L’elmo
Serie: Goblingeddon
- Episodio 1: L’elmo
- Episodio 2: Oro e cretini
- Episodio 3: Il tempio del Dio Liquido
- Episodio 4: Morik, il Grande Guerriero Goblin
- Episodio 5: La fortuna sorride ai malvagi
- Episodio 6: Sogni colorati
- Episodio 7: L’erba
- Episodio 8: La morte
- Episodio 9: Pirati volanti
- Episodio 10: La spada
- Episodio 1: La porta
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Scrum, Potang e Mira si stavano mordendo e riempiendo di lividi fuori dalla tenda dello sciamano. Sanguinavano come maiali al macello ma insistevano, senza mollare il colpo, combattendo al solo scopo di impossessarsi degli orecchini del nuovo venuto.
La piccola folla radunatasi non faceva caso a loro, accalcata per poter sbirciare all’interno della tenda più importante della città. Quella dello sciamano era anche l’unica tenda: le abitazioni di chiunque avevano mura solide. Ma Lorque preferiva la migliore areazione delle pareti in stoffa. Con la quantità di unguenti, fuochi, fumi e liquidi corporei che era costretto a riversare attorno in continuazione, non poteva chiedere di meglio.
Morik giunse dello sciamano Lorque in solitaria. Privato della scorta riusciva a mischiarsi fra la gente comune pur indossando spallacci di ferro e un arsenale di coltelli portati alla bandoliera. Presto o tardi, però, inevitabilmente, cominciavano a prudergli le mani.
Un mormorio irritato si alzò dalla folla mentre Morik passava, dispensando calci a chi non si spostava in tempo.
«Dov’è?» La sua voce stridula fece voltare Lorque e due assistenti mentre Morik faceva il suo ingresso nel rifugio.
In fermento attorno a un tavolo, sciamano e squadra salutarono il miglior guerriero del villaggio con un cenno del capo.
«Quasi tutto qua!» rispose Lorque. Si lasciò sfuggire una risatina sadica mentre, saldatrice in mano, faceva letteralmente scintille.
Morik si avvicinò ciondolando.
«Blah.»
Sul tavolo, quel che in precedenza era un goblin delle montagne di nome Raki, ora era solo una tavola di carne ricucita con fantasia.
«Il braccio sinistro era irrecuperabile» commentò Lorque. Con una maschera tribale calata sul volto, si proteggeva dalle schegge volanti dell’elmo di ferro che stava saldando direttamente sulla testa del goblin svenuto.
«Perché lo salvi?»
«Gli spiriti dicono così.»
Morik, avvicinatosi troppo, sentì bruciare la punta del naso e si ritrasse.
«È un altro esperimento vero?»
La risatina degli assistenti dello sciamano fu sufficientemente esplicativa. Entrambi si stavano occupando di suturare il moncherino all’altezza della spalla del caduto.
«Che aveva di valore?» chiese Morik.
«Robaccia.»
«Brillanti?»
«Di poco valore. Se li stanno litigando di fuori.»
Morik contorse il grugno. «Che gli stai facendo?»
«Gli salvo la vita.»
«Giochi a sezionarlo secondo me.»
«Anche.»
Il chiasso fuori dalla tenda si stava facendo snervante. Morik a passo duro andò incontro alla folla, alzò il guanto d’arme e schiaffeggiò il primo malcapitato. Scrum e Mira, ritrovandosi ora in due contendenti, decisero di mettersi in disparte, mentre Potang affondava nel fango, privo di sensi.
«Fuori dalle palle arkà!» Il modo migliore per farsi capire era la forza, Morik lo sapeva. E il miglior modo per rivolgersi ai goblin era con la loro lingua ancestrale e primitiva. Arkà, infatti, stava semplicemente per “tutti quanti”.
«Sorgiva ti ha lasciato le briglie sciolte, Morik?» Lorque continuava il proprio lavoro meccanico senza distogliere lo sguardo. La sua sagacia però era spesso anche più affilata della lama.
«Non è affar tuo cosa comanda Sorgiva.»
«I comandi della sacerdotessa sono ridicolmente affar mio, in ogni occasione.»
Morik ringhiò indispettito. Era sì al comando della goblin più influente delle lande nord-occidentali, ma aveva la sua guadagnata nomea, portata come un mantello rubicondo e lercia più che a sufficienza per farsi rispettare.
