L’imperdonato

Serie: Cover


Serie di testi nati dalla libera traduzione e interpretazione di brani musicali.

Così vicino – non importa quanto lontano – l’importante è che non sia troppo distante dal cuore. Dove non conta nient’altro.

Il tuo sangue si è unito a questa terra con le migliori intenzioni, eri soltanto fluidi battiti e placenta, mai ti saresti aspettato di essere scaraventato a scorrere nei canali di sotto, seduto nei banchi in fondo, le uscite di lato della metropolitana dove non guarda nessuno. 

Troppo affollato, troppo buio, troppo – è questa la disgrazia del chinare la testa, arrendersi dove nemmeno ci provi.

(Ma come fanno gli altri?)

Non mi sono mai aperto a questo modo, la vita è nostra, ma a volte sembra ce la vivano gli altri.

Non sono dolore, non sono rinuncia – rabbia – quello che senti ragazzo è il patto del dover crescere – stare alle loro regole.

Così, bambino, lo capisci? Vivere è fatto anche di questo, accettare di essere il capro espiatorio degli altri – mai visto, mai sentito, mai saputo, privato di ogni pensiero che non sia quello della legge accettabile – ragazzo tu provaci, continua a lottare, giuralo su te stesso che non ce la faranno, non ti toglieranno mai la volontà di essere.

Non mi sono mai aperto a questo modo. La vita è nostra, viviamola a modo nostro.

Quello che ho provato

(non curarti di ciò che fanno)

quello che ho conosciuto

(non curarti di ciò che sanno)

lo so soltanto io – non sono mai stato capace di farlo brillare

(non curarti)

e non dico solo le parole, dico tutto

solo io l’ho saputo, non lo ha visto nessuno, non l’ho mai saputo mostrare.

(Sono esistito davvero?)

Mai libero, mai gratis, mai io – nessuno saprà mai cosa avrebbe potuto essere.

La fiducia che cerco la trovo in te, la tua mente mi apre una visione diversa. La vita è nostra. Viviamola a modo nostro.

Li ho visti. Dedicano le loro vite a correre calpestando le vite piccole che attraversano loro la strada, le vite piccole degli altri – io lo so – è una vita buttata quella dove cerchi di accontentare tutti, si chiama fallire, amore a perdere. Accontentare tutti è un’impresa che non riesce a nessuno.

La vita è nostra, ma a volte è come ce la vivessero gli altri.

Vedo un uomo amareggiato, si è spento, non è neppure in grado di mettersi lì e tirare le somme, è soltanto una finta la conta inutile delle sue occasioni mancate – ha perso con tutti, non ha lottato contro nessuno.

Non curarti di ciò che dicono

(ma lo dicono)

non curarti di ciò che sanno

(ma lo sanno)

non curati dei loro giochi

(ma lo fanno)

Resta dove non conta. Impara, dove non si può vincere.

Vedo un uomo stanco che si è fermato sopra la linea bianca della partenza, l’ha trasformata in traguardo senza neppure provarci e ora frigge due uova, condisce insalata per cena si prepara a morire di rimpianti – quel vecchio sono io.

Non mi sono mai aperto a questo modo, la vita è nostra ma a volte è come ce la vivessero gli altri. Che la decidano gli altri. Non solo le parole, ma tutto. Quello che vedono, quello che sentono, va a finire che ci etichettano e ci crediamo davvero, non ci lasciano scampo i nomi che ci scelgono, diventiamo noi.

Mai saputo

mai creduto

quello che sono non è mai uscito – non sono stato capace, non l’ho fatto brillare

mai libero mai gratis mai io

mi hanno dato un nome, te lo restituisco

ora sei l’imperdonato.

Non curare ciò che dicono

(ma lo sanno)

non curare ciò che fanno

(ma lo fanno)

non curare.

(Ma lo so).

Così vicino resta – non importa quanto lontano – l’importante è che non sia troppo distante dal cuore. Dove non conta nient’altro.



Testo nato da: “Nothing else matter” + “The Unforgiven” (Metallica)

Continua...

