Lork e Tarem

Serie: L'Imperatore dei Mari: Alla ricerca di risorse

Era ancora mattina presto ma tutti sapevano che era il miglior momento della giornata per trovare prodotti di qualità, a tal proposito il mercato era già abbastanza affollato. Sei, immerso nei suoi pensieri, sbatteva a destra e manca contro gli avventori, mentre scendeva la grande via in direzione della spiaggia. Si sedette sullo stesso scoglio dove assistette per la prima volta, e, a sua insaputa, partecipò, alla dominazione di un tornado. Osservava il faraglione. Uno degli Incappucciati guardava l’orizzonte, secondo i turni di guardia doveva essere Quattro.

«Che facciamo qui?» Chiese Jolly Roger da dentro la borsa.

«Niente.»

«Come sarebbe a dire niente, ragazzo? Mi vuoi spiegare?»

«Vuoi veramente tornare nel tuo baule?»

«E che novità è questa? Sei troppo volubile.»

«Non so, forse ha ragione mio padre. Dovrei fermarmi, stare con loro.»

«Ma roba da matti. Prendi una decisione, ragazzo.»

«Voglio tornare al fortino per restituirti e ringraziare Due.»

«Ringraziarlo?»

Sei prese Jolly Roger tra le mani e guardandolo negli occhi a forma di foglia disse: «Ho trovato una lettera nella mia sacca, era di Due. Questi vestiti appartenevano a lui, me li ha regalati.»

«Non credi che se avesse potuto parlarti lo avrebbe fatto, invece di scrivere una lettera?»

«Può darsi, ma io voglio ringraziarlo ugualmente.»

«Fai come credi.»

«Non hai risposto alla mia domanda.»

«Mi hai fatto una promessa, e per quanto ne sappia, le promesse vanno mantenute. Non credo che quegli invasati lassù ti abbiano insegnato a disonorare la parola data, no?»

«Ma io sono ormai un uomo senza onore.»

«E perché mai?»

«Perché li ho abbandonati.»

«E quindi? Se non ho capito male mi avevi detto che tu non avevi fatto nessun giuramento speciale, che eri andato sul faraglione perché costretto.»

«Esatto.»

«Quindi il tuo onore è intatto, non sei venuto meno a nessuna promessa.»

Sei guardò nuovamente la stoffa che aveva sulle ginocchia: «Forse hai ragione.»

«Così ti voglio ragazzo! Adesso che si fa?»

«Dobbiamo cercare qualcuno che sia stufo di quest’isola e che voglia salpare insieme a noi.»

«Sai le risate che mi farò quando spiegherai alla gente che non hai ancora una nave.»

«Al momento l’importante è lasciare l’isola, anche con un passaggio, poi si vedrà.»

«Ah sono certo che ne troverai a bizzeffe di esaltati pronti a seguirti in questa follia.»

«Dacci un taglio.» Sbottò Sei cacciando Jolly Roger nella borsa.

Il miglior posto per trovare qualche compagno erano le taverne, brulicanti di perdigiorno ubriaconi alla ricerca di qualche spicciolo per inebriare i loro già confusi pensieri. Quando era solo un bambino suo padre gli diceva sempre: “Se non fai il bravo ti porto alla Locanda di Kal il rosso, sai che fine fanno i bambini lì dentro?” e il rimprovero finiva con quella domanda retorica.

Sei voleva raggiungere quella locanda ma non sapeva effettivamente se esistesse o meno, né tanto meno sapeva dove potesse trovarsi, dunque decise di chiedere informazioni a dei passanti. Alcuni andarono diritti diventando bianchi a sentire solo il nome, altri dicevano che non era un posto per un ragazzo, altri ancora lo invitavano a tornarsene da dove fosse venuto, finché vide sul ciglio della strada due ragazzi, probabilmente della sua stessa età, sdraiati in terra con le gambe divaricate, stavano farfugliando qualcosa: «Sembra proprio un drago.»

«Ma dove? Io non la vedo.»

«Ma lassù, guarda bene.»

«Sto guardando bene.»

