
Lezioni di umanità
Serie: La frontiera
- Episodio 1: La preda
- Episodio 2: La tana e il Mulino
- Episodio 3: L’odio
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Oltre la frontiera
- Episodio 6: Aurora
- Episodio 7: Gratitudine
- Episodio 8: Scusa per il pugno che mi hai dato
- Episodio 9: È così facile la felicità
- Episodio 10: Meglio il sasso che la mina
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
- Episodio 1: Il viaggio per mare
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Il relativo buon umore di Omar era in netto contrasto con la tensione che si leggeva sui volti dei miei amici e con la tempesta di pensieri che martellava le mie tempie. Fatima ci chiamò a tavola ma la voglia di mangiare, nonostante i piatti invitanti, latitava. Finalmente, mentre stavamo finendo la cena, entrò Kunta e dal suo passo intuii che era andata come voleva.
«L’azione è finita, Generale. Nessuna perdita, un solo ferito ma non in pericolo di vita. Alla nostra proposta di resa due nemici hanno gettato le armi mentre gli altri hanno reagito ma sono stati neutralizzati: due sono morti e il terzo è sulla via per l’ospedale e, purtroppo, non credo possa farcela.» Kunta fece rapporto senza tradire alcuna emozione.
«È andata come avevamo ipotizzato?» chiese Omar tamburellando con le dita sul piano del tavolo.
«Si, li abbiamo controllati e, appena fatto buio, si sono diretti a valle: sapevano dove andare. Li abbiamo attesi in mezzo ai pascoli dove non avevano possibilità di riparo, abbiamo intimato la resa che non tutti hanno accettato. Come tu avevi comandato abbiamo solo risposto al fuoco e in pochi secondi lo scontro è terminato.»
«Se sapevano dove andare qualcuno li ha informati e questo è preoccupante. Sarà difficile sapere chi sia stato e se lo ha fatto in buona fede o per interesse, ma adesso non importa. Hai fatto un ottimo lavoro Kunta, come sempre. Chiama i tuoi ragazzi, se hanno fame c’è da mangiare e ora vieni qua, lascia che ti stringa la mano.»
Solo alle ultime parole di Omar, Kunta allentò la tensione, tese la mano e il suo superiore lo tirò a sé e lo abbracciò. Quella manifestazione di fratellanza mi procurò una vibrazione al cuore e un leggero bruciore agli occhi: stavo ammirando due splendidi uomini.
Ero frastornato: Omar e Kunta mi avevano dato una lezione di umanità che ancora non riuscivo a comprendere. Omar aveva comandato che fosse intimata la resa e Kunta, pur rischiando la sua pelle e quella dei suoi uomini, aveva rinunciato alla facile vittoria per offrire all’avversario una possibilità di sopravvivenza. Nell’Unione quelle decisioni avrebbero comportato corte marziale e, nella migliore delle ipotesi, deportazione alle fattorie e alla schiavitù.
Mi avvicinai a Claudio.
«Se il ferito è Volpe voglio vederlo e parlargli» gli dissi.
«Anch’io» rispose.
Scendemmo all’ospedale, io a piedi mentre Claudio cavalcava un docile asinello.
Gianpiero ci confermò che il ferito era Volpe, i suoi lunghi capelli rossi, di cui sapeva, lo rendevano inconfondibile. Ci informò che non esisteva possibilità che sopravvivesse: il fegato e il suo rene destro erano spappolati e una pallottola gli aveva forato un polmone. Non sarebbe vissuto più di due giorni. Era sotto effetto della morfina per rendergli meno pesanti le ore ma era lucido e gli aveva chiesto di lasciarlo andare senza accanirsi. Ci accompagnò da lui.
Vedendoci ci sorrise:
«I miei amici finalmente!»
Ci sedemmo tutti e due alla sua sinistra così che ci vedesse entrambi senza dover girare il capo. Cercai di evitare banalità:
«Non è così che avrei voluto rivederti» dissi.
