
Lezione di fisica
Il professor Pereira doveva tenere la prima lezione della giornata. Arrivò, come al solito, in anticipo. Fumò la sigaretta fuori dall’edificio, poi entrò. Gli studenti lo stavano aspettando. Le sue lezioni di fisica erano sempre molto frequentate.
«Oggi parleremo dell’entropia» cominciò «Qualcuno di voi sa cosa significa questa parola?» amava coinvolgere gli studenti e ascoltare le loro risposte che, spesso, lo facevano sorridere.
La studentessa con la media più alta alzò la mano. Il professore le fece un cenno invitandola a parlare.
«L’entropia è una misura del disordine presente in un sistema. Essa aumenta quando il sistema passa da uno stato ordinato a uno disordinato» disse con convinzione.
«Esatto!» disse il professore «Non mi aspettavo niente di meno da lei, signorina Dragone» la ragazza sorrise soddisfatta «In altre parole, l’entropia è il naturale andamento del nostro universo. Essa, nel sistema chiuso che è il cosmo, aumenta sempre e, non potendo prendere energia dal di fuori, non c’è modo di fermarla o invertire il suo andamento. Questo fino a quando gli atomi si disperderanno equamente in una morte termica: il Big Freeze, oppure, nel Big Crunch, l’universo, dopo essersi espanso, comincerà a contrarsi» fece una piccola pausa.
«Ora vi farò un’altra domanda: è possibile viaggiare indietro nel tempo?»
Questa volta alzò la mano uno studente un po’ meno bravo.
«È impossibile perché si creerebbero dei paradossi. Ce l’ha spiegato l’altra volta» anche lui sorrise, ma troppo presto.
«Non è completamente esatto e anche da lei non mi aspettavo niente di meno, signor Facchetti» il ragazzo smise di sorridere e rimase accigliato.
«Come detto, parliamo di entropia e la risposta corretta riguarda il nostro argomento» aspettò che tutti lo ascoltassero «L’entropia va solo in una direzione e lo stesso tempo dipende da essa, è come se fosse la freccia del tempo» tirò fuori una sigaretta e qualcuno pensò che l’avrebbe accesa, ma lui la mostrò ai ragazzi.
«Cosa succede se accendo una sigaretta e comincio a fumarla?» qualcuno rise.
Un ragazzo con i capelli lunghi e la barba rispose senza alzare la mano: «La sigaretta si consuma e poi ce ne vuole un’altra e un’altra ancora» anche lui sorrise, insinuando che il professore fumasse troppo.
«Bene! Proprio così! Si vede che sei un fumatore e non dai tuoi capelli» tutta la classe rise.
«È scontato che la sigaretta si consumi. Può mai tornare intera?» nessuno parlò, ma tutti scossero la testa.
«Prima di darvi la risposta vi racconterò una barzelletta: c’era un uomo a cui piaceva fumare le canne e passeggiare per i boschi. Un giorno, lungo il sentiero, vide qualcosa luccicare. Si piegò e prese l’oggetto: era una lampada antica. Mentre la ripuliva dalla terra, strofinandola, apparve un genio. “Hai tre desideri” disse. Visto che stava fumando il suo ennesimo spinello gli venne un’idea: “Vorrei una canna di erba buona che non si consumi mai”. Il genio scoccò le dita e apparve il cannone. Il ragazzo lo accese e fece qualche tiro notando che non si consumava davvero. Era così buona, e lui era così felice, che si dimenticò del genio. “Ehi! Hai altri due desideri”. Quello lo guardò tutto fatto e disse: “Ok. Dammene altre due di queste”.»
Tutti risero di gusto. La barzelletta era uno dei momenti più attesi della lezione e molti seguivano il corso solo per la simpatia del professore.
«A parte gli scherzi, niente può andare contro l’entropia. Un bicchiere che si rompe non può tornare intero.»
Un ragazzo alzò la mano.
«Un domanda professore» disse dopo che Pereira gli ebbe dato la parola «Lei, una volta, ha detto che niente è impossibile in fisica, ma che esistono solo cose molto improbabili. Qual è la probabilità che la sigaretta ritorni intera, per così dire?»
«Ottima domanda. L’entropia rappresenta la tendenza verso stati più probabili. Stiamo parlando di sistemi isolati, come l’universo. La probabilità che la sigaretta o il bicchiere tornino interi non è nulla, ma è così piccola che un atomo in confronto all’universo non la raggiunge neanche lontanamente» fece una pausa per vedere la loro reazione «Mettiamola così: se accadesse una cosa del genere ci sarebbe un solo nome per definirla: miracolo.»
I ragazzi cominciarono a mormorare, qualcuno rise.
«Si potrebbe anche dire che è in quella infinitesima probabilità che si nasconde Dio» il professore tacque.
Questa volta il mormorio divenne confusione. Un ragazzo fece stare tutti zitti quando cominciò a parlare, quasi gridando per sovrastare le voci degli altri.
«Professore! Cosa c’entra con la fisica l’esistenza di Dio?»
