualche volta era entrata aveva provato l’oggetto dei suoi desideri, aveva camminato avanti e indietro, come se fosse su una passerella. Puntualmente la commessa le chiedeva se avesse bisogno di aiuto e lei accampava scuse per non dover dire che quel paio di scarpe era troppo costoso per le sue tasche, diceva che andava di fretta e non era sicura di volerle prendere, ci avrebbe pensato ancora un po’. Così usciva dal negozio in tutta fretta.

Aspettò con ansia il giorno in cui sarebbero iniziati i saldi e sperava con tutta se stessa che quelle delcoltè di vernice rosa antico dimezzassero di prezzo.

Il primo giorno dei saldi era così felice e speranzosa, uscì di casa mezz’ora prima. Desiderava dedicare il tempo necessario a quell’acquisto tanto agognato.

Arrivò davanti al negozio e vide il cartellone rosso dei saldi. SALDI FINO AL 50%. Le decoltè rosa antico erano ancora lì, il cartellino rosso indicava che era stato applicato lo sconto. Prezzo originario 125 euro sbarrato, sconto del 40%, 75 euro.

Sperava di riuscire a pagarle meno, ma in fondo non spendeva mai soldi per uno sfizio, ogni sua spesa era ben calcolata.

Mise da parte il suo senso di colpa.

Un paio di scarpe è un bene durevole nel tempo, il costo lo avrebbe ammortizzato in un paio di anni. Avrebbe dovuto prestare la massima attenzione quando le avrebbe indossate perchè le scarpe di vernice si sarebbero potute graffiare facilmente e poi addio sacrificio.

Dopo vari pro e contro si convinse ad entrare.

Si diresse al reparto delle scarpe eleganti da donna, prese il numero 37 e le indossò, fece due passi ammirandosi i piedi. Finalmente sarebbero state sue.

Le calzavano alla perfezione.

Il tacco era di 10, 5 cm e non era troppo stretto, un po’ di plateau le rendeva più comode, il colore si sposava perfettamente con la sua carnagione. Le tolse e le rigirò più volte per vedere che non le fosse sfuggito qualche difetto prima di riporle nella scatola.

Erano magnifiche.

Andò alla cassa e pagò in contanti il suo tanto desiderato bottino. Quando uscì dal negozio sembrava potesse scalare qualsiasi montagna dalla felicità.

Un paio di decoltè rosa antico.

Le aveva desiderate così tanto e ora erano sue.

Arrivò al ristorante ed emanava energia positiva anche da lontano. Si recò nello spogliatoio e sistemò la busta di cartoncino nel suo armadietto e si cambiò per iniziare il suo turno.

Durante la giornata andò più volte nello spogliatoio a controllare che la busta fosse ancora lì, neanche fosse un sogno da cui si poteva svegliare da un momento all’altro.

Ma era tutto come lo aveva lasciato e bastava a rassicurarla.

In tarda serata quando finalmente tutti i clienti erano andati via e tutta la sala era pulita e ordinata, tornò a cambiarsi prese la borsa con il suo cambio e la busta delle scarpe e tornò a casa stanca ma felice.

Il mattino seguente la giornata prometteva bene, c’era il sole e l’aria leggermente tiepida tipica del primo periodo primaverile.

Decise di vestirsi con cura.

Indossò un gonna plisettata beige con una camicia bianca, calze color carne e per ultimo le sue nuove scarpe rosa.

Si guardò allo specchio e si sentiva bella, le scarpe la slanciavano ancora di più. Il fisico già snello veniva risaltato dall’altezza dei tacchi. Il suo viso, incorniciato da lunghi capelli biondo cenere, aveva un sorriso che non finiva mai, partiva da un orecchio per arrivare fino all’altro. I suoi occhi brillavano. È così che deve sentirsi una donna ogni giorno. Splendida.

Infilò il suo cappotto e uscì di casa e assaggiò l’aria fredda di marzo. Non si preoccupò di dover camminare per quasi 2 kilometri a piedi indossando i tacchi.

La sua felicità non le permetteva di sentire la stanchezza. Si sentiva luminosa e nulla avrebbe potuto scalfirla.

Fece una lunga sfilata fino al ristorante con gli occhi sognanti, le persone si giravano ad ammirarla.

Entrò nel locale già in attività e immaginò di essere una cliente.

All’ingressi trovò la signora Annarita che la osservò stupita.

《Laura dove pensi di essere? A una sfilata di moda? Muoviti e corri a cambiarti. Oggi è sabato e la giornata è già movimentata. Togliti quelle scarpe se non vuoi ammazzare qualcuno oggi》le disse con tono sprezzante.

Ma Laura non si fece intimidire e abbattere dalle sue parole.

《Certo signora Annarita, vado subito》.

Laura si cambiò e indossò la sua triste divisa nera e delle comode ballerine. Piegò gonna e camicia con cura e infine ripose le sue scarpe come se fossero un tesoro.

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Discussioni

  1. Ciao Jessica,
    il tuo è un bel racconto in un epoca dove il consumismo ci invita ad acquistare decine di oggetti solo per dimenticarli negli armadi. Bella l’aspettativa per un acquisto importante, che ci fa sentire bene, sudato con fatica. In un certo senso, un salto nel passato

    1. Ciao Micol, ti ringrazio. Mi fa piacere che ti sia piaciuto.