Parte 3: Lo specchio di Sof’ja

Serie: Menti straordinarie

Sof’ja Vasil’evna Kovalevskaja (15 gennaio 1850 – 10 febbraio 1891) non è stata solo una matematica, ma anche una scrittrice e un attivista russa, nonché prima donna del Nord Europa ad ottenere una cattedra universitaria. Concentrò i suoi studi sulla rotazione dei corpi rigidi, in particolare delle trottole, e sulla risoluzione di equazioni alle derivate parziali, nella cui teoria c’è un teorema fondamentale che porta il suo nome.

Lo Specchio vede cose che l’occhio umano non vede. Riesce a vedere cosa è e cosa poteva essere. Da una parte vi è il mondo fisico, quello che esiste, quello che è. Dall’altra sono mescolati infiniti universi confusi, alcuni più palpabili di altri, in base a quanto sono stati probabili. Lo Specchio ha due occhi, uno sul mondo che è, l’altro sul mondo che poteva essere. Quando un uomo guarda nell’occhio dello Specchio vede sé stesso perché tutte le immagini probabili passate di sé, che per lo Specchio sembrano fantasmi più o meno visibili, si riuniscono tutte in quel punto, formando quello che sembra il riflesso. Le versioni probabili passate di una persona sono semplicemente immagini. Se una di questa dovesse morire, perché scelte non fatte di una persona lo avrebbero portato alla morte, il riflesso sullo Specchio non cambierebbe, perché le immagini probabili sono talmente tante che, anche se dovesse morire una di quelle che è stata più probabile, la loro sovrapposizione non presenterebbe cambiamenti e in alcun modo si potrebbero notare differenze con la persona che si sta specchiando. Se invece la persona fisica morisse, le sue immagini continuerebbero la propria vita e lo Specchio le vedrebbe spegnersi ad una ad una. Lo Specchio si diverte ad osservare gli uomini e a confrontare la loro vita con quelle delle loro immagini passate più probabili, quelle a cui sono state ad un passo a diventare. C’era una donna molto bella, Sof’ja, che allo Specchio divertiva molto studiare. Passava le giornate in università, sepolte sotto pesanti tomi di meccanica e leggere trottole che si divertiva a far girare sul banco, poi, una volta tornata a casa lo Specchio la vedeva spendere il tempo che le rimaneva ad accudire la figlia e scrivere, con foga, le pagine di un libro. Alla fin fine sembrava una donna normale, forte, ma allo stesso tempo amorevole, come sono le donne. Ciò che vedeva lo Specchio però era terribilmente interessante. Ogni volta che un uomo prende una decisione, lo Specchio vede dispiegarsi dalla figura dell’uomo una seconda figura a lui identica, solo che sembra essere vista attraverso della carta da forno, con i contorni imprecisi e i colori poco vividi. Questa seconda figura era l’immagine probabile passata che aveva preso l’altra decisione. Inoltre quando tocca ad un’immagine probabile passata, nella sua dimensione probabile, prendere una decisione, l’immagine probabile che si sarebbe dispiegata nella direzione della scelta rifiutata non sarebbe stata visibile dallo Specchio, in quanto, per la persona che vive nel mondo fisico, questa scelta non sarebbe risultata probabile, ma impossibile, in quanto manifestata in un futuro da lei scartato. E vi assicuro che persino l’occhio dello Specchio si perderebbe se si affacciasse sul disordine infernale del mondo delle immagini impossibili passate. Ora potete capire che, se un uomo dovesse guardare nella dimensione di ciò che poteva essere, vedrebbe solamente un caos informe di immagini trasparenti, mentre lo Specchio sa ben districarsi in questo disordine e può focalizzare il suo occhio su una singola immagine. Così lo Specchio fece con Sof’ja. C’era una sua immagine che più la interessava. Lo Specchio la vedeva molto lucida e luminosa, segno che quella immagine è stata molto probabile. Lo Specchio è abituato a sconvolgimenti completi nella vita di un uomo e spesso la vita di una immagine probabile era molto diversa da quella della persona fisica. Uomini che cambiano lavoro, uomini che lasciano i coniugi, uomini andati in guerra, sono visioni quotidiane per lo Specchio. Eppure quell’immagine di Sof’ja le pareva strana. Era molto simile alla vera Sof’ja: passava le giornate passeggiando e scrivendo le pagine di un libro, poi la sera, quando tornava a casa, lo Specchio la vedeva spendere il tempo che le rimaneva ad accudire la figlia e farsi seppellire da pesanti tomi di meccanica e leggere trottole che si divertiva a far girare sul banco. Erano così uguali, ma allo stesso tempo tanto diverse. Erano esattamente l’una