Lentamente Muore

“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca o colore dei vestiti, chi non rischia, chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione, chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni; emozioni che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti!

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia e pace in sè stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” Pablo Neruda

Potrei chiudere qui. Null’altro da aggiungere se non probabili scontatezze.

Chi non si è riconosciuto in almeno uno dei “vizi” citati da Neruda? Chi, anche solo per un attimo, non ha mollato i remi, non si è fatto trascinare dalla corrente del pessimismo, dall’inerzia, dalla mediocrità? Spesso ho letto questi versi convinto di esser tra i “giusti”, tra coloro che di fatto vivono la vita al massimo, sperimentano, amano ciò che hanno, non soffrono per ciò che gli manca. Spesso ho sbagliato. Con gli anni ti accorgi che gli sforzi richiesti per affrontare la vita a viso aperto, a sguardo alto, sono sempre maggiori. Con le parole, con i pensieri ci si crede invincibili, ma poi i fatti, spesso dimostrano tutt’altro. Dimostrano le proprie debolezze, fragilità, piccole sofferenze quotidiane, che giorno dopo giorno ci restituiscono una realtà diversa dall’autoritratto che ciascuno si è dipinto nel proprio cuore. Scrivere mi ha portato negli ultimi mesi a riflettere su ciò che mi circonda, a mettermi in discussione a guardarmi con occhio esterno, distaccato. Spesso ciò che emerge non mi piace, o per lo meno non corrisponde a quell’immagine che giorno dopo giorno ci si costruisce di se stessi. Impermeabile. Immune. Immutabile. Spesso quella stessa immagine di te stesso è impossibile da cancellare nei pregiudizi di coloro che ti stanno accanto e che ormai ti hanno etichettato, taggato abbondantemente e difficilmente ci ripenseranno.

Malgrado ansie, insicurezze e complessi, penso di essere una persona con un discreta autostima. Credo di viver con consapevolezza il mio potenziale, coltivandolo e stimolandolo appena possibile. Non sono sicuro di riconoscere pienamente i miei limiti. O meglio, ho la consapevolezza di averne parecchi (già quello è un inizio), ma spesso tendo a camuffarli, sperando di ingannare anche me stesso. A 41 anni, forse si avvicina sempre più l’età in cui ogni lasciata è persa. Mi son sempre definito un eterno Peter Pan, infinite volte ho visto gli sguardi di conoscenti, amici e parenti che sorridendo a qualche mia battuta avran sicuramente pensato “ma questo non cresce mai!? Ma quanto è pirla!? Ma perché non impara a stare zitto ogni tanto!?”. Quegli sguardi li ho colti tutti, spesso a frittata già fata, a cazzata ormai sparata. Non che mi freghi più di tanto dei giudizi della gente. Sicuramente qualche accortezza in più mi avrebbe conferito un’immagine pubblica più professionale, più autorevole, più credibile. Ma amen. Sinceramente non ce ne faccio una malattia.

Cito spesso un film che ho amato tanto “Turnè” di Gabriele Salvatores. Ad un certo punto Abatantuono cerando di scrollare un depresso Bentivoglio e gli dice “Uno passa la vita a farsi dire che prima è troppo giovane, poi dopo diventa troppo vecchio… Ci sarà una fase centrale in cui uno deve correre, no? In cui Fu Fu Fu, bisogna correre!”. Bhè cavolo 41 anni credo siano quella fase lì.

Posso iniziare a prendere un bel blocchetto ed elencare le cose che ormai non farò più, per motivi per ora, quasi esclusivamente anagrafici. Diciamo la lista delle cause perse.

Non riuscirò ad andare alle Olimpiadi. Ricordo ancora che ad un’intervista per partecipare alla mitica “ruota della fortuna” di Mike Buongiorno (siamo negli primissimi anni 90), Mike mi chiese, “Il tuo sogno nel cassetto?”. Io risposi deciso “Le Olimpiadi”. Ai tempi ero un buon centometrista e sognavo di correre veloce come Ben Johnson e Carl Lewis. Sognavo.

Non andrò più in Erasmus. Ai tempi dell’università, vinta una borsa di studio, sognavo di partire un anno per Barcellona, sarebbe stata un’esperienza mitica. Ma poi i tanti problemi familiari, mi hanno convinto a rimanere nei confini di Pogliano Beach. Vuoi mettere?

Sto riflettendo, ma non ci sono molti altri rimpianti da annotare. Sicuramente li nascondo a me stesso. Ma tutto sommato credo che ci sia ancora moltissimo da raggiungere, conquistare, desiderare. Le sofferenze, i traumi, è vero ti insegnano molto, se superati ti aiutano a ritarare i tuoi limiti, ad espandere la tua coscienza. Ma la salute, la forza e la fede in se stessi e nella positività della vita in generale, credo siano imprescindibili per raggiungere ogni obiettivo.

In questa fase indubbiamente, un volto ancora così deturpato, un fastidio fisico costante ed estenuante nel parlare, nel mangiare, nel sorridere, qualche scalpellata al mio Ego la danno. Al di là del fatto che probabilmente il 90% dei miei problemi si risolveranno, ci vorrà tanta pazienza, altri interventi, molti soldi e tanto tempo, ma prima o poi questa fase finirà. Questa mia fase è simile quella di decine di altre persone care che stanno affrontando problemi ben più seri. Penso a Marina, una cara amica che vincerà contro il male dei mali. So che al traguardo si porterà un’esperienza che la renderà ancor più forte, più viva. Marina saprà che quella terribile esperienza avrà dilatato i suoi orizzonti, i suoi obiettivi, la propria coscienza e quella delle persone che le staranno accanto.

Ora è tempo di riprendere il blocchetto, voltare la pagina delle cause perse e iniziare una nuova lista. Quella dei progetti. Dei sogni. Dei desideri. Non la Wish List di Amazon. I sogni non arrivano a casa con SDA. Non ti bussano due volte. I sogni bisogna rincorrerli, coltivarli, e quando si raggiungono sarebbe bello soffermarsi per ammirare il percorso che si è fatto per conquistarli.

“Lentamente muore chi evita una passione, chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni; emozioni che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti!”

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. LibriCK del quale farò tesoro. Ci sono tantissimi spunti di riflessione e credo che la vita vada vissutta al massimo anche perché – per ora – è solo questa che abbiamo.
    Grazie Michele! 🙂

    1. Esatto… Per ora è solo questa… Vale la pena viverla al massimo e al meglio… Comunque sia

  2. Guarda vorrei saperlo anche io… sono in ballo ormai da quasi 1 anni. A settembre dovrò subire un grossa e spero ultima operazione… se sopravvivo e se avrò forza e coraggio per scrivere lo saprai! 😉 intanto scrivo che mi serve non poco e ti dirò mi piace anche… se poic’è anche qualcuno che ha voglia di leggerti…meglio. Avrai forza. Stomaco e pazienza? 😉

    1. Mi spiace sapere che questo travaglio sta durando così tanto… eh, scrivere se piace non puoi farne meno e spesso essere letti equivale ad un grane abbraccio! Ma certo che avrò pazienza, anzi piacere e un forte stomaco. Ti addendo 😉

    1. Non mi prendoi meriti che sono della bellissima poesia citata…piuttosto dovremmo leggerla più spesso perché sono infiniti i momenti in cui ogni giorno “muoriamo” per il semplice fatto di non apprezzare la vita per ciò che è… poi guarda l’ho imparato sulla mia pelle…se ti va leggi la serie “senza denti” che sto scrivendo… storia vera…la mia..