L’imbuto di cuoio

“Matt? Prego entra.”

Lo psicologo fece capolino sulla porta per far entrare il ragazzo seduto nella sala d’attesa.

Si accomodarono, uno di fronte l’altro, su due grandi poltrone di pelle.

Il ragazzo tenevava uno zaino malridotto su una spalla e quando sedette lo fece scivolare di lato.

“L’hai portato?” Domandò lo psicologo.

“Si.”

Con lo sguardo il dottore lo esortò a mostrargli il contenuto dello zaino.

Il giovane aprì lentamente la chiusura lampo, come se volesse evitare di fare rumore ed estrasse un oggetto dalla forma conica, rivestito di pelle.

Un imbuto di cuoio.

Lo posò sul basso tavolino di cristallo davanti a lui. Lo psicologo osservò l’oggetto per qualche istante, poi disse: “Hai provato a riportarlo dove lo hai acquistato?”

Il ragazzo annuì: “Ci ho provato ma quella donna non ne vuole sapere.”

“Per quale motivo?”

“Dice che non è il tipo di oggetto che si può restituire. Dice che…Alcuni oggetti sono legati a delle forti emozioni e ne restano come impregnati.”

“Oggetti magici?”

“Non lo so, mi ha detto che non funzionano come gli oggetti comuni.”

Lo psicologo prendeva appunti su un taccuino: “Hai voglia di raccontarmi come è andata Matt?”

Il ragazzo scosse la testa con degli scatti di repulsione: “Prima deve fare quello che le ho chiesto.”

“Dormirci la notte?” Lo psicologo inarcò un lato delle labbra in un sorriso accennato.

“Si. Questa notte. Raccontarle come mi sento sarebbe inutile se non fa come le ho chiesto.”

Detto questo si mise le mani nelle tasche del giubbotto e iniziò a fissare il pavimento attraverso il cristallo del tavolo.

Lo psicologo volle rifletterci su ma poi disse: “D’accordo. Lo farò.”

Il ragazzo alzò lo sguardo stanco verso di lui: “Allora tornerò domani.” Si alzò afferrando lo zaino e si apprestò ad uscire. Quando aprì la porta però si volto per dire qualcosa. Lo psicologo rimase in attesa ma il ragazzo tornò ad abbassare lo sguardo ed uscì.

Il terapeuta rimase a lungo sulla poltrona, riflettendo su quella conversazione così breve e strana, come la telefonata che aveva ricevuto quella mattina dal suo giovane paziente. Aveva già avuto degli episodi che lui definiva rilevanti e che lo aiutavano a capire cosa stesse accadendo a quel ragazzo, ma era la prima volta che aveva avuto la chiara impressione che Matt fosse davvero spaventato. Prese l’oggetto sul tavolo e se lo rigirò fra le mani. Al telefono, il ragazzo gli disse che aveva fatto un sogno ma che non voleva parlargliene fino a che non avesse fatto quello che gli chiedeva, ovvero addormentarsi tenendo l’imbuto accanto al letto.

Concluse la giornata dopo altri tre appuntamenti ma dovette ammettere che la sua testa pensava solo a quell’oggetto.

Tornò nel suo appartamento e cercò di distrarsi nella routine casalinga. Dopo cena scorse i programmi serali premendo annoiato i tasti del telecomando e provò una lieve sensazione di eccitazione quando venne il momento di coricarsi. Poggiò quindi l’imbuto sul comodino e chiuse gli occhi.

Si rigirò un paio di volte ma poi il sonno lo colse.

Apparve così quasi improvvisamente una grande cella sotterranea, illuminata dalla fioca luce di alcune candele sparse in vari punti. Tre uomini vestiti di nero stavano seduti in fila su una pedana tappezzata di rosso. Alla loro sinistra si trovavano due individui con delle lunghe toghe e delle borse in mano, piene di carte. A destra invece c’era una piccola donna che indossava una tunica bianca. Aveva uno strano volto, attraente eppure con un accenno di crudeltà nella piccola bocca sottile. Un prete magro e ansioso le stava accanto bisbigliandole all’orecchio con un crocifisso in mano. Lei pero’ teneva lo sguardo fisso sui tre uomini che sembravano essere i suoi giudici. Poi i tre uomini si alzarono e uscirono dalla stanza seguiti da quelli con le carte. Altre invece entrarono portando delle nuove strane attrezzature. Una sembrava un letto con dei rulli alle estremità e una manovella per regolarne la lunghezza, un’altra era una cavalletta di legno e poi, delle corde che appesero al soffitto, assicurate a delle pulegge. Infine, apparve sulla soglia un nuovo personaggio, un uomo alto dal volto austero e macilento. Lo psicologo rabbrividì. Aveva abiti scuri e lucidi di unto cosparsi di macchie, sul braccio sinistro portava un rotolo di corda leggera e si capiva che adesso era lui a comandare, che la stanza era sotto il suo controllo. La donna gli rivolse uno sguardo altero. E ora il boia avanzava e prendendo una delle sue corde legò le mani della donna spingendola poi verso la cavalletta di legno e su di essa la vittima fu alzata e deposta supina mentre il prete, sopraffatto dal terrore, scappava dalla stanza. Intanto gli aiutanti del carnefice legavano altre corde alle caviglie della donna e le assicuravano al pavimento mediante degli anelli di ferro. Entrarono poi due uomini con tre grossi secchi d’acqua e una specie di ciotola dal lungo manico. Lo psicologo, passivo spettatore, inorridiva eppure non riusciva a distogliere lo sguardo da quel macabro spettacolo. Infine al boia fu consegnato l’oggetto che aveva creato quell’incubo terribile.

