Lettera a te e a me stessa

Serie: Lettere

Ti ho sentita ridere ieri, mentre guardavi un film in una minuscola saletta cinematografica. Ti ho visto sorridere mentre recitavi su un palcoscenico di un teatro pieno di gente. Ti ho vista piangere dopo una scena qualunque di un minuscolo film, in una minuscola saletta cinematografica. Perché non lo capisce nessuno che dietro quella sequenza di immagini insignificanti che stai guardando, vedi tutta te stessa. Non lo sa nessuno che quando piangi sogni che qualcuno, osservandoti da uno spioncino qualunque, venga ad abbracciarti. Non lo sente nessuno il rumore che fanno i tuoi pensieri. Ti ho sentita ridere ieri, mentre guardavi un film di Woody Allen in un cinema vuoto. Ti ho sentita perchè c’eravamo solo io e te e anch’io qualcosa, in quell’istante, l’ho sognata. So che ti sembra strano immaginare che qualcuno sogni di poterti parlare, abbracciare, toccare, amare; perchè sei sempre stata solo tu a farlo. Allora non crederai che in quel singolo momento, quello in cui ho sentito una risata imperfetta, che persino tu stessa odi, ho desiderato essere io la causa di quella gioia. Non ci crederai e non sarai capace di amarmi come io ti amo. Lo so, niente di personale, è solo che tu sei così. Credi di essere l’unica a guardare il mondo da una luna lontana. Credi che nessuno sia in grado di amarti perchè tu non ti ami e non ti amerai mai. Certe volte ti fermi a pensare però che magari potresti davvero essere troppo per questo mondo e con quel briciolo di orgoglioso egocentrismo che detesti stai lì a rimuginare su quale delle due ipotesi possa essere vera. E nel frattempo tu ci provi a farti amare, ci provi a farti consolare, ci provi, ma nessuno ha mai raggiunto quel cuore triste che pesa troppo.

Ti ho sentita ridere e non sapevo ancora cosa pensassi, cosa vivessi, cosa scrivessi. Mi sono innamorato di te così, senza vedere neanche il tuo viso. Adesso però so tutto. So che ti capita di voler semplicemente restare da sola in una stanza buia tutto il giorno, senza dover parlare con qualcuno pensando a qualcos’altro, a piangere con la faccia in giù sul cuscino, sperando che quel qualcuno entri dalla porta e senza farti domande capisca cosa sei.

Ma so che pensi anche che quella persona non arriverà mai a salvarti perchè solo tu puoi farcela, solo tu puoi stare meglio e provare a non impazzire. Forse aspetti che il tuo salvatore arrivi ad insegnarti come farlo perchè tu rincorri da anni la soluzione e quando ti sembra di averla trovata ti accorgi che sta più lontano di prima. Torna sempre un suono nella tua mente, una voce che ti dice che non puoi farcela, un’eco che insiste quando provi a non ascoltarla, un odio che va e viene da tutto quello che fai. Una critica, un grido continuo ti lascia paralizzata e ti fa credere di non avere la forza per affrontare tutto. Pensi di essere la persona più triste del mondo e ti balena nella testa il pensiero che forse sarebbe una buona idea lasciarti affogare nelle lacrime che hai sprecato per tutta la vita per gente che non le meritava, ma non lo faresti mai perchè hai paura di andartene troppo presto e per questo ti senti una vigliacca. E probabilmente a volte ci pensi che con un po’ di coraggio in più avresti già smesso di vivere e di soffrire.

E ripensando a un passato lontanissimo desideri tornare a quella spensierata creatività che forse hai perduto. Eppure qualche volta ti sembra sia tornata quella voglia di fare, di ideare, di immaginare e decidi di costruire qualcosa che però non ti soddisfa del tutto, ma che almeno c’è. Hai deciso di creare me per esempio che penso nello stesso modo in cui pensi tu, ma lo sai che non potrò mai essere vero, che non potrò mai essere come davvero mi vorresti. Non ti salverò perchè non ho davvero sentito quella risata, perchè quel cinema era vuoto. Ma non preoccuparti, non fa niente, non è la fine del mondo. A volte ti fa bene pensare che i tuoi pensieri non siano solamente tuoi e allora ti chiedo, cosa hai sentito al posto mio?

Ho sentito la mia risata ieri, mentre guardavo un film in una minuscola saletta cinematografica e ho pensato di essere veramente felice solo in quel momento, solo per un attimo. Rido, piango poi sorrido e poi… sono ancora viva. Questo ho pensato quando ho deciso di non lasciarmi affogare nelle lacrime di una vita immensamente triste, quando ho scelto di non costruire un finale ad una storia non ancora completa. Come questa lettera priva di convenevoli e idiozie mascherate, incompleta e tuttavia già perfetta.

Serie: Lettere
  • Episodio 1: Lettera a te e a me stessa
  • Episodio 2: Lettera ad un amore qualunque
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. “Ma so che pensi anche che quella persona non arriverà mai a salvarti perchè solo tu puoi farcela, solo tu puoi stare meglio e provare a non impazzire”
      ❤️

    2. intensa fin dall’inizio. Man mano che ci si immerge nella lettura si entra in un vortice di emozioni, di pensieri, di immagini e di suoni che riescono ad avvolgere emotivamente chi legge (parlo per me)..il finale un pugno nello stomaco…complimenti

    3. Molto bella questa lettera.
      Un’analisi introspettiva che cerca di essere obiettiva, mettendo a confronto le illusioni e le disillusioni della protagonista, gli inevitabili contrasti di uno spirito che si pone delle domande e si interroga sulle risposte. Bello!