«Meglio così, Lupo, che in piedi, armati l’uno contro l’altro. Ti avrei ammazzato e sarebbe stata l’ultima delle mie sciocchezze. Avrei ucciso anche te Orso, quindi, questa è la fine migliore che potessi augurarmi.»
«Perché?» chiedemmo quasi contemporaneamente io e Claudio. Era una domanda che voleva infinite risposte e lo sapevamo.
«Perché? Perché sono un vigliacco e questa fine è ben più di quello che merito. Davvero, avervi qua è un regalo che non mi aspettavo.»
Dopo qualche secondo, che ci diede la misura della fatica che faceva per parlare, riprese:
«Con voi ho avuto la mia opportunità e non l’ho colta. Tu Orso già sapevi di una vita diversa, ti ho seguito più di una volta quando andavi a quell’incontro sul fiume. Ho visto quella donna e quel gesto di sconosciuto amore, che tu, già girato per il ritorno, non vedevi, ma che io attendevo, ogni volta: quel bacio dalle labbra alle dita che ti inviava salutandoti mi apriva un mondo che non conoscevo. Avrei dovuto arrestarti già i primi tempi e invece… Poi tu, Lupo. Eri come me ma il caso ti ha aiutato: l’arrivo di Pius ti ha fatto perdere la ragione e ti ha regalato la vita. So perfettamente come è andata: hai lasciato tracce che solo un allocco non avrebbe riconosciuto e tutte portavano da Orso e all’aiuto che ti aveva dato. Avrei dovuto essere al tuo fianco o seguirti alla ricerca di un nuovo mondo. Ma ero troppo vigliacco sia per tradire l’Unione che per far naufragare i vostri propositi così ho mentito sulle indagini ed ho dato tempo a te e ad Orso di fuggire. Ovvio che in Città qualcuno si sia fatto delle domande sul mio operato così mi hanno intimato, per evitare la schiavitù alle fattorie, di trovare Orso e terminarlo. Era ciò che, dopo lunghe considerazioni, desideravo: l’opportunità di concludere questa vita come volevo io. Così è stato e, finalmente, sono sereno.»
Restammo qualche attimo in silenzio poi lo abbracciai e Orso fece altrettanto e credo che questo lo rese felice. Prima che ce ne andassimo ci fermò:
«Ce ne sono a migliaia come me nell’Unione, se vi riesce di fare qualcosa per loro fatelo. Un’altra cosa: dite al dottore di non essere tirchio con la morfina: non sono mai stato meglio!»
Passammo nello studio di Gianpiero a salutarlo e a chiedergli di fare il possibile perché Volpe non avesse da soffrire, sia nel fisico che nell’anima, lui ci rassicurò e volle che bevessimo un goccio di brandy per sciogliere quel nodo che ci serrava la gola. Usciti dall’ospedale aiutai Claudio a salire sull’asino e ci avviammo sulla strada del ritorno. Dopo un centinaio di metri scoppiai a piangere senza alcuna voglia di smettere, Claudio cercò di trattenersi ma poi, singhiozzando, scese e mi strinse nel suo abbraccio.
Serie: La frontiera
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
Commovente il modo in cui Volpe esce di scena, ti ringrazio per aver scritto per lui una fine più che dignitosa.
In ogni capitolo emerge l’umanità che pervade i personaggi, alle volte anche a loro insaputa, il cambiamento che li spinge ad essere persone migliori. Persino Volpe dinnanzi a quei gesti d’amore non è riuscito ad essere spietato.
E quel pianto finale, tanto doloroso quanto liberatorio, che tempo prima non sarebbe stato nemmeno concepibile.
Stai facendo un lavorone Giuseppe, continua così! 🌷🌷🌷
“Dopo un centinaio di metri scoppiai a piangere senza alcuna voglia di smettere, Claudio cercò di trattenersi ma poi, singhiozzando, scese e mi strinse nel suo abbraccio.”
