
Lezione di filosofia
La mattina era luminosa e un raggio di sole colpiva il lato destro della cattedra. I ragazzi attendevano il professor Pacetti che, come al solito, faceva sempre qualche minuto di ritardo. Nel frattempo, gli studenti davano un’occhiata al cellulare. A Vittorio piaceva dialogare con i ragazzi e spesso i temi trattati sembravano soggetti al suo capriccio. Certo c’erano i libri di testo, ma sembravano quasi solo una formalità.
Si sentirono dei passi nel corridoio. Tutti misero a posto il cellulare e guardarono la porta. Vittorio entrò dicendo buongiorno e gli studenti risposero. Scrisse qualcosa sul registro e dopo, finalmente, alzò lo sguardo sulla classe.
«Che bella giornata, vero?» Vittorio si accarezzava la lunga barba grigia mentre guardava, sorridendo, la finestra dalla quale entrava il sole. «Non voglio appesantirvi con una lezione noiosa. Non oggi» fece una breve pausa durante la quale squadrò i volti rasserenati degli studenti. «Oggi parleremo di un triangolo» qualcuno aggrottò la fronte, qualcun’altro sorrise chiedendosi dove volesse andare a parare il professore.
Vittorio si alzò e disegno sulla lavagna.
«Si tratta di un triangolo equilatero.»
«Non parlerà mica di nuovo della Trinità, professore?» aveva parlato un ragazzo magro, alto e con molti brufoli. Mezza classe scoppiò a ridere.
«A quanto pare quella lezione ti ha colpito molto Giuffrida, nonostante l’abbiamo fatta mesi fa» il professore sorrideva.
«È perché non ci ho capito niente, professore» questa volta quasi tutti risero.
«Grazie Giuffrida per il tuo intervento, ma abbiamo trattato abbastanza approfonditamente il cristianesimo. Siamo quasi a fine programma e ora predomina l’ateismo. Non preoccuparti, non vi parlerò di Dio.»
«Grazie a Dio!» un’altra risata scoppiò alle parole di Giuffrida. Anche il professore sorrise.
«Va bene. Ora basta. Considera la carriera del comico, Giuffrida» Pacetti si schiarì la voce. «Ora torniamo a noi. Vi stavo parlando di un triangolo. Due dei vertici sono il bene e il male» il professore li scrisse alla base. «Chi sa dirmi qual è il terzo?» poi guardò Giuffrida che stava per parlare. «Non è Dio» gli disse il professore ormai serio.
Alcuni studenti guardavano Vittorio impazienti che desse la risposta, altri si arrovellavano il cervello cercando di capire.
«Siamo abituati a vedere le cose in modo duale. Luce e tenebre, vita e morte, bene e male, ma tutte le cose vanno minimo tre a tre» il professore notò la sorpresa in molti dei loro volti. «Pensate al tempo, per esempio. Lo dividiamo facilmente in tre: passato, presente e futuro. Allora, secondo voi, cos’è che va sempre insieme al bene e al male? Cosa sta al vertice di questo triangolo?» il professore attese un po’ scrutando i volti dei ragazzi. Nessuno rispose.
«Vi faccio un esempio. Un leone che uccide una gazzella, lo definireste cattivo o malvagio?» questa volta più ragazzi negarono con la testa, molti pronunciarono un chiaro “no”. «L’omicidio, invece?»
«Sicuramente male» disse una ragazza dai capelli neri in seconda fila.
«Perché? Cosa rende l’uomo diverso dagli altri animali?» il professore attese di nuovo. «Mi pare che ne abbiamo già parlato all’inizio del corso.»
«La ragione» rispose Giuffrida.
«Benissimo. Ottima risposta. La scrivo qua, ma un po’ più in alto del vertice» Vittorio scrisse RAGIONE in alto. «Ci siamo quasi. Vorresti dirci anche cosa è la ragione?»
Giuffrida sembrava insicuro.
«La capacità di pensare» disse.
«Ottimo Giuffrida! Vedo che hai una buona memoria» Pacetti ritornò a guardare tutti, uno per volta. «La ragione è anche la capacità di esprimere giudizi. Ci aiuta a determinare cosa sia bene e cosa sia male. Ma non possiamo fermarci al pensiero. Dalla teoria dobbiamo passare alla pratica. Le nostre azioni possono essere giudicate buone o cattive, ma cosa ci permette di decidere per le une o per le altre?» il professore guardò i volti dei suoi studenti, erano tutti attenti. «In altre parole, perché possiamo fare sia il bene che il male?»
«Perché siamo umani, a volte sbagliamo, altre facciamo giusto. Certe volte lo facciamo di proposito, ma non siamo robot» a parlare era stata una ragazza bionda in prima fila.
«Benissimo Allegri. Hai usato una parola interessante: robot. Deriva dal ceco e significa lavoro forzato. Chi svolgeva i lavori forzati?»
«Gli schiavi» più di uno studente rispose così.
«I carcerati» disse qualcun altro.
«Cosa manca a entrambi?» riprese il professore.
«La libertà» Giuffrida fu il primo a pronunciare la parola.
Il professore lo guardò sorridendo.
