L’orfanotrofio
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
STAGIONE 1
Iniziò a prepararsi: aprì l’armadio e, sconfortata, guardò la montagna di abiti ammucchiati. Accese la torcia del cellulare e, con lo spirito di una speleologa, si infilò nel mobile; riemerse con un top verde e una gonna nera a tubino, poi si studiò allo specchio.
«Per fortuna è tutto tessuto che non si stira. Però mi sta ancora bene e si intona con il colore dei miei oc… no, eh! Ancora con quello lì? Mi cambio? No, è tardi… e ho trovato pure la scusa per l’insulî. Dai, si sta facendo veramente tardi: devo lasciare anche la macchina dall’elettrauto per il condizionatore.»
In ospedale, nella sala d’aspetto del suo studio, già c’erano molti pazienti. Entrò nell’ambulatorio, indossò il camice e fece entrare il primo in lista: Andrea.
«Ricci, avanti.»
Il giovane deglutì: «Buongiorno, dottoressa.»
«Stenditi sul lettino.»
Osservò il viso del ragazzo con occhio clinico. «Allora, cosa ha causato tutto questo?»
«Le suore dell’orfanotrofio dicevano che mia madre era morta in un incidente e io ero sopravvissuto con queste ferite.»
«Quindi sei cresciuto in un istituto?»
«Sì, un istituto di suore fino ai quattordici o quindici anni, poi sono stato spostato in un altro diretto da religiosi maschi.»
«Che tipo d’incidente coinvolse te e tua madre? Stradale?»
«Non lo so, non ho mai chiesto.»
«Si poteva intervenire prima. Perché non l’hai fatto?»
«Forse per paura.»
Giada lo guardò con un’espressione seria. Andrea pensò di non avere speranze.
«Sarò sincera: non è una situazione facile. Ci vorranno diversi interventi e sarai operato anche da altri specialisti… però si può sperare in un buon risultato. Qui, dove la barba non cresce, hai subito delle ustioni, mentre le asimmetrie ossee sono dovute a un urto violento.»
«Lo sapevo che non dovevo illudermi…»
«Forse non sono stata chiara: non sei senza speranze. Ci vorrà tempo e pazienza, ma alla fine il tuo viso tornerà normale o, nel peggiore dei casi, avrai solo qualche cicatrice. Te lo assicuro: mi sono specializzata con i migliori medici del ramo, sia in Italia che all’estero. Pensaci, avrai anche il supporto di uno psicologo. Tieni, questo è il mio numero di cellulare.»
«Va bene… le farò sapere. Grazie.»
«Ah, Andrea, ascolta: sarebbe bene avere più informazioni su quello che ti è successo. Cerca di contattare l’istituto e fammi sapere.»
«In questo non posso aiutarla. L’istituto è stato chiuso anni fa.»
«Vabbè, ma i documenti saranno da qualche parte.»
«Non lo so.»
«Dove si trovava questa struttura? Qui nel bolognese?»
«S-sì, a Bologna. Scusi, adesso devo andare.»
Giada pensò che fosse strano che un ragazzo non solo non fosse interessato a migliorare il proprio aspetto, ma neanche a capire cosa avesse causato il suo stato. Quella sera fece qualche ricerca. Se lui era restio a dare informazioni, forse era meglio non insistere per evitare che rinunciasse all’intervento. Accese il PC e cercò un profilo con il nome di Andrea Ricci.
”Niente. Forse usa un nickname, ma quale? Proviamo con gli orfanotrofi. Ha detto che quello dove è cresciuto è stato chiuso ed era gestito da religiose. Ma come faccio a sapere dove sono finiti gli archivi e queste monache adesso? Tutti spariti oggi: anche Mattia. Aspetta… forse per l’orfanotrofio Chiara può aiutarmi.”
Afferrò il telefono e chiamò l’amica.
«Ciao Chiara, scusa se ti disturbo, volevo un’informazione, se puoi.»
«Se vuoi sapere se il commissario porta i boxer o gli slip non posso aiutarti.»
«Ma che scema che sei! Ti chiamo per una cosa seria.» Velocità di connessione cervello: un milione di giga.
«Scherzavo, dimmi pure.»
«Un mio paziente dice di essere cresciuto in un istituto diretto da suore che poi è stato chiuso. Mi servono notizie su come si è procurato i danni che ha al viso.»
«Ma qui a Bologna?»
«Sì.»
«E allora qui ti posso già rispondere io: ti ha detto una grossa balla. Non è stato chiuso nessun istituto religioso dal 2000 a oggi.»
«Sei sicura?»
«Mo soccia, Giada! Sono bolognese io, le so queste cose!»
