L’INCUBO

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Giada racconta a Mattia come sia andato, in realtà, l’incontro con Rovelli. Tra lei e il commissario c’è una forte attrazione, ma l’uomo frena, sostenendo che non possano lasciarsi andare.

​Chinò la testa sulle braccia incrociate e così restò fino ad addormentarsi, seduto accanto al tavolo.

​Camminava da solo in una piazza, di notte; davanti a lui c’era solo la sua ombra allungata sul lastricato. All’improvviso, gli si parava davanti un gatto con gli occhi spaventati, per poi tramutarsi in un bambino. Voltò lo sguardo e, alla sua destra, un ragazzo, con la bocca socchiusa e inginocchiato, si dondolava su se stesso: sembrava dormisse. Il bimbo, vedendo l’altro, piangeva, ma poi gli andava incontro, lo prendeva per mano e insieme scomparivano in una nebbia luminosa. Mattia avrebbe voluto seguirli, ma la paura lo paralizzava. Poi diventava tutto buio e, dopo, si ritrovava in una pozza d’acqua; voleva rialzarsi, però non aveva le forze e, alla fine, si sentiva abbracciare e trattenere alle spalle da qualcuno.

​Ebbe un sussulto e si svegliò.

​«Dio Santo, che brutto sogno… ma questo è sangue?»

​Si alzò di scatto. La sua camicia era macchiata di liquido rosso. Guardò il tavolo: la bottiglia di vino si era rovesciata.

​«Sono proprio fuori. Ma cos’ho nella testa? Devo lavarmi.»

​Si tolse i vestiti, si sedette nel piatto doccia, fermo con il capo chino, e lasciò che l’acqua gli scorresse addosso. Pensò al temporale del pomeriggio e alla dolcezza di quei brevi momenti, anche se non era successo niente.

​Non dovevi incontrarmi. A me può anche bastare… deve bastarmi. Ma a te?

​Si asciugò e si mise a letto. Guardò l’orologio alla parete: erano le 11:30 di sera. Si rigirava. Buttò via guanciale e lenzuolo.

​«Ho capito. È inutile: il sonno è passato. Meglio uscire. Fuori l’aria è fresca.»

​La pioggia del pomeriggio aveva lasciato delle pozzanghere e Mattia era attento a evitarle. Si sentì afferrare per un braccio e si fermò.

​«Che ci fai per strada a quest’ora?»

​«Quello che ci fai tu, Giorgio. Ma porco boia, pure di notte ti devo sopportare.»

​«Eh, però lo dici ridendo, e allora vuol dire che tutto questo sacrificio non è. E ridi ancora.»

​«Ma sì, dai, sono contento che sei qui.»

​«Non hai una bella cera. Chi assatanata ti ha prosciugato le forze?»

​«Purtroppo nessuna. È che mi ero addormentato presto. Ho fatto un brutto sogno, mi sono svegliato e non ho più ripreso sonno. In più ho pure mal di pancia.»

​Mattia si sedette sul marciapiede, infilò il viso nel bavero e abbracciò il proprio corpo.

​«Non dirmi che hai freddo?»

​«E invece sì.»

​«Ah… Ma che hai sognato di così brutto?»

​«Neanche mi ricordo più, sciocchezze. Sono io che sto diventando vecchio.»

​«Vabbè, ho capito. Dammi la mano, tirati su. Bel modo per stare meglio: lavandoti il culo in un pociarón! Andiamo a bere un amaro. Offro io.»

​«Agli ordini. Comunque è vero: a volte mi sento come un centenario.»

​«E tu cosa ne sai di come si sente un centenario? Non sono gli anni a pesare, ma i segni che la vita lascia. E purtroppo, a volte, non sappiamo raccontare la storia di queste… cicatrici. Vieni, andiamo sul Crescentone… vedi questi segni?»

​«Sì, e allora?»

​«Sono stati lasciati dai carri armati degli alleati nell’aprile del ’45. Ma qualcuno non lo sa, o ha dimenticato che c’è stata… una guerra.»

​«È probabile. Chissà io e te come saremmo stati e che divisa avremmo indossato a quei tempi.»

​«Mah? Di certo non eravamo qui a parlare come adesso, da soli e senza timori. Io avrei dovuto cucirmi la bocca, negare anche a me stesso com’ero, sposando una donna che avrei reso infelice. Oppure qualche attento osservatore mi avrebbe fatto confinare e, alla fine, avrei corso il rischio di indossare una giacca a strisce con un triangolo rosa sul petto. Tu invece ami le regole e… non so.» Giorgio tentennò la testa con un sorrisetto. Mattia lo guardò di traverso.

​«Cosa vuoi dire? Che magari ero io a spedirti al confine?»

​«Ma no! E comunque, anche se l’avessi fatto, non sarebbe stata completamente colpa tua. Siamo figli dell’epoca in cui si nasce che, da brava madre, almeno in parte ci forma, mettendo un filtro alla nostra ragione, che a volte fa tacere il cuore. Hai mai visto qualche film sulla passione di Cristo?»

​«Sì, come tutti.»

​«E allora, come me, avrai pensato: “Che cattivi quelli che gridano di liberare Barabba. Vogliono che muoia un uomo buono e giusto al posto di un violento”. Ma che ne sappiamo di come vedevano Gesù a quei tempi? Se domani io incominciassi a dire che sono il figlio di Dio, tu che penseresti?»

​«Che ti servirebbe il TSO.»

​«E se fossi costretto a scegliere chi buttare giù da una torre, tra uno che dice di dovere amare tutti, anche i più feroci assassini, e un altro che invece combatte con le armi per liberare un popolo, chi faresti cadere?»

​«Con dispiacere, ma il primo.»

​«Hai visto? Quando il bene ci viene illuminato dal riflettore del tempo, tutti siamo pronti a seguirlo. Ma se togli la luce, tutti si mettono a ridere, a condannare il pazzo e a marcare il proprio territorio. Ma non come i gatti: con il mitra. I pazzi e i buoni minano le nostre certezze. Anche il più onesto fa fatica a essere imparziale, perché in ognuno di noi c’è nascosto un giudice che si fa ingannare dalle convenzioni, dalle proprie esperienze, da ciò che conviene, dal pregiudizio… e anche dall’evidenza.»

​«Questa è bella. L’evidenza che inganna! Ma che dici?»

​«Dico che possono esistere delle eccezioni, dove quello che sembra lampante è falso. A volte la verità si nasconde dietro segreti insospettabili, che vengono taciuti per paura, vergogna o in nome di un legame affettivo; e se qualcuno li svelasse, magari lo riterebbero un bugiardo. Ricordi il processo a Dmitrij Karamazov?»

​«No, non ho letto il romanzo.»

​«Allora, uccidono un uomo, un padre padrone. Nessuno dei figli lo ama e viene accusato proprio uno di loro: Dmitrij. Le prove sono tutte contro di lui: violenti litigi con il genitore per soldi e per l’interesse verso la stessa donna. Ma è innocente. E anche quando il fratello confessa chi sono i veri responsabili, non viene creduto, perché Dmitrij incarna il colpevole perfetto, e non solo per il movente, ma anche per il suo carattere impulsivo che forse non suscita simpatia. E questo è pregiudizio.»

Continua...

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