
Maledetta primavera
Serie: Maledetta primavera
- Episodio 1: Maledetta primavera
- Episodio 2: Maledetta primavera… che se ne va
STAGIONE 1
Avete mai scritto da ubriachi?
Be, Silvia lo fece e scrisse anche bene (a sua detta). Iniziò con una lettera d’amore, che poi sfociò in quello che provava in quel momento – ovvero sofferenza e rancore, misto a malinconia – per poi terminare con quello che aveva vissuto da piccola, i suoi drammi alle elementari e ancor più quelli alle scuole medie.
Scrisse quel tanto che bastava per stare meglio, poco prima di sdraiarsi a dormire e piangere qualche lacrima, per poi crollare addormentata e stanca, accaldata e con la testa che le girava.
Scrisse dei suoi sentimenti, in maniera che la mattina dopo però non le sembravano così esagerati.
Eppure la sera successiva, se incontrava lui, succedeva nuovamente la stessa cosa.
Ancora e ancora, una routine che non riusciva a spezzare.
Tutto questo a causa di un amore non confessato, di un bacio non dato, di un coraggio mai conosciuto.
Alla fine decise che doveva spezzare quel cerchio, doveva fare qualcosa per uscire da quella sofferenza che sa darti solo l’amore, quell’amore dei vent’anni che non ti dà tregua perché conosci anche quello carnale e non avrebbe voluto far altro che abbandonarsi alle labbra di lui, tra le sue braccia e lasciare che la passione scorresse.
Finalmente quella fatidica sera arrivò, quella in cui decise di rischiare tutto e lasciarsi andare. Voleva essere libera, qualunque cosa sarebbe successa… anche se naturalmente nella sua testa un solo scenario era possibile: lui ricambiava il suo amore, ed anche appassionatamente! L’avrebbe ringraziata per aver fatto il primo passo, si sarebbe scusato per non averlo fatto lui, troppo timido e forse un poco codardo – anche se negli ultimi tempi del coraggio l’aveva dimostrato, ma questa è un’altra storia. Sarebbe andato tutto bene e lei finalmente avrebbe potuto dormire sonni tranquilli, magari non più da sola.
Era la sera della festa di compleanno di lui, Francesco, il suo amico alto, dai lineamenti strani e dalle labbra carnose, una carnagione scura ed il viso incorniciato da capelli castani, con dolci riflessi (ricordatevi che Silvia vedeva tutto con gli occhi dell’amore, lui però non era tutto questo granché).
Silvia si fece bella, indossando un vestito corto – era giugno, se lo poteva concedere – e un paio di scarpe con un tacco molto sobrio, quel tanto che bastava per farla apparire più slanciata ma che sapeva non le avrebbero procurato disastrose figure imbarazzanti. Si dovevano ritrovare davanti ad un bar, ed all’ora prefissata lei era lì.. circondata da estranei.
‘Cavoli, perché mi devo cacciare in certe situazioni?’ pensò mentre aspettava in disparte qualcuno che potesse conoscere. Sembravano tutti amici, quelli appena arrivati, e la guardavano come si fa con uno strano animale: si sentì un piccolo uccellino caduto dal nido, atterrato in una terra sconosciuta dove tutti ti scrutano perché sei diverso e spelacchiato.
Poco dopo si presentò un suo amico e lei gli corse incontro con un mega sorriso e facendo svolazzare il suo abito.
“Costanzo, finalmente!” era percepibile il disagio nella voce di Silvia, che lui notò subito.
Quasi le rise in faccia, cercando di trattenersi fino all’ultimo.
“Non conosci nessuno qua, vero?”
“Grande intuizione” sbuffò lei, i capelli fecero un lieve movimento nel caldo dell’estate.
“Vieni, ti presento a qualcuno”
Con fare premuroso la portò verso una ragazza: era alta, corti capelli che le arrivavano alle spalle e grandi occhiali ad incorniciare degli occhi castani.
