
Lotta all’ultimo sangue e… al buio
Si lesse e si rilesse il nome sulla targhetta. «Vasilij Vadim». Non c’era altro da dire, ma poi il sergente giovane gli sbraitò dietro e lui afferrò il PPSh-41 e si unì al resto del plotone.
Tutti insieme, si avviarono lungo quel vialone stretto fra le macerie e raggiunsero il condotto delle fogne. Ci si immersero.
C’era buio, c’era puzza, c’era pure qualche ratto che banchettava su un cadavere, ma Vasilij non ne fu schifato: aveva visto già da fin troppo tempo le atrocità della guerra, poi si fece cullare da quell’oscurità.
Avanzarono in quel dedalo di gallerie, l’acqua putrida alle ginocchia, senza incontrare alcun nemico.
Ma poi, dopo quelle che parvero ore interminabili, il sergente giovane bloccò tutto. «C’è qualcuno» sibilò.
In effetti, a qualche ventina di metri più in là si vedevano dei movimenti e certo non erano di ratti.
Prima che potessero aprire il fuoco, lo fecero i tedeschi e alcuni fantaccini caddero nell’acqua.
Vasilij diede voce a tutta la potenza di fuoco del suo PPSh-41.
Uomini morirono, uomini gridarono, uomini affogarono in quell’acqua dall’odore nauseante e dopo un attimo fu il turno delle F1.
Dopo le fiammate degli spari, ci furono le esplosioni delle F1 e davanti a Vasilij cadde un braccio con su la svastica.
Il sergente giovane forse sorrise, ma più che altro lo diede a vedere con la voce. «Adesso andiamo, che c’è altro da fare».
Vasilij non era il compagno Stakanov, ma voleva liberare la Rodina dall’invasore lo stesso e allora obbedì.
Marciarono tra i resti di quel plotone tedesco e si mossero più in là.
Si accorsero che sopra di loro c’erano dei tremori. Di certo dovevano trattarsi di Panzer e Sturmgeschütz e tanto altro ancora che marciavano verso il fiume Volga.
Ma Stalingrado avrebbe resistito!
Disposero le cariche in quella galleria, poi in quell’altra e quell’altra dopo, tutto collegato con dei fili, allora se ne andarono dispiegando l’ultimo filo.
Per poco non finirono nelle fauci di un plotone di esploratori tedeschi.
Stavolta Vasilij fece fuoco con il suo PPSh-41 con gioia e uccise, ma anche alcuni suoi compagni morirono: prima furono feriti e poi annegarono nell’acqua.
Scapparono via da quella che i fascisti chiamavano “Rattenkrieg” e quando furono al sicuro collegarono il filo al detonatore a T.
«Io sono ferito… fallo tu, Vasilij».
«Grazie per l’onore, compagno sergente giovane». Vasilij mise a tracolla il PPSh-41 e premette la leva a T.
Ci fu uno scoppio portentoso e si vide il fumo e la polvere invadere la galleria, poi più nulla.
Tutto era crollato, ma i sovietici avevano per caso vinto a Stalingrado?
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Kenji, come sempre grazie ai tuoi racconti ho approfondito un fatto storico che durante gli studi non avevo avuto modo di conoscere
Grazie per il complimento, Micol!
Non è facile, per quel che ne posso sapere (non sono esperto in materia), raccontare storie di guerra. Non per la crudezza che è sovente necessaria o altro, ma per la cura, spesso complessa, di quelli che sono i dettagli storici. Complimenti per la capacità di curare tali dettagli.
Grazie Rossano 🙂
“La guerra dei topi”, uno spaccato molto dettagliato questo tuo racconto.
Grazie! In effetti sono cresciuto con i documentari sulla Seconda Guerra Mondiale e poi gioco spesso a wargame su questi argomenti, così ho una buona conoscenza del periodo
Un bel racconto accurato e interessante
Grazie Alessandro 🙂