Lory

Serie: Wiccats.


Un dipendente di una grossa catena di elettrodomestici, affronta una serie di eventi nell'arco di una intensa giornata.

– Mi può far parlare con un responsabile, cortesemente? –
Il cliente continuava a spingere degli occhiali con una odiosa montatura bianca e azzurra come se fossero fatti di piombo,  scivolando, ogni minuto e mezzo circa, sulla punta del naso e inevitabilmente lui dovesse spingerli con il dorso del pollice.

Davide iniziava ad innervosirsi. Succedeva sempre quando partiva il volantino del sottocosto! Evento che capitava due o tre volte l’anno. Oltretutto quella mattina aveva già bevuto quattro caffè a distanza di cinque minuti l’uno dall’altro: in pratica, ogni collega che lo salutava gli offriva un bicchierino di plastica marroncino con dentro quella bevanda eccitante dal distributore della sala ristoro e lui non voleva essere scortese.
Infatti adesso era un fascio vibrante e tachicardico di nervi zuppi di caffeina.
Tutto questo ancor prima che aprissero le porte alla mandria di bufali imbizzarriti armati di giornaletto informativo con tutte le offerte.

– Il mio responsabile le dirà esattamente la stessa identica cosa che le sto dicendo io! I prodotti sono già scontati, due di quelli che ha scelto lei, sono venduti a meno di quanto li abbiamo pagati noi! Non è possibile applicare altri sconti! – Più chiaro di così Davide non poteva essere.

– Sì, l’ho capito. Ma io sto acquistando tre cose! TRE! Un computer, un monitor e una stampante laser! Mi sembra il minimo mettere un toner in omaggio! Non sto chiedendo mica altri sconti! A me parrebbe naturale poter stampare senza dover spendere anche per il toner! No? – Il ragionamento non filava per niente! Il toner era già incluso nella stampante, il signor “montatura sgusciante”, così lo aveva ribattezzato Davide, voleva un ulteriore ricambio originale che da solo veniva a costare quarantaquattro euro e novanta centesimi… Se non era uno sconto quello!

Il paziente addetto vendite sapeva che era tutto inutile, guardò gli altri due clienti che lo stavano attendendo già da dieci minuti buoni, con l’espressione tipica di chi aveva beccato il dipendente idiota e decise di prendere un’iniziativa azzardata.

– Guardi, facciamo così… – Davide sospirò rumorosamente.
– …Questa è una cosa che non potrei fare nel modo più categorico! Io le metto nell’offerta un toner compatibile da venti euro e in omaggio… ha capito bene! In o-ma-ggio aggiungo queste due risme di carta per la sua nuova stampante! – Mancava solo il cartello “chiamate il numero in sovraimpressione” lampeggiante.

Quelle risme di carta, il rappresentante della Howling- Pakkard, li aveva dati davvero gratuitamente per regalarli a chi acquistava le loro stampanti, solo che il caposettore di Davide, Antonio, le aveva messe in vendita a nove euro e novanta centesimi l’una!

Davide compilò la bollettina di vendita con tutti i codici, con gli omaggi e aggiunse addirittura la sua sigla: D.S. che stava per Davide Stocco, nome e cognome.

– Per il ritiro della merce passi dal magazzino: costeggi lateralmente l’edificio fino in fondo e poi lo vedrà chiaramente sulla destra! Grazieebuonagiornata! – Davide mentre sorrideva con trasporto salutando il cliente, s’immaginava di strappare via dal naso quegli occhiali che non avevano avuto tregua finora, sbatterli a terra con rabbia e calpestarli fino a ridurli in finissima sabbia di silicio e microplastiche colorate.

Avanzò la coppia in attesa.

– Buongiorno! Ditemi tutto! – Il quarto caffè aveva appena iniziato il suo incoraggiamento, come un attento capovoga in una gara di canottaggio valida per le qualificazioni mondiali, Davide ne avvertiva gli urli rivolti al suo cuore, amministrando un ritmo dall’andatura quasi galoppante.

– Buongiorno… Sentaaah, qui c’è scritto che la tastiera in offerta è erreggibbì… – Davide chiuse gli occhi un secondo in più in attesa della domanda priva di senso.

– Ma il mio computer, che è un Intel quinto con sedici di memoria e un ardisc da due teca, ce l’ha la porta gierrebbì o mi serve un adattatore? – Dal reparto TV si sentiva provenire la canzone vincitrice dell’ultimo Sanremo. Davide pensò che la giornata era ancora lunghissima.


