
Mama Coca
Serie: MITI E LEGGENDE D'AMERICA LATINA
- Episodio 1: Mama Coca
- Episodio 2: La Llorona
- Episodio 3: La Patasola
- Episodio 4: Il Chupacabras
- Episodio 5: Il canto delle balene
- Episodio 6: Il battito della terra
STAGIONE 1
Durante l’epoca di Mayta Cápac quarto Inca, spirito liberale e magnifico, viveva una giovane donna di nome Kuka. Ella era vanitosa, affascinante e irresistibile. Viaggiava di villaggio in villaggio seducendo i maschi di ogni età. Gli anziani preoccupati, si rivolsero all’Inca e gli chiesero consiglio. L’Inca decise la morte per Kuka, stabilì la divisione del corpo della giovane in quattro parti e che ciascuna di esse fosse sepolta agli angoli più estremi del Tahuantinsuyo.
Dai poveri resti della giovane, nacque un arbusto dai medesimi poteri seduttori, le cui foglie un giorno sarebbero servite da conforto, cura e nutrimento per il popolo.
—
Una leggenda risalente a tempi antichissimi, narra di Khana Chuyma, curandero delle tribù Aymara del lago Titikaka, saggio fra i saggi, custode del Tempio del Sole. Egli svolgeva con cura e devozione il proprio lavoro.
«Uomini dalla bianca barba si avvicinano alle nostre terre», predisse Khana Chuyma. «Vengono da molto lontano, oltre la grande distesa d’acqua. Essi saccheggeranno i nostri tesori custoditi nei sacri templi e violeranno le nostre madri e le nostre figlie. Porteranno malattie che le erbe non potranno curare. Il popolo sarà sterminato».
Il curandero andava di villaggio in villaggio facendo dono della sua profezia.
«Cosa possiamo fare?», chiedeva il popolo, spaventato.
«Prenderemo i tesori custoditi nel Tempio di Inti e li nasconderemo nel cuore del Titikaka. Lo spirito del Lago sacro proteggerà il nostro oro».
Così fece il popolo e l’oro fu affidato allo spirito del Lago.
Gli stranieri arrivarono e portarono distruzione e morte nei villaggi. Il popolo credette che quei guerrieri fossero un corpo solo con il loro cavallo e la loro spada e ne ebbe paura.
«In nome della Corona, dichiariamo che queste terre sono di proprietà del nostro Re e di sua proprietà è anche tutto ciò che esse contengono. Consegnateci il vostro oro!», gridavano quelli in una lingua incomprensibile.
L’oro non fu scovato e per questo motivo molti morirono. Il sacerdote, quale custode delle ricchezze, fu tenuto in vita. Lo torturarono e gli inflissero mille tormenti, ma Khana Chuyma non rivelò il nascondiglio segreto.
Stanchi di non ottenere nulla dalla sua bocca, gli stranieri lo gettarono morente sulle rive del Lago.
Il curandero sognò Inti e a Lui si rivolse:
«La mia forza non può nulla contro il potere dei nostri invasori. Ti prego, mio Signore, concedimi una grazia. Non chiedo oro, né fama o gloria. Chiedo un bene che sia di conforto per il mio popolo, che possa alleviare i dolori e le miserie dei miei fratelli».
Il Supremo delle Ande concesse la grazia allo Yatiri, lo sollevò portandolo a morire sulle vette delle alte montagne e da quel luogo gli parlò:
«Apri i tuoi occhi e guardati attorno. Riesci a vedere questi arbusti dalle piccole foglie verdi? Questa è Coca. Dì al tuo popolo di coltivarla e averne cura. Ne raccolgano la foglia sacra senza ferirne gli steli. Il suo succo sarà balsamo per le sofferenze. Essa darà alle genti la forza di sopportare le pene che verranno loro inflitte nei secoli. Addormenterà le fatiche del lavoro nelle miniere d’argento, illuminerà la penombra e il terrore che domina in esse. Le genti la spargeranno al vento per indovinare il proprio destino, la mescoleranno alla saliva per curare le ferite».
