LA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA

Serie: MAPPE


Un tecnico catastale scopre un'inattesa correlazione fra biologia e topografia urbana.

Mi chiamo Adrian Wicks.

Lavoro da cinque anni, sei mesi e due setti­mane come tecnico nell’ufficio catastale di King­ston upon Hull.

Non Hull, per favore. Kingston upon Hull.

I toponimi vanno rispettati.

È importante.

Solo così si evitano equivoci: con linee e confini.

Ciò accade anche in biologia.

Guardate la pelle, ad esempio: senza questo guscio saremmo tutti più uguali. C’avete mai pen­sato?

Eppure, a livello macroscopico non possono esserci due cose identiche in natura.

Sapete: anche fra i sinonimi esiste uno scarto che li distingue.

Sono i dettagli a rivelare le differenze. L’impossibile coesistenza di due entità del tutto coincidenti.

Il mio compito è trascrivere mappe, aggior­nare planimetrie, verificare la perfetta divergenza di ogni cosa.

Organizzo lo spazio secondo una logica ma­tematica, così da eliminare le ambiguità, trovando disposizioni persino a edifici demoliti o a proprie­tà bloccate per eredità rancide o dispetti notarili.

Insomma: trascorro la giornata davanti a uno schermo.

E sono bravo.

Quasi quanto il mio predecessore, dicono.

O almeno: lasciano intendere.

Del vecchio Sutherland, infatti, nessuno par­la.

E non si tratta solo di una questione di rispet­to.

È più come se quel nome non fosse mai esi­stito, come se non avesse mai occupato la stessa scrivania su cui ora io poggio la mano.

Tutti, ai piani alti, evitano di menzionarlo.

Si sa solo che è venuto meno. Nulla di più.

Non una parola, non un cenno di compassio­ne, neanche uno sguardo che porti a pensare che il suo abbandono sia stato altro che un dettaglio insi­gnificante in un sistema che non conosce lacrime né rimpianti.

Eppure, esistono quegli appunti.

Li trovai per caso, nel doppiofondo di un cassetto chiuso: una risma di fogli accartocciati, nascosta in un faldone ingiallito che sembrava non essere mai stato aperto.

Niente che fosse appuntato nei registri.

Note di uno sconosciuto. O meglio: di qual­cuno che non voleva essere riconosciuto.

Nonostante ciò, il nome di Sutherland era ovunque, non scritto, ma nascosto nell’enigma di quegli scarabocchi che sembravano schizzi anato­mici disegnati a mano, con una penna sfumata, come se non si fosse mai curato di abbozzare linee perfette, come se non ci fosse mai stato un errore che meritasse di essere cancellato.

Vene, arterie, rami e biforcazioni: un traccia­to che non aveva nulla di naturale, ma che somi­gliava piuttosto a una serie di mappe.

Mappe precise, minuziose, come quelle che si trovano nel nostro archivio.

Alcuni nomi indicavano luoghi che non riu­scivo a collocare: Glenurquhart Road, Academy Street, Culduthel Road, Kingsmills.

Tutti posti mai sentiti, almeno fino a che non mi documentai.

Scoprii infatti che quelle strade erano reali, ma non appartenevano a questa città: erano indiriz­zi di Inverness.

Perché quegli appunti parlavano di loro? E perché erano collocati in corrispondenza di parti anatomiche?

Tutte domande che durarono il tempo di una birra: la mente, quando si sofferma troppo su cose senza senso, comincia a ingarbugliarsi.

Cose come quei nomi. Come quelle linee nere inscritte in figure che sembravano uscite da vecchi studi anatomici di artisti rinascimentali.

Solo che non si trattava di arte. Non erano appunti sulla muscolatura o la circolazione sangui­gna.

Quei disegni avevano un altro scopo.

Non c’era una forma umana definita, né un corpo che si delineasse. C’era solo una matassa di linee, l’una che seguiva l’altra, senza fine, senza in­terruzione.

