
Mamma, ricordi?
Mamma, ricordi?
Non riesco a dimenticarti, non riesco a dimenticare il tuo calore.
Mi stringevi al petto e io mi sentivo al sicuro. Chiudevo gli occhi e quei volti e quelle voci estranee scomparivano. Mi bastava essere con te, sapere che le tue braccia mi avrebbero protetto da tutto ciò che non conoscevo. Il mio mondo eri tu, ed era un mondo bellissimo, dove nulla era così spaventoso e terribile da strapparmi un sorriso ogni volta che mi guardavi.
Oggi cammino per queste strade, le stesse di allora, ma ferite dall’odio che ci ha separati e osservo un mondo che non mi piace. Ma sono troppo piccolo per gridare il mio dolore e per far sì che qualcuno prenda sul serio le mie grida.
Ricordi?
Una volta i nostri passi procedevano fianco a fianco; i miei erano piccoli e incerti mentre i tuoi erano pazienti e sicuri. Ma ora non più. Adesso cammino da solo e osservo il mondo degli adulti con timore perché non sono abbastanza grande per affrontarlo da solo.
Mi dicevi sempre di stare attento, tu sapevi, ma io ero troppo felice per ascoltarti.
Tu già conoscevi il mondo che io oggi vedo.
Ma io sono ancora troppo piccolo e non posso capire tutto questo odio che arma le mani dei grandi. Questi volti orgogliosi e queste voci minacciose mi costringono a guardare la morte, io che ancora non so nemmeno cosa sia la vita.
Mamma, tu sai perché le strade sulle quali cammino sono macchiate di sangue? Sai perché le bombe non smettono di cadere? Sai perché i grandi hanno deciso di separarci?
Ma forse presto ti raggiungerò, come tanti altri bambini hanno fatto con le loro mamme. Le bombe non smettono di cadere e i grandi sono distratti, troppo distratti, per accorgersi di noi piccoli.
Io credo che nemmeno si rendano conto. Forse hanno dimenticato cosa significa essere bambini. Per noi il mondo ha un unico colore e un unico odore. A noi non importa nulla del denaro e del potere. Per noi la terra non ha confini e bandiere, è solo roccia circondata da erba, sabbia circondata dal mare. A noi piace correre, ridere, cercare rifugio tra le braccia di chi ci ama. E noi siamo pronti ad amare tutti, senza distinzione, ci basta che ci trattino bene e si prendano cura di noi.
Mamma, tu sai perché i grandi uccidono i bambini?
Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Horror
Bravissimo. Con estrema sintesi ha espresso un pensiero forte e drammatico allo stesso tempo. Bambini che apprendono l’odio dai grandi, bambini che vengono strappati ai loro affetti dalle guerre. Chiunque abbia figli piccoli che vanno a scuola lo sa che per loro non c’è distinzione alcuna tra etnie e culture, non sanno nulla di confini e nazioni. Il loro mondo si divide al massimo tra simpatici e antipatici.
Ci hai abituati ad altri generi e devo dire che questo tuo breve testo è quasi una sorpresa. Una sorpresa emozionante perché apre il cuore su scenari così attuali che se allunghi appena la mano li raggiungi. I bambini lo sono in qualsiasi parte del mondo e la maggior parte di loro non riceve l’amore di cui ha diritto per nascita. Credo che l’essere umano sia l’unica creatura a compiere questo abominio imperdonabile e contro natura sui propri ‘cuccioli’. Gli animali non lo fanno a meno che ci sia una motivazione ‘naturale’. Mi hai colpita.
Breve, ma incisivo.
Emozionante, ma pungente.
Critico, ma realistico.
Cos’altro aggiungere?
Beh, sì: bravo, davvero!
Racconto scritto bene, attuale e che tocca le emozioni.
Bravo, lamascherarossa!
Urca urca!
“Questi volti orgogliosi e queste voci minacciose mi costringono a guardare la morte, io che ancora non so nemmeno cosa sia la vita.”
👏 Il mondo è pronto per morire e tu sai dirlo con le parole giuste.
Bravissimo, da pelle d’oca questo racconto. Uno stile semplice e pulito, che riesce però ad andare in profondità e colpire come una lama. Purtroppo, come ha già detto Giancarlo, si commuove soltanto chi un’anima ce l’ha ancora.
Breve, intenso, e con un messaggio che ahimè denominiamo ancora necessario nell’attualità dei fatti. La voce narrante è quella di un bambino che allo stesso tempo non è un bambino, poiché si esprime, a proposito delle cose attorno a lui, come se avesse già raggiunto una consapevolezza adulta che gli permette di osservare e comprendere la sua stessa natura, di discernerla da quella “dei grandi” definendone le differenze. Si potrebbe quasi dire che questa voce sia quella dell’umanità che non si è dimenticata della sua infanzia, che anzi diviene infanzia ed età adulta allo stesso tempo, abbattendo distinzioni come passato, presente e futuro.
Scritto benissimo, questo racconto interpreta il sentire comune di chi ha ancora un’anima. La commozione è naturale e inevitabile, per chi ha, ancora, un’anima.
Ma da qualche parte c’è un posto dove le anime di mezzo mondo sono andate a finire, lasciando i loro corpi camminare e uccidere sulla Terra.