Magic bullet

Serie: IL CREATORE DI MONDI


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: “When all your faith in reality fades away
Who will you follow?”, Evanescence, Who Will You Follow

L’immagine di copertina è ad uso libero, su easy-peasy.ai

Arrivò al Monastero mezz’ora prima della chiusura.

Troppo tardi per l’ultima visita guidata, ma non ne aveva bisogno. Pagò un semplice ingresso mentre veniva avvisato dell’imminente chiusura. Si diresse direttamente verso la sala Teologica, sorpassando un gruppo di turisti. Si trovò davanti un nastro rosso che impediva l’accesso. Si sporse per vedere meglio all’interno la meraviglia di quello splendido posto e la guardia lo avvisò gentilmente che l’accesso alle sale non era possibile per la fragilità dei tesori ospitati.

Si girò e, in fondo al corridoio sedeva un anziano signore assorto nei suoi pensieri, vestito in modo semplice e in paziente attesa.

«Buonasera, Markus.»

«Salve, giovanotto. Come va?»

«Bene, per fortuna ti trovo ancora qui. Niente pensione, ancora?»

«Vuoi dire che sono vecchio? Avere la possibilità di prendermi cura di questi libri è un privilegio, un onore a cui non intendo rinunciare. Non ti chiedo cosa ci fai qui, perché so che se ti sei messo in viaggio può essere solo per amore. Grazie per esserti ricordato di me.»

«C’è una cosa importante di cui vorrei parlarti. Un mistero che non riesco a spiegarmi e di cui non ho mai parlato con nessuno.

«Dimmi.»

A volte accade che la mia ombra prenda vita, sembra che voglia allontanarsi dal mio corpo. Quand’ero piccolo cercavo di prenderla per temevo volesse scappare via. Poi ho capito che dura solo qualche secondo e poi torna al suo posto. Hai idea di cosa significhi?»

«Ti è mai successo di percepire le paure delle persone che ti stanno vicino?»

«Sì, spesso.»

«Sappi che oltre a questo puoi anche agire su di esse. Le puoi alleviare o amplificare. Fai attenzione perché in ognuno di noi le paure convivono in un equilibrio delicato e importante. Intervenire può avere effetti notevoli sulla psiche umana. Usa il tuo potere con saggezza.»

«Ora che lo so, cercherò di farlo. Può essere che abbia usato questo potere senza rendermi conto, in passato.»

«Se lo avessi fatto te ne saresti reso conto, credimi.»

La guardia sfilò il nastro che chiudeva l’accesso alla sala. Markus si fermò giusto prima di entrare.

«Stammi bene. E passa a salutarmi ogni tanto.»

«Grazie Markus, e salutami i libri.»

«Sarà fatto.»

***

Trovare un materasso abbandonato in un vicolo poteva essere come trovare un tesoro. Non importava più di tanto il fatto di averlo dovuto condividere con un barbone. A Praga fa fresco anche a primavera inoltrata.

Quel pomeriggio se ne stava comodo sul suo materasso pensando in quale caffè sarebbe andato a ricaricare il laptop e le batterie di cui aveva riempito lo zaino, quando se la trovò davanti. Alzò lo sguardo, leggermente spaventato.

«Elettra!»

«Ho sentito puzza di vampiro da un chilometro di distanza. Che diavolo ci fai in un vicolo con i topi? Non ci credo che non hai i soldi per andare in albergo.»

«Sai che non mi piacciono gli alberghi. Controllano tutto quello che fai, e soprattutto quando mi sveglio non capisco mai dove sono.»

«Vieni a fare una doccia da me. Abito qui vicino. Mi cercavi? Ti ho trovato io, ovviamente. Come lo sapevi che sto qui?»

«Sei brava a coprire le tue tracce, ma non così brava.»

L’appartamento di Elettra, al quarto piano, era abbastanza grande e in uno stato di accogliente disordine.

Dopo aver fatto una doccia e aver rimesso gli stessi vestiti, Selenio si sedette sul divano, liberato e coperto prudentemente nel frattempo con un telo di colore caldo.

«Che bel divano, comodo. Posso restare qui?»

«Domani ti trovi un posto dove alloggiare. Esistono anche i bed and breakfast, se proprio non ti va l’albergo.»

Aprì il frigo e prese due lattine. Porgendone una: «Dovrei prenderti a calci, ma festeggiamo.»

Guardò quella strana lattina colorata: «Magic bullet? Vedo che mi vuoi ancora bene. Ma siamo sicuri che posso bere ‘sta cosa? È forte?»

«Abbastanza, ma direi che ci vuole. L’ho presa proprio perché mi piaceva il nome. Bevi, tranquillo», ridendo.

Cambiando subito tono: «Dimmi un po’: in tutto questo tempo, hai imparato che le persone si salutano, prima di sparire. Non coi messaggini, intendo».

«Sì, scusami.»

Abbassò lo sguardo. Il mix di alcol e sostanze eccitanti iniziò rapidamente a fare effetto.

«Quante ne hai lasciate in Australia?»

«Una.»

«Una? Dev’essere proprio speciale.»

«Perché dici così? Silia si chiama, lei è poli. E pensare che, quando l’ho conosciuta, non riusciva a relazionarsi con nessuno. Un passato difficile.»

«L’hai costruito per lei, vero?»

«Sai, quando hai un obiettivo le cose ti vengono meglio.»

Elettra lo fissò seria: «Non provare ad usare i tuoi poteri con me».

«Non mi sognerei mai. Ma aspetta, come fai a saperlo? Lo so da due giorni.»

«Lascia stare.»

Il telefono vibrò sul tavolo.

«Sì, porta una porzione in più, abbiamo un ospite.»

«Dici che gli darò fastidio?»

«Non credo, purtroppo.»

George era alto e magro, biondo e sembrava cordiale. Faceva il tecnico di reti informatiche. Una delle prime cose che chiese: «Come vi siete conosciuti?»

«Giocavamo a vampiri», rispose Elettra.

Selenio continuò il racconto.

«In quel periodo i voli costavano così poco che avevamo esteso lo scenario a tutta l’Europa. Ci siamo incontrati a Stoccolma.»

«Ma tu non facevi la cacciatrice?»

«Sì, lo so, fa ridere. La vita è strana.»

«Di cosa ti occupi, Selenio?»

«Di fantasy. Lavoro per la Emerald.»

«Aspetta, ecco perché mi sembrava di aver già sentito il tuo nome. Sei il creatore di East Valley? Sono passato dal tuo villaggio, che ormai è una cittadina. Sono un cavaliere errante.»

«Ho capito chi sei. Mi ricordo. Sei in gamba, ragazzo. Se ti interessa, posso darti qualche dritta», strizzando l’occhio.

«Fantastico.»

«Posso stare qualche giorno sul vostro divano?»

«Puoi stare quanto vuoi.»

«Ehi, voi due, questa è casa mia!»

Continua...

Serie: IL CREATORE DI MONDI


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. hai acceso la mia curiosità accennando all’ombra che “si stacca” e alla capacità di percepire, e mi pare di intuire, curare le ferie dell’anima. il mi cervello è rimasto impigliato lì, tra i rovi della storia che si dipana