Ma, come già detto, il mio interesse per que­gli scarabocchi calò velocemente… sino al mese scorso.

Prima, infatti, il corpo era qualcosa che davo per scontato: il palmo immobile sul mouse, un ge­sto impercettibile dell’indice, il tasto che fa clic.

Una vena blu, bulbosa, si biforcava dal polso e attraversava il dorso della mano, zigzagando fra i tendini sino a perdersi sotto le nocche.

Le mie vene si vedono.

Sono sempre state lì, eppure non ho mai ba­dato alle loro traiettorie segrete.

Le immaginavo come fiumi silenziosi e cicli­ci.

Sei settimane fa, però, accadde qualcosa – un gesto meccanico (non ricordo) come sollevare il braccio, grattarmi il petto o mangiarmi le unghie – e zac!

Le vidi.

Non semplici vasi.

Non tubuli di carne.

No.

Strade.

Non parlo per metafore: è proprio così.

Nel silenzio viscoso dell’ufficio, non proferii parola (a chi avrei dovuto dirlo, poi, dato che ho sempre vissuto e lavorato per conto mio. Se non parlassi da solo, qualche volta, scorderei persino il suono della mia voce).

Rapito dall’eccitazione per quella follia, pre­si un foglio da lucido e ricalcai a penna le vene dell’avambraccio destro.

Poi feci lo stesso col sinistro, solo per capire dove avessi già visto un reticolo tanto familiare di geometrie.

La pelle tirata. Le linee bluastre. Ramificate.

Certe dritte, altre oblique; poche serpentifor­mi come radici o fiumi amazzonici.

Alcune sparivano nella profondità della pel­le, in un’immersione epidermica all’approssimarsi del gomito.

D’improvviso fui scosso da un tremore. Ma bello.

Una sensazione pura.

Come riconoscere tra la folla qualcuno che ti guarda da sempre ma che non hai mai notato.

Per settimane confrontai il tracciato dei miei avambracci con le mappe topografiche della città.

Tentai con Drypool, senza successo.

Poi Longhill, ma nulla combaciava.

Marfleet sembrò promettente, finché le curve non risultarono essere sbagliate: troppo dolci, trop­po irregolari.

Presto cominciai a non dormire più la notte.

Continua...

Serie: MAPPE


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Pensavo non fosse possibile che un racconto horror arrivasse ancora a turbarmi, mi sbagliavo. Sei geniale, caro Nicholas, sia nel concepire che nel dare forma alla storia e non posso che ammirarti e ringraziarti per l’emozione provata.

    1. Ciao Giuseppe! Ti ringrazio tantissimo per la lettura e per il bel commento🙏🏻 Cerco sempre di stupire, quando posso, ma sapere di aver anche regalato un’emozione è la mia soddisfazione più grande🤗

  2. Adrian Wicks che si depila e si disegna addosso le mappe della sua città, nudo davanti allo specchio come un progetto d’ingegneria vivente. Una discesa nella follia raccontata con la calma di un impiegato del catasto, e proprio lì sta il terrore. Poi Sutherland, le pelli stese come lenzuola, e capisci dove porta quella strada. L’ultima domanda resta appesa nell’aria, e tu sai già la risposta. Inquietante, originale, impossibile da dimenticare. Bentornato Nicholas.

    1. Ciao Lino! Grazie mille della lettura🙏🏻 Il tuo commento è impeccabile! Sei riuscito a illustrare tutte le immagini che volevo evocare nel lettore, e soprattutto il senso di follia che ho cercato ostinatamente di lasciar trasparire🤗

  3. Ciao Nicholas, mi domandavo se questa similitudine tra la mappa del nostro sistema venoso e quella delle vie di una città sia determinata dal fatto che tutto appartiene alla natura — la quale usa sempre gli stessi schemi per generare forme diverse — o se invece siamo mappe viventi utili a chissà chi. Forse nascondiamo un codice segreto?
    ​Questo racconto ha riportato i miei ricordi alle due ‘macchine anatomiche’ della Cappella Sansevero a Napoli. Come sai, il Principe Raimondo di Sangro era uno studioso e un alchimista, e aleggia una leggenda su quegli scheletri che mostrano perfettamente gli organi e il sistema circolatorio. Bentornato🙂👏👏