«Eccoci arrivati. Ragiono in questo modo con voi perché non dimentichiate quello che vi dico» Vittorio si girò di nuovo verso la lavagna e scrisse sul terzo vertice del triangolo: LIBERTÀ.
«Andava bene anche libero arbitrio, ma ha un sapore troppo religioso e, inoltre, è bello che insieme a due maschi ci sia una femmina» qualche studente sorrise. «Andiamo avanti: cos’è la libertà?»
«Fare quello che si vuole» rispose un ragazzo dal fondo con i capelli rasati ai lati e una maglietta nera.
«Interessante Tarducci. Dunque, se io voglio posso prendere i tuoi soldi o il tuo cellulare?» disse Vittorio avendo notato che il ragazzo era un po’ distratto con la chat.
«Beh, no» rispose posando lo smartphone.
«La libertà non è fare ciò che si vuole perché esistono anche gli altri. Anche i solipsisti devono fare i conti con questa realtà. La libertà dona dei diritti, ma esige anche dei doveri. In questo caso, se io rubassi il tuo cellulare farei un male perché ti impedirei di rispondere alla tua ragazza. Limiterei la tua libertà. Comprendete ora perché il bene e il male hanno a che fare con la libertà?»
Il professore, che era stato sempre in piedi, tornò a sedersi alla cattedra.
«Chiaramente si può fare il male, ma in virtù di un altro tipo di libertà o, meglio, di libertinaggio. La libertà vera è sempre un bene perché, quando si fa il male, si toglie qualcosa agli altri, li si limita, anche solo a livello psicologico» Vittorio guardò di nuovo Tarducci. «Se io, invece, ti dessi dieci euro?»
«La ringrazierei professore» disse il ragazzo sorridendo.
«Ovviamente dipende da cosa faresti con quei soldi. Anche limitare sé stessi è male. Il bene, dunque, aumenta la libertà» il professore fece una breve pausa. «Allegri, vuoi ricapitolare?»
La ragazza era una delle più intelligenti.
«Certo professore. Il bene e il male stanno in relazione alla libertà perché con il bene la si aumenta, mentre, con il male, la si limita.»
«Ottimo.»
Suonò la campanella.
«Buona ricreazione.»
Giuffrida si alzò lentamente e si avvicinò alla cattedra.
«Professore, chi sono i solipsisti?»
«Dovresti saperlo già» Vittorio sorrise.
Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Molto interessante e gradevole la progressione in cui organizzi e sviluppi i dialoghi della lezione, con tutti i dettagli e le atmosfere del caso. Mi ha colpito la piacevole tensione che ottieni nell’immaginare e saggiare le risposte degli studenti all’identità del terzo lato, il loro rapporto con l’insegnante, quanto la tua abilità di coniugare leggerezza e profondità nella stessa narrazione.
Il racconto è coinvolgente, con un equilibrio efficace tra leggerezza e riflessione.
Ahh questa lezione sulla libertà mi ricorda tanto il pensiero di Kant, con la sua famosa frase “la tua libertà finisce dove inizia la mia”.
Una riflessione molto interessante, peccato che nella società in cui viviamo giusto e sbagliato siano forme puramente soggettive. Qualcuno nei commenti ha scritto che la morale cambia con il tempo, io correggerei dicendo che cambia il rapporto degli uomini ad essa. Il bene comune è sempre ciò che ha fatto andare avanti la società degli uomini, facendo in modo che rispettassero le leggi o accettassero qualcosa che prima si considerava immorale. Perchè una società senza valori può avere qualsiasi cosa come morale, basta appunto non limitare la libertà dell’altro. Ciò che conta è la mia libertà, perchè l’uomo è di base egoista.
Gli animali non uccidono per uccidere, l’uomo invece sì. Questo fa molto riflettere.
Molte persone non si rendono neanche conto che le guerre sono il frutto della libertà dell’uomo e incolpano Dio per tutti i mali su questa terra, ma al tempo stesso esigono di fare quello che vogliono. Giusto e sbagliato diventano giudizi soggettivi di una popolazione accecata da una falsa libertà che va a coprire un compromesso (che lede la libertà degli individui), raccontatoci dallo stato, per il bene comune, che ci lascia accettare l’oppressore.
Comunque bel racconto, hai portato un tema che mi ha molto molto interessato!
Ho riflettuto a lungo chiedendomi se ci fossero dei principi sempre validi, una morale solida e non ipocrita e che prescinda dal tempo e dal luogo in cui ci si trova. Ci sono sempre due fattori che emergono sopra gli altri. Il primo è la sofferenza, dalla quale sembra non ci si possa esimere e che, quando aumenta è visto sempre come un male. Il secondo è la libertà, questa viceversa è un male quando diminuisce. Si potrebbe chiamare in causa molti altri fattori, ma io credo che la distinzione fra bene e male sia chiara: il bene è ciò che aumenta la libertà e riduce la sofferenza, propria e degli altri, il male viceversa. Prendendo solo questi due fattori si può fare una chiara distinzione, omesse le eccezioni, a prescindere da libri sacri, religioni e dei. Grazie per il tuo commento.
