L’eco di emozioni oscure

Serie: La bambina che non sapeva amare

«Perché questa bambina non vuole inchinarsi?»
«Mi dispiace, don Anselmo. Io non…»
«Tu non che cosa? Voi donne dovete solo abbassare la testa. Manco questo sapete fare?»
«Uomini e donne sono uguali agli occhi del Signore.»
«Dimmi dunque, donna. Dio è forse femmina?»

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La femmina è sposa di sottomissione. Il pavimento, nella sua fredda indifferenza, è quasi una panacea. E il corpo così si culla, rifiutando il movimento.
Potrebbe anche abbandonarsi, lasciare che tutto scivoli via. Potrebbe farlo, non fosse per il sangue. Perché il sangue dev’essere rosso? Un colore talmente caldo da bruciare. Bruciare terribilmente.
«…Sto venendo ad ammazzarti!»
E la voce del maschio è la voce di Dio. È la voce a cui la femmina deve ubbidire.
«…Sto venendo ad ammazzarti!»
Non ci sarebbe nulla di male se quelle parole fossero rivolte a lei. Ha sopportato il sangue. Ha sopportato il bruciore. Il rosso intenso. Ha sopportato e può farlo ancora. Lei può e forse deve farlo. Lei, non sua figlia.
L’uomo si trascina goffamente: insetto. Distante dalla divinità. Non ha più gambe per camminare, né un braccio destro con cui colpire. Avanza aiutandosi con il braccio sinistro. Lentamente, centimetro dopo centimetro, cieco alla bassa condizione che ora gli compete.

La bambola osserva: sorride. Sottile è il piacere nell’osservare la miseria umana. Il ricordo di emozioni oscure. L’amore è svanito, preda dell’oblio che è la realtà del mondo. Neppure la visione onirica può farlo riaffiorare. L’oblio è un oceano silente in cui tutto affonda. Eppure, nell’infinito nulla, il male emerge. Osservare la caduta degli altri è un’emozione riservata agli eletti. Formiche che si dibattono sotto la lente che amplifica il sole.
Non voglio svegliarmi, pensa la bambina, sposa dell’eterno. Non voglio tornare nella noia del buio.
Tutto è illusione. La luce che illumina Mezzoborgo è solo un abbaglio. Il gioco di Dio. Il gioco del Demonio.

La femmina, madre che tale non è, si avventa sull’uomo. Lo colpisce con la furia di parole ed azioni. La preda che diventa predatore.
Un aggrovigliarsi di corpi. L’abbraccio che diventa violenza.
No. Non deve andare così. Guarda come si diverte la bambina. Guarda come gioisce. Applaude al mesto teatro della vita.
«Che stai facendo?» sbraita l’uomo. Non è il dolore a ferirlo, perché non c’è dolore in una bugia, ma: «Che diavolo stai facendo, stupida femmina?»
Sotto lo sguardo dell’Eterno, la coppia mostra la bassezza. Sono urli, quelli che si levano? Urli come versi animaleschi? E il sudore. E la rabbia. E la violenza. La saliva che, dalle bocche rabbiose, inonda i visi.
«Sono stanca!» Un tempestare di pugni su quel che resta del corpo di colui che forse si chiama Emanuele. Il nome è solo un’inezia nel mondo onirico. Tutto è destinato a svanire all’atto del risveglio. Le palpebre si alzano e la realtà si mostra. Fredda. Vuota. Lontana da quello che vorremmo. Il sogno ci appartiene per il tempo di un sospiro.
Non voglio svegliarmi. Non ancora.
«Sono stanca!» ripete la donna. Non è il dolore. Non quello fisico almeno. Eppure fa male: il cuore prigioniero. E le lacrime sgorgano, senza che quasi se ne accorga. «Sono stanca di sopportarti.»
«Sei stanca?!» replica l’uomo. Non può opporsi alla furia della donna. Ma non era lui la furia? Non era lui il demone dagli occhi fiammeggianti? «Tu sei stanca?! Io sono stanco, non tu! Non sono mai stato abbastanza, vero? Non sono mai riuscito a comprendere il dono del Signore!»
«Ma di cosa stai parlando? Il dono del Signore?!»
«Sto parlando di Carolina. Nostra figlia, maledizione!»
«Figlia?! Noi non abbiamo figli. Non possiamo averne. Hai dimenticato le parole del dottore?»
Le parole del dottore sono un ricordo vivido nella mente dell’uomo. Ha dimenticato quasi tutto. Ha dimenticato il proprio nome. Perfino la realtà di se stesso gli sfugge.
Non quelle parole. Non quel terribile verdetto: “Non può avere figli.”
E gli sguardi si posano su una bambina che tale non è. Una figlia che tale non è. L’inganno dell’innocenza.
Uomo e donna, una frase detta all’unisono: «Chi diavolo sei? Chi sei in realtà?»
Realtà? Voi non sapete niente della realtà. Il non sapere è la vostra fortuna.
Un tempo si chiamavano Elisabetta ed Emanuele, ma quei nomi erano solo fantasia.
Tutto è fantasia.
Vorrebbero avventarsi sulla creatura che si fa chiamare Carolina, ma non c’è più tempo.
L’uomo scompare, diventa parte del buio. Poi la donna e il negozio che era il loro mondo.
Il sorriso sulle labbra della bambina persiste. Un istante. Un’eternità.
Ed è il risveglio.