«Non ero venuto per l’idiota che si è fatto schiacciare. Stiamo aspettando gli auspici Lorque, gli auspici.»
«Quasi terminati.»
«Allora vedi di terminarli. Il cielo si fa ogni giorno più nero.»
«Tranquillo.» Lo sciamano spense la fiamma e lanciò l’erogatore al primo assistente che, nell’afferrarlo al volo, si ustionò. Lanciò un urlo a squarciagola, lasciando cadere l’attrezzatura, cercando poi, immediatamente, cosa avrebbe dovuto fare per non far prendere fuoco alla tenda.
Lorque alzò la maschera dal volto, rivelando una pelle legnosa quanto l’ornamento sciamanico.
«Toc toc, c’è nessuno?» Batté con la mano sulla testa di Raki, ancora svenuto sul tavolo operatorio.
Morik si avvicinò di nuovo, incuriosito dal suono metallico della bussata.
«Ma che hai fatto?»
«L’ho salvato! Aveva la testa rotta, così l’ho aggiustata.»
«Ma quello è un elmo del sud.» Era palese: Lorque aveva saldato sul cranio vivo di Raki un elmo da guerra. Gli aveva racchiuso la faccia all’interno del metallo ancora caldo, fondendo insieme viso e ferro in una sorta di protesi dall’odore disgustoso.
«Ha una spada del sud, ho pensato che ci stesse bene.»
«Ma questo tizio non viene dalle piane, ha la pelle chiara. Sembra muschio di grotta!»
Lorque squadrò Raki nell’insieme. «Pazienza, ormai è fatta.» Continuò a bussare sulla fronte di ferro di Raki, sperando di svegliarlo.
Morik sbuffò. Con uno spintone scostò lo sciamano e, con la carica di un bue, schiaffeggiò due volte Raki con il guanto d’arme. Forse non fu il dolore, quanto il rimbombo campanaro che fece l’elmo a svegliarlo.
«Finalmente sei tra noi!» Gioì Lorque. Aveva fatto un ottimo lavoro.
«Un altro stronzo da sfamare.»
Raki tentennò. La vista stentava a tornare, si sentiva intorpidito e senza forze.
«Non provare nemmeno ad alzarti, per ora non ce la farai. Hai un po’ tutto rotto. Ma grazie a me tornerai in forma.»
Con fatica Raki mosse il capo, constatando la mancanza del braccio sinistro. Ma i preziosi? Dov’erano?
«Oh, quello è andato» lo rassicurò cinicamente Lorque, aprendo le mani in vista del moncherino. «Ma fa nulla, potrai farne a meno. Quando ti lascerò andare.»
La risata dello sciamano gli fece contorcere le budella. Raki tentò di nuovo piccoli movimenti. Si sentiva in pericolo, terrorizzato al’idea di rimanere fra gli artigli di quel goblin sadico.
Come fece un gesto, un pugno violento in volto gli fece sbattere il capo contro il tavolo operatorio.
Tutto di nuovo si oscurò.
Per ultima, la voce di Morik lo salutò a dovere.
«Benvenuto a Campoforno, bastardo.»
Serie: Goblingeddon
- Episodio 1: La porta
Sto recuperando l’intera serie e devo dire che è anche meglio di quanto mi aspettassi.
Il mondo che hai creato è davvero ben strutturato, i personaggi credibili e l’atmosfera coinvolgente.
Riesci anche a rendere benissimo le ambientazioni, i colori e gli odori tanto da farli vivere al lettore, complimenti.
Altro episodio ben strutturato: punto di forza secondo me sono i dialoghi, capaci di trascinare il lettore nel mondo che hai creato. Le scene crude ne fanno da ottimo contorno! 🙂
Credo anche io! Chissà che nella versione grafica possa rendere ancora di più 🙂
Episodio a dir poco brutale!
Lo prendo come un complimento! 😛
Bella puntata, prossimamente mi leggerò anche le prossime 😉
Eh si, anche questo episodio mi è piaciuto. L’immagine dell’elmo saldato sul cranio poi è fantastica.
Nuove ricchezze che nessuno potrà portare via a questo goblin… almeno, non senza di lui!