A parte la specifica interpretazione filosofica della teoria espressa dal prof, sulla quale proprio per la nostra libertà e capacità di argomentazione potremmo discutere per secoli (e con questo non intendo dire che io sia di opinione diversa), io ho apprezzato davvero tanto la rigorosa linearità del ragionamento e il realismo della descrizione, che mi ha riportato indietro ai banchi di scuola. E al film “L’attimo fuggente”, che in tutti i suoi aspetti ha segnato la mia vita.
Grazie per il tuo commento, la penso allo stesso modo.
Anche a me è piaciuto tanto L’attimo fuggente. Grazie per aver condiviso le tue idee e per aver letto.
Ciao Domenico, ho letto tra i commenti che questo racconto è frutto delle tue opinioni e che non hai mai studiato filosofia. Ora, siccome neanch’io ho mai studiato filosofia mi permetti delle opinioni diverse ad armi pari?
Intanto ho dei dubbi sull’assetto geometrico che hai scelto in relazione alla risposta conclusiva che metti in bocca alla ragazza: io in un triangolo non vedo due soggetti in relazione con un terzo, come dice Allegri, ma tre soggetti in relazione tra loro.
Seguendo il tuo ragionamento della triade io poi al posto della libertà avrei messo il tempo. La morale all’interno delle società cambia con il tempo, ciò che una volta era visto come male oggi magari non lo è più e viceversa. Ad esempio tu citi l’omicidio, ma il suo valore negativo cambia nel tempo e nelle circostanze: la pena di morte è un omicidio socialmente accettato in quei paesi dove è giuridicamente ritenuta un omicidio legalmente valido. Al tempo di oggi è una pratica criticata da molti, in un passato non troppo remoto era comune vedere questo tipo di omicidio come “bene”. Lo stesso si potrebbe dire nell’omicidio di un soldato nemico: oggi ci sono le contestazioni pacifiste, ma una volta chi uccideva un nemico era inequivocabilmente un eroe.
Grazie. Da un certo punto di vista sono d’accordo con te, la morale cambia nei tempi e nei luoghi. Ma faccio un esempio: nella preistoria se uno mi avesse rubato una coscia di carne arrostita, probabilmente l’avrei ucciso. Poi è arrivata la legge “occhio per occhio, dente per dente” e non avrei più potuto farlo. Con il cristianesimo si è andati oltre quando Gesù dice di porgere l’altra guancia, ma siamo un po’ tentati di agire come i primitivi. Cristo ci ha promesso il paradiso ma l’ultimo passo è agire bene disinteressatamente, senza nessuna ricompensa, neanche il paradiso. Mi sembra che con il tempo si sia andati nella direzione della libertà: io non devo incattivirmi a causa del male degli altri, devo rimanere libero di fare il bene e la libertà è un bene. Certo questo vale per l’occidente del mondo, ma io penso che noi possediamo la morale più evoluta.
Ciao Domenico ho letto con curiosità il tuo racconto e devo dire che sei stato bravo a renderlo credibile al punto da farci sentire un po’ a scuola, tra la curiosità di imparare qualcosa di nuovo e l’attesa imperterrita della ricreazione. Smaniosi di vivere un quarto d’ora di libertà tra una lezione e un’altra della vita.
Bravo.
Grazie. Ogni tanto i ricordi della scuola riafforano, anche gli incubi. In particolare, l’ansia degli esami. Certe volte sogno di essere di nuovo seduto davanti agli insegnanti a sparare qualcosa che non ricordo bene. Per questo ho scritto già due lezioni.
Molto, molto, molto interessante! Anche se a me non piace più di tanto la filosofia
Grazie Kenji.
Grazie Domenico per questa bellissima lezione durante la quale me ne sono stata seduta al mio posto, cellulare nello zaino, con le orecchie e il cuore bene aperti. Personaggi ben caratterizzati e ottimi i dialoghi. Una narrazione riuscita che ci aiuta a non perdere il filo del discorso. Mi è piaciuta molto l’idea della ricapitolazione da parte della studentessa. Così, è come metterci un punto. Bravissimo
Grazie. Ho cercato di immagibare come sarebbe una lezione di filosofia, anche se, a dir il vero, non l’ho mai studiata alle superiori. Voglio sottolineare che queste sono mie idee e non mi considero un filosofo, quindi sono da prendere con le pinze.
Diciamo che, ok, non sei un filosofo. Però le idee mi sembrano condivisibili. Perlomeno, dal mio punto di vista.
Ciao Domenico, provero` a tracciare un quadrato che ha come base il pensiero logico. Sui due lati la credibilita` della storia e dei dialoghi da una parte e l’ ironia che alleggerisce la lezione di filosofia dall’ altra. Quarto lato e altro aspetto fondamentale di ogni societa` civile, i riferimenti all’ etica, attraverso i concetti di bene, male, liberta`, libero arbitrio…
Bravo Domenico: un racconto ricco e piacevole da leggere.
Mi hai letto nel pensiero. Anch’io avevo pensato a un quadrato delle opoosizioni o semiotico, ma non era fattibile, sarebbe stato più difficile da scrivere e da comprendere. Grazie per aver letto.