Serie: Cover


Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Vedo un uomo stanco che si è fermato sopra la linea bianca della partenza, l’ha trasformata in traguardo senza neppure provarci e ora frigge due uova, condisce insalata per cena si prepara a morire di rimpianti – quel vecchio sono io” ecco un bel pugno nello stomaco… manco da troppo ma non da così tanto da non ricordare che ogni volta che incrocio quello che scrivi mi ribalti come un calzino. Una linea di partenza che si trasforma nel traguardo di una vita sicura, ma piatta e anonima come i piatti che vengono preparati. Il gioco dell’alienazione: l’autore osserva un uomo con un misto di pietà e distacco (terza persona) per poi confessare il proprio fallimento come se si stesse guardando in uno specchio. Poche righe per sigillare il dramma di chi, per paura di cambiare, sceglie di morire nell’immobilità. Gran bell’esperimento Irene questa tua serie. Difficilissimo

    1. Ciao Piero, che bello vederti passare di qui! Ti ringrazio per il commento. Questo esperimento è nato quasi per caso, ma sembra stia funzionando alla grande. Riscrivere e tradurre pezzi di altri permette di trovare parti di noi, che sembrano appartenerci anche se non le abbiamo scritte di nostro pugno. Come la frase che riporti tu, ci si guarda da fuori, per poi rendersi conto di ciò che siamo, e riusciamo a volte a capirci meglio, essere più indulgenti. Grazie per la lettura, a presto!

  2. Cara Irene, ci sono tantissime frasi che vorrei sottolineare e commentare per quanto mi hanno colpito. Percepisco tanto di te e del tuo modo di vivere le emozioni e le esperienze, è come una tua biografia criptica.
    Ad un certo punto le tue parole e quelle delle canzoni si mescolano completamene creando una nuova melodia. I Metallica sarebbero fieri di te. ❤
    Leggendo, ho avuto la sensazione che questo capitolo fosse come un puzzle: pezzi che in un primo momento possono sembrare sconnessi, che non combaciano l’uno con l’altro, ma se si guarda più da lontano allora si può vedere il disegno.
    Un capitolo molto particolare, e che ti rappresenta nella tua essenza più pura. ❤

    1. Ciao Mary, mi piace tantissimo il termine biografia criptica! (Potrei sostituirlo al titolo, è bellissimo)
      In effetti credo sia proprio cosi. Quando scrivo, seguo i testi, vero, ma è anche vero che mi baso su cio’ che sento, sul mio vissuto, e ne esce davvero qualcosa che è mio e mi rappresenta. Grazie per la lettura ❤️

  3. “è questa la disgrazia del chinare la testa, arrendersi dove nemmeno ci provi.”
    Una parte di me direbbe: “Questo è il torto più grande che si possa fare a sé stessi”. Ma d’altro canto non posso non provare empatia per coloro che, per tutta una serie di vicissitudini, la testa l’ha chinata perchè schiacciata dalla vita.

    1. C’è chi china la testa per vilta’ e inettitudine, e chi perché purtroppo non ha scelta. Nella prima andrebbe condannato chi so arrende, o meglio, è gente che si condanna da sola, e merita la sconfitta. Ma nel secondo caso, quando a perdere sono persone coraggiose ma che non hanno scelta, allora perdiamo tutti. Perde un mondo che permette ingiustizie simili.

  4. Molto emozionante, Irene, questa nuova cover letteraria, aggiunta alla serie forse più originale presente al momento qui sulla piattaforma. Ho avuto l’impressione che il tuo testo non chieda di essere “capito”, quanto piuttosto di essere attraversato. È una preghiera laica, un’esortazione carnale, una liturgia sporca di metropolitana, sangue e memoria. Una sorta di unico, lungo permesso, quello di restare vicino al cuore anche quando tutto sembra spingere lontano, accettare la frattura senza smettere di cercare la propria voce.
    Nelle immagini di un’identità che fatica a trovare spazio tra regole imposte e aspettative altrui, e dell’uomo stanco che teme di essersi arreso si riflette tutta la tensione del tuo testo, il bisogno ostinato di esistere. Quel bisogno ostinato che riconosciamo sempre nei tuoi personaggi.
    Il risultato è una scrittura che apre una ferita e insieme tenta di curarla, costringendo chi legge a riconoscere le proprie paure e i propri desideri taciuti. Il tuo testo ci prende per mano e ci accompagna fino a sostare in quel punto fragile dove si decide chi siamo. Addosso, mi è rimasta una vibrazione profonda e umana.

