Little Girls Love To Rock

Serie: Little Girls Love To Rock


adolescenza

Estate 1995, un posto imprecisato tra La Pampa e Beverly Hills.

McKennedy quella sera era venuto da me cercando di sfondare la porta a pugni per farsi aprire, era autunno e faceva buio presto, ma c’era ancora un gran caldo come se fosse piena estate.

Farneticava qualcosa sul fatto che ero una spiantata totalmente fuori di testa, ma io come al solito non lo ascoltavo.

I buoni consigli non mi interessavano.

Non è che mi fregasse un granchè di lui: per quanto mi riguardava le persone esistevano fino ad un certo punto e quel punto era la mia possibilità di non essere più invisibile. Un bel biglietto da cento per il mondo di quelli che contano. In ogni caso nemmeno quintalate d’amore avrebbero riempito quel buco nero che ero diventata.

Diversamente sarei rimasta lì, a rimirarmi i piedi mentre speravo che accadesse qualcosa di meglio. 

Ma si sa, chi vive sperando…

Mc continuava a parlare a ruota, visibilmente preoccupato per la mia salute. A me però sembrava solo un idiota.

Stavo appallottolata sul letto con degli shorts morbidi e le gambe nude, mentre fissavo delle lucine in lontananza, fuori dalla finestra. Chissà che faceva, quella gente lì.

“… Si può sapere cosa c…o ti è venuto in mente?” Non risposi. “ALLORA? Guarda che hai fatto un gran casino, sono tutti incazzati. Ma mi ascolti? Guarda che non puoi continuare a comportarti così come se nulla fosse”, finalmente attirò la mia attenzione. Mi girai guardandolo con uno sguardo vuoto. 

Presi una pila da 9 volt dal comodino e iniziai a girarmela tra le mani.

“Che cosa intendi, scusa?” “Intendo che non puoi metterti a tirare dei bicchieri pieni di whisky per terra e comportarti come una pazza furiosa urlando stupidaggini davanti a tutta quella gente.” Scoppiai a ridere e risposi: “Ma che ti frega di cosa faccio io o se mi piace rovinarmi la vita.”

“Tu sei tutta matta!” Se ne andò sbattendo la porta.

Pensai che quella porta di legno mezzo marcio prima o poi sarebbe caduta a forza di essere maltrattata.

E poi che ne sapeva Mc delle mie pu…….ate, di come mi sentivo io, di come mi dovevo “esprimere” per sentirmi viva.

Leccai distrattamente la pila per prendere una scossetta, poi il mio sguardo volò verso il sottile taglio che il vetro mi aveva causato sul piede. Bruciava ancora.

Serie: Little Girls Love To Rock


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Discussioni

  1. Sono sempre molto curioso quando mi presentano personaggi con sfaccettature caratteriali in bilico tra sregolatezza e follia. Mi piace il tuo modo di mostrare le cose e gli animi, quindi ti seguo per scoprire di più!

  2. Scrittura particolarmente appropriata, di chi ha esperienza. Apprezzata molto.

    La scena in sè, descritta benissimo, è ben inquadrabile in un genere di cinema particolarmente attuale. Per esempio un “Mona Lisa & The Blood Moon”, pur con le differenze del caso, non stonerebbe; peraltro, film dalla colonna sonora con i controfiocchi (da quanto mi racconta la mia consulente musicale del cuore: io e la musica purtroppo ci incontriamo molto, molto raramente). La bellezza di questa scena è fatta dai dettagli inseriti ad arte, sia visivi, sia di concetto: “per quanto mi riguardava le persone esistevano fino ad un certo punto e quel punto era la mia possibilità di non essere più invisibile”… dice bene @david che, con azzeccata espressione, sciorina un bel complimento sulla complessità della rete neuronale della protagonista, indice della validità di un significativo potenziale, presente e futuro, in termini di contenuto.

    Un ottimo inizio, per il mio modesto parere.

  3. Ciao Susanna, benvenuta! Questo inizio di serie mi incuriosisce piacevolmente, ti seguirò per non perdere i prossimi episodi.