Il boss e l’altro
Serie: Male vite
- Episodio 1: Il boss e l’altro
- Episodio 2: La bara bianca
- Episodio 3: Il fioraio e Amelia
STAGIONE 1
È una giornata afosa, umida e appiccicaticcia. Le “due ruote” con il loro fastidioso rumore, serpeggiano nel traffico cittadino, tra file di auto che avanzano alla velocità di una tartaruga in fuga.
Dai bidoni della spazzatura tracimano sacchetti di rifiuti mal chiusi o lacerati dal becco dei gabbiani.
L’aria è unta dalle rosticcerie che sfornano alimenti fritti e rifritti a cui si mescolano l’aroma bruciato di caffè e l’odore dolciastro delle bevande.
I marciapiedi sono invasi dai banchetti di frutta e verdura, dalle sporte di pesce, dalle bacinelle di olive greche e di lupini, da filoni di pane impilati in cassette di legno foderate con fogli di giornale, da filari di baccalà essiccato su spaghi tesi tra due pali di lampione, dalle ceste di canottiere, pantaloncini e magliette e ogni altro genere di roba che si possa vendere sulle bancarelle di un mercato senza regole.
In una traversa dello stradone che dalla Stazione Centrale si incunea nel centro cittadino, all’angolo di una via senza identità, vi è la bottega del gommista.
Il titolare vende e ripara pneumatici per ogni tipo di veicolo. È un esperto del settore, provvisto dei necessari requisiti fisici e mentali per svolgere quell’attività. Tuttavia se non pagasse il pizzo, non gli sarebbe concesso di lavorare. Ma Giuseppe Ammarata paga e non si lamenta, perché lo considera un tributo non dovuto ma essenziale, non voluto ma necessario.
Ogni volta che l’esattore arriva a riscuotere, Giuseppe gli offre un caffè, nel bar di fronte alla bottega: meglio farselo amico, che non si sa mai!
Raf è grosso e palestrato. Nell’ambiente è stimato per le sue attitudini atletiche, piuttosto che per le sue qualità morali. È uno che arraffa tutto ciò che gli è utile; e lo fa con il sorriso o con la prepotenza dei suoi muscoli. Non è sveglio, ma è lesto di mano e di coltello; è tanto veloce che non lo hanno mai preso in flagranza, perciò ha la fedina penale senza macchia. È il fedele scudiero nonché l’esattore del boss Carmine Acetrano.
Gli affari di Giuseppe galleggiano, nel senso che non annegano, ma non fanno nemmeno tante miglia.
La vita è una via che, se si allarga a divenire strada, va bene; se si stringe a divenire vicolo, va meno bene; e se si restringe a viuzza senza uscita, va molto male. Ammarata ha sempre sperato di non trovarsi con l’acqua alla gola, ma la speranza non assicura di schivare le brutte sorprese: il cuore del figlio ha bisogno di cure, presso una clinica privata in Svizzera. L’intervento, la degenza, tutto ciò che occorre hanno un prezzo che il portafoglio del padre non può sostenere. Gira e rigira non avendo alternative legali, il malcapitato è costretto a chiedere l’aiuto del boss.
Carmine Acetrano è cresciuto per strade che non hanno l’icona di San Francesco, ma quella dell’uomo delinquente che diventa il “santo” del crimine.
È crudele e spietato verso chiunque lo intralci, fosse anche un suo pari. È un vampiro che, quando morde, succhia fino all’ultima goccia di guadagno che può trarre dalle disgrazie altrui: infelice colui che vi si rivolge, sperando di togliersi da un impiccio, ignaro che va a ficcarsi in un guaio più grosso. Tra i suoi vizi, ci sono il fumo e la ricerca di carne giovane su cui sfogare la sua perversa virilità.
L’appartamento in cui non abita, ma che adopera come ufficio per i rapporti formali con i suoi clienti, è all’ultimo piano dell’antico palazzo situato nel quartiere signorile, costruito a cavallo della collina nel diciottesimo secolo.
La sala è arredata con mobili antichi che emanano odore di legno vecchio. Appesi alle pareti, quadri con scene di caccia e di nature morte sono disposti senza un evidente criterio logico.
Su un basamento, spicca un busto di marmo con il volto di Gesù rigato di sangue dalla corona di spine.
L’esattore se ne sta fermo in un angolo della stanza, vigile come un cane mastino pronto a farsi aizzare contro qualcuno. Il boss, nella sua poltrona papale, sorseggia una tazza di tè; Giuseppe ha l’impressione di essere tra le spire di un rovo, mentre aspetta di avere udienza.
Finalmente, dopo essersi acceso una sigaretta, il boss parla:
«Come va il lavoro, eh?» chiede, soffiando fumo.
«Non tanto bene da farmi ricco, ma va» risponde, dimesso.
«Se non va bene, come dici, è perché non ci sai fare tu! Sai quante ruote girano per la città? Milioni!»
«Si vede che gireranno lontane dalla mia bottega» ribatte il gommista, d’acchito.
Il boss non gradisce essere contraddetto: «Mi stai dicendo che io parlo alla cazzo?»
«No, per carità! Mi sono spiegato male» si giustifica.
«E fai attenzione che le parole, se non usate bene, diventano scortesi e pure offensive!» lo ammonisce il boss.
«Chiedo scusa» ripete, con lo sguardo chino sul pavimento, aspettando l’assoluzione come un peccatore pentito.
«Bene! Passiamo al favore che mi chiedi» sollecita, fermandosi a ingoiare il fumo del tabacco.
Giuseppe resta in silenzio, sospeso tra dentro o fuori, come l’imputato al verdetto della giuria.
«Il fatto che non hai mai sgarrato nel pagare è una buona cosa» ammette «altrimenti non staresti, bello bello, qui, ma dove so io!» precisa. «Quello che chiedi te lo posso dare, ma…ma tu che garanzie dai a me? Eh?»
Il povero Ammarata percepisce una lametta di ghiaccio che gli scarifica la schiena. Già, che garanzie ha da offrire lui? In quel momento barcolla, aggrappandosi al vuoto per non cadere dalla sedia. Ma è lo stesso boss a venirgli in soccorso: «So che hai una casa tua. È così?» gli chiede, accendendosi un’altra sigaretta.
Serie: Male vite
- Episodio 1: Il boss e l’altro
- Episodio 2: La bara bianca
- Episodio 3: Il fioraio e Amelia
Però! Che lettura ragazzi, io sono a posto così
Ciao. Buona serata e grazie
Inizi coinvolgendo i cinque sensi in modo fantastico. E l’ambientazione è ottima per introdurre ciò che accadrà dopo. Andrò di sicuro avanti con la lettura dei prossimi episodi.
Buon lunedì!
Grazie. Apprezzo.
Buona serata