il riflesso dell’altra, uguali ma opposte. Perché un riflesso, anche se si comporta allo stesso modo lungo l’asse di simmetria di una persona, ad uno spostamento della mano destra o di qualsiasi altra parte del corpo non centrale, fa corrispondere uno spostamento dell’altra mano del riflesso. Entrambe le Sof’ja non sembravano complete. Ad ognuna delle due mancava un pezzo, che cercavano di trovare affogando i pensieri sulla scrittura o sui libri nel loro poco tempo libero, ma nessuna delle due sembrava riuscirci. Ma Sof’ja non era una persona qualunque, lei aveva una scintilla negli occhi che la illuminava, forse è così che ha trovato il segreto dello Specchio. Nemmeno io, lo Specchio, sono mai riuscito a darmi una spiegazione di come lei ebbe la visione del mondo che poteva essere, quando solo io ho la possibilità di vederlo! Lo Specchio ha la possibilità di affacciarsi in ogni oggetto che ha un riflesso, come una finestra o le goccioline d’acqua nell’aria, per questo Lui riesce a vedere dappertutto. Una fredda mattina di inizio inverno, Sof’ja passeggiava nel cortile dell’università, pensava forte a qualcosa, forse ad una sua trottola o ad un libro che le sarebbe piaciuto scrivere, quando, per un attimo, forse per gioco o per un’illuminazione, si affacciò nello specchio d’acqua di un laghetto nel cortile. Non le era facile osservare il suo riflesso, con le anatre che muovevano le zampe creando piccoli vortici, ma, dopo qualche secondo, sgranò gli occhi. Penso che in quel momento lei vide dall’altra parte e capì che ciò che vedeva con i suoi occhi non era il suo mero riflesso, ma il sovrapporsi di infiniti mondi concentrati in un punto solo. Penso che la scintilla che quella donna, aveva in sé, avesse in qualche modo illuminato l’interno dei suoi occhi che, come una finestra che si affaccia sul mondo intero, possiede in sé quel riflesso che punta dentro l’anima stessa. Lo Specchio, con l’occhio puntato verso il mondo fisico guarda continuamente dentro sé stesso, grazie alle goccioline d’acqua sparse nell’atmosfera e con l’altro vede il Suo riflesso. Sof’ja era, per quell’attimo, diventata uno Specchio, con un occhio puntato verso di sé e l’altro verso il riflesso di sé stessa e lei la vide, l’altra Sof’ja, e l’altra Sof’ja vide lei. Lo Specchio pensa che la vita reale di ognuno di voi sia una strada che si può percorrere solo in avanti. Man mano che la si percorre compaiono un gran numero di bivi, scorciatoie e strade alternative, ma benché uno si possa immaginare di percorrere una via pur avendone scelta un’altra, quello non riuscirà mai a vedere sé stesso percorrerla e si dovrà limitare all’immaginazione. Per lo stesso motivo, guardandosi indietro mentre si percorre la propria vita, non si potrà vedere altro che una strada dritta. Insomma, gli uomini, una volta scelta la direzione da prendere in una biforcazione, non potranno far altro che percorrerla. Invece Sof’ja aveva visto un’altra sé stessa oltre il profondo baratro tra il la dimensione reale e probabile, aveva rubato una visione destinata solo allo Specchio. Capirono entrambe che erano una alla ricerca dell’altra, che erano il pezzo mancante delle loro vite. In preda alla visione, Sof’ja portò la mano destra sullo specchio dell’acqua, e la sua immagine fece lo stesso. Ma si sa, le visioni sono deboli come le nuvole e il freddo di quell’acqua di inizio inverno bastò a farle ritrarre la mano.

Sof’ja era di natura una persona vivace e passionale e il suo successo in ambito scientifico non bastò a colmare il vuoto che sentiva di dover esprimere. La sua sensibilità gli permise di esprimere artisticamente tutto ciò che provava o studiava e, grazie a questo talento e alle ricerche di Poincarè sugli integrali di equazioni differenziali rappresentati geometricamente da curve con punti di biforcazione, confezionò il suo capolavoro: ‘’La lotta per la felicità. Due drammi paralleli’’ in cui racconta il destino di due persone dal punto di vista di come è e di come poteva essere.

Serie: Menti straordinarie
  • Episodio 1: Parte 0: Introduzione
  • Episodio 2: Parte 1: Le pillole di Paul
  • Episodio 3: Parte 2: Le sigarette di Ettore
  • Episodio 4: Parte 3: Lo specchio di Sof’ja
  • Episodio 5: Parte 4: L’amore di Yutaka
  • Episodio 6: Parte 5: La penna di Galois
  • Episodio 7: Intuizioni
  • Episodio 8: L’abaco di Gerberto
  • Episodio 9: L’omino di Escher
  • Episodio 10: Il bracciale di Antoine
  • Episodio 11: Una notte all’hotel Hilbert
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