    1. Ciao Concetta! Grazie mille per la lettura e per il bellissimo commento🙏🏻 Conosco bene la storia delle macchine anatomiche – da ragazzo ero appassionatissimo di misteri! La tua prima ipotesi è proprio quella che ha ispirato l’idea per questo racconto: il fatto che tutto appartenga a un disegno (naturale o divino) che si sviluppa automaticamente secondo una logistica geometrica, come se la geometria fosse un algoritmo universale. Avrei voluto ampliare l’idea e far trovare al protagonista altri infiniti parallelismi con cose apparentemente slegate e casuali (lasciando sempre aperta l’ipotesi della semplice follia) ma mi sono accorto che l’accostamento fra topografia e biologia era più che sufficiente 🤗

  4. Post scriptum: Se te lo stessi chiedendo.. il mio nickname 8anche se per forza ho dovuto mettere qui anche il nome ed il cognome non solo il nickname) su questo sito, ovvero Fiordiluna, deriva da un romanzo: è così infatti che si chiama l’imperatrice bambina nel libro “La storia infinita”

      1. Intanto sto recuperando alcuni tuoi altri raacconti, le serie invece le salto.. se voglio qualcosa lungo come un romanzo mi compro e mi leggo un romanzo.. se voglio qualcosa di breve come un racconto lo leggo.. le serie non sono nè l’una nè l’akltra cosa.. le evito (buffo però: io stessa, non qui, ho scritto un raconto da 20 capitoli.. meno male che tutti gli altri non fanno come me!). Ah ci tengo molto a quello che hai promesso, non rimargiartelo: se/quando diventerà un vero romanzo pubblicato.. io non vorrò altro che una piccola dedica (perché diciamocelo: ti ho motivato io a scriverlo e se non fosse stato per me.. ma fai sul serio eh, non accampare delle scuse…) Grazie mille per aver iniziato anche tu a seguirmi, sono certa resterai deliziato dai miei racconti pasati e futuri ^_^

        1. Ti svelo un segreto: le serie faccio un po’ fatica anche io a leggerle, ma non dirlo a nessuno🤫 La serialità è sempre stata un mio problema anche coi film e coi fumetti. Però qualche serie leggila, dailà!😂 Va bene Teresa: molto presto inizierò a leggere qualche tuo scritto!

  5. Bellissimo racconto ma…. poprio all’ora di cena mi sono messa a leggerlo _-_ ti lascio immaginare. Sai però che potrebbe diventare molto più di un racconto? Tanto posso scriverlo, non è spoiler dato che ci legge i commenti qui a ben pensarci si presume abbia letto prima tutto il racconto, e se cioè ne facessi l’incipit di un romanzo chiamato Genesi, ascesa e caduta di un serial killer? Con tanto di indagini e tutto (incluso il fatto che, secondo me, le prime due vittime dovrebbero essere la pstitituta e l’archivista… altrimenti con l’emergere dei casi potrebbero parlare: scomodi testimoni! Magari ci puoi mettere anche dei flash back dell’iinfanzia non tanto normale al 100% (sì nel racconto lui è normalissimo e nel racconto va benissimo MA se devi farne un romanzo occorre per forza che lui avesse tare mentali fion dall’infanzia fidati…)

    1. Ciao Teresa! Mi hai dato un sacco di spunti😁 Sono contento che la storia ti sia piaciuta (spero di non averti rovinato la cena😂) Non sono molto ferrato coi romanzi thriller, però ti prometto che presto mi cimenterò nel genere. Nel frattempo ti ringrazio per la lettura🙏🏻

  6. Che bello leggere finalmente un tuo racconto! Come sempre, con poche parole, riesci a creare un mondo intero: solo tu potevi immaginare un legame tra le vene e le strade della città.