L’ultima birra 

Serie: L'ultima birra insieme

Io e Paolo siamo rimasti uguali, questi anni non ci vedono molto cambiati, certo le sue camice aderenti hanno un profilo più rotondo di pancia e le tinte adesso sono costretta a farle anche a me stessa, ma siamo una bellissima coppia, ce lo dicono tutti, e abbiamo un bellissimo figlio, Marco, che dicono assomigli tutto a me, per fortuna.

Marco oggi compie sedici anni e c’è fermento tra casa e il salone, molte clienti mi hanno portato dei regali per lui, alcune hanno portato direttamente delle buste bianche con dentro dei soldi, loro lo hanno visto crescere tra sgabelli alti e forbici taglienti, è stato un po’ il figlio di molte donne qua dentro, coccolato e viziato.

Anni fa non avrei pensato che Paolo accettasse tutto questo, che anzi lo volesse.

Sono arrivata quella notte senza alcuna speranza di vita per me e mio figlio e lui con un solo abbraccio ci ha accolti.

“Mi ha lasciato.”

“Quel bastardo. E se facciamo che è mio?”

È così abbiamo fatto, abbiamo preferito dare scandalo, facendoci passare per amanti, come lo eravamo davvero stati, e Marco era nostro ed io avevo lasciato Lorenzo per vivere il mio amore con Paolo, una storia crudele e romantica piuttosto che dire che Paolo mi ha accolta dopo che Lorenzo mi ha lasciata sapendo che ero incinta.

Marco è figlio di Paolo, lo abbiamo ripetuto e sostenuto per così tanti anni, che alla fine lo abbiamo creduto davvero, che alla fine siamo diventati famiglia.

Poi però le bugie trovano sempre un punto di scontro con la realtà.

Ciò che tu hai deciso di costruire non è detto che sorregga il peso corposo della realtà di vita.

“Ciao Anita, quanto tempo.”

L’uomo che guardo adesso sorregge mio figlio da sotto la sua spalla, è grasso e vecchio, trasandato, e tiene nella mano libera una bottiglia di birra.

“Ti ricordi? Cin cin, birra anniversario, un figlio insieme?”

“Lorenzo cosa ci fai qui? Cosa stai dicendo?”

Guardo Marco terrorizzata e lui ancora più impaurito cerca in me risposte e certezze.

“Oh non preoccuparti per lui, gli ho già detto tutto.”

“Tu cosa?”

“Mamma è vero, è lui mio padre?”

Vedo Paolo entrare da lontano, confuso.

“Che succede qui?”

“Bene ora la famiglia è al completo.”

“Lorenzo? Cosa ci fai qui? Marco vieni via da lui.”

“E perché mai dovrebbe allontanarsi da suo padre? Quello vero intendo.”

Adesso quei sei occhi maschili sono tutti puntati addosso a me, è mia la prossima mossa.

“Diamoci una calmata tutti. Paolo comincia a portare Marco verso la sua festa, io rimango a parlare un po’ con Lorenzo, ok?”

“Te lo scordi che ti lascio qui da sola con lui.”

“Anche io mamma non voglio andare.”

“Beh è quello che farete, su avanti, stasera abbiamo ospiti. Andate.”

Paolo trascina via Marco controvoglia mentre Lorenzo mi fa segno di accomodarci davanti a due poltrone parallele in cui ci si parla attraverso il nostro riflesso allo specchio.

“Che cosa vuoi Lorenzo?”

“Così lo hai tenuto.”

“Sì.”

“Ma non è di Paolo come credevo.”

“No. Che cosa vuoi?”

Continua a bere la birra come se fosse un liquido senza fine, un tic nervoso e barcollante gli invade il volto.

“Marco. È il mio unico figlio e sorpresa delle sorprese, non posso averne altri.”

“È un po’ troppo tardi.”

“Affatto. Lui ha molta voglia di conoscermi.”

“Perché lo hai fatto?”

“Perché sono suo padre.”

Adesso mi gira la poltrona e prova a baciarmi.

“Sei rimasta un pezzo di ghiaccio come allora.”

“Cosa pensi di fare, adesso?”

“C’è una festa no? Fammi qualcosa di bello ai capelli.”

“Perché dovrei?”

“Perché posso renderti la vita un inferno peggiore di questo.”