Durante la pausa pranzo, tutti i dipendenti andavano sempre in un locale, vicino al punto vendita, dove si afferrava un vassoio in plastica verde, si indicavano i piatti desiderati e si portava il tutto lungo un percorso in acciaio inossidabile fino alla cassa.
Si pagava, si sceglieva un tavolo e si consumava scherzando e prendendo in giro i clienti più stupidi.

Oggi alla cassa del ristorante self-service, c’era Loredana, una ragazza formosa e sempre allegra; i suoi capelli erano neri, arrivavano a lambire le spalle e alcune ciocche scelte a caso, terminavano con un color violetto inaspettato.
Davide la chiamava Lory ed erano già un paio di mesi che cercava, in quei trenta secondi a disposizione durante il conteggio del cibo ed il pagamento dello stesso, una specie di approccio fatto di battutine stupide su qualche pietanza strana, sul cigno di ananas tenuto insieme da uno stuzzicadenti che somigliava a qualcosa di sconcio e sul fatto che lei avesse sempre un’acconciatura curata che ne sottolineava gli occhi di un castano scuro profondissimo… Non che Davide fosse perdutamente innamorato, ma per lui era simpatica e aveva una parvenza di gentilezza che non guastava mai in una persona.
E poi lui era single da… beh, non ricordava più da quanto tempo!

Davide esordì con uno squillante e felice: – Ciao Lory! Come stai oggi? –

– Ciao Davide! Bene direi… Oggi è una giornata di quelle tranquille. A te come va? – Aveva iniziato il conteggio delle pietanze sul vassoio: una pasta alla norma con sopra grattuggiata della ricotta stagionata e salata, una fettina di arrosto ancora fumante accompagnato da delle patate tagliate a pezzettoni e cotte al forno, una macedonia di frutta di stagione, una bottiglia di acqua frizzante, una lattina di Kraken Energy X perché le BlackBull erano terminate e…

– È iniziato il volantino del sottocosto! Pensala come la calata dei Lanzichenecchi sugli svizzeri. – Prese anche un pacchetto di gomme della Vigorblast.  – Anche queste, Lory. –

– Lacchicosa? Di che stai parlando? – Rise sonoramente e alcuni clienti seduti al tavolo vicino si girarono incuriositi dallo strano suono.

– Senti… Lory. Stavo pensando di provare il ristorante indiano, quello aperto da poco, vicino piazza Tisia. Ti andrebbe di cenare insieme una di queste sere? – La cassiera si fermò di colpo. Guardò in giro se per caso il proprietario del locale fosse nelle vicinanze, poi guardò il suo corteggiatore negli occhi, titubante.

– Ma non è che ci fanno mangiare i pipistrelli, vero? – Davidedongiovanni rise pensando fosse una battuta.

– No, solo teste di scimmia e scarafaggi giganti… – Davide pensava a Indiana Jones e alla scena del ricevimento al Palazzo di Pankot.

– Dai! Che schifo! Non mi far venire da vomitare! Sì, va bene! Facciamo domani o stasera? – Per un attimo lo sguardo dello spasimante parve perduto in calcoli complicati. Davide era pronto a ridere e a sdrammatizzare il rifiuto dicendole che stava solo scherzando, avrebbe pagato cercando di aiutare il più possibile la cassiera con gli spiccioli, facendo finta che il suo invito fosse solo…

– Hai detto di sì? Cioè…Ok! Stasera per me va bene! Io stacco alle sette! A che ora…? – Nella testa del commesso del reparto computer si affollavano immagini di docce veloci, del profumo che stava per finire e di camicie pulite e stirate che scarseggiavano da parecchio tempo, ma forse ne aveva una grigia da poter mettere, nascosta in uno dei cassetti meno frequentati… Davide si ricordò di dover comprare del cibo per i suoi gatti e poi aveva pure le scarpe nuove da inaugurare! Nel suo animo s’accese un lampo di gioia. Oggi sarebbe stata una grande giornata, pensò soddisfatto.

– Passami a prendere per le nove! Io sto a Mascalucia, via Pacinotti 67! Suona il primo campanello in basso, c’è scritto Tranchilla. Ah! E questo è il mio numero, in caso di problemi. –  Lory stava scrivendo il recapito telefonico su uno scontrino lasciato da qualche cliente, mentre Davide prendeva degli appunti mentali contando con le dita le informazioni importanti: Via Pacinotti 67. Mascalucia. Tranchilla. Pagò il conto, sorrise e salutò Lory con un pimpante: – Allora a stasera! –

Andò al solito tavolo dove altri colleghi stavano già pranzando.

– Furnari! Passami una penna, veloce prima che mi dimentico! – Il ragazzo riccio di fronte a lui stava ancora masticando i suoi spaghetti. Senza distogliere lo sguardo dal piatto, tirò fuori dal taschino della camicia, una Bic nera e gliela porse. Davide appuntò velocemente le tre informazioni fondamentali sulla tovaglietta all’interno del suo vassoio e strappò quel rettangolino di carta.