Il nostro protagonista continua a stupirsi dell’altrui umanità, convinto di non essere capace del tanto amore di cui è circondato. Eppure, come in un romanzo di formazione, egli stesso impara quella forma di umanità che nessuno gli ha insegnato sui banchi di scuola. La sperimente e la prova, fino a sciogliersi in un pianto sincero e a ricevere un altrettanto sincero abbraccio. Il tema del rispetto del proprio nemico che tu hai saputo affrontare così bene, ci ricorda che in fondo siamo solo esseri umani, tutti uguali di fronte alla morte.
Povero Volpe, alla fine anche lui si è comportato da amico, anche se non ha avuto il coraggio di andare contro il sistema. Bello il loro ultimo confronto e bellissimo anche il titolo. Bravo Giuseppe!
Kunta intima la resa ai suoi avversari e spara solo per rispondere al fuoco, Lupo stenta a capire. Con la sua confusione Lupo ci ricorda quanto sia difficile resettare l’educazione ricevuta, travaglio sicuramente difficile per chi vuole passare da una vita di sangue e di mancanza di pietà a un vivere più umano.
Ottima riflessione Francesco. Vorrei fosse possibile a molti poter vedere le cose da un’altra prospettiva dimenticandosi indottrinamenti e convinzioni poggiate sul nulla. Non è facile cambiare, ci vuole un corto circuito che metta fuori uso i paraocchi che tutti abbiamo (soprattutto sul lato destro) e poi ci vuole cultura, tanta, e la volontà di abbandonare pregiudizi e luoghi comuni. A presto!
“Come tu avevi comandato abbiamo solo risposto al fuoco e in pochi secondi lo scontro è terminato.”
Non esistono guerre giuste e non possono esistere guerre sante, ma almeno in questo caso di una battaglia che condotta da Kunta che finisce in un attimo, sembra avere un senso più accettabile. Fosse così anche in Medio Oriente, o in Ucraina o in certi Paesi dell’Africa, avremmo un mondo migliore. Noi comunque non perdiamo del tutto la speranza e intanto spargiamo parole di pace. Grazie Giuseppe 🙏
Eh Maria Luisa, sulla carta è tutto più facile però io credo in questa umanità. Se vogliamo abbiamo tutti gli strumenti per mondarci da questo animo guerriero che non serve più a nulla.
Purtroppo ci sono sempre i pazzi sanguinari, senza fare nomi, che provocano non solo distruzione, morte e carestie, ma fanno vivere nell’ angoscia che certi racconti agghiaccianti di fantascienza possano diventare realtá.
Straziante l’ultimo dialogo con Volpe 😢 mi sono commossa.
Volevo graffiarmi un po’ l’anima e ci sono riuscito. Purtroppo ho coinvolto anche voi.😜
Molto toccante l’intera conversazione tra i personaggi e la preoccupazione di Lupo e Claudio per il loro amico espressa nell’ultimo dialogo con Gianpiero. Complimenti Giuseppe!! 👏
Grazie Alfredo, stiamo cercando di costruire un mondo vivibile dove amicizia, amore e solidarietà sovrastino odio e indifferenza. Ci riusciremo? Sulla carta è una concreta possibilità.
Un vero uomo non lo fa, vero? Non piange. Meno male che ho gli occhiali, coprono bene. Cercherò di nascondere i singhiozzi e non se ne accorgerà nessuno.
Però ti renderò la pariglia. Te lo prometto, Giuseppe.
Ciao Giancarlo, so di essere stato un po’ patetico ma volevo che Volpe uscisse di scena in maniera dignitosa. Sono righe figlie di una malinconia che stenta ad andarsene e aver fatto piangere i miei ragazzi mi ha aiutato. Si prova a traslare, come sempre. Ora li farò muovere altrimenti si adagiano.
Si capisco perfettamente ma forse tu non hai capito me. Non sei stato patetico, sei stato bravo. Elicitare emozioni intense con tanta eleganza è segno di chi sa scrivere molto bene.
No, no, ti capisco molto bene caro Giancarlo ed apprezzo ogni tua parola. Sono io che, rileggendomi, avverto fin troppa tenerezza… Sei prezioso, lo sai vero?