Khana Chuyma ascoltava il suo dio e il conforto aprì il suo cuore. Ma Inti, che non perdona, gettò una maledizione sull’invasore:
«Se l’uomo venuto da lontano farà uso della foglia sacra al mio popolo, questa gli lorderà la mente portandola alla pazzia. Essa sarà per lui il più ripugnante dei vizi, perché non saprà comprenderne il valore divino».
Il popolo, triste per la morte di Khana Chuyma, ne vegliò il corpo per tre giorni e pianse per il dolore. Il Sole non tramontò e ci fu luce durante tutto il tempo del lutto. Gli stranieri, spaventati fuggirono lasciando dietro di loro la distruzione.
La tomba del sacerdote fu circondata dalla pianta donata da Inti che fiorì rigogliosa.

In Bolivia la foglia di coca è sacra, rispettata nella Costituzione politica dello Stato, uno dei pochissimi esempi di modello costituzionale indigenista al mondo, all’articolo 384. “Lo Stato protegge la coca originaria e ancestrale come patrimonio culturale, risorsa naturale rinnovabile della biodiversità della Bolivia e come fattore di coesione sociale; allo stato naturale non è uno stupefacente. La rivalutazione, la produzione, la commercializzazione e l’industrializzazione saranno regolate dalla legge”.
Serie: MITI E LEGGENDE D'AMERICA LATINA
- Episodio 1: Mama Coca
- Episodio 2: La Llorona
- Episodio 3: La Patasola
- Episodio 4: Il Chupacabras
- Episodio 5: Il canto delle balene
- Episodio 6: Il battito della terra
Amo molto questa serie, le leggende sono sempre interessanti da riportare alla luce, soprattutto quelle cosi lontane geograficamente da noi
Una serie che va a rilento, ma mi sento che è giusto così. Di leggende d’America Latina ce ne sono tantissime e altrettante me ne hanno raccontate. Ogni tanto, mi va di condividerne una. Grazie 🙂
Anche in questo episodio, nella fascinazione di queste culture, con le loro propensioni divinatorie, oscillanti tra il presagio, il balsamo, la maledizione, dimostri una spiccata sensibilità visionaria per determinate geografie, nelle quali ti muovi con la disinvoltura ispirata dell’etnomusicologo nello studio dei venti, come dei suoni della pioggia sui canneti dove si formavano i suoni prima della musica, o dellla musica prima dei suoni, nel tuo caso dei misteri delle anime e dei loro destini, che sembrano una parte sonora universale nella nostra condizione umana di fronte al magico, all’oscuro, dove si nasconde il sole, ovunque esso sia, sorga o muoia.
Luigi, il tuo commento è stupendo e mi fa volare, mi fa tornare. Sinceramente non lo so come e in che modo io mi muova. Quello che so per certo è come mi sento quando là mi muovo. Prendo le tue parole e le metto nella cesta delle cose belle. Grazie.
Grazie a te, Cristiana, per la considerazione e la fiducia nei miei pensieri. La tua emozione è davvero gratificante.
E’ davvero un bel lavoro questo che stai facendo con le leggende dell’America Latina. Continuo nella lettura, ora sono curioso!
Evviva! Spero di continuare a essere all’altezza:)
Beh, conoscendi, e conoscendo come scrivi, non ho dubbi! 🙂
Miles de gracias 🙂
“In Bolivia la foglia di coca è sacra, rispettata nella Costituzione politica dello Stato, uno dei pochissimi esempi di modello costituzionale indigenista al mondo”
Che gran figata questa cosa!!! Non lo avrei mai immaginato!!!
Ciao Alberto. Si, oltre che essere sul tetto del mondo hanno anche un presidente, diciamo, ‘illuminato’. In ogni caso è la prima Costituzione di questo tipo. Se scorri più avanti nei commenti, oltre che un ‘pippone’ mio colossale trovi anche un interessante link proprio riferito alla Costituzione bolliviana. Grazie!
Lettura sempre molto interessante! Questi racconti offrono uno scorcio su un mondo di cui personalmente non conosco tanto e per questo mi appassionano!!!
