Leggenda
Scatole che puzzavano di nicotina, il fumo aveva impregnato il cartone. Il computer con la tastiera sporca di cenere e mozziconi di sigaretta ovunque. Immagini pornografiche affisse alle pareti da Veronika Zemanová nei suoi tempi migliori a Liya Silver, Leggenda amava le esteuropee, le orientali no, si limitava a fare affari con i loro mariti e non sodomizzava nessuna.
Leggenda scriveva al computer. Inserire dati su dati sui fogli di calcolo. Faceva le formule e, sorridendo perché c’erano giorni in cui doveva eseguire lavori da contabile, pensò a quante centinaia di migliaia di euro tirava su con il traffico d’armi. I cinesi erano i suoi clienti preferiti, raro che fossero terroristi islamici o qualche gang che veniva dal Sud Italia. Tutti lo chiamavano “Leggenda”, il soprannome se lo era guadagnato perché le sue armi erano, appunto, da “leggenda”. Riforniva le triadi e le bande criminali mica di semplici semiautomatiche o, tutt’al più, di volgari Glock come quella che aveva accanto, una 19 per difesa personale o PDW come l’H&K MP5KPDW dell’aviazione americana, figurarsi MAB 38 che al massimo i secessionisti del Veneto anni ‘90. Lui vendeva M16A4, Daewoo K1 che rassomigliavano all’H&K MP5SD6, RPG, Javelin, Stinger, M60 e l’FN Minimi Mk249, oltre che agli inflazionati AK che, anche se era il 2026, erano apprezzati per la loro semplicità d’uso e la resistenza a qualsiasi condizione climatica.
Il suo film preferito? Lord of war.
Sbuffò un momento: Questa serata sarà lunga. Doveva contabilizzare alcune transazioni, per fortuna il suo referente a Zurigo poteva rispondere a uno squillo a qualsiasi ora del dì e della notte, e l’indomani una triade di Hong Kong sarebbe venuta per chiedere una ventina di Howa Type 89 dei loro nemici giapponesi. Cosa se ne sarebbero fatti, a Leggenda non importava:
Possono pure uccidere la premier italiana o quella giapponese oppure fare una strage di mocciosi, l’importante è che mi paghino.
I minuti trascorsero e lui stava facendo a pugni con il tasto del “riconosci numero più alto di questa colonna”, chissà perché non funzionava, che udì un rumore di frenata, poi delle urla concitate.
Leggenda sollevò lo sguardo.
La porta, poco lontano, sembrò esplodere.
Degli scudieri, uno che aveva gettato a terra l’ariete, avanzarono.
Sui caschi, il simbolo del NOCS.
«Sbirri» gridò Leggenda. Un ultimo sguardo al corpo voluttuoso di Veronika Zemanová e ai tatuaggi di Liya Silver e afferrò la Glock 19.
Il colpo in canna, via la sicura, non attese che gli H&K MP5A5 dei poliziotti speciale esplodessero le 5 mm Parabellum, munizioni da pistola di pistole mitragliatrici marca Heckler & Koch e sparò, li precedette.
Ne abbatté uno, un secondo, un terzo…
Le pallottole della Glock perforavano le visiere dei caschi simili a quelli dei celerini e sfigurarono i volti degli sbirri speciali conducendo le loro anime all’inferno.
«Morite! Morite» cantilenava Leggenda.
Dopo che il reparto del NOCS aveva sofferto quattro fra feriti e morti, si ritirò.
Leggenda avrebbe preferito i mafiosi cinesi agli uomini del NOCS, le esteuropee ai cinesi, meglio se porno. In preda a una furia indignata tallonò la sbirraglia in ritirata, poi lo spegnifiamma di un H&K MP5A5 lo puntò alle gambe, lui scivolò sul sangue di una delle sue vittime e la raffica di tre colpi della machinenpistole lo colpì al petto.
Leggenda aveva avuto quel che desiderava. Si abbandonò alla morte pensando agli anni d’oro di Veronika Zemanová.
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