L’imbuto di cuoio.

“Non avrete intenzione di costringere una persona piccola come me a ingoiare tutta quell’acqua.” Esclamò la donna con lo sguardo di tigre. Ma il boia immediatamente le infilò con violenza il collo dell’imbuto in bocca. Mentre la donna si dimenava e stringeva i denti sull’imbuto, tutto si fece appannato come avvolto in una bruma.

Lo psicologo si risvegliò in piena notte col cuore in gola. La scena degli occhi di fuoco della donna e del torturatore intento a infilargli l’imbuto in bocca lo aveva sconvolto. Non riuscì più a chiudere occhio e trascorse il mattino seguente ad attendere il suo paziente, chiedendo alla segretaria di disdire tutti i suoi appuntamenti. Quando scoccò l’orario andò ad aprire la porta e trovò Matt seduto con il solito sguardo basso.

Lo fece accomodare e senza neanche attendere che il ragazzo si sedesse disse: “Avevi ragione! Ma che razza di posto era quello?”

Il ragazzo sospirò profondamente pima di rispondere: “Una prigione, secondo il racconto della venditrice.”

“E la donna? Chi era?”

“Una avvelenatrice e assassina, processata dall’inquisizione.”

Lo psicologo era incredulo: “Sembrava davvero così reale…”

“Fin dove è arrivato?”

“L’ultima immagina era quella del boia che spingeva in bocca alla donna.”

Il ragazzo scosse la testa e si passò una mano fra i capelli scompigliati. Poi si alzò dirigendosi alla porta.

“Dove stai andando?” Chiese il medico incredulo. In altre situazioni avrebbe lasciato correre ma la brama di sapere era troppa: “Matt? Tu dove sei arrivato?”

Il ragazzo si bloccò, strinse i pugni affondando la testa nelle spalle.

Poi si voltò e disse:

“Fino al terzo secchio.”

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Quando leggo storie di questo genere (pressappoco il mio preferito) vorrei ogni volta che non finissero mai, e confesso che su questo librick ci vedrei bene una serie, magari approfondendo ulteriormente la storia di questo imbuto di cuoio; anche se immagino che il tuo obiettivo fosse creare una storia efficace nella sua immediatezza. Complimenti! 🙂

    1. ciao Gabriele grazie mille! Ti confesso che anche io penso sempre a come poter esplorare e approfondire le storie e non escludo che abbiamo ancora da scoprire molto sull’imbuto di cuoio. Nel frattempo ti ringrazio di essere passato e a presto!

  2. Ciao Daniele, è stato bello leggere un tuo racconto dopo tanto tempo. Per me è come tornare a casa (il che, mi rendo conto, è un po’ strano). Amo il genere e la tematica che hai toccato mi è particolarmente cara: le streghe e il periodo dell’Inquisizione. Mi è piaciuto l’accostamento con la psicanalisi, che da sempre rifugge il paranormale chiamandolo “pensiero magico”: aver scelto come protagonista uno psicologo ha dato alla storia un valore aggiunto.

    1. Ciao Micol! Che bello sentirti!
      GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE! Anche per me e’ esattamente la stessa sensazione e mi ricordo sempre con emozione di quando abbiamo lavorato insieme alla fase finale di “Oltre lo specchio”. Attualmente mi sto dedicando a due grandi progetti (non lo so se sono grandi ma per me si ahahahah!) che spero di condividere qui nella nostra “casa” letteraria al più presto ma spesso è dura far conciliare tutto per dedicarmi a quello che amo di piu’.
      Per fortuna EdizioniOpen è un pianeta dove si riesce sempre ad attraccare per trovare ristoro dopo lunghi viaggi interstellari nelle nebulose e nei Maelstrom spaziali. E’ Casa.
      Grazie come sempre per essere passata e a presto☺️