Mi alzo di scatto e comincio ad andare nel retro del magazzino, tiro fuori dalle scatole diversi componenti e comincio a versali insieme, agito veloce quella pappetta cremosa, poi mi metto i guanti e aggiungo altre miscele, la pasta diventa più liquida e devo stare attenta a trattenere bene il respiro.

Torno da Lorenzo e poggio la scodella lontano da noi.

“Hai ancora la birra?”

“Sì.”

“Dammela.”

“Che vuoi fare?”

“L’aggiungo alla tua maschera colorante, non lo sai che la birra fa bene ai capelli?”

“No.”

Mescolo veloce, ho solo pochissimi minuti.

Rovescio il composto sulla sua testa e lui comincia a dimenarsi.

“Ma brucia!”

“È roba chimica, cosa credi.”

E mi viene in mente anni fa Simona, una scena simile e Marco che non sapeva ancora di essere rifiutato da suo padre, come non lo sapevo io.

Mi allontano veloce e chiudo il contatore dell’acqua, anche volendo quella maschera non può più togliersela di dosso.

Comincia a urlare e vedo chiazze rosse sulla pelle, gli occhi chiusi e brucianti.

“Che mi hai fatto!”

Potrebbe morire per le ustioni o avere i polmoni bloccati per le esalazioni, non mi interessa, nell’angolo lontano della cassa, con le luci spente e le saracinesche abbassate, io aspetto.

C’è un ultimo goccio di birra nella bottiglia, lo bevo tranquilla, è questa l’ultima birra insieme a Lorenzo.

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Passeggiare nella sera scura con Marco mi ricorda quando lui era più piccolo e passavo a prenderlo dopo le lezioni di calcio, mi raccontava i suoi progressi o dei suoi amichetti e mi pareva un bambino felice, lo sentivo mio.

Ora ha sedici anni e non mi confida più molte cose, ma nel silenzio sconvolgente di adesso, sento che vuole parlarmi.

“È davvero lui mio padre?”

“È così, sì.”

“Mi avete mentito.”

“Noi ti volevamo, lui no. Che senso aveva darti un abbandono se potevamo darti il nostro amore?”

“Ma ora anche lui mi vuole.”

Ci fermiamo sul ponte, gli avambracci sulla ringhiera, lo sguardo al cielo e nelle mani due birre appena comprate, come fossimo due amici di sempre.

“Non dire a mamma che te l’ho comprata.”

“Altre bugie.”

“Non dire così.”

“Lorenzo, insomma papà, vuole passare questa sera con me, è il mio compleanno, e lo voglio anche io.”

“Sono io tuo padre e a questa idea ti dico di no.”

Mi guarda con odio, una violenza così forte che non aveva mai espresso prima con me, in nessun divieto che gli avevo imposto.

“Tu non sei mio padre!”

Lo dice convinto, sicuro, ed io lo strattono, impetuoso, come a volgerli cancellare quel pensiero e in un attimo solo, decisivo, lo spingo giù e Marco non c’è più.

Vedo il suo corpo in un punto indefinito di buio, anche lui spento.

Quella appena bevuta è la nostra ultima birra insieme e con una malinconia immensa nel cuore mi accorgo che è stata anche la prima. 

Serie: L'ultima birra insieme
  • Episodio 1: La prima birra 
  • Episodio 2: La seconda birra 
  • Episodio 3: L’ultima birra 
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    Commenti

    1. Marta Borroni Post author

      Cara @micol_fusca ti ringrazio per le tue parole, qualche giorno fa questa storia è arrivata finalista ad un concorso giallo, sono molto felice che possa essere arrivata anche a te come lettrice.
      Una storia indubbiamente cruda e forte, ho voluto, soprattutto con il finale, che avevo ben chiaro fin dall’inizio, spingermi un pò al limite, come purtroppo accade fin troppo spesso di leggere nelle notizie di vita reale.
      Risultare vera è la mia più grande soddisfazione, grazie per avermi letta!

    2. Micol Fusca

      Ciao Marta, ieri sera ho letto la tua serie tutta di un fiato e mi ha lasciato il groppo sullo stomaco. Dura, amara come solo la vita reale sa esserlo: senza speranza. Ho detto più volte che il tuo modo di scrivere coinvolge nel profondo, proprio perché risulti “vera” e sai descrivere sentimenti e sensazioni tanto da farli avvertire al lettore con nitidezza. Sono felice che tu abbia voluto regalarci questo intenso “frammento” d’anima nuda.