Lieto fine

Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena


Mi comparve dinanzi il tizio con la macchia sul viso, io subito mi fermai e cercai di tornare dietro, quando comparve anche l’altro. Mi bloccarono tenendomi stretta, e con una mano alla bocca per non farmi urlare. Tentai di dimenarmi, ma in due erano più forti. Vidi che lentamente giunse anche Cane Pazzo, aveva il viso pieno di sangue e lo sguardo da demonio che si scorgeva fra il buio dei vicoli. Si avvicinò a me con un sorriso perverso, poggiò piano la mano sulla mia guancia per poi ricambiare il colpo che aveva subito. In quel momento non riuscii più a distinguere le figure poiché gli occhi si riempirono di lacrime, e la testa pulsava per il dolore.

Sentii di essere trascinata e mi gettarono in un giardinetto mal tenuto. Credevo fosse finita lì, ma quando capii le loro intenzioni con tutte le mie forze cercai di alzarmi e urlare, ma loro furono più veloci. Mi misero un fazzoletto per soffocare le urla, bloccandomi le mani sopra la testa con una cinghia. Vidi salire Cane Pazzo a carponi su di me, ed allora chiusi gli occhi, non volevo vedere più nulla. Scoppiai a piangere disperatamente quando sentii che mi strappavano i vestiti di dosso e mi toccavano dappertutto.

Sentii ad un certo punto delle urla che inveirono contro i tre uomini. Un gruppo di persone si fece avanti e li bloccarono, mettendomi in salvo. Alcune donne si avvicinarono a me per aiutarmi, ma io le urlai contro di non avvicinarsi, in quel momento non volevo essere toccata più da nessuno.

La piazza si riempì di gente per vedere cosa fosse successo, giunse un ambulanza, e alcune volanti della polizia. Le persone mi accerchiarono, mi facevano domande, ma io me ne stavo con il capo chino, non volevo parlare con nessuno. Volevo solo andare via da lì e dimenticare tutto. Vidi anche la polizia avvicinarsi, immediatamente controllai se ci fosse anche Elia, lui fortunatamente non c’era… 

I poliziotti fecero allontanare la folla, così potei tornare respirare. Mi alzai in piedi, coprendomi meglio, ma anche gli agenti cominciarono a riempirmi di domande, così come gli infermieri dell’ambulanza, sentivo la testa esplodere.

“Fatemi andare via, per favore. Che c’è da dire? È evidente quello che è successo no? Vi devo fare un disegno?!” mi innervosii, facendomi largo fra di tutti, ma un’agente avanzò verso di me per bloccarmi.

“Voglio andare a casa!” alzai la voce, cercando di liberarmi, ma il poliziotto mi scosse chiamandomi per nome. Io sgranai gli occhi ed alzai lo sguardo, era Elia, non l’avevo riconosciuto in mezzo a tutto quel fracasso.

In quel momento sentii una crepa formarsi nel cuore, e scoppiai a piangere nascondendomi il viso fra le mani “Io sono cambiata Elia, non è stata colpa mia” dissi subito, sperando di poter cambiare le cose, ma era inutile oramai.

Elia si chinò alla mia altezza, e mi guardò dritto negli occhi, aveva un’espressione che non gli avevo mai visto fare “Sirena, ora risolviamo tutto. Fa quello che ti dico” mi ordinò senza aggiungere altro.

 Io annuii, in quel momento desideravo soltanto tornare dietro e ascoltare le sue parole. A quel punto mi portò in ambulanza, mi fecero un paio di visite, poi in caserma, dove cominciarono a chiedermi tante domande. Io risposi a tutte velocemente e senza mentire, volendo solo andare via di lì. Una volta finito mi condussero in una sala d’attesa, io non sapevo cosa sarebbe successo poi. E soprattutto, non sapevo come sarebbe finita la mia storia con Elia.

I minuti passavano, e la mia mente pian piano cominciava a svuotarsi, non pensavo più a nulla, sembravo essere un corpo senz’anima. Notai poi sulla soglia della porta Elia in abiti civili, aveva un sorriso rassicurante, si avvicinò a me e mi porse una mano “Sirena, vieni, andiamo a casa”. In quel momento tremai di paura, perché pensai che con quella frase mi portasse alla mia vecchia casa, e che mi abbandonasse per sempre. Io per tutto il viaggio rimasi in silenzio con lo sguardo basso, non ero nelle condizioni di dire niente. Anche Elia non disse nulla, né mi sfiorò o altro.

Devo ammettere però che un po’ il cuore mi si alleggerì quando notai che giungemmo a casa sua, che io oramai consideravo nostra. Mi fece entrare, riempì la vasca e mi lavò, nessuno dei due diceva una parola. Mi asciugò e mi mise un asciugamano attorno al corpo, a quel punto però non riuscì più a trattenermi e mi strinsi forte a lui, nascondendo il mio pianto.