Grazie Alberto. Io stessa sono molto affascinata da ciò che non conosco e ancora di più da quello che comprendo poco.
Ciao Cristiana ho recuperato i tre episodi della serie, trovandoli ipnotici e affascinanti. Penso che sia un bellissimo regalo raccontare di leggende, luoghi lontani e di popoli che hanno affrontato sofferenze orribili per colpa del l’avidità di altri uomini. La memoria è un tesoro da preservare e da far conoscere,quindi grazie e complimenti di cuore!
Grazie a te Melania perché mi hai letta e hai lasciato un segno così bello del tuo passaggio. Concordo con te sul fatto che la memoria vada preservata e aggiungo che le fonti orali sono il bene più prezioso. Poi ad altri spetta mettere su carta, tagliare, aggiungere, omettere volutamente, ingigantire o anche semplicemente arricchire.
Che bella storia! E quante informazioni che non conoscevo di quelle terre straordinarie! Grazie mille Cristiana, spero davvero che seguano altri racconti di questa affascinante serie 🙂
Grazie Daniele. Sono felice che ti sia appassionato a queste leggende che affascinano tanto anche me. Sto lavorando alla prossima 🙂
Ma quanto è bello venire a conoscenza di queste leggende così vicine alla primordiale spiritualità e così lontane dal gretto materialismo da cui ci facciamo opprimere? Mi auguro tu ne abbia in serbo ancora molte perché, grazie alla scelta delle tue parole, riesco a leggerle a colori ed è esperienza che non mi capita poi spesso. Un grande abbraccio!
Grazie a te Giuseppe. Ne conosco molte e altrettante mi sono state raccontate. Ne ho alcune che non riguardano tradizioni diffuse, ma piuttosto miti familiari, di nicchia. Devo riuscire a scegliere e non è semplice 🙂
quello che scrivi riguardo il predominio della coca come monocoltura è un’eloquente commento ai disastri cui può andare incontro una cultura tradizionale quando vien a contatto con l’occidente capitalistico. Brava, una storia che è bene conoscere.
Credo che qualsiasi ‘scontro’ fra culture sia assolutamente devastante e lo stiamo toccando con mano ancora oggi. Le culture si devono ‘incontrare’, mescolare e contaminare. Questa è l’unica strada. Grazie Francesca
Ma che bella storia!
Sì in effetti ho ricordato di averla letta anni fa, insieme alla storia del Xocoatl (spero di non aver sbagliato a scriverlo), che poi gli spagnoli storpiarono in “ciocolece” che diventò cioccolatte.
Però raccontata così è davvero meglio! Grazie! Leggerò con tanta attenzione la serie che stai continuando.
Grazie Giancarlo e se hai qualche leggenda messicana da suggerire, accetto volentieri!
Una verità storica, quella della coca, della quale gli Europei si appropriarono indegnamente, trasformandola in tutt’altro.
Conoscevo la storia del curandero e di come il tesoro fu gettato nel Titicaca (ne parlarono in una puntata di un documentario che vidi tempo fa).
La storia della coca è, per certi versi, molto simile a quella del cacao.: entrambi erano usati sia per scopi rituali che per alleviare le fatiche, oltre che come ricompensa. Il cioccolato, che tanto amiamo, fu inventato dai Maya, che creavano una bevanda amara dalla lavorazione delle fave di cacao, aromatizzata spesso con vaniglia, pepe e, soprattutto, peperoncino.
Ciò che sappiamo di queste antiche civiltà è solo una minima parte e molte cose, purtroppo, non le conosceremo mai, dal momento che, come molti popoli, la loro tradizione era tramandata soprattutto per via orale. È per questa ragione che ciò che ci rimane di loro va custodito ancora più gelosamente.
