L’orologio dell’apocalisse

Serie: Trenta secondi alla mezzanotte


Aiden la guardò stupito: lei pareva non aver paura di nulla, sembravano essere fatti della stessa pasta.

– E allora fantasma sia – concluse lui.

– Rivoglio la mia giacca.

Lui rise, tossendo ancora per il fumo della sigaretta che gli era finito in gola.

– La riavrai.

– Fantasma, sei sveglia? – la voce di Aiden ruppe il silenzio tombale di quella tenda bianca adibita a primo soccorso.

– Adesso si visto che a quanto pare, hai il talento di urlare a bassa voce – mugugnò lei, rigirandosi nello scomodo materasso avente lo spessore ed il comfort di una mensola da parete.

– Fate silenzio, lì dentro – ordinò un soldato che era di guardia a quella piccola tenda dove – fortunatamente per lui, vi erano solo Aiden e la ragazza anonima da sorvegliare.

– Vieni qui, coglione – sussurrò lei scocciata, facendogli gesto nella penombra, di avvicinarsi.

Aiden la ascoltò e senza perdere tempo, si avvicinò furtivo alla branda della ragazza, andando poi a sdraiarsi su un letto da campo più vicino al suo. A giudicare dalla profondità del buio che non spariva a causa della luce dei vari lampioni installati qua e là nel campo, il ragazzo aveva la sensazione che fossero le tre o le quattro del mattino.

– Se stai per chiedermi una stronzata, ti ammazzo – sussurrò lei appena lui finì di sistemarsi. Aiden accennò ad una risata e le rispose senza timore.

– Come mai sei qui? Insomma, non voglio fare il sessista, ma hanno preso solo maschi tranne pochissime eccezioni, a quanto vedo.

Lei sospirò e si prese un momento per rispondere ed Aiden era già pronto a scusarsi con lei per la domanda invasiva quando ella decise di aprirsi a lui e raccontargli un frammento della sua esistenza.

– Questi sacchi di merda volevano prendere mio padre che cammina da cinque anni con l’ausilio stampelle a causa di vari problemi alla schiena che non è riuscito mai a curare, quindi mi sono offerta io al posto suo. A quanto pare, sono stata convincente e credo che puntare ad uno di loro un coltello alla gola abbia velocizzato le trattative. Ora posso dormire o devi rompermi ancora i coglioni?

Lei emise un piccolo sbuffo, ma Aiden sentiva che Fantasma stava solo fingendo di tenergli il muso, anche se la conosceva da troppo poco per pensarlo con assoluta certezza. Si sentì scosso per le notizie che aveva appena ascoltato e rimase per una manciata di secondi in silenzio, poi esordì.

– Mi spiace per tuo padre.

– Tanto, tra poco saremo tutti morti – sussurrò lei, muovendosi nel lettino alla ricerca di una posizione comoda in cui dormire.

– Lo pensi davvero? – chiese lui, sinceramente allarmato.

– Noi di certo non avremo alcuna speranza. Se verranno sganciate delle bombe di quelle che hanno testato negli ultimi anni, la specie che ci studierà poi, dovrà sicuramente pregare di trovare dei campioni di ceneri accettabili perché svanirebbero anche le prove del nostro passaggio sulla Terra per quanti kilotoni hanno quelle testate nucleari.

In quell’occasione, fu Aiden a sospirare e portò le mani dietro alla nuca, restando a fissare l’apice in penombra della tenda per qualche altro secondo, riflettendo.

– Quindi avevano ragione quelli del Doomsday clock? – chiese lui, facendo nuovamente muovere la ragazza sulla sua branda.

– Il Doom-che? – urlò lei sottovoce in quell’occasione.

– State zitti, cazzo! – urlò il soldato di guardia, cercando ancora una volta di intimorirli.

I due rimasero in silenzio per poco, poi Aiden riprese, dando una risposta alla ragazza fantasma.

– È l’orologio dell’apocalisse. Lo inventarono degli scienziati tanto tempo fa e se ve ne era bisogno, ogni anno cambiavano la posizione delle lancette sull’orologio: più ci si avvicina alla mezzanotte, più ci si avvicina alla possibilità che l’umanità si estingua, ovviamente prendendo in considerazione quanti più fattori possibili. 

Il sussurrare di Aiden era quasi impercettibile: non voleva che lei subisse punizioni o maltrattamenti a causa propria.

– E adesso dove sono puntate le lancette? – chiese Fantasma.

– Mancano trenta secondi alla mezzanotte.

Fu ancora il silenzio, stavolta cercato da parte di entrambi. Nella tenda, si udivano solo i loro bassi respiri regolari. Dal naso di Aiden – che era stato spaccato qualche ora prima, fuoriusciva un fischio che faceva da sottofondo ai loro pensieri.

– Che cazzata – sussurrò poi lei all’improvviso.

– Perché? – chiese lui, genuinamente curioso, facendo un piccolo movimento con la testa, in direzione della sua branda trovantesi ad un braccio di distanza.

– Per me ne mancano dieci.

A quella affermazione – che lui trovava fosse sensata, veritiera a dir poco, la tenda assunse d’improvviso, un aspetto sinistro. Aiden deglutì e prese a rigirarsi come lei, su quella branda scomoda che perlomeno, era fornita di coperte sufficientemente calde da non morire di ipotermia nella notte.

– Quando accadrà? – chiese lui. 

Il soggetto era sottinteso. 

Sapevano entrambi di cosa stavano parlando – o meglio, bisbigliando.

– Quando vedremo il sole a mezzanotte, suppongo – rispose lei, con il tono di voce fattosi decisamente più triste: Aiden conosceva da poco Fantasma, ma in apparenza, sembrava essere proprio quel tipo di persona avvezza ad altre tonalità di voce. Come lui, se la immaginava determinata, combattiva, urlante, ma anche pacata, pensierosa. Fantasma pareva avere mille sfaccettature, ma Aiden sentiva che la tristezza non fosse tra queste.

– Come ti senti a riguardo? – bisbigliò lui, pronto ad ascoltarla.

Fantasma emise uno sbuffo: non era di frustrazione, quanto più un sovraccarico di emozioni di cui sentiva l’esigenza di espellere in quel modo, quasi come se si sentisse soffocare.

Serie: Trenta secondi alla mezzanotte


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