– Grazie Fu! Oh Dany, non ci credo! Lo sai che Lory mi ha dato appuntamento per stasera? – Daniele era suo amico e collega di reparto: più giovane di almeno sei anni, zigomi importanti, sottolineati da un paio di occhiali da vista con una montatura sottile e argentata e capelli castani, corti e molto ordinati.

– Uuhhooooh! Madonninamia! Quanto tempo ci hai messo a chiederle di uscire? Tre mesi? Daaaii! Ariele starà rosicando adesso! – Daniele aveva un suo modo allegro e drammatico al tempo stesso di dire le cose che scatenava l’ilarità di Davide.

Serie: Wiccats.


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Discussioni

  1. Ciao Emiliano! Come promesso, sto iniziando da capo questa avventura e sono contenta di averlo fatto! 🚀
    Oggi dalle mie parti c’è brutto tempo, ma questo episodio mi ha messa decisamente di buon umore. 😸
    E ultimo, ma non per importanza, grazie per avermi ricordato perchè non potrei mai lavorare con il pubblico!! 😹

    1. Non so dove abiti, ma qui da me sembra ancora piena estate! E io amo il freddo glaciale… 😀
      Grazie per aver iniziato a leggere le avventure di Davide! Io ho servito clienti assurdi per un bel po’ di anni! Ho iniziato a diciotto anni da Blockbuster, dove la gente ti domandava il film con l’attore quello famoso che aveva fatto un sacco di film dove gli rapivano la ragazza… Lo sa di chi sto parlando, no?! E poi una vita da Mediaworld ovviamente nello stesso reparto del protagonista.

      1. Abito in provincia di Modena (la mia “esce” non perdona 😹).
        Potrei tentare la fortuna nell’indovinare il film, ma vorrei evitare una figuraccia al primo capitolo della serie. 😹

        1. No, non ho mai capito chi fosse l’attore famoso che ha fatto un sacco di film…
          Ma quelli erano i tempi delle VHS, della Play 1 e di titoli che occupavano pareti intere del negozio tipo Pulp Fiction!

    1. Ciao Melania! È un vero piacere leggere un commento inaspettato su questa serie “caciarona” creata per puro divertimento! Grazie mille per la lettura, sperando di mantenere alto il tuo interesse! ♥

  2. una vera sorpresa, complimenti. Ho visto che hai pubblicato tanto qui, ma comincio da questo. Hai uno stile accattivante e, da quanto ho letto qui sotto, c’è una componente autobiografica. Quest’ultima non te la invidio – a parte l’età che credo sia più conveniente della mia – ma la spigliatezza dello stile e il carattere sbarazzino e lieve dei personaggi sono ammirevoli. Molto bravo. Leggerò le altre puntate appena potrò, grazie intanto.

  3. Profonda empatia per Davide, simbolo della mia squattrinata ed impacciata giovinezza. Che si differenzia dallo stato attuale per il solo fatto di non essere più giovane. 😅

    1. 😅 Ciao Roberto! Beh, chi nella sua giovinezza, non ha passato un periodo come addetta/o vendite in una catena di negozi di elettrodomestici… Tranne per l’overdose di caffeina, che io personalmente odio come effetto collaterale, diciamo che somiglia anche alla mia di gioventù. ♥ Grazie mille del tuo tempo!

  4. MI è sorto un dubbio… non è che hai intrecciato il cliente della stampante con un cliente convinto-di- saperne-perché-sono-professore, indisponente e sempre di fretta che hai veramente incontrato un po’ di anni fa?

    1. Ehhhhh! Giancarlo, sono passati parecchi anni da quando ero responsabile del reparto PC e lavoravo a Padova, precisamente davanti al Centro Giotto! Ma di clienti assurdi ne ho davvero incontrati una marea, ma non credo proprio tu appartenga alla categoria clienti da evitare! Almeno, per me, i tuoi modi rientrano nella categoria clienti esigenti, ma gentili e soprattutto educati.