La scrittura per queste popolazioni era spesso funzionale ai bisogni quotidiani come il far di calcolo. Per ringraziare le divinità o tramandare una tradizione bastava la parola. Per questo motivo il danno causato dagli Europei è incalcolabile. Abbiamo spazzato via in pochissimo tempo culture incredibili di cui oggi si ricercano le tracce disperatamente. Se ti incuriosisce, sotto alla risposta al commento di @ariannapaju, avevo lasciato il link a un articolo veramente interessante. Ciò che il presidente Morales sta facendo in Bolivia ha gettato le basi perché si rivedano molte Costituzioni di Paesi americani o almeno perché si aprano dibattiti affinché lingue originarie, tradizioni, culture vengano considerate al pari di quelle attuali. Lo spunto di riflessione di Morales è molto semplice e parte da una domanda tanto banale quanto drammatica: ‘Ce ne dovrebbe essere veramente bisogno?’ Grazie Giuseppe, di cuore, per le tue attente letture.
Non conoscevo questa leggenda, mi è piaciuto il tuo modo di narrarla. Anche nella veste di raccontastorie il tuo amore per il Sud America emerge con prepotenza.
Cuentacuentos 🙂
ciao Cristiana, complimenti, un racconto davvero ben scritto. Miti e leggende mi hanno sempre affascinato, e credo che spesso siano un buon modo e talvolta anche piacevole, come nel tuo caso, di spiegare un fatto reale. Mi è piaciuto molto l’inizio proprio perfetto come introduzione. Fluido e preciso. Mi è piaciuto.
Grazie Beatrice. Ho trovato un’altra appassionata, oppure, come mi piace di più, una “raccontastorie” come me. C’è così tanto da raccontare se ci guardiamo attorno ed è bello, a volte, usare i miti e le leggende per spiegare quello che gli uomini di scienza fanno in altre maniere molto più precise. Io, preferisco l’immaginazione. Grazie del commento!
Grazie Micol. Mi piace molto ascoltare quando mi viene narrato oralmente, soprattutto da chi nelle leggende ci è cresciuto. Una tradizione antichissima che forse oramai appartiene più agli anziani che non ai giovanissimi ai quali la nostra generazione di mezzo non ha saputo forse trasmettere il disincanto. Qui ho provato a mettere su carta e a disposizione di chi vuole, una leggenda andina che a me è sempre parsa particolarmente suggestiva. Un abbraccio
Bellissimo. E anche una miniera d’informazioni nelle tue risposte ai commenti
Grazie Valentino, ho una formazione antropologica e sono da sempre affascinata da miti e leggende. A volte contengono più verità degli stessi fatti.
Che bel racconto, molto profondo, ci sarebbe da filosofare un bel po’, soprattutto ci sarebbe bisogno di comprendere e rispettare la diversità altrui senza mutuarla per il solo piacere… altrimenti ha ragione Freud ( lo desesto) che pensava che la nostra energia fosse solo libidica
Hai ragione Paola, se tu ti mettessi a parlare con una come me di rispetto, diversità, inclusione, accettazione, e chi più ne ha più ne metta, dovresti sederti comoda per i prossimi anni! A parte gli scherzi, hai colto nel segno il messaggio che mi è piaciuto dare. E forse sì, Freud un po’ di ragione in questo senso ce l’ha. Grazie e ci incontriamo alla prossima scrittura/lettura
Cara Cristiana, molto bello questo racconto, e scritto con maestria, brava. Sono davvero contenta che nella tua interpretazione della leggenda di Mama Coca tu abbia inserito questo passaggio, che trovo davvero importante: «Se l’uomo venuto da lontano farà uso della foglia sacra al mio popolo, questa gli lorderà la mente portandola alla pazzia. Essa sarà per lui il più ripugnante dei vizi, perché non saprà comprenderne il valore divino».
