L’interrogatorio
Serie: Alder Venn
- Episodio 1: E poi venne il primo giorno e tutti lo videro.
- Episodio 2: Alder Venn e l’architettura della molteplicità
- Episodio 3: Io sono la casa
- Episodio 4: Risvegli dalle profondità
- Episodio 5: Rumore bianco
- Episodio 6: Si nascondono nei cappotti
- Episodio 7: Il testimone
- Episodio 8: La Firma
- Episodio 9: L’uomo sotto i portici
- Episodio 10: Attraverso il Varco
- Episodio 1: Il punto Omega
- Episodio 2: 160 Ghz
- Episodio 3: La direzione
- Episodio 4: Il Vaso di Pandora
- Episodio 5: Attraverso Catherine
- Episodio 6: Il nome dimenticato
- Episodio 7: Il segnale
- Episodio 8: La carne
- Episodio 9: L’uomo
- Episodio 10: Il Teorema di Alder
- Episodio 1: Il Taccuino
- Episodio 2: La terra
- Episodio 3: Spostato
- Episodio 4: L’interrogatorio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
— Lui è un mostro! Un mostro! — Victor lo grida alla porta sbarrata che non si apre, è in piedi vicino al letto, tarchiato, con il viso pieno di rughe che si stringono mentre pronuncia queste parole. — Sei un mostro! Sei assolutamente ridicolo!!! — Poi, come un ubriaco si guarda intorno e lancia un’occhiata al soffitto. Ci sono teste. Teste appese di bambini, i bambini della classe di Alder. Stanno dondolando come se fossero mosse dal vento, dall’aria spostata dalle urla di Victor. Claude, nell’ufficio accanto sente tutto, le urla lo divorano. — Ridicolo! — Claude prende il telefono e compone un numero e mentre lo fa si avverte un tonfo nella stanza di Victor. Una testa è caduta a terra ed ha il volto di Alder di quando aveva dodici anni. Del sangue si sparge lentamente sul pavimento. Allucinazioni. Quello che si vede oltre le tende della realtà, quello che potrebbe essere più vero della realtà stessa ma allo stesso tempo è solo l’illusione di una mente che ha iniziato a delirare profondamente. L’odio di Victor nei confronti di Alder è dovuto a una gelosia segreta: la Santa. Victor è sempre stato ossessionato da Catherine e non avrebbe mai, mai voluto che Alder si ricordasse dell’amore che aveva per lei. Ma ora, per VIctor, è tutto troppo tardi. In questo spazio fermo, si arrendono alcune lacrime sul suo volto.
— E’ vero che il bambino ha scritto sul suo diario segreto che in realtà lei non gli affatto?
Mi stanno sottoponendo a un interrogatorio. Sono nell’ufficio di Carnival ma lui questa volta non c’è, al suo posto invece mi è apparsa una donna anzianotta con gli occhi molto chiari, azzurri e i capelli acconciati di recente. Nonostante l’aspetto un po’ antico riesce comunque a emanare una certa aurea di femminilità dimenticata.
— E’ vero che qualcuno fa i disegni che lei mi ha descritto al posto di quel suo bambino che non parla? Chi è stato a disegnare la porta? Mi dica tutto.
— No, io non so niente di quello che sta dicendo.
Sto vivendo in un altro spazio, non voglio capire. Mi cullo in questo luogo mentre lei mi guarda e mi pone domande che mi sembrano assurde.
— Dov’era la notte in cui è stata trovata la prima testa?
Non è possibile che sia indagato, sì, questo dev’essere un incubo.
Invece di risvegliarmi in un sogno fatto di baci mi trovo in incubo mille volte più…
— Dov’era la notte in cui è stata trovata la prima testa?
Mille volte più reale di qualunque cosa io abbia mai vissuto.
— Risponda, per favore.
La donna con gli occhi azzurri tiene la penna sospesa sul blocco. Non scrive ancora. Aspetta.
— Non lo so, — dico. — Non ricordo.
— Non ricorda, — ripete lei, e non è una domanda. Abbassa gli occhi sul foglio. — Veniamo al bambino. Ha detto che non parla mai in classe.
— Quasi mai.
— Quasi. — Ancora quella tecnica, rimandare indietro le mie parole leggermente cambiate, come uno specchio che restituisce una faccia leggermente diversa dalla tua. — Eppure lei sostiene che il bambino le ha consegnato il disegno di persona.
— Sì.
— E non le ha detto niente.
— No.
— Un bambino che non parla mai le porge un disegno e lei lo accetta senza chiedergli nulla.
Nella stanza della clinica intanto Victor ha smesso di urlare. Si avverte soltanto il suo respiro, affannoso, ravvicinato alla parete come se stesse cercando di attraversarla. Poi il silenzio. Poi il suono di qualcosa che scivola lungo il muro, un corpo che si lascia andare.
La donna solleva lo sguardo.
— Il bambino sapeva qualcosa, — dico, e non so perché lo dico, perché questa frase mi viene fuori come l’acqua che sale, senza che io abbia deciso di aprire la bocca.
Lei non si sorprende.
— Certo che sapeva, — risponde. E per la prima volta da quando sono entrato in questo ufficio, abbassa la penna e mi guarda come se stesse guardando qualcuno che conosce da molto prima di questo momento.
— E’ stato manipolato. — E’ ciò che dico quasi sussurrando.
Le mani fanno nodi ai pensieri che trovano nell’aria. I nodi così non tornano al pettine. Cadono piano a terra come pollini contaminati. Come capelli ingrigiti cadono. Cadere.
In quello stesso momento mi viene in mente la donna che viene torturata, presa per i capelli e portata in una cantina con un bavaglio. — Dove sarà finito Carnival? — Mi chiedevo nello stesso spazio, nello stesso tempo.
— Sono qui!!! — Urlò l’assistente.
— Arrivo imbecille! — Rispose Carnival.
Era sulla riva del fiume con il suo assistente. Stava perlustrando le acque dove erano state trovate le teste di alcuni bambini. Era il luogo del delitto. Con i guanti e un fazzoletto appiccicato al naso per evitare i miasmi sollevava indizi, pezzi d’orecchie, parrucche finte e capelli veri. Più in là si intravedeva un croce in cima a un monticello che sembrava brillare alla luce del tramonto. Carnival, incuriosito, si avvicinò e con suo stupore trovò, proprio dietro quella croce dorata, una piccola donna ammantata da un velo rosso. Sembrava assorta in un tipo di meditazione mentre guardava il sole nascondersi lentamente dietro l’orizzonte.
Era la stessa donna dell’interrogatorio. Io, o perlomeno quel poco di io che mi restava, tornai a casa da Catherine per farmi assolvere da tutti i peccati del mondo.
Serie: Alder Venn
- Episodio 1: Il Taccuino
- Episodio 2: La terra
- Episodio 3: Spostato
- Episodio 4: L’interrogatorio
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