    1. Eccomi Cristiana, perdonami il ritardo nella risposta. Ti ri grazio tantissimo per questo magnifico commento che va al cuore del pezzo e del senso che volevo avesse. Ho accostato due brani che sono, appunto, cura e condanna. Ho cercato lo stridere, il contrasto tra l’annullamento e la voglia di emergere. Il risultato non ha un vincitore, ma è giusto cosi. È sempre tutto un perenne oscillare. Credo che non solo questo pezzo, ma l’intera serie sia fatta non per essere letta, ma per essere ascoltata. O meglio, sentita. Grazie di cuore ❤️

  5. Questo pezzo non l’ho letto: mi ha preso per il bavero. È sporco, irregolare, a tratti quasi scomodo, ma proprio per questo vivo. Mi piace come parli a qualcuno che sembra un altro ma è chiaramente te stesso, senza mai diventare autoassolutorio. Quel finale “ora sei l’imperdonato” è una coltellata asciutta, niente poesia facile. Qui non cerchi redenzione: cerchi presenza. E funziona.

    1. Ciao Lino, mi piace il modo in cui ti è arrivato il pezzo, perchè è proprio così che volevo arrivasse. L’ho pensato come un dialogo, tra sè e sè, di accusa e autoassoluzione, con la sentenza finale. E mi piace il modo sgrammaticato e fuori tono in cui suona quell’imperdonato. Grazie di cuore per la lettura ❤️

  6. “La vita è nostra, ma a volte è come ce la vivessero gli altri.”
    Quante volte mi sono sentito soffocare dalle aspettative e dalle convenzioni sociali, senza sentirmi pienamente libero di vivere la mia vita come volevo.
    Un grido di ribellione… un invito a prendere il controllo della propria vita.

    1. Più che capire, questi testi sono fatti per essere sentiti, ascoltati come le canzoni. Mi piace pensare che ognuno colga e percepisca aspetti diversi a seconda di ciò che è. Grazie per la lettura ❤️

  7. “Dedicano le loro vite a correre calpestando le vite piccole che attraversano loro la strada, le vite piccole degli altri – io lo so – è una vita buttata quella dove cerchi di accontentare tutti, si chiama fallire, amore a perdere”
    Una delle tante frasi che mi hanno colpito. Penso che possa essere una delle tante cause di malattia sforzarsi di accontentare tutti, rinunciando ad essere autentici.

    1. Proprio così Luisa. essere autentici e sforzarsi di accontentare di tutti sono due modi che vanno in netto contrasto. Purtroppo non possono coesistere. E per stare bene ed essere noi stessi dobbiamo levarci dalla testa questa cosa del piacere e accontentare tutti. Bisogna imparare a dispiacere, se si vuole stare bene. Alcuni lo chiamano egoismo, io preferisco amor proprio

  8. Ciao Irene, oggi non riesco a commentare questo episodio. Si è invertita la numerazione, e ho letto due volte lo stesso. Comunque, amo “Nothing else matter”, è l’inno della mia adolescenza. Mi sembra che questo testo, non accompagna “Nothing Else Matters”, ma lo preceda. Mostra il costo psicologico, il campo di battaglia interiore che deve essere conquistato per poter un giorno, forse, pronunciare quelle parole come verità e non come speranza. È il grido di chi riconosce che dovrebbe non importare nient’altro, ma a cui importa ancora tutto, soprattutto il giudizio che ha fatto proprio.

    1. Ciao Tiziana, è proprio cosi. Le parole riferite a Notingh else matter sono state messe in corsivo proprio perché le immaginavo sussurrate, ancora in divenire. Come dici tu, non è facile arrivare a quel punto, sono richiesti coraggio pazienza fatica. Grazie per la lettura, a presto ❤️

  9. Bellissimo. Non conoscevo queste canzoni, ma trovo da brivido la tua versione, con una serie di frasi da evidenziare e ricordare. Davvero complimenti, sia per l’idea che per il risultato.

  10. Ciao, Irene. Scritto di grande intensità ed efficacia. Mi è piaciuta la configurazione delle voci, la tensione polifonica imperativa e la coniugazione mirata di libertà espressiva nella forma. Davvero interessante e originale. Complimenti.

    1. Ciao Luigi. Sto provando a fare “esperimenti” nuovi, senza troppe pretese, ma con il piacere di vedere cosa ne esce. Mi fa piacere il tuo apprezzamento. Ti ringrazio per la lettura. A presto!