Mi sono lasciata ispirare da un bellissimo poema contenuto in un libretto che mi sono portata da un viaggio di tanti anni fa. L’ho riletto volentieri e voglio dare il giusto merito alla sua autrice. Infatti le considerazioni che tu citi sono le sue. Incredibile che certe cose si riescano a dire con linguaggio poetico, ma forse è la forza che le donne hanno di trasformare tutto in bellezza. Anche le cose brutte. Grazie Nyam per le tue parole che per me sono sempre importanti. Un abbraccio
Volendo comprendere il perché delle cose non mi è facile capire il legame tra i popoli si quell’area geografica e la pianta di coca. Le leggende lo giustificano come un dono di Dio e la costituzione addirittura lo preserva. Non trovo nessun paragone, noi non abbiamo questo legame con la pizza o la pasta (tanto per fare un esempio stupido). Sembra che dalla coca dipenda la vita stessa di quei popoli e questo si evince dal racconto, mi piacerebbe sapere come.
Hai posto una domanda legittima alla quale mi fa molto piacere rispondere. Bisogna partire dal presupposto che stiamo parlando di economie di sussistenza. La Bolivia è, dati alla mano, uno dei Paesi più poveri al mondo, con un territorio difficile da sfruttare e perlopiù non pianeggiante. Il freddo, l’altitudine e la mancanza di piogge rendono ancora più difficile il tutto. Aggiungiamo poi una guerra sciocca che ha fatto perdere al Paese l’unico sbocco al mare che garantiva la commercializzazione diretta dei prodotti. Ciò che viene maggiormente coltivato sono ad esempio le patate, o comunque i tuberi che sul mercato hanno pochissimo valore. Ci sono anche miniere di argento dove migliaia di persone sono morte nei secoli per garantirne lo sfruttamento da parte di Paesi stranieri che ne hanno avanzato la proprietà in base ad accordi costruiti a tavolino. E poi c’è la pianta della coca che cresce spontanea, veloce e rigogliosa, senza bisogno di particolari cure e incurante dell’asprezza del territorio. La foglia è masticata da secoli dalle popolazioni autoctone per trarne proprietà benefiche che aiutano a sopportare soprattutto l’altitudine, il freddo e la fatica. Tieni presente che la foglia contiene numerosi alcaloidi stimolanti che, assunti in bassissime quantità, hanno agli effetti proprietà benefiche (famoso è anche il mate di coca argentino). La cocaina è uno degli alcaloidi contenuti appunto nella foglia. Dal momento in cui si è compresa “l’importanza” stupefacente di questo alcaloide, si è cominciato a lavorare per estrarlo dalla foglia nella maniera più veloce e conveniente nei laboratori chimici. La “cocaina” come la conosciamo è prodotta lavorando l’alcaloide con composti chimici in base a un processo ben stabilito. Il prodotto ottenuto è poi stato iscritto nella lista degli stupefacenti e, come la logica purtroppo suggerisce, dal momento della sua proibizione, la domanda è schizzata alle stelle e i consumatori in tutto il mondo sono progressivamente aumentati con il boom negli anni settanta (Per farti un esempio, la produzione di foglie di coca è passata da 5.800 tonnellate nel 1971 a 16.817 tonnellate nel 1977 con le quali si sono potute fabbricare 62 tonnellate di cocaina per un guadagno di 300 milioni di dollari statunitensi. Per fare un paragone, quello stesso anno le esportazioni di petrolio hanno reso al Paese 67 milioni di dollari. Le statistiche del periodo dicono che in Bolivia nessun altro prodotto offriva prezzi paragonabili a quelli della pianta della coca e quindi è facile comprendere come la scelta sia presto fatta). Nei Paesi di produzione, di conseguenza, si è venuta a creare un’economia basata su una forma di monocoltura estremamente pericolosa che ha causato automaticamente gravi ripercussioni sulla società e portato all’impoverimento del Paese. I contadini delle regioni agricole adatte alla coltivazione della pianta di coca hanno abbandonato le coltivazioni tradizionali concentrandosi esclusivamente su quel prodotto. Ciò ha portato a una povertà diffusa in quanto, come succede per tutte le monocolture (caffè, cacao. zafferano, ecc,) il guadagno si distribuisce nella filiera e quasi mai riguarda i produttori primari, cioè il contadino che coltiva. Lo sforzo che ora si sta facendo è quello di preservare gli usi culturali della pianta e regolamentarne la produzione cercando di diminuirla per lasciare spazio alla diversificazione. La costituzione del 2009 lo prevede. Ci vorrà sicuramente molto tempo, ma forse è la strada giusta. Spero di averti aiutato a comprendere. Se ci fosse altro, sono disponibile. Grazie Francesco e un abbraccio.
