L’orecchiuto spioncello

Non c’era nulla di più bello che vedere un fascio di luce spezzare il buio, ma soprattutto se quel che si illuminava era il bianco di uno studio medico.

Mentre camminava nell’oscurità, si guardò lo smartwatch. Era mezzanotte.

Cercò di ricordarsi che cosa stava facendo lì.

Tutto era iniziato un mese prima, quando aveva fatto un lavoro di intercettazione. Il fratello del dottor Vacchi gli aveva telefonato e si erano messi a parlare di qualcosa che Valentino aveva registrato.

Fratello: Ehi, Ludovico…

Vacchi: Ciao! Scusami, ma ho da fare, ho un paziente…

Fratello: Un attimo, un attimo. Quell’affare con la Peace Corp allora… okay?

Vacchi: Okay, okay.

Tutto lì, e la cosa era risultata un po’ oscura a Valentino, il quale aveva chiesto lumi al tenente Maio.

“Scusi, signore, ma questa conversazione che ho intercettato…”.

“Dammela da leggere”.

Valentino aveva obbedito e il tenente aveva letto, poi si era dimostrato impassibile. “Lascia stare…”.

“Signor tenente, è per la Peace Corp, non è vero?”

“Ho detto: lascia stare”.

Era stato più che chiaro e Valentino aveva obbedito… solo, in apparenza.

Neanche fosse stato come quel personaggio di quel romanzo poliziesco di Maurizio De Giovanni, quello ambientato a Napoli, Valentino aveva indagato. Soltanto invece che studiare i casi di probabile suicidio di alcuni anziani supponendo fossero uccisi da un serial killer, si era focalizzato sulla Peace Corp.

Cosa c’entrava una multinazionale di armi con uno studio medico di un quartiere residenziale?

Adesso, Valentino stava coronando un mese di indagini sottobanco con quella perquisizione.

Era nello studio medico, un gioco da ragazzi entrarci, e allora si mise a rovistare fra i fogli. Memo, certificati medici, appunti con una grafia leggibile – strano – e poi nulla, nulla di nulla.

Frustrato, Valentino accese il PC e bypassò le difese telematiche. Una volta sul desktop, cercò quel che gli poteva servire. Aveva in mente solo due parole: Peace Corp.

Si ritrovò a essere così concentrato che si accorse solo in quel momento che non era da solo nello studio. Spense la torcia e corse a nascondersi nel buio.

Dal suo riparo, dentro quell’armadio in cui si era chiuso dentro, vide due uomini: erano Vacchi e suo fratello, poi entrarono altri due personaggi, ma più che l’aspetto di uomini svegli erano dei gorilla, dei pesci piccoli, semplice manovalanza.

«Allora, questo attentato…».

«Certo, Ludovico, si farà. Io stesso ho fornito informazioni errate alle autorità per le cure degli effetti di quest’arma batteriologica. La gente morirà come mosche e lo Stato si impadronirà dell’impero neocoloniale della Peace Corp. Quest’operazione di falsa bandiera frutterà all’Italia molti benefici».

«Bene, bene. L’attentato quando avverrà? Ho saputo che è stato anticipato».

«Domani. Sarà qua vicino il ground zero».

«Io ovvio sarò lontano da qui… non voglio mica ammalarmi. Mi spiace per i condomini di questo stabile».

«Poco importa».

I due presero dei fogli, poi andarono via.

Valentino aveva ascoltato tutto, doveva lanciare l’allarme!, ma si accorse di una cosa: era rimasto bloccato in quell’armadio.

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Discussioni

  1. “Valentino aveva ascoltato tutto, doveva lanciare l’allarme!, ma si accorse di una cosa: era rimasto bloccato in quell’armadio.”
    Mi sa che il povero Valentino sarà uno dei primi a beccarsi il virus. Come sempre, finale inaspettato 👏

    1. Grazie Alessandro! E’ un po’ ispirato a un mio romanzo che vorrei revisionare l’anno prossimo