“Amanda da quanto tempo! Come procede l’università?” Costanzo si lanciò subito all’attacco, facendo partire un discorso per poi presentare Silvia, accompagnandola accanto a sé con una mano sulla schiena.
“Lei è Silvia, una mia amica”
“Piacere” si presentarono le due ragazze, un poco timide entrambe.
A Silvia sembrava comunque che questa Amanda fosse più in gamba di lei: forse perché conosceva più persone, o per il suo modo di porsi, oppure per la sua altezza.
In ogni caso, tutto iniziò da lì: un lento declino disastroso in una serata che per lei doveva essere la svolta… o forse non più.
Per un po’ tutto sembrò andare bene: arrivarono anche gli altri suoi amici, si mise a chiacchierare con loro, trovarono posto ad un tavolo e iniziarono a bere.
Silvia faceva grandi sorrisi a tutti ed ancora di più a Francesco, il quale era arrivato ed aveva voglia di far festa. Salutò tutti, chi abbracciandolo e chi con un colpo sulla spalla: i presenti volevano congratularsi con lui e così Silvia si unì al gruppo.
Lui le sorrise, accennandole un saluto con la mano e ringraziandola in fretta, per poi esser portato in mezzo ad un gruppo di amici universitari. Lei rimase lì, imbambolata ed anche po’ sconcertata, con la borsa stretta al fianco ed un sorriso che si trasformò in un mezzo broncio.
“Silvia andiamo, sono arrivati i drink”
Questa era la sua amica Barbara e la stava prendendo per un braccio, trascinandola verso il tavolo dove gli altri le aspettavano.
“Non mi ha considerata” bofonchiò Silvia.
Barbara sapeva ogni singola cosa, quasi tutti i pensieri della sua amica e tra poco sarebbe anche arrivata al punto di poter prevedere le sue mosse, oltre che le sue battute e risposte ad ogni cosa che riguardasse Francesco.
Poco prima di sedersi la fermò e le prese le spalle, guardandola negli occhi.
“Adesso ascoltami bene: se lui questa sera non ti dedica le attenzioni che ti stai immaginando, perché so che lo sai facendo, ricordati che è la sua festa e vuole stare con tutti i suoi amici, indiscriminatamente. Ora rilassati e vieni a bere con noi, ci divertiremo e non dirò più parole complicate. Anzi, voglio che arriviamo a parlare a monosillabi!”
Con un forte cenno del capo le due amiche si accordarono e tornarono a sedersi al tavolo.
Iniziarono a bere: Francesco aveva fatto preparare delle caraffe per ogni tavolo e dopo questo arrivarono altri bicchieri con alcolici che Silvia non seppe individuare ma che le sue papille gustative apprezzarono.
Al suo tavolo erano tutti amici stretti, quindi lei non aveva troppa paura di dire cose insensate, anche se cercava di stare composta e fare battute a voce abbastanza alta così che il festeggiato, girando in mezzo a tutti, potesse sentirla e decidere di andare nella sua direzione.
Iniziava però ad essere stanca di cercare di farsi notare, soprattutto perché non le veniva in mente nulla di spiritoso da dire… o anche semplicemente qualcosa di cui parlare.
Solo di lui avrebbe voluto parlare, chiedere a tutti un parere sul perché non la considerasse, cosa significasse l’ultima frase che le aveva detto quando si erano visti la volta precedente, il perché di un determinato sorriso. C’era solo un problema: a parte Barbara, nessun’altra persona seduta a quel tavolo aveva idea dell’enorme cotta di Silvia.
Serie: Maledetta primavera
- Episodio 1: Maledetta primavera
- Episodio 2: Maledetta primavera… che se ne va
Intrigante, continuerò la lettura con piacere.
Grazie per entrambi i commenti! Sto pensando a come far continuare le avventure di Silvia, ho tante idee ma devo metterle insieme.
“Anzi, voglio che arriviamo a parlare a monosillabi!””
Questo passaggio mi è piaciuto
Incipit stuzzicante, vado avanti 😃
Interessante, anche divertente