    2. Complimento incassato, grazie ma riesco ad essere antipatico quando mi dicono che la mia connessione va piano perché ci sono dei bit sporchi. C’è una catena di negozi a Catania e dintorni, che sicuramente conosci, che insiste soprattutto nei numerosi centri commerciali dell’hinterland (quindi vicino a ristoranti e food court di cibo di tanti generi differenti) e che si può vantare di avere alcuni dei più supponenti ed ignoranti “esperti” che io abbia mai incontrato e che invece che aiutare i clienti, smuovono loro pesantemente i cabasisi. E allora può succedere che tocchi loro chiamare il responsabile per calmare un cliente che ha perso le staffe…

    3. Beh, la mia filosofia era ed è quella di aiutare sempre e comunque, di essere il più possibile sincero nel consigliare un prodotto: solitamente se ti vendo una ciabatta al posto di uno scanner, tu non torni più! Ma se ti vendo uno scanner buono e ti faccio spendere anche meno perché ti convinco della migliore qualità di un marchio differente rispetto a quello richiesto, è facile che tu (nel senso di cliente) torni e acquisti altre cose da chi reputi gentile e quanto meno preparato.
      Io sono il primo ad andare via se mi sento preso per il… giro!

    4. Non saprei Giancarlo, ma di solito riuscivo a capire abbastanza in fretta cosa serviva davvero al cliente, anche quelli più criptici o complicati da seguire e, tranne rari casi, si finiva sempre ridendo…

  5. A parte il fatto che so esattamente ( o credo esattamente… oh vabbè) dove hai ambientato questa scena, volevo sottolineare le cose più divertenti e fare i commentini con quella cosa che c’è qui che dice “commenta quella frase”… ma poi mi sono accorto che avevo sottolineato tutto il racconto ed ho lasciato perdere. Ho le lacrime agli occhi, gli occhiali tutti appannati sulla punta del naso e sto cercando di recuperare il respiro. Poi la domanda sulla tastiera gierrebì… ecco ricomincia la ridarella.
    Non smettere di scrivere, che mi serve un motivo per ridere e sorridere in questi giorni! E grazie!

  6. Chi non ci è passato non lo puo’ capire, Davide ha tutta la mia solidarietà. Prova a immaginare 10 anni di quella clientela in uno studio di tatuaggi.

    1. AH! Stai parlando ad un esperto! Nel mio caso tutto ebbe inizio da Mediaworld! Noi avevamo una classificazione precisa dei clienti:
      – Clienti Buoni, con le sottocategorie: Clienti Esperti, Clienti Informati e Clienti che non hanno idea, ma sono disposti ad ascoltare.
      – Clienti Cattivi, con le sottocategorie: Clienti che non sanno niente, ma che hanno ascoltato male e con l’audio che saltava i loro amic/parentii più esperti, Clienti Idioti, quelli cioè che non sanno, non vogliono sapere, non ti ascoltano nemmeno e pongono sempre la medesima domanda che non c’entra niente con il prodotto desiderato. Infine i Clienti Pessimi, che sono quelli che se contraddetti o corretti pretendono il tuo licenziamento in tronco, un buono sconto da mille monete d’oro e che esigono sempre qualcosa che non è in sconto, non abbiamo mai trattato e che “mi chiami il direttore che altrimenti mi metto ad urlare!”.

    2. Immaginavo che ci fosse dell’autobiografico, il dialogo con i clienti era troppo realistico 🙂 sono capaci di far scattare l’odio anche ai santi.

      Te ne racconto una sola, dai.
      Cliente: buongiorno, mi vulissi fare un demone particolare, però non mi sto ricordando come si chiama.
      Il mio collega: se guardi in questa rivista di demoni ne trovi un putiferio.
      Cliente: chiddu, chiddu, Putiferio!

      Dieci anni di gente così 😀

    3. AH!Ahahahha! Quando si dice che alle volte i clienti riescono a farti diventare il sangue acqua! La cosa bella è che raramente becchi delle persone decenti e ancora più rari sono quelli che diventano pure degli amici!

  7. E meno male che c’è la Lory a rendere la vita più semplice quel poverino che vende tecnologie e ammennicoli vari a gente come me che compra, per esempio, un televisore per il figlio, normale (perché naturalmente costa meno) e poi si chiede come mai non c’è l’app di Netflix, e poi ancora, dà naturalmente la colpa al commesso di Euronics che sicuramente si chiamava Davide. Bravo, come sempre. Ci rallegri con la tua scrittura bella e scivolosa. Al prossimo episodio.

    1. I clienti poco tecnici servono a forgiare il carattere! I clienti insistenti e che sbraitano per sfogarsi delle frustrazioni della vita, servono invece a rafforzare la muscolatura e gli addominali! Perché ci si irrigidisce e si tende ogni fibra in modo da evitare scene di lotta libera in reparto. Grazie Cristiana! Mille cuori e settecentoventisette abbracci!

  8. “s’immaginava di strappare via dal naso quegli occhiali che non avevano avuto tregua finora, sbatterli a terra con rabbia e calpestarli fino a ridurli in finissima sabbia di silicio e microplastiche colorate.”
    😂 😂 😂 anche io