Elia mi prese il viso fra le mani e mi baciò sulle labbra per la prima volta, per poi sussurrare “Sirena, lo so, so che non mi avresti mai fatto una cosa del genere. Ho ascoltato i testimoni, e quegli uomini la pagheranno cara, fidati di me…” mi sollevò e mi portò in camera da letto, come la prima notte che ci incontrammo. Mi fece sedere sul letto, e si inginocchiò di fronte a me, baciandomi le mani “Sirena, credo di essermi innamorato di te dal primo momento che ti ho vista … So che sei giovane, e forse hai altri sogni ma… Mi vuoi sposare?”

Io smisi di piangere e sgranai gli occhi incredula “Dici davvero? Sono solo una ragazzina insulsa, vuoi davvero passare il resto della tua vita con me? Guardati, sei perfetto! Io…” non completai la frase, ma feci intendere ciò che volessi dire. Credevo di star sognando, o forse di essere addirittura morta e star immaginando tutto.

Lui si mise a ridere, e dandomi un altro bacio disse “Sei proprio una bambina, e amo soprattutto questo tuo lato. Ora mi rispondi? Ho il batticuore, e-e credo che stia per avere un infarto”. Le sue mani infatti tremavano vistosamente, e non osava muoversi.

Io chinai lo sguardo, arrossendo leggermente, feci un sospiro, e poi guardandolo negli occhi gli risposi “Si che lo voglio!” mi gettai fra le sue braccia, baciandolo sulle labbra. Elia non si mosse per un altro paio di minuti, probabilmente doveva ancora elaborare la risposta, e quando lo fece urlò di gioia, stringendomi forte e baciandomi più volte dappertutto. Facemmo poi l’amore per la prima volta…

Il giorno dopo mi svegliai aprendo piano gli occhi. Non era ancora l’alba, ero solita svegliarmi a quest’ora da bambina per via delle urla di mio padre che rientrava e litigava con mia madre, così poi ci ho fatto l’abitudine. Ma quelli sarebbero stati solo dei ricordi, perché da quella volta mi sarei svegliata con Elia vicino a me, proprio come quel momento. Le sue mani grandi mi stringevano il corpo, quasi come se avesse paura che potessi fuggire via. Ma io non lo lascerò mai, innamorarmi di lui è la cosa più bella che mi sia capitata.

Alla fine la vita è una questione di scelte continue, alcune più facili, mentre ad altre serve più coraggio. Ringrazio il cielo per avermi dato il coraggio necessario di cambiare la mia rotta… Devo ringraziare anche Marius in realtà, senza quel gatto parlante non avrei mai avuto il coraggio di guardarmi dentro…

Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Young Adult

Discussioni

  1. Letto, apprezzato al punto che c’è una lacrimuccia dispettosa che tenta di strabordare da un occhio. Come ho avuto occasione di scrivere nei commenti che ho lasciato all’altra serie, mi piace questa sensazione e mi fa ricordare l’epoca in cui (un centinaio d’anni fa) amavo essere romantica.
    Adoro Marius e spero di ritrovarlo presto!

    1. Oddio, che bello! Ne sono felicissima 🥺, credo che ognuno di noi nasconda un lato romantico che uscirà fuori al momento opportuno. Grazie per aver seguito la serie❤❤

  2. Aspettavo con ansia questo episodio, ero sinceramente in pensiero per Sirena, e davvero ha vissuto un’esperienza orribile. Sei stata molto brava nel trasmettere le sue sensazioni “dopo”: la paura di non essere più voluta o accettata per colpe non sue, la paura di dover tornare nella vecchia casa, alla vecchia vita. La rassegnazione che per lei non ci fosse possibilità di riscatto. E invece. ☺️

    1. Grazie mille per le tue parole, lo apprezzo molto! Soprattutto perché questo tipo di scene se scritte male potrebbero apparire ridicole. Sono contenta che ti sia piaciuta 😊❤

  3. in questo racconto si dà fisicità a dei sentimenti, e non solo una descrizione. Si inizia con qualcosa di brutto, invasivo e invadente per poi finire con qualcosa di complice, intimo e tenero… il percorso dell’eroina è qui siffatto

    1. Si, sono racconti molto brevi rispetto a come sono abituata, ma ho cercato di cogliere l’essenziale per ogni storia, spero di esserci riuscita. Grazie mille per il commento ❤

  4. Siamo arrivati alla fine, ho seguito con ammirazione il tuo percorso, la tua costanza nella scrittura, la capacità di parlare di sentimenti e relazioni, soprattutto su un tema poco affrontato come quello della differenza di età. Continua cosí, io aspetto altre novelle.

    1. Ti ringrazio infinitamente delle tue parole! Sono onorata che ti sia piaciuta e per tutti i tuoi commenti. Scrivere di queste cose “diverse” è sempre stato il fattore positivo ma allo stesso tempo anche negativo delle mie storie, ma io le lascio così, come detta la mia ispirazione. Spero di non deluderti mai. Grazie ancora 😊❤❤

  5. “Devo ringraziare anche Marius in realtà, senza quel gatto parlante non avrei mai avuto il coraggio di guardarmi dentro…”
    Il gatto parlante, tratto distintivo delle tue Novelle 😂