Serie: La bambina che non sapeva amare
  • Episodio 1: Madre
  • Episodio 2: Una piccola ribelle
  • Episodio 3: Una bambola dagli occhi di cristallo
  • Episodio 4: Tutti i bambini amano i peluche
  • Episodio 5: Come parole scritte a matita
  • Episodio 6: Un istante. Un’eternità
  • Episodio 7: Buio. Realtà. Sogno
  • Episodio 8: L’eco di emozioni oscure
  • Episodio 9: Un nuovo sogno
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    Discussioni

    1. Eternità e immortalità, due cose che l’uomo agogna da sempre, senza riflettere sulla noia e solitudine che essa procurerebbe, qualcosa che hai ritratto nelle fattezze di una bimba, che tale non è, che sorride di fronte al teatro di una realtà da lei stessa fantasticata, in una creazione onirica pronta a farle trascorrere un attimo lontano dall’eternità… e tutto scompare nel buio … io ho immaginato, ad un certo punto, l’eterno ritorno dell’uomo, frutto di Carolina, che sogna di continuo un mondo che ritorna, ma che in fin dei conti non esiste… e il finale mi attende… ah, quanta filosofia in questo finale…

      1. Antonino, io adoro questo episodio! Speriamo che il Finale riesca a soddisfare le tue aspettative!?

    2. Un episodio bello estraniante! Certo che quando hai scritto questa serie, mio caro @dariopez, eri molto ispirato! Questa volta non dico nulla, voglio godermi il finale! Ci vediamo alla fine del prossimo episodio. 🙂

      1. Sì, Giuseppe! Penso anche che il finale sia uno dei migliori che abbia mai scritto. Attendo il tuo giudizio finale!

    3. Sì, anche a me ha ricordato le atmosfere di Twin Peaks. Mia figlia usa una parola per sensazioni come questa: disturbante. Qualcosa che non sai se ti piace oppure no, aleggia dentro come un sapore che non sai definire. Il tema dell’immortalità mi è molto caro, anche alcuni dei miei personaggi si sono fatti molte domande.

    4. La dimensione onirica in questo episodio diventa ancora più estraniante. Immagini davvero particolari. Anche io attendo con ansia l’ultimo episodio. Sono proprio curioso di vedere come va a finire 😉

      1. Il finale non deluderà l’atmosfera della storia. Spero che questo valga anche per te.

    5. É stata un’avventura piena di rivelazioni e degna di un incubo di David Linch. Aspetto con impazienza l’ultimo episodio di questa serie meravigliosa.

      1. La solitudine dell’eternità. La noia di una vita senza fine. Sono sempre stato affascinato da questo concetto.
        P.S. Si nota che sono un fan di Linch, vero?

      2. Eh si, la noia dell’eternità, tanto caro al filone dei vampiri, ha avuto un ruolo predominante in questa serie. Che tu sia un fan di Linch si, si capisce dalle atmosfere suggestive evocate in ogni episodio.