Grazie della spiegazione. Dobbiamo dunque pensare alla coca come un elemento primario, come per noi la farina, diciamo. Però anche socio-culturale ed economico.
Esatto! E grazie a te
Interessante! Mi piace leggere delle civiltà precolombiane, anche se amo scrivere dei conquistador
Grazie Kenji! Diciamo che, a volte, la storia va rivista a posteriori e le guerre le si vince, magari su altri fronti come per esempio quello della civiltà, anche se si sono perse tutte le battaglie!
Ciao Cristiana, non conoscevo queste leggende: sono interessanti, mi hanno ricordato le storie di Carlos Castaneda e gli insegnamenti di don Juan. Molti anni fa mi appassionai ai suoi libri senza capire mai quanto ci fosse di vero e quanto di fantasia, nei suoi racconti incredibili di guaritori, sciamani e situazioni surreali varie. Un mondo che mi ha sempre affascinato e attratto. Sarebbe interessante se decidessi di sviluppare ulteriormente il tuo racconto.
È sempre difficile stabilire quanto ci sia di vero e quanto di aggiunto nelle tradizioni orali. Sicuramente non c’è mai cattiva fede in chi narra in quanto si tratta sempre di insegnamenti tramandati fra le generazioni. Certo è, a mio avviso, che c’è sempre un fondo di verità. Inoltre quasi tutte le leggende, almeno quelle molto antiche, pescano dalla natura e nascono dai bisogni primari dell’uomo che poi diventa artista e quindi narratore. Queste leggende sono difficili da sviluppare, però Mama Coca è un personaggio mitico ed è divenuto divinità. La sua storia si potrebbe abbellire! Grazie Maria Luisa e un abbraccio
Ho letto quasi tutto del link che mi hai inviato, incredibile… Per me sono tutte cose nuove, non ne avevo idea!
È fatta molto bene anche la rivista di geo politica da cui è tratto. Trovi sempre articoli interessanti!
Ciao Cristiana, molto bella questa leggenda, che si potrebbe anche ampliare inserendoci una storia. Adesso sto per dire una cosa sacrilega ma mentre leggevo mi veniva in mente il film Atlantis, sia per la innocenza (fino ad un certo punto innocenza…) del popolo indigeno sia per la brutale occupazione dello straniero che per la salvezza nel divino. Per questo motivo ho detto che si potrebbe sviluppare. Per il resto molto bella la spiegazione dell’origine di questa pianta e l’inserimento nella costituzione. Magari Venezuela e Colombia potrebbero prendere ad esempio, o direi che una seconda chiamata a Inti sarebbe più che legittima! Alla prossima!
Entrambe le leggende appartengono alla tradizione andina e ce ne sono molte altre ancora. Io, mi sono divertita a raccontarle a modo mio restando però vicina alle fonti. Non nascondo certo di esserne affascinata. Non solo Venezuela e Colombia dovrebbero trarre esempio dalla Bolivia ma, secondo me, tutti i Paesi andini dove la pianta viene coltivata. Se poi ne aggiungessimo molte altre di piante che vengono coltivate in condizioni misere e trasformate per altri usi, si aprirebbe un discorso molto complicato e altrettanto dibattuto. Ci penserò per un nuovo racconto!
Ma è vero l’articolo 384 in Bolivia?🤔 Comunque bellissima la storia degli arbusti nati da quella donna!😍
Concordo! Mi ha ricordato le Metamorfosi di Ovidio, in particolare la storia di Apollo e Dafne. La storia è completamente diversa eppure ci vedo alcune somiglianze.
Sembra così lontano da noi. Tuttavia la civiltà, volendo, è a portata di mano. Ti giro un link molto interessante, se hai voglia di dare un’occhiata.
https://www.limesonline.com/rubrica/bolivia-evo-morales-e-il-modello-costituzionale-indigenista