«Silenzio!» disse Pereira. Subito tutti stettero zitti. «Io non sono un teologo e nemmeno un filosofo. Voglio solo insegnarvi il modo giusto di ragionare» si fermò un attimo, respirò. «Conosco molti miei colleghi che escludono a priori ogni forma di casualità nel mondo. Alcuni mi prendono in giro, perché certe volte nomino Dio. Il punto è che tutte le scoperte della fisica, specie da quando si ragiona in termini di quanti, lungi dall’averci dato delle risposte, ci hanno portato solo ad altre domande, a cui, probabilmente, non sapremo mai rispondere. Qual è il fondamento ultimo della materia? La risposta sembra essere: la probabilità. Per questo vi invito a non escludere niente dal vostro orizzonte. C’è una probabilità, seppur minima, per ogni cosa. Studiate, fatevi domande, cercate le risposte anche se non doveste trovarle mai. Ma soprattutto ricordate quello che dico alla fine di ogni lezione: nulla è impossibile.»
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La Fisica, da sempre, ha bisogno di narrativa, e i bravi professori ne sono anche poeti. Il tuo testo mi appare riuscito perché, accanto ai cenni scientifici sul tema dell’entropia, valorizza anche la maestria dell’insegnante nel saper catturare l’attenzione dei ragazzi. Una disposizione personale del docente che pare sempre più rara…
Forse il numero limitato delle battute a disposizione deve aver reso tutto un po’ troppo rapido, ho l’impressione la scena manchi un po’ del pathos della scoperta, della rivelazione, magari un silenzio fra una domanda e una risposta, un’attesa… ed è come se la lezione duri giusto il tempo di una sigaretta. Sono certo che avresti curato maggiormente questo aspetto in un format più ampio.
Attendo le successive Lezioni!
Ri-ciao Dimenico, avevo gia` letto ieri questo tuo racconto e avevo bisogno di tempo per elaborarlo. Ora l’ ho riletto, molto volentieri. Al liceo (scientifico anche nel mio caso, come per Cristiana), amavo la filosofia e certi argomenti mi coinvolgevano e mi appassionavano. La teoria dell’ entropia, sinceramente non la ricordavo. I miei ricordi scolastici sono tutti molto vaghi. Mi ha colpito il nome del professore; immagino non casuale; forse un omaggio al libro di Antonio Tabucchi, “Sostiene Pereira”. Mi pare ci sia qualche affinita` di genere. Ho apprezzato anche il finale, non solo perche` ci sta, ma anche perche` ci credo.
Scusami DOMENICO, ho sbagliato scrivendo il tuo nome.
Grazie per la tua opinione. Non fa niente per l’errore. In alcune zone della Basilicata si dice proprio così: Dimenic
Ciao Domenico, piacere di leggerti.
Il tuo racconto non mi è dispiaciuto, si legge bene ed ha un buon ritmo, mi hai ricordato una lezione di fisica in cui veramente un prof mi disse qualcosa del genere.
Però in alcune parti noto delle precisazioni che secondo me non sarebbero necessarie, perché hai già mostrato un attimo prima quello che spieghi nella frase successiva.
Es:
gli studenti lo stavano aspettando -> le sue lezioni erano molto frequentate
il professore coinvolge gli studenti con una domanda -> amava coinvolgere gli studenti e ascoltare le loro risposte
dopo la barzelletta tutti risero di gusto -> La barzelletta era uno dei momenti più attesi della lezione
Le vedo tutte un po’ come ripetizioni o una sorta di ripetizioni che se eliminate del tutto o alleggerite potrebbero far migliorare ancora di più il racconto.
Sul finale invece sinceramente avrei preferito un pochino più di enfasi, ma magari poi sarebbe stato meno ficcante.
Grazie di aver condiviso questo bel racconto.
Grazie molte per i tuoi consigli. Ho provveduto a cancellare qualcosa. Il finale lo lascio così “ficcante” (bella parola, comincerò ad usarla).
Il tuo racconto mi è molto piaciuto, al di là dei ricordi dello scientifico. L’ho trovato scorrevole nella prosa (ben riuscito il mix di linguaggio formale/informale) e curioso nell’argomento e in come esso viene trattato. Bello il finale, aperto e stimolante. Bravo
Grazie per aver letto. Questa idea l’ho comunicata prima alla mia ragazza e lei ha insistito per farmela mettere per iscritto. Sinceramente non ho mai studiato l’entropia a scuola, ma amo leggere e scoprire sempre cose nuove. Il finale rispecchia il mio pensiero: nulla è impossibile. Non escludo niente, men che meno quella dell’esistenza di un dio.
E il nome Pereira? Un semplice caso?
In realtà no. È stata un’associazione di idee. Ho visto il film Oppenheimer e una scena del film trattava questo argomento. Lo scienziato si chiamava Robert, come Roberto Pereyra il calciatore. 😂
Così nobile rimando 🙄😁
Mi è piaciuto anche il romanzo Sostiene Pereira letto tempo fa. Ora è più nobile
Andava benissimo anche il calcio. Ha il suo perché di nobiltà 😊
Interessante, anche se la fisica non è un argomento che amo approfondire, preferisco l’economia!
Neanche io l’ho approfondita più di tanto, ma mi è venuta questa idea e ho letto qualcosa.