
L’equilibrio perfetto – 3a
Serie: L’equilibrio perfetto
- Episodio 1: L’equilibrio perfetto – 1
- Episodio 2: L’equilibrio perfetto – 2
- Episodio 3: L’equilibrio perfetto – 3a
- Episodio 4: L’equilibrio perfetto – 3b
STAGIONE 1
Chiedo scusa ai lettori, ma non ho tempo di scrivere questo capitolo. La mia vicina di casa è molto anziana, ha finito le mascherine e mi ha chiesto di andargliele a comprare. Domani deve recarsi a casa della figlia, in autobus, a tenere la nipotina perché la figlia ha ricominciato a lavorare. Solo che i negozi chiudono tra un’ora. Quindi proprio non ho tempo. Senza mascherine non può andare dalla figlia, che non ha nessuno a cui lasciare la bambina (è un angelo, si chiama Camilla, dovreste vederla), e il suo capo le ha già fatto capire che se chiede un altro giorno di permesso rischia il posto.
Mi rendo conto che è imperdonabile per chi scrive racconti confessare apertamente di non avere tempo per scriverli. Davvero, sono io stesso imbarazzato. Ma che ci volete fare, è la vita.
Non è tanto per la storia in sé che non ho tempo, quella volendo ve la dico in due righe. E’ tutto il resto, quello che io chiamo il condimento narrativo. Mi riferisco alle descrizioni dei luoghi. Ai pensieri dei personaggi. Ai dialoghi tra i personaggi. Alle deviazioni, gli adombramenti, le anticipazioni, le ellissi, il colpo di scena finale. Tutte quelle cose che fanno dire al lettore, “mi sembrava di essere lì mentre leggevo”, “ho pianto”, “ho riso”, “ho rischiato di perdere la fermata del metrò a cui dovevo scendere perché mi sembrava di essere lì mentre leggevo”. Volendo fare un lavoro un minimo decente, ti ci vanno via almeno un’ora, un’ora e mezza. E a quel punto i negozi saranno chiusi. Dovrei dire alla vicina che la figlia è rimasta senza lavoro per ragioni estetiche? Voi al mio posto come vi sentireste? E al suo? E a quello della figlia? Per non parlare di Camilla, una bambina adorabile, dovreste vederla.
Quindi ho pensato che, se siete d’accordo, il capitolo ve lo abbozzo, vi dico velocemente cosa succede, con due o tre dettagli aggiuntivi in più, così se volete quando vi è comodo mettete su un po’ di musica soft (suggerisco Iron & Wine, il primo disco quello registrato in casa, altrimenti anche Bach va bene, o in alternativa su Spotify ci sarà sicuramente una qualche playlist da ascoltare durante la lettura di racconti appena abbozzati) e ve la ricreate sul palcoscenico della vostra mente come meglio preferite, ambientandola al mare o in montagna, di giorno o di notte, potete persino scegliere di far interpretare i personaggi ad attori famosi. Per il cliente del supermercato io personalmente sceglierei Gigi Reder, quello che faceva il Ragionier Filini in Fantozzi, che secondo me rimane uno dei più grandi attori italiani mai giustamente riconosciuti. Sì lo so che è morto, ma in fondo nel palcoscenico della mente uno ci può mettere chi vuole, ci manca che tolgano anche questa libertà. Per il personaggio di Arturo opterei invece per un Battiston, grazie alla sua naturale simpatia, oppure se vogliamo andare sull’hollywoodiano c’è sempre quello che ha fatto il sequel di Blade Runner e La La Land, mai una volta che mi ricordi il nome, ma a detta di molte rimane un gran figo. Certo mi rendo conto che siano attori pagatissimi, totalmente fuori budget, ma il palcoscenico della mente ha sicuramente tanti difetti, quello del budget però no.
Dunque come avrete indovinato, in questo capitolo compare Arturo, il personaggio che nel primo capitolo si infilava la mascherina per andare a rubare, e faceva tutto quel discorso su Dio. Ora, Arturo non è che sia granché come ladro, diciamo che è alle prime armi, anche lui come la figlia della mia vicina è stato licenziato per aver chiesto troppi permessi, ma vi assicuro che tutto lo si può accusare, tranne che avesse poca voglia di lavorare. Tutti i permessi che ha chiesto erano legati ad oggettive necessità, proprio come la figlia della mia vicina, che ad onor del vero il lavoro non lo ha ancora perso, né lo perderà, sempre che riesca ad andare a comprare le mascherine in tempo.
[… continua …]
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“. Domani deve recarsi a casa della figlia, in autobus, a tenere la nipotina perché la figlia ha ricominciato a lavorare. Solo che i negozi chiudono tra un’ora. Quindi proprio non ho tempo.”
Mi piace l’utilizzo di frasi piuttosto corte o continuamente pausate per dare l’idea della fretta