«La testa baffuta, il lungo corpo attorcigliato, le squame ritte sulla schiena, e quella coda, così maestosa, guardala.»

«Ho come l’impressione che tu abbia le allucinazioni, poi com’è che non vedi le ali?» Chiese uno dei due mettendosi su un fianco.

«Perché è un drago senza ali.»

«Mai sentito di un drago senza ali, come fa a volare.»

«I draghi so-no-cre-a-tu-re-ma-gi-che! Quante volte devo dirtelo?» Rispose il secondo mettendosi seduto.

I due si sentirono osservati, si voltarono e videro Sei che alzò la mano sorridendo: «Salve.»

«E tu che vuoi?» Chiese quello che si era appena seduto.

«Credo che voi sappiate dove posso trovare la Locanda di Kal il rosso.»

«Non ti fanno entrare amico, sai quante volte ci abbiamo provato?» Disse il secondo.

«Innanzitutto non sono tuo amico, poi vorrei sapere dov’è, non ho chiesto cosa pensiate.»

«Ehi! Datti una regolata e lasciaci in pace.»

«Quindi? Mi indicate la strada?»

«Perché dovremmo, non sei nostro amico.»

«Almeno ditemi allora per quale motivo non potrei entrare.»

«Quello è il covo di gente che ha almeno due ferite da arma, non fanno entrare il primo pivello che passa, ti conviene stare alla larga da quel posto.»

«Se voi non avete cicatrici non vuol dire che non debba averne io.»

«Era semplicemente un modo di dire, per farti capire che lì dentro ci entrano solo beoni pronti a uccidere per un bicchiere di bevanda inebriante.»

«Cerca di prenderli con le buone.»

«Sta zitto tu.» Disse Sei guardando nella sua borsa.

I due ragazzi si guardarono e un ghigno tagliò i loro volti, si alzarono e si avvicinarono al ragazzo, poi uno dei due chiese: «Come hai detto che ti chiami?»

«Non ve l’ho detto.» Rispose Sei spostando lo sguardo dalla borsa verso i due.

Il ragazzo che vedeva il drago cacciò fuori un coltellaccio, imitato dal compare, fece un passo verso Sei, che restò impassibile nella sua postura, poi allungando il braccio verso la borsa disse: «Cosa nascondi lì dentro?»

Sei portò la borsa fuori dalla sua portata: «Niente.» Rispose guardando il ragazzo mentre con la coda dell’occhio seguiva i movimenti del secondo.

«Meglio alzare i tacchi, ragazzo.» Disse Jolly Roger.

«Qualcosa ha parlato, da dentro la borsa!»

«Non dire idiozie, Tarem.»

«Te lo giuro, Lork.» Rispose il ragazzo cercando di avvicinarsi il più possibile.

Sei chiuse gli occhi: “nella calma risiede la forza” pensò. Fece un respiro profondo, riaprì le palpebre, di scatto si voltò verso Tarem colpendolo con un dritto sul naso; il ragazzo volò per diversi metri finendo contro un tronco. Sei ruotò sul bacino colpendo con un gancio Lork, atterrandolo ai suoi piedi.

Con passi decisi, il ragazzo raggiunse Tarem, lo afferrò per un piede e lo trascinò fino al punto dell’aggressione, affiancandolo a Lork, poi si accoccolò e scandì lente parole: «Mi avete fatto perdere troppo tempo, sapete dove si trova quella maledetta locanda?»

I due annuirono mentre si massaggiavano le parti colpite.

«Bene, ora mi indicherete la via e poi ognuno per la sua strada.»

Serie: L'Imperatore dei Mari: Alla ricerca di risorse
  • Episodio 1: Addio
  • Episodio 2: Il mercato
  • Episodio 3: Lork e Tarem
  • Episodio 4: Fortj
  • Episodio 5: La tana
  • Episodio 6: Ahmullahja
  • Episodio 7: Hiko
  • Episodio 8: Assurdo
  • Episodio 9: I patti vanno rispettati
  • Episodio 10: Tornado Six
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