«Puoi fare una ricerca su quante strutture dirette da monache per soli maschietti ci sono in città?»
«Ma quale ricerca… mica siamo a New York! Saranno due, al massimo tre. Guarda, mandami i dati precisi di questo paziente così domani ti mando un messaggio e ti faccio sapere in quale istituto ha trascorso la sua infanzia.»
«Grazie, sei un tesoro.»
Quello che aveva detto Chiara confermava i suoi sospetti: Andrea mentiva perché non voleva ricordare. Ma cosa c’era di tanto doloroso da allontanare?
Chiara il mattino dopo inviò il messaggio promesso: era una struttura di Bologna ancora attiva, gestita da religiose e la direttrice era la stessa da circa trent’anni. Pensò che, con la scusa di un’offerta e di un pacco regali da consegnare a mano, avrebbe avuto modo di parlare con loro. Voleva saperne di più non solo per l’intervento, ma per capire cosa avesse portato Andrea a quel totale atteggiamento di sconforto.
”Potrei dire che l’offerta è soprattutto da parte di Andrea. Loro di certo chiederanno come sta, cosa fa, e io potrò aprire l’argomento e, con un po’ di fortuna, avere le notizie che mi interessano.”
Chiamò l’istituto per fissare un appuntamento.
«Buongiorno, vorrei un’informazione. Quando potrei venire per fare un’offerta e portare dei giocattoli per i bambini?»
«Per l’offerta può fare un bonifico e il pacco può inviarlo tra-»
«No, no, sono più comoda a portare tutto di persona: abito vicino… e poi dovrei parlare con la Madre Superiora per motivi personali. Sono la dottoressa Giada Ferrari.»
«Aspetti che chiedo…»
“La monaca dirà: chi cazzo la conosce questa? Ma il titolo fa sempre effetto.”
«La Madre ha detto che oggi pomeriggio va bene.»
«Grazie, è stata gentilissima. A più tardi.»
Chiese un permesso e alle sedici in punto era già davanti al cancello dell’orfanotrofio. Citofonò e venne ad aprire una donna molto giovane, forse una novizia che, in un italiano stentato, la invitò a seguirla.
Entrarono nel chiostro; la giovane suonò il campanello di un portoncino. Rispose una donna: «Salite, salite.» Dalla voce, sembrava molto avanti con gli anni. Salirono una breve scala, si aprì una porta e Giada constatò che si trattava infatti di un’anziana suora che avanzava verso di lei aiutandosi con un girello.
«Marta, lasciaci sole.»
La suorina salutò e uscì.
«Si sieda, dottoressa.»
Giada non sapeva come intavolare la questione e l’unica parola che le uscì di bocca fu: «Grazie.»
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
Ciao Concetta, sento odore di guai. Un medico che raccoglie informazioni su un ipotetico paziente in incognito.🤔 Mi chiedo se i traumi al viso di Andrea non nascondino qualcosa di più tragico di un incidente. Stiamo a vedere. Brava 👏
Ciao Tiziana, hai centrato il punto: Giada sta facendo qualcosa che non dovrebbe, ma le sue scelte sono una sfida alla cattiva sorte, soprattutto con Andrea, in cui rivede la sorella suicida per aver subito atti di bullismo. Grazie di cuore per il commento🙏❤️
Ciao Concetta, che storia particolare, mi ha davvero scosso! Quel modo di fare di Giada un po’ brusco e cinico è così reale, il tipico scudo di chi ha sofferto troppo e non vuole più scoprirsi. L’atmosfera è densa, e si respira un senso di urgenza mista a malinconia. È un racconto che non fa sconti e ti sbatte in faccia la cattiveria umana, ma mentre leggevo non riuscivo a staccarmi: speravo con tutto il cuore che, curando il viso di Andrea, Giada potesse finalmente ricucire anche lo strappo che ha nell’anima e mettere a tacere i suoi fantasmi.
Grazie infinite per il bellissimo commento, Mariano🙂🙏
Giada è un personaggio vivo già dalle prime righe, e quel monologo davanti allo specchio la caratterizza in poche battute meglio di una pagina di descrizione. E il dialogo con Chiara ha una naturalezza e una vivacità che fanno sorridere. Si sente che sai costruire personaggi con affetto. Bravissima come sempre Concetta.
Sì, è vero: voglio bene ai miei personaggi. Grazie per il bellissimo commento! Lino.
Ciao Concetta, seguo con grande interesse le ricerche di Giada. Complimenti per la scorrevolezza del racconto.
Mi fa molto piacere il tuo interesse. Grazie mille, Luigi🙂🙏
Uh, wow! Mi è piaciuto
Grazie di cuore per il commento, Kenji🙂🙏