
Lo sgradevole assedio
Serie: Il mio avo Marcovaldo
- Episodio 1: Le furie a strisce
- Episodio 2: Attenzione, imboscata!
- Episodio 3: All’armi, Urbe
- Episodio 4: La tremenda sortita
- Episodio 5: Fuga a Castel Sant’Angelo
- Episodio 6: Lo sgradevole assedio
- Episodio 7: Spionaggio nei bassifondi
- Episodio 8: Salvatele la vita
- Episodio 9: Guerra urbana
- Episodio 10: Assalto finale
STAGIONE 1
Roma, 6 maggio 1527
La gente si affollava e tossiva. C’era chi piangeva, chi disperava per quel che stava succedendo a Roma. A Marcovaldo Albani non piacque nulla di tutto ciò: stretto con tutti gli altri nei corridoi di Castel Sant’Angelo, sudava sotto la corazza.
Il cavallo, abbandonato là fuori con sella e barda.
Pure la lancia.
Non gli rimaneva che la spada e l’armatura.
Troppo poco.
Sentì la nostalgia del suo castello a Varese. Si augurò che Nicoletta Rubia, la sua donna, se ne stesse prendendo cura.
Nel frattempo, lui doveva badare a se stesso.
Eriberto sgomitò in mezzo alla folla. «Signore!».
«Che vuoi!» sussurrò Marcovaldo, la voce fiacca.
Il portagonfalone lo udì lo stesso. «Messer Cellini vi vuole».
«Fammi strada». Marcovaldo fu lieto di poter lasciare quel luogo in cui tutti rubavano l’aria agli altri.
Eriberto, giovanotto di Varese come lui, lo accompagnò fino a un salone che in tempi normali sarebbe stato sconfinato e pure maestoso, ma in quella situazione straordinaria gli si presentò come un accampamento improvvisato di profughi.
Di lusso.
Marcovaldo distinse le diverse uniformi: miliziani, mercenari svizzeri, nobili romani che piagnucolavano per aver perso tutti i loro beni materiali. Sopra tutto ciò, dopo Benvenuto Cellini Marcovaldo notò Clemente VII circondato da alcuni prelati che tremavano come gattini fradici. E fossero stati solo loro! Pure il Pontefice tremava, gli occhi saettavano di angolo in angolo, là fuori si sentivano i botti degli archibugi e le urla dei lanzichenecchi che certo bestemmiavano il Dio dei cattolici.
Marcovaldo non disse nulla.
Benvenuto neanche, se non che guardò Sua Santità, ma il conterraneo di Benvenuto taceva e sudava.
L’artista di Firenze scrollò le spalle. «Mi spiace». Disse solo questo.
«Spiace soprattutto a me» borbottò Marcovaldo.
«Ci siamo asserragliati qua dentro, il Tevere ci può essere d’aiuto a meno che i lanzi non adoperino delle zattere per assaltarci».
«Difficile. I tedeschi non mi sono mai sembrati abili nelle operazioni anfibie» considerò Marcovaldo, gli occhi agli affreschi che decoravano il soffitto.
Tornarono in silenzio, un silenzio relativo dato che pianti e urla continuavano a tormentare le loro orecchie.
Marcovaldo avrebbe preferito che, al posto di Clemente VII, ci fosse Giulio II. Lui sì che era stato un papa-guerriero. «Che ne è del capitano generale?» all’improvviso si rivolse a Benvenuto.
«Disperso» replicò lui a mezza voce. Più che un fine cesellatore, sembrava un soldataccio temprato dalle asprezze della guerra.
Marcovaldo intendeva continuare, ma davanti a loro si parò un prete:
«Voi! Abbiamo bisogno di voi e il vostro portagonfalone».
Eriberto non era lontano.
«E sarebbe?» borbottò Marcovaldo. Si augurò non dovesse fare da guardaspalle di un cardinale timoroso di ogni cosa.
«Dovete…».
Serie: Il mio avo Marcovaldo
- Episodio 1: Le furie a strisce
- Episodio 2: Attenzione, imboscata!
- Episodio 3: All’armi, Urbe
- Episodio 4: La tremenda sortita
- Episodio 5: Fuga a Castel Sant’Angelo
- Episodio 6: Lo sgradevole assedio
- Episodio 7: Spionaggio nei bassifondi
- Episodio 8: Salvatele la vita
- Episodio 9: Guerra